Mario Vacca

 

Mario Vacca davanti al suo laboratorio

Tra un mese compirà 80 anni, ma è ancora un uomo dall’animo giovanile e forte, nonostante l’età. Mario Vacca, infatti,   è nato a Gioia il 7-10-1941 e, seguendo l’attività di famiglia, ha  dedicato il suo tempo lavorativo al settore edilizio, insieme ai fratelli. Diventa maestro costruttore e lavora nella costruzione di complessi edilizi soprattutto nel nostro Comune.

Quando decide di ritirarsi dall’attività lavorativa scopre di avere  una  particolare inclinazione, alla quale dà sfogo: quella di scolpire. Inizia con la scultura maneggiando il materiale ligneo locale e poi alterna lavori in pietra, utilizzando prevalentemente quella leccese a anche materiali più  malleabili.

Il suo laboratorio è situato in via Carlo III di Borbone n. 17 a Gioia del Colle, nel quale è possibile incontrarlo durante le fasi di lavorazione delle sue sculture.

Oltre alle sculture di personaggi legati alla storia di Gioia, in particolare immagini di Federico II, di Bianca Lancia, di personaggi della sua corte e di riproduzione di rapaci, lavori che ha donato al Comune di Gioia e che abbelliscono molti punti del Centro storico e sono esposti nel cortile del castello normanno-svevo, si è dedicato alla produzione di immagini sacre, alcune delle quali sono state esposte nel museo diocesano di Bari e in altre mostre provinciali. Continua la Lettura

La Corte dei Sannaci

Il logo de ‘La Corte dei Sannaci’

Una rustica masseria risalente alla fine del ‘700 immersa nel verde, a circa 5 Km da Gioia sulla ss. n.100, nel 1972 fu acquistata dal cav. Giuseppe Colonna, un noto imprenditore edile barese, innamorato della bellezza della struttura e della sua ubicazione, a metà strada tra Bari e Taranto, precisamente al Km. 34,400.

Il signor Colonna aveva un’azienda denominata COLOMAR (Colonna Marcantonio), una S.a.s., che offriva prodotti e servizi per l’industria turistica ed alberghiera, costruzione, acquisto, locazione ed esercizio di complessi alberghieri turistici con eventuali dipendenze complementari ed accessorie, forniture alloggio di pensioni, alberghi e hotel.

La scelta dell’acquisto della struttura gioiese fu dettata oltre che dalla bellezza della struttura e del paesaggio circostante anche dal fatto che si tratta di un punto nevralgico e baricentrico tra Bari, Taranto e Matera e tra le bellezze pugliesi e non: Castellana Grotte, Alberobello, Castellaneta, Ostuni, Fasano, Cisternino, Altamura, Gravina, Matera, ecc. Continua la Lettura

Il “Madonnaro”

Madonnari all’opera in Piazza Plebiscito nel 2012

C’è un mestiere che è in via di estinzione: il “Madonnaro”.

Ma chi sono i “Madonnari”e da dove deriva tale denominazione?

Come si può facilmente comprendere, il termine ‘Madonnaro’ deriva da Madonna, in quanto sin dagli esordi coloro che praticavano quest’arte disegnavano sul selciato immagini della Madonna e successivamente affiancarono a questa anche quelle dei Santi patroni delle città in cui si trovavano ad operare.

Si tratta di un’arte, una street art, anche se ingiustamente considerata un’arte minore, che alcuni hanno definito ‘arte dell’effimero’, ‘pitture del vento’, ‘preghiera dipinta’. Continua la Lettura

Presentazione del volume su don Giovanni Ingravallo

Locandina  di presentazione del libro, con la copertina del volume “Don Giovanni Ingravallo in alcuni suoi scritti”

Il giorno 6 luglio 2021 alle ore 20,00, nella Chiesa di Maria SS. Immacolata di Lourdes  di Gioia del Colle sarà presentato il volume ” Un prete senza strepito. Don Giovanni Ingravallo in alcuni suoi scritti”, pubblicato a cura di Pino Dentico.

Il testo gode del patrocinio del Comune di Gioia del Colle, Assessorato alla Cultura.

Il titolo, “Un prete senza strepito“, come lo stesso Pino Dentico riporta nel testo,  si deve ad una felice quanto incisiva definizione dell’Arcivescovo di Bari, mons. Enrico Nicodemo: “sacerdote secondo il cuore di Dio che sa lavorare senza strepito”.

Numerosi i contributi per la realizzazione del volume, sia per quanto riguarda i ricordi scritti sia per il materiale iconografico messo a disposizione. Da ricordare. oltre al curatore del volume, che ha condiviso con don Giovanni molte tappe del suo ministero: il compianto Antonio Lippolis, Vito Mastrovito e Francesco Giannini, che hanno conosciuto don Giovanni e per diversi anni hanno collaborato con lui nella sua parrocchia e, quindi, grazie a Pino Dentico, hanno potuto lasciare una loro testimonianza all’interno della pubblicazione.

Don Giovanni Ingravallo è stato parroco della Chiesa Maria SS. Immacolata di Lourdes dal 1952  al 1996: 44 anni di ininterrotto sacerdozio al servizio di Gioia.

Oltre ad aver completato i lavori di costruzione della Chiesa don Giovanni ha avviato e portato a compimento nuove opere parrocchiali, tra cui un Asilo infantile, una nuova canonica con aule catechistiche, una sala per rappresentazioni cinematografiche e teatrali e dei campi da gioco per i giovani, non solo quelli della sua parrocchia.

Coloro che lo hanno frequentato ricorderanno il suo impegno di evangelizzatore, di perseverante amante della liturgia  e della preghiera,  di vicinanza ai malati dell’ospedale e a quelli della parrocchia, che visitava frequentemente, di predilezione  per i più deboli e il suo continuo contatto con le famiglie, anche attraverso la benedizione delle case durante il periodo pasquale.

Attraverso i suoi scritti, alcuni dei quali Pino Dentico riporta nella pubblicazione, si percepisce la profonda cultura di don Giovanni e il suo stile curato nella forma e nell’appropriatezza del lessico, segno anche di sicura padronanza linguistica e lessicale.

Dedica di don Giovanni Ingravallo

Molti giovani lo ricordano  come docente di religione nel locale Liceo classico, nel quale ha insegnato per molti anni.

Un giusto riconoscimento ad un autentico ed esemplare sacerdote, quello che Pino Dentico, con la sua pubblicazione, ha voluto tributare a don Giovanni Ingravallo, per il quale è stata effettuata una raccolta di oltre mille firme per intitolargli una via cittadina.

Sempre in tema di pubblicazione, la mia mente torna indietro di quasi 60 anni, alla vigilia del mio compleanno, giorno in cui don Giovanni mi fece dono del romanzo di  Ettore Malot  Senza famiglia,  che conservo gelosamente, con la seguente dedica autografa: A Giannini Francesco auguro di cuore che si innamori sempre più delle verità della fede onde trovi in esse luce pace e conforto per la sua vita. Gioia del Colle 28-x-1962  Sac. Giovanni Ingravallo.

Un ulteriore tassello alla conoscenza di don Giovanni, che mette in luce la sua umanità e la sua attenzione verso i giovani, che cercava di educare cristianamente  mantenendo viva in essi la fede, sforzandosi  di tenerli impegnati in sane letture e in attività di socializzazione e di svago.

Per un approfondimento sulla figura e sull’opera di don Giovanni Ingravallo si può consultare l’articolo pubblicato su questo sito, al seguente link: https://www.gioiadelcolle.info/don-giovanni-ingravallo/.

© È consentito l’utilizzo del contenuto di questo articolo per soli fini non commerciali, citando la fonte ed il nome dell’autore.

Presentazione del volume sul Circolo Unione

Il Circolo Unione di Gioia del Colle

Il Rotary Club Acquaviva-Gioia

 Nel rinnovare la ricorrenza del 150° anniversario della fondazione del Circolo Unione

ricorderanno il

Dott. LEONARDO MARAZIA

Già Presidente del CIRCOLO UNIONE (2015-2020)

Presidente incoming del ROTARY CLUB ACQUAVIVA-GIOIA

DOMENICA 20 Giugno 2021 alle ore 19.30

Giardino del Circolo Unione

Interverranno:

 NICOLA ROMANO

Presidente del Circolo Unione

ANGELA ROSSI

Presidente del Rotary Club Acquaviva – Gioia

Relatore

FRANCESCO GIANNINI

Studioso di Storia locale

Coordina

ROMOLO DI BRINO

Componente Consiglio Direttivo del Circolo Unione

Nel corso della serata sarà presentata la pubblicazione

“IL CIRCOLO UNIONE DI GIOIA DEL COLLE” Immagini e testimonianze

realizzata dal dott. LEONARDO MARAZIA

La grande e lunga festa patronale di San Filippo Neri a Gioia del Colle

Statua di San Filippo Piccolo, nella Chiesa di Sant’Angelo

In passato la festa patronale di San Filippo Neri si prolungava dal 26 aprile di ogni anno, giorno dell’apertura coincidente con trenta giorni prima della relativa ricorrenza, fino al 21 luglio, giorno della sua morte, ovvero della nascita al cielo del Santo.

Durante questi tre mesi era un susseguirsi di manifestazioni religiose, che, oltre a manifestare la devozione dei gioiesi verso il loro Patrono e a rinnovare il loro ringraziamento per la sua protezione verso i cittadini, ripercorreva i momenti salienti della vita del Santo, modello di virtù e di esempio da imitare nella vita di ogni giorno.

Un affievolimento dello spirito religioso soprattutto nelle giovani generazioni, unito alla nuova regolamentazione dei riti sacri voluta dalla Chiesa e al declassamento di alcune festività civili, voluto dallo Stato, ha portato ad un ridimensionamento o soppressione non solo di tradizionali festeggiamenti cittadini in onore di numerosi Santi, ma anche a quelli relativi al Patrono di Gioia, San Filippo Neri.

Un ritorno al passato sarebbe anacronistico e non in linea con le vigenti disposizioni, ma è opportuno che i giovani vengano a conoscenza di riti e forme di devozioni che fanno parte della tradizione del nostro paese, perché non se ne perda conoscenza e, attraverso la conoscenza, si impari ad apprezzare e ad amare sempre più la nostra Gioia.

Per questo motivo di seguito riporto una ricerca storica del nostro concittadino, l’insegnante Giuseppe Montanarelli. Continua la Lettura

San Filippo Neri ed il vento di Gioia del Colle

San Filippo riceve lo Spirito Santo

San Filippo Neri durante la sua vita ha manifestato un carattere allegro e burlesco, ma non canzonatorio, non solo nei confronti del prossimo, ma anche verso se stesso.

Per ammutolire le voci che circolavano sulla sua santità e sminuire la sua persona vestiva in modo trasandato e buffo o si faceva vedere in pubblico con una pelliccia di ermellino, in piena estate, o con un cagnolino in braccio o con la barba rasata per metà faccia o si faceva tagliare la barba in piazza o placava la sete bevendo per strada attingendo ad una bottiglia.

Papini diceva di San Filippo Neri: “Lo chiamino pure l’Apostolo di Roma e lo venerino come santo universale, ma sta il fatto che egli deve la sua originalità all’impronta incancellabile della sua nascita fiorentina. Nessun santo ha riso e fatto ridere al par di lui e a nessun santo, come a lui, si può applicare la famosa definizione dantesca “fiorentino spirito bizzarro”. San Filippo, insomma, è un ragazzo fiorentino che s’è innalzato fino ai vertici della santità, rimanendo in parte quel che era, cioè fanciullo e faceto”.

Anche dopo la sua morte il popolino continua a ricordare e ad amare il suo spirito burlesco e attribuisce a lui alcuni interventi che non riesce a spiegare diversamente. Continua la Lettura

La novena in onore di San Filippo Neri

San Filippo in processione con i paramenti della sua festa

Anche per San Filippo Neri, Patrono di Gioia del Colle, come per numerosi Santi, nei nove giorni precedenti la ricorrenza della sua festa, viene tenuta una novena da parte di un padre predicatore, che illustra la vita, le opere e le virtù del Santo.

Un tempo, quando i precetti cristiani erano praticati con zelo e c’era una partecipazione attiva agli eventi religiosi, la Chiesa Madre era gremita di fedeli ed erano presenti anche cittadini forestieri, devoti di San Filippo e desiderosi di ascoltare le appassionate omelie del predicatore.

In alcuni periodi era l’Amministrazione comunale, alla quale competevano la proprietà della Chiesa Madre e quindi le spese relative al mantenimento della struttura, a inserire nel proprio bilancio una somma per il padre predicatore, per non fare mancare ai gioiesi un momento di forte spiritualità, di partecipazione e di condivisione del messaggio e dell’insegnamento dell’Apostolo di Roma.

Nel 2015, Quinto  Centenario  della nascita di San Filippo  Gioia ha beneficiato  della presenza di mons. Edoardo Cerrato, Vescovo di Ivrea e procuratore generale della Congregazione dei Filippini, il quale ha partecipato ai festeggiamenti e ha donato una reliquia, un pezzo della camicia del Santo, corrispondente alla parte del cuore, che  perciò  presentava  lievi segni di sudore e di sangue. Continua la Lettura

Umberto Colapinto, detto Cuber

Umberto Colapinto, detto Cuber

Umberto Colapinto nasce a Gioia del Colle nel 1948. Il papà ha svolto il compito di vigile urbano in servizio presso il Comune di Gioia.

Non nasce come pittore-artista, avendo lavorato come macchinista nelle Ferrovie dello Stato, ma questa sua passione scoppia poco più che ventiseienne in seguito ai numerosi viaggi che effettua, durante i quali resta colpito dalla bellezza e dalla varietà dei colori dei diversi paesaggi e, forse, anche per una analogia con l’arte pittorica, come riscontriamo nella seconda parte del suo cognome: pinto.

Infatti inizia la sua produzione dipingendo sulla tela i paesaggi e alcuni aspetti della natura che attirano il suo sguardo e lo incuriosiscono e li riproduce copiandoli.

Quando giunge a maturazione, però, abbandona questo percorso e ciò che lo preoccupa non è più la precisione della riproduzione, la perfezione tecnica, come quella di una macchina fotografica che immortala un paesaggio, perché l’arte, secondo lui, consiste nel saper dare profondità alle opere pittoriche, profondità ottenuta attraverso il sapiente utilizzo dei colori primari. Continua la Lettura

22 Maggio: la festa liturgica di Santa Rita a Gioia del Colle

Altare con la statua di Santa Rita nella Chiesa di Sant’Angelo

Pur essendo una delle Sante più venerate non solo in Italia, ma in tutto il mondo cattolico, Santa Rita (1381-1457)  ha avuto un lungo percorso verso la santificazione. Infatti Santa Rita da Cascia  venne beatificata da Papa Urbano VIII nel 1627, ben 180 anni dopo la morte, e canonizzata da Papa Leone XIII nel 1900, a 443 anni dalla sua morte.

Per seguire il volere dei genitori si sposò, pur manifestando sin da piccola il desiderio di consacrarsi a Dio, fu costretta a sposarsi e dal matrimonio ebbe due figli.

Nel Martirologio Romano troviamo scritto: Santa Rita, religiosa, che, sposata con un uomo violento, sopportò con pazienza i suoi maltrattamenti, riconciliandolo infine con Dio; in seguito, rimasta priva del marito e dei  figli, entrò nel monastero dell’Ordine di Sant’Agostino a Cascia in Umbria, offrendo a tutti un sublime esempio di pazienza e di compunzione.

Visse nel monastero per quaranta anni. Il suo corpo è conservato e venerato nel santuario di Cascia, che è meta di numerosi pellegrinaggi.

Santa Rita viene considerata la patrona delle donne maritate infelicemente e dei casi disperati, infatti ha il titolo di “santa dei casi impossibili”, cioè di quei casi clinici o di vita, per cui non ci sono più speranze e che con la sua intercessione, molte volte si sono risolti positivamente per l’intercessione miracolosa della Santa. Continua la Lettura

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