Portoni sacri e profani a Gioia del Colle
A Gioia del Colle sia in città che in campagna molti portoni spesso conservano, all’interno del cortile che racchiude una o più abitazioni, delle immagini sacre o profane. Tra le immagini profane sui portoni di accesso alle singole abitazioni possiamo osservare delle figure apotropaiche, come si può verificare leggendo un mio articolo pubblicato su questo […]

Edicola sacra posizionata sotto l’Arco Cimone
A Gioia del Colle sia in città che in campagna molti portoni spesso conservano, all’interno del cortile che racchiude una o più abitazioni, delle immagini sacre o profane.
Tra le immagini profane sui portoni di accesso alle singole abitazioni possiamo osservare delle figure apotropaiche, come si può verificare leggendo un mio articolo pubblicato su questo sito, digitando il seguente link: https://www.gioiadelcolle.info/le-maschere-apotropaiche-a-gioia-del-colle/.
Soprattutto all’interno degli Archi, che chiudevano uno spiazzo interno, che solitamente veniva sbarrato da un portone che si chiudeva di sera, per motivi di sicurezza, veniva dipinta una immagine sacra, a devozione e protezione dei relativi abitanti.
Ad esempio sotto l’Arco Cimone in una nicchia è dipinta l’immagine della Madonna.
Nell’Arco Mastrocinto, sulla facciata di un’abitazione, è stato collocato un piccolo bassorilievo in pietra che raffigura la Madonna Odegitria che regge in braccio il Bambino Gesù.
Sotto l’Arco Costantinopoli in una nicchia è stata posizionata un’icona che raffigura la Madonna di Costantinopoli.
Sull’Arco Nardulli è posizionata un’icona che raffigura la Madonna, Regina dei Patriarchi con i Patriarchi di Gioia: San Giuseppe, San Filippo Neri, San Francesco di Paola e Santa Sofia. Lungo l’altro arco che chiude il chiostro, che prende la denominazione di Arco Gelso dall’omonima strada in cui ci si immette, è presente una nicchia con l’immagine della Madonna
Sotto l’Arco San Filippo o Arcobaleno, prima della ristrutturazione della pavimentazione del quartiere, erano presenti un altarino dedicato al Santo Patrono e due nicchie che contenevano immagini e statue di San Filippo Neri.
Anche l’Arco Palude in passato aveva un’immagine sacra, che si è persa nel corso dei secoli.

Icona presente sotto l’Arco di Costantinopoli
Sotto una delle arcate dell’Arco Paradiso è presente una nicchia con l’immagine della Madonna.
In una traversa di Via Maria Maddalena, vico Gennaro Minei, è presente un dipinto che raffigura l’Immacolata Concezione, opera datata 1727.
In numerose vie delle zone storiche di Gioia sono ancora presenti numerose edicole votive dedicate in gran parte alla Madonna, ma anche a San Filippo Neri e a San Rocco.
Di seguito, su questo argomento, riporto la seguente ricerca del nostro concittadino, l’insegnante Giuseppe Montanarelli.
Gli antichi portoni agricoli di Gioia del Colle.
Anticamente nell’agro di Gioia del Colle esistevano numerosi portoni rurali dedicati ai Santi locali.
I portoni campestri extra moenia non erano semplici grosse porte materiali, ma erano dei “portali” di ingresso, costituiti da grandi archi in pietra che permettevano l’accesso alle proprietà agricole, costituite da frutteti, vigneti, granai o graneti, seminativi, pascoli e masserie.
Nelle antiche mappe topografiche agrarie la dicitura “portone” veniva confusa con la parola “patrone” ed alcune volte indicava il nome della contrada.
Le arcate agricole ricordavano gli archi di trionfo latini memoriali, militari, storici, familiari e funebri, presenti lungo le vie romane, tra cui la Via Appia Antica o la “Regina Viarum” e la Via Appia Traiana, presenti in Puglia.
I portoni venivano identificati con il nome, il cognome o il soprannome della famiglia proprietaria o riconosciuti dal nome delle diverse figure divine a cui erano dedicati.
La grandezza e la preziosità degli archi evidenziava la ricchezza ed il prestigio della famiglia nobile o proprietaria e potevano essere artisticamente scolpiti e decorati.

Icona presente sull’Arco Nardulli
I portoni tradizionalmente censiti erano trentatré, numero propiziatorio che ricordava gli anni di Gesù.
Certamente vi erano anche altri portoni, anche minori, difficilmente tracciabili. I portoni ad arco presentavano iscrizioni padronali o stemmi araldici, alcuni ostentavano mascheroni apotropaici e soprattutto mostravano le edicole votive sacre, costituite, solitamente, da una, due o più nicchie laterali, libere o chiuse da cancelletto o da cornice con vetro, al cui interno erano presenti affreschi sacre o statuette dei Santi venerati a Gioia del Colle e quindi, di conseguenza, venivano benedetti e diventavano dei luoghi di culto anche pubblici per lavoratori, viandanti e pellegrini.
Le edicole sacre assicuravano la protezione celeste sulle proprietà, sugli edifici, sui vegetali, sulle coltivazioni, sugli animali e sulle persone che lavoravano nei campi o che vivevano nelle ville o nelle masserie.
In occasione della festa liturgica del Santo effigiato i portoni venivano abbelliti da festoni vegetali e floreali, drappi e perfino lumini che potevano ardere durante la notte e che non escludevano l’innesco di rischiosi principi di incendi.

Bassorilievo della Madonna col Bambino nell’Arco Mastrocinto
Dalla tradizione orale contadina sappiamo che i portoni erano consacrati a Santa Sofia e le tre Figlie Martiri Fede, Speranza e Carità, a San Filippo Neri, a San Rocco di Montpellier, al Santissimo Salvatore o Gesù alla colonna, al Sacro Cuore di Gesù, a Gesù Crocifisso, alla Santissima Trinità, alla Madonna della Neve, alla Madonna del Carmine, alla Madonna Addolorata, alla Madonna del Rosario, alla Madonna del Pozzo, alla Madonna delle Grazie, a San Giuseppe Sposo, a San Vito Martire, a San Lorenzo Diacono e Martire, a Santo Stefano Protomartire, a San Michele Arcangelo, a Santa Lucia Vergine e Martire, a Santa Candida Vergine e Martire, a San Potito Martire, a Santa Barbara Vergine e Martire, a Santa Caterina di Alessandria Vergine e Martire, alle Anime del Purgatorio ed a San Francesco di Paola.
Nel tempo, in relazione alle vicende storiche e personali delle famiglie proprietarie, i portoni potevano essere persino sconsacrati e riconsacrati alle diverse figure sacre che avevano manifestato il Loro sfavore o favore provvidenziale.
Inizialmente i portoni erano liberi e non presentavano porte o cancelli interni, perché le figure divine avrebbero assicurato la completa difesa e protezione da ladri, vandali e malfattori, che sarebbero stati subito fermati o, come si diceva, “fulminati” e puniti dal Cielo.
Nel corso degli anni gli archi dei portoni agricoli gioiesi vennero dismessi a causa di ripetuti atti vandalici, ma anche soprattutto dei costi della onerosa manutenzione e della pericolosità dovuta ai possibili crolli e vennero sostituiti dalle colonne turrite di ingresso, dotate di cancelli, che potevano contenere edicole sacre, motti incisi, formule scritte o simboli laici propiziatori e di buon auspicio.
Un tempo i portoni rurali erano presenti nelle campagne pugliesi, attualmente sono ancora presenti, visibili e ben tutelati nell’agro di Terlizzi.
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11 Agosto 2026


