Don Vito Leonardo Cardetta nel 10° anniversario della morte
21 Aprile 2020 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
Don Vito Leonardo Cardetta, meglio noto come don Leonardo, nasce a Gioia il 9-10-1945 e muore il 21-4-2010.
Da giovane frequenta la Parrocchia della Madonna Immacolata di Lourdes, retta da don Giovanni Ingravallo. Ed infatti si deve a don Giovanni l’aver favorito in lui quel discernimento interiore che lo porterà, al termine degli studi tecnici superiori, ad entrare in seminario per prepararsi alla futura missione sacerdotale, che sentiva come vera vocazione da alimentare. Al termine del percorso nel seminario maggiore di Molfetta nel 1970 viene ordinato sacerdote.
Ha svolto il suo compito pastorale a Gioia in diverse Chiese. I parrocchiani della Chiesa di Santa Lucia lo ricordano quando per un breve periodo ha svolto la funzione di vice parroco. La sua presenza più assidua è stata, però, nella Chiesa di San Domenico, nella quale ha svolto il compito di Rettore, subentrando a don Santino Milano allorquando costui per motivi di salute e per età fu costretto a ritirarsi. [Continua la Lettura]
La Scuola Enologica
19 Aprile 2020 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Prodotti Locali, Storia
La vocazione di Gioia per la coltivazione di vigneti, per la produzione di vino e in particolare di quello primativo è attestata da numerose fonti storiche.
Dall’Apprezzo della Terra di Gioia del 1611, redatto dal tavolario Federico Pinto, apprendiamo che nella detta Terra di Gioja si fa abbondanza di vino e di molta bona qualità per le comode vigne che possedono detti cittadini. Tra le ‘Entrate Burgensatiche’ (quelle delle terre di piena e libera proprietà del feudatario, del barone, riportate nel detto Apprezzo) troviamo quelle provenienti dalle vigne, che ammontavano a 30 ducati.
Nell’Apprezzo di Gioia del 1640 di Honofrio Tangho si dice: In detti territori …. Sono seminatori, pascolatori, vigne, giardini, hortalizi …. In essi si fanno vini bianchi, rossi d’ogni sorta, le quali sono sufficienti per comodità de cittadini … L’Università di detta Terra tiene d’introito docati 4000 incirca. Le quali provengono da …. dazio del vino del minuto…. gabella del vino mosto …
La Scuola Popolare di Disegno e di Calligrafia
18 Aprile 2020 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Gioia Nota, Storia
Gli anni ’80 dell’800 sono stati importanti per l’istruzione nel nostro Comune, tanto che ad agosto del 1890 la Giunta comunale esprime un voto di ringraziamento all’Ispettore Scolastico per la medaglia d’argento conferita da Ministero al Comune di Gioia quale benemerito della Pubblica Istruzione, a riguardo dell’insegnamento elementare.
A novembre del 1880 il Consiglio comunale è chiamato a deliberare circa l’impianto di una Scuola Enologica, della quale nel 1883 viene proposto il progetto dello Statuto, successivamente approvato nel 1884 come Statuto organico Scuola Consorziale di Viticoltura e Enologia. Sempre nel 1884 viene nominato il rappresentante del Comune nel Consorzio della Scuola Enologica e si parla di riforma del Ginnasio Losapio, per il quale nel 1885 si chiede la trasformazione da Scuole Ginnasiali in Scuole Tecniche. Nel 1886 la Giunta comunale approva la spesa per una capanna sul podere della Scuola Enologica e nel 1887 il fitto della vigna della stessa Scuola.
Nel 1889 si pensa di costruire una palestra per la scuola elementare e vengono effettuati i pagamenti per i lavori di completamento del pianterreno dell’edificio scolastico.
Nel 1890 in Consiglio viene espresso un voto per lo scioglimento del Consorzio della Scuola Enologica ed invertire il concorso del Comune per l’impianto di una Scuola secondaria, nonché l’impianto di tre nuove scuole elementari e la proposta di ampliamento dell’Edificio scolastico ad uso delle scuole femminili, che si trovavano in locali disadatti e antigienici.
Federico II di Svevia e Gioia del Colle (parte II)
16 Aprile 2020 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Primo Piano, Storia, Turismo
Padre Bonaventura da Lama parlando di Gioja riporta che crescendo di giorno in giorno a vista dell’Imperator Federico, quando scese in queste parti, e vi ebbe osservate le selve assai dense, la destinò per luogo di caccia per gli animali selvaggi, vi fabbricò delle torri. Il suo racconto prosegue con quella che è considerata una leggenda: Sotto una di quelle torri v’è una prigione chiamata l’Imperatrice, dove è fama che quì Federico avesse tenuta carcerata per capriccio di gelosia la moglie gravida, diceva, d’un paggio, ed avendo partorita dentro il carcere un figlio qual portava sopra di se un segno del padre, si troncò da se medesima le mammelle, ed insieme col parto le inviò al suo marito (l’aspetto del figlio, somigliantissimo al padre, smentirà ogni dubbio di gelosia; ma, si sa, il sospetto di infedeltà ha sempre reso gli uomini ciechi, prepotenti, irrazionali), perlocchè passò all’altra vita, ed attualmente si vede nella Chiesa il deposito, sopra di cui vi è una Dama scolpita con un figliuol nelle fascie, e nel frontespizio uno scudo coll’aquila. Oggi questa prigione vien proibita, perdendo chi vi entra ogni speranza di Vita. Da quel giorno, ogni notte, nella torre del castello detta ora Torre dell’Imperatrice si ode un flebile, straziante lamento: il lamento di una donna offesa che protesta all’infinito la propria innocenza. Tale leggenda viene ripresa dallo storico Pantaleo.
Federico II di Svevia e Gioia del Colle (parte I)
15 Aprile 2020 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Gioia Nota, Storia, Turismo
A Federico II di Svevia, personaggio legato alla nostra Storia locale, l’Università delle Terza Età di Gioia del Colle ha dedicato un corso, che si è andato sviluppando negli Anni Accademici 2016-17 e 2017-18 e che ha visto la partecipazione di numerosi esperti e studiosi della materia, in qualità di oratori.
Riassumo il mio intervento, che è stato articolato in due incontri. Tralascio la prima parte, che riguarda la nascita e lo sviluppo di Gioia dalle sue origini fino a Federico II, per soffermarmi con particolare attenzione alla figura di Federico II e la sua presenza in passato, come al presente, nel nostro territorio.
In questo anno ( 2020 ) ricorrono:
– Il 924° anniversario dell’inizio delle Crociate, vicende a cui anche Federico II prese parte,
– Il 774° anno della morte di Bianca Lancia, avvenuta secondo alcuni nel castello di Gioia,
– Il 24° anniversario dell’ apertura, nel Duomo di Palermo, del sarcofago di Federico II,
– Il 24°anniversario della proclamazione di Castel del Monte come 14° sito italiano patrimonio dell’UNESCO.
In due articoli cominceremo ad approfondire la conoscenza e i rapporti tra Federico II e Gioia del Colle,soprattutto per la presenza in loco di un castello federiciano.
Tra gli epiteti o appellativi riferiti a Federico II c’è quello di Puer Apuliae, Terra che lui ha prediletto: la Puglia.
Azienda Tenuta Patruno-Perniola
14 Aprile 2020 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Prodotti Locali, Storia, Territorio & Ambiente, Turismo
La Tenuta Patruno Perniola ha sede nel cuore della Murgia pugliese, a circa due chilometri e mezzo da Gioia del Colle, in contrada Marzagaglia lungo la via per Castellaneta, in una suggestiva zona della Puglia a ridosso delle province di Bari e Taranto e rappresenta una piccola e dinamica realtà imprenditoriale. Nasce ai primi del 1800 dalla passione di una famiglia per il proprio territorio, così ricco di storia e tradizioni, ma ancora poco conosciuto.
Il titolare dell'azienda, Paolo Perniola, afferma: L’azienda nasce ufficialmente nel 2002-03, quando mia madre decide di riprendere in mano la masseria di famiglia di fine 1700-primi 1800 che rischiava di essere ceduta dopo essere stata data in affitto ad un mezzadro.
Seguendo le preziose indicazioni dei nonni, ho piantato nuovamente il vigneto accanto alla masseria; la varietà scelta è rigorosamente il Primitivo di Gioia del Colle, varietà autoctona per eccellenza.
Si sceglie il terreno, la modalità di impianto, la distanza tra le piante, che devono avere spazio vitale per respirare e non stare addossate le une alle altre, con la finalità di massimizzare l’investimento, e via dicendo.
Dopo la vigna, segue la piantumazione di una serie di alberi da frutto e ornamentali tipici del territorio (ulivi, melograni, peschi, fichi, giuggioli, mandorli, ciliegi, amarene, ma anche allori, corbezzoli, carrubo, oleandri), con lo scopo di ripristinare lentamente la struttura restituendole la bellezza che la caratterizzava.
Nonostante fossi alle prese con gli studi universitari in Medicina e Chirurgia, condivisi l’idea di mia madre di far rivivere questa struttura, della quale avevo ricordi meravigliosi, avendo trascorso i mesi estivi in compagnia dei nonni, dalla fine della scuola alla vendemmia, che rappresentava per me un momento di gioia e di dispiacere (alla gioia della vendemmia faceva da contraltare la consapevolezza che, da lì a poco, sarebbe ricominciata la scuola).
I ricordi dei fichi secchi con le mandorle, il vin cotto di fichi cucinato a fuoco lento nel caminetto nel pentolone di rame, la passata di pomodoro fatta coi pomodori “datterini di Polignano” coltivati nel nostro orticello, i pomodori messi a seccare sulle sporte di vimini intrecciato, le cicerchie, il purè di fave, i sivoni e le cicorie (erbe eduli tipiche di questa zona) sono riemersi dalla memoria e sono diventati nuovamente una realtà gastronomica quotidiana o legata a periodi particolari dell’anno (come i mostaccioli e le fiorentine, dolci invernali tradizionali, e come le cartellate, dolci tipici natalizi).
Lorenzo Santoiemma
13 Aprile 2020 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Comunicati, Gioiesi nel Mondo
Nato a Gioia nel 1935, frequenta gli studi a Gioia, che conclude nel Liceo classico a Gioia; ciò gli permette di abbeverarsi di cultura di pensatori e scrittori latini e greci e di conseguire conoscenze che saranno a fondamento del suo periodo post lavorativo.
Il 2 agosto 1953 si trasferisce al Nord.
L’avevo conosciuto circa tre anni fa, grazie all’ing. Antonio Cirsella mentre tenevo un corso di storia locale all’Università della Terza Età di Gioia del Colle.
L’ing. Cirsella, essendo a conoscenza delle mie ricerche storiche miranti ad approfondire aspetti del nostro paese e della mia predilezione per la storia locale, volle consegnarmi il volume “ La Divina Commedia di Dante Alighieri, Inferno” nella libera traduzione in vernacolo gioiese a cura del concittadino Lorenzo Santoiemma, volume che era stato stampato nel marzo del 2017 e che in qualche copia aveva ottenuto dall’autore per distribuirlo alle Scuole di Gioia e a persone alle quali l’ing. ritenesse potesse risultare gradito ed interessante. Tra queste, indegnamente, risultò anche il sottoscritto.
Non conoscevo l’autore di sì titanica opera e chiesi all’ing. Cirsella di poter ringraziare l’autore per il dono ricevuto. Egli mi assicurò che sarebbe venuto a Gioia durante il periodo estivo e che in quella circostanza avrei avuto il piacere di incontrarlo.
Salviamo le norie
11 Aprile 2020 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Associazioni, Storia, Turismo
Nell’articolo La “ngegne” ( la noria ) pubblicato su questo blog in data 24 gennaio 2011 ripercorrevo la storia di una invenzione che contribuiva ad alleggerire il lavoro manuale dell’uomo facendo ricorso a questo ingegno meccanico e alla forza degli animali per garantire non solo a noi l’acqua necessaria per gli usi quotidiani, ma anche per scopi irrigui in agricoltura e per l’allevamento del bestiame.
La noria costituisce uno strumento del passato della nostra civiltà contadina e va preservata nel tempo, per tramandare alle generazioni future la testimonianza della laboriosità, il frutto dell'ingegno dei contadini di un tempo, che lo definivano la 'ngègn.
Via Lagomagno, cosi denominata perché quella zona era coperta da un Lago magno o Palude Magna o Padula Magna, da cui l’accezione dialettale con cui ancor oggi viene ricordata quella zona, Paldemàgn, è stata in passato, ma lo è anche ai nostri giorni, ricca di falde acquifere, come testimoniato da numerose norie ancora presenti in loco.
Nel 1816 viene nominata una Commissione di Vigilanza sanitaria per evitare il contagio della peste, una Commissione di beneficenza per assistere i poveri ed altre provvidenze opportune.
Viene deliberato di preparare un progetto per il risanamento dei laghi Lago Magno (o Palude-Padula Magna) e Pozzoronco.
Bisogna attendere il 1829, sotto il sindacato del dott. Pietro Nicola Favale, perché fossero prosciugati e bonificati il Lago Magno e quello di S. Pietro, che rendevano assai malsana l’aria cittadina e fonte di malaria.
Il Decurionato accettò l’offerta di Francesco Saverio Indellicati (lo stesso che nel 1822 aveva chiesto di acquistare un suolo adiacente la Torretta alla via Palude, oggi via Fontana, per costruire un palazzo e bonificare il sito dalla palude esistente in quel luogo), di bonificare le terre di Lagomagno e di san Pietro, con la concessione in affitto di quelle terre così bonificate, per un periodo di 9 anni, con un canone annuale di 10 ducati per Lagomagno e di 7 per san Pietro.
Anche il dott. Donatantonio Soria presentò offerta per disseccamento di Lago Magno, fornito di malaria, riducendolo a colonia per suo privato uso, pagando al Comune in perpetuo 20 carlini a tumulo.
Nel 2010 il Consiglio comunale di Gioia approva il progetto di riqualificazione del fascio ferroviario di via Dante, susseguente alla chiusura dei passaggi a livello, che prevedeva l’ampliamento di via Lagomagno, intervento che nello specifico intendeva riorganizzare, razionalizzare e riqualificare le superfici stradali sia carrabili, sia ciclopedonali, sia le aree verdi, con lo scopo di migliorare il flusso veicolare e carrabile. Si sarebbe andati a riqualificare i sottopassi pedonali di via Dante, il consolidamento e l’allargamento della sede stradale del cavalcaferrovia di via Giovanni XXIII, l’allargamento di via Vicinale La Villa, la riqualificazione di via Lagomagno tra via Dante e via D’Annunzio e tra via Dante e via Giovanni XXIII, con parcheggio di in corrispondenza del sottopasso pedonale della stazione ferroviaria. Quella zona è interessata dalla presenza di una noria, che il Comune aveva provveduto a salvare nel momento in cui aveva approvato la lottizzazione dei terreni adiacenti ad uso di abitazioni per civile abitazione e locali commerciali.
A corollario di questo intervento di riqualificazione la ditta appaltatrice dei lavori si era impegnata ad installare a proprie spese un cartellone informativo-culturale presso la noria esistente nell’area a verde di Via Lagomagno, ubicata di fronte al cancello di accesso dei camion adibiti al trasporto latte per il caseificio Capurso. Il Comune di Gioia nell’aprile del 2015 aveva concesso agli ingg. Romana Resta e Mauro Resta, autori degli elaborati grafici, il nulla-osta per l’installazione del cartellone, ideato e curato dai suddetti ingegneri, con testi dell’ing. Romana Resta e prof. Francesco Giannini, cartellone frutto della donazione dell’impresa appaltatrice.
Si spera che tale cartellone venga posizionato in tempi ragionevoli.
Nel Museo della Civiltà Contadina di Gioia del Colle, di proprietà dell’infaticabile dott. Vito Santoiemma, è presente una noria, da lui recuperata ed installata nel locali di sua proprietà, completa in ogni parte e perfettamente funzionante, con l’aggiunta di un asino in cartapesta a dimensione reale, che offre ai visitatori, ignari di questo ingegno, le modalità di funzionamento dello stesso.
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La famiglia Palmieri
10 Aprile 2020 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
Il cognome Palmieri deriva dal termine medioevale palmerius, attribuito a quanti avevano effettuato il pellegrinaggio in Terra Santa e ritornavano portando con sè un ramoscello di palma. Da ricordare il marchese Giuseppe Palmieri di Martignano (LE) famoso economista del 1700.
I marchesi Palmieri di Monferrato appartengono ad una famiglia di origine francese che aveva un feudo in provincia di Bari e stabilitasi per qualche tempo a Gioia.
Nonostante le abitazioni signorili scarseggiassero alla fine del Settecento, a pochi passi dalla Chiesa Matrice faceva bella mostra di sé il palazzo cinquecentesco del marchese Bernardo Palmieri. [Continua la Lettura]
La famiglia Panessa
9 Aprile 2020 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia, Turismo

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Sarebbe stato importato a Gioia a seguito dell’arrivo degli Schiavoni nella nostra città nel 1459, allorquando un contingente slavo-albanese, con a capo Giorgio Castriota Scanderberg, intervenne nel conflitto dinastico tra Angioni e Aragonesi. Al termine del conflitto alcuni di loro tornarono in patria, altri presero stabile residenza a Gioia e, grazie a loro, il nostro Comune, che era ridotto a pochi fuochi, si ripopolò.
I documenti visionati attestano che Panessa è stata una famiglia di riguardo di Gioia.
Notizie certe della presenza della famiglia Panessa a Gioia del Colle le ritroviamo dai resoconti delle S. Visite che gli Arcivescovi di Bari tennero nella Chiesa Madre a partire dalla seconda metà del ‘500.
La prima Santa Visita effettuata alla Chiesa Madre di Gioia sembra risalga al 1578, ad opera dell’Arcivescovo di Bari Antonio Puteo.
Al termine della sua Visita, nello stilare il verbale il Puteo elenca anche le disposizioni riguardanti l’Altare di santo Lonardo. Afferma che il sacerdote beneficiato è detto essere d. Vito Panessa, che fino ad allora non
aveva ancora provveduto a far dipingere l’immagine del santo e costruire una pedana ampia di legno per le celebrazioni liturgiche.




