San Michele Arcangelo 29 settembre -8 maggio

8 Maggio 2021 Autore:  
Categorie: Storia

Statua di San Michele Arcangelo , nella Chiesa di Sant’Angelo

Il culto di San Miche Arcangelo a Gioia risale a tempi antichi. Nel Centro storico di Gioia è ubicata la Chiesa di Sant’Angelo.

L’esistenza di una Chiesa di Sant’Angelo è attestata per la prima volta  in un documento del 1087, in cui si dice che in quell’anno il duca normanno Ruggero d’Altavilla  concede all’Arcivescovo di Bari, Ursone, delle proprietà a Monte Sannace, comprendenti terre ed orticelli che sono presso la chiesa di Sant’Angelo (concedimus  ecclesiam Sancti Angeli que sita est in monte Ioannacii cum omnibus orti set orticellis suis qui sunt iuxta ipsam ecclesiam et vadit per viam qua itur Ioam). Si tratta di una chiesa che testimonia la venerazione per questo Santo, ma  che non nulla a che vedere con l’attuale chiesa di Sant’Angelo.

Da alcuni documenti normanni del XII secolo apprendiamo che intorno al 1170 l’abate Arivie avrebbe fatto costruire a sue spese, nei pressi del castello, una chiesa dedicata a santo Stefano. In un successivo periodo questa veniva chiamata chiesa “di San Giovanni”.

Il Carano Donvito sostiene che la chiesa di Sant’Angelo era nota come Santa Maria di Costantinopoli. La Chiesa di  Santa Maria di Costantinopoli, a detta di Padre Bonaventura da Lama, fu inizialmente dedicata a San Giovanni e, più tardi, dal nome di Santa Maria di Costantinopoli passò al nome attuale di Sant’Angelo, forse per non confonderla con l’altra Chiesa di S Maria di Costantinopoli (oggi S. Andrea). Con l’abolizione definitiva del rito greco la chiesa viene solennemente riconsacrata e dedicata a S. Maria di Costantinopoli.

E’ ancora Padre Bonaventura da Lama che ci informa: Un altro vi fu che dette splendore a questa Terra di Gioia, benché estero, e fu Bartolomeo Paoli, Schiavone, essendovi ancora la chiesa detta di Costantinopoli, anticamente di S. Giovanni, ove un tempo abitarono Albanesi e Schiavoni. In questa chiesa vi è’ quella insigne Cappella di S. Michele, dove l’Arcivescovo di Bari Landolfo, con 12 Vescovi della Diocesi l’anno 1500 la consacrò, assegnando ognun di loro 40 giorni di indulgenza ogni giorno di lunedì, e nelle festività dei SS. Angeli, come Michele, Gabriele, Raffaele e Custodi, fabbricatovi appresso un grande Ospedale, oltre quello fondato dai nobilissimi Andrani; conseguenza forzosa essere stata questa Terra assai grande, mentre oggi pure ascende al numero di 4 mila e più centinaia d’Anime.

L’abate F. P.  Losapio (sacerdote gioiese) e Michele Garruba (arcidiacono della Chiesa di Bari) non ritengono attendibile quanto riporta Padre B. Da Lama, in quanto nel 1500 nella sede di Bari non risulta la presenza di un’ Arcivescovo di nome Landolfo.

Tra la fine del secolo XV ed il principio del successivo giunge a Gioia un contingente di soldati Albanesi, detti anche Schiavoni (perché originari della Sclavonia), al seguito di Bartolomeo Paoli, per offrire il proprio aiuto agli Aragonesi. Molti di quei soldati al termine delle operazioni militari non rientrano nella loro terra, ma rimangono a Gioia e fissano la propria dimora nella zona che va dalla parte est del castello a quella nord della Chiesa Matrice, rione che da loro prende il nome di Borgo degli Albanesi o degli Schiavoni.

Poiché gli Albanesi professavano la religione greco-ortodossa, tra il 1500 e il 1506, per praticare il loro culto, ” pensano di ampliare, restaurare ed abbellire l’antica Chiesa di S. Giovanni” o S. Maria di Costantinopoli, in cui si officiava secondo il rito greco, il loro rito, come si legge in due epigrafi poste sulla facciata ovest della Chiesa, in via Arciprete Gatta, e che si riferiscono, la prima alla Cappella di San Michele Arcangelo, e la seconda alla Cappella di san Giovanni Battista e all’Ospedale adiacente.

Epigrafe murata sulla facciata ovest della Chiesa di Sant’Angelo

In una delle epigrafi si legge:

+ A.D. MCCCCC  REGNANTE  REGE  FEDERICO ET ILL. D. NOSTRO ANDREA
MATHEO  ACQUAVIVO  BRAVA MASTES  BIELOPAULIC,   SCAVONUS  CUM  UXORE  LIUBA
FECERUNT  HANC  BASILICAM   AD  HONOREM  DEI  ET
SC  MIHAELIS   IN  QUA  EGO  PR    IOANES  ROCHA  APO
STOLICUS  TABELIO  REPERI  INDULGENCIAS  ANNORUM
QUINGENTORUM  VICESIMORUM OMNI  DIE   LUNAE  ET
FESTORUM   ANGELORUM  CONCESSAS  PER  EPOS   DIOCES.

L’anno 1500, sotto il regno di Federico,/ e l’illustrissimo nostro signore Andrea Matteo Acquaviva, Brava / Maste Bielopaulic, Schiavone, con la moglie Livia, / questa basilica costruirono in onore del Signore e / di San Michele, nelle quale io, primicerio Giovanni Rocca, apo- / apostolico notaio    indulgenze di anni / 520 in ogni giorno di lunedì e / nelle feste degli Angeli, concesse dal Vescovo diocesano. Continua la Lettura

La Banda delle Fave Bianche

4 Maggio 2021 Autore:  
Categorie: Prodotti Locali, Storia

La Bassa Musica di Adelfia, simile a quella delle ‘Fave Bianche’ di Gioia

Sopravvive in alcuni paesi del circondario, in questa nostra società sempre più tecnologica e professionalizzata, un piccolo gruppo bandistico che non ha frequentato alcuna scuola musicale.

È la Banda delle Fave Bianche, nome attribuito forse anche perché ricorda l’elezione a Patrono di Gioia del Colle di San Filippo Neri, avvenuta con una votazione che prevedeva l’introduzione, in un’urna, delle fave bianche.

La banda suonava con grancassa, tamburo e ottavino.

Riferiscono fonti orali che la scelta del Patrono di Gioia, San Filippo neri, venne effettuata dai notabili del paese, che presero in considerazione una serie di candidati.

Alcuni di essi, per favorire una rigenerazione morale e religiosa di Gioia, pensarono di sponsorizzare San Filippo Neri, secondo Apostolo e Compatrono di Roma, figura di santità e di coerenza al messaggio evangelico, di nobili origini,  per il fatto di essere figura che, avendo contribuito notevolmente a riportare la Chiesa nell’alveo dei precetti cristiani e della fedeltà a Cristo, meglio di altri Santi poteva incarnare il modello di rinnovamento di Gioia e la rinascita morale ed umana della popolazione locale. Continua la Lettura

L’onomastico di San Filippo Neri

San Filippo Apostolo

Viene spontaneo chiedersi: Quando festeggiavano il loro onomastico i Santi mentre erano ancora in vita?

A differenza delle generazioni odierne, in passato era norma assegnare il nome ad un novo nato/a rifacendosi a quello dei nonni o comunque a quello di un Santo significativo, che proteggesse e accompagnasse il bambino/a nel percorso della sua vita terrena.

A San Filippo Neri fu imposto il nome del suo Avolo, Filippo. Nel ‘500 la festività di San Filippo era celebrata il 3 maggio, giorno in cui la Chiesa ricordava l’apostolo San Filippo.

Il 3 maggio a Gioia del Colle, fino a qualche anno fa, si celebrava la festa della Madonna della Croce o Madonna della lattuga, o Madonna del Vero Zelo, nome che fu mutuato dall’omonima contrada di Vero Zelo, luogo in cui era stata costruita una Chiesa rurale a Lei dedicata.

Su questa Chiesa è possibile leggere, su questo sito, l’articolo La Chiesa di Santa Maria della Croce o di Vero Zelo.

Di seguito riporto una ricerca storica del nostro concittadino, l’insegnante Giuseppe Montanarelli. Continua la Lettura

La Masseria Soria a Marzagaglia

La masseria di Cesare Soria, a Marzagaglia

A Sud di Gioia, a circa 5 Km dal paese, in contrada Marzagaglia, sulla provinciale per Castellaneta, è ubicata una masseria di proprietà di Cesare Soria.

Come ricorda Guido Malcangi in una monografia sui Soria, La discendenza dei Soria di Puglia prende le mosse da Donato Antonio Soria, fratello di Diego senior, che, trasferendosi a Gioia del Colle, prese dimora nell’avito palazzo cinquecentesco sito dietro la chiesa di S. Francesco, verso la fine del Cinquecento. Donato Antonio ebbe tre figli: Francesco, che, nel 1799 fu al seguito del reazionario cardinale Ruffo, Pasquale e Cesare, in lotta con lui, per i loro principi liberali.

Il casato dei Soria si attestò a Gioia proprio con i fratelli Pasquale e Cesare, eminenti avvocati, verso la fine del secolo XVIII. Cesare morì a Trani nel 1839.

Di Cesare Soria si diceva che filava, per mettere in evidenza le sue qualità di profondo ed acuto ragionatore che dalle più riposte ragioni della filosofia e del diritto antico traeva gli argomenti favorevoli alle sue cause. Continua la Lettura

La festa di San Giuseppe Lavoratore a Gioia del Colle. 1 Maggio

L’arciprete don Di Maggio in processione, a cavallo, a Montursi durante la cavalcata del 1° maggio

Su questo argomento, che riproponiamo nel giorno del tradizionale festeggiamento del giorno 1 maggio, anche quest’anno soppresso a causa della pandemia, si possono visionare, sempre su questo sito, i seguenti articoli:

-La Chiesa di San Giuseppe Lavoratore e il Parco di Montursi

-La festa di San Giuseppe Lavoratore

-La festa del 1° maggio a Montursi.

Di seguito riporto una ulteriore ricerca storica del nostro concittadini, l’insegnante Giuseppe Montanarelli.

La festa di San Giuseppe Lavoratore a Gioia del Colle. 1 Maggio.

La seconda memoria liturgica dedicata a San Giuseppe, sotto il titolo di Lavoratore, fu istituita ilL’Arciprete Primo Maggio del 1955, da Papa Pio XII, per dare un valore e senso religioso e cristiano alla Festa laica internazionale del Lavoro.

Questa memoria trae la sua origine dalla Festa del Patrocinio Universale della Chiesa conferito a San Giuseppe e fissata da Papa Pio IX, alla terza Domenica dopo Pasqua. Continua la Lettura

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