Francesco Saverio Fontana

29 Maggio 2020 Autore:  
Categorie: Gioiesi nel Mondo, Storia

Via Francesco Saverio Fontana

Nel Centro storico di Gioia, la strada  in cui è ubicata la Casa Torre e prosegue con  quello che un tempo fu chiamato Largo Panessa, strada che svolta obbligatoriamente a sinistra e immette in Via Palude e in  Largo Cisterna e che termina  in Piazza Donato Boscia, l’antica Piazza Duomo, di fronte alla Chiesa Madre, ha preso la denominazione di Via Francesco Saverio Fontana.

Più comunemente i gioiesi chiamano quella strada via Fontana, immaginando che quella denominazione fosse strettamente legata alla presenza di acqua, come appunto si evincerebbe dai citati nomi di Palude e Cisterna.

In realtà, anche se in tempi passati la zona era una palude,  prosciugata dal canonico Francesco Saverio Indellicati, che restaurò la Casa Torre, ampliò  la costruzione con un altro fabbricato e fece defluire le acque stagnanti verso l’attuale Arco Palude su via Mastandrea, la denominazione della strada è stata data dal Comune di Gioia non  per sottolineare che ci troviamo in una zona  un tempo ricca di acqua, ma per ricordare un Vescovo gioiese.

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Gioia nell’Ottocento. L’Orfanotrofio Femminile “Francesco Stasi”

28 Maggio 2020 Autore:  
Categorie: Gioia Nota, Storia

Le orfanelle dell’Orfanotrofio femminile Stasi partecipano ad un funerale

Ancor prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, che portò miseria, perdite umane, soprattutto di giovani, e famiglie orfane di figli e di padri, la situazione economico-sociale delle popolazioni del Sud , e anche quella di Gioia, era particolarmente precaria.

L’Ottocento  fu caratterizzato, oltre che da periodi di discreta floridezza economica, anche da annate tristissime, come quelle del 1810 e 1811: i bruchi distrussero gran parte dei raccolti e ciò che era stato risparmiato dai bruchi venne distrutto da una grandinata lapidaria. Si aggiunse anche una massiccia  invasione di cavallette e locuste; frumento, verdure, frutti, cotone, mandorli, vigneti, olivi, tutto fu danneggiato e corroso dai voracissimi insetti. Ciò portò carestie, siccità, con cattivi raccolti e prezzi enormi dei grani, invasione di cavallette, lupi famelici a torme. Non bisogna sottacere la diffusione della fillossera, che distrusse molti vigneti  e la guerra doganale con la Francia. Continua la Lettura

il Patronato di San Filippo a Gioia del Colle

26 Maggio 2020 Autore:  
Categorie: Gioia Nota, Storia, Turismo

statua di San Filippo Neri nella Chiesa Madre di Gioia

In due relazioni, una del 1755 e l’altra del 1774, sullo stato  della comunità ecclesiale di Gioia, conservate nell’ Archivio Segreto Vaticano, si dice: La Terra di Gioia gode di Chiesa Collegiata dedicata alla Natività  della Beata Vergine Maria. Patrona Principale  di tale Terra è S. Sofia e dall’ anno 1703 è anche venerato un secondo Patrono e protettore particolare, S. Filippo Neri.

Il 30 gennaio 1860 il Decurionato di Gioia, poiché non era ancora stata ottenuta l’approvazione canonica e legale del Patronato di S. Filippo, implora all’ unanimità dal re Francesco II e dal Papa Pio IX  la  dichiarazione Legale e Canonica di Compatroni di questa Città  S. Rocco e S. Filippo Neri.

Nella deliberazione  del Consiglio comunale di Gioia del Colle del  marzo 1899 si legge: Il Signor Presidente ricorda al Consiglio che da antico tempo si venera in questo Comune come Codesto Patrono S. Filippo Neri, la cui festività ricade ogni anno nel giorno 26 Maggio. Non sono mancate nei passati tempi deliberazioni della Rappresentanza del Comune per rifermare con solenne attestato l’antica divota consuetudine di venerare San Filippo Neri come Patrono del paese. Però tali deliberazioni non si vedono approvate dalle Superiori Autorità per tutti gli effetti civili e canonici. Continua la Lettura

I Cimiteri prima della riforma di Napoleone

23 Maggio 2020 Autore:  
Categorie: Storia

L’Editto di Saint-Cloud emanato da Napoleone Bonaparte

Prima della pubblicazione dell’editto di Saint-Cloud, voluto da  Napoleone Bonaparte nel 1804, esteso all’Italia nel 1806,  si era soliti seppellire i defunti, specie quelli  di ceto elevato e  quelli religiosi, all’ interno delle Chiese o nelle immediate vicinanze, quasi a voler impetrare la protezione divina sui morti.

La motivazione di tale decisione era duplice: in primo luogo era dettata da motivi igienico e sanitari e di salute pubblica, in quanto il continuo seppellimento dei defunti nelle chiese, spesso in tombe non ben tenute, come vedremo nella successiva documentazione,  procurava dei problemi di olezzo, di effluvi contagiosi e possibilità di contrarre malattie. In secondo luogo era dettata da una finalità ideologico-politica, quella del rispetto di quell’ uguaglianza dei cittadini, obiettivo conseguito a seguito della Rivoluzione francese. Continua la Lettura

Santa Rita da Cascia a Gioia del Colle

Santino di Santa Rita

Quando si parla di donne che sono state santificate si pensa a qualcuna che sin dalla giovinezza ha vissuto in castità e ha dedicato la propria vita a servizio  dei più deboli e dei bisognosi, che ha rinunciato a formarsi una famiglia o magari è andata anche incontro al martirio per testimoniare fino alla fine la propria fede.

Tra le Sante del passato che sono venerate non solo nella loro terra di origine o nella propria nazione, ma in gran parte del mondo cattolico va annoverata Santa Rita da Cascia.

Santa Rita è venerata come la santa dei casi impossibili o disperati; è patrona delle donne maritate infelicemente ed è invocata come santa del perdono e paciera di Cristo.

Molto travagliata è stata la sua vita; sposata con un uomo dal carattere violento sopportò con pazienza i suoi maltrattamenti e lo perdonò, riuscendo anche a farlo riconciliare con Dio. Diventata madre di due ragazzi li educò ai principi cristiani e, secondo una leggenda, per sottrarli allo spirito di vendetta che aveva loro inculcato uno zio, pregò Cristo che, piuttosto che deviassero dalla retta strada, glieli togliesse da questo mondo, dicendo: Io te li dono. Fa’ di loro secondo la tua volontà. Santa Rita fu esaudita, infatti i due figli morirono a causa di una malattia. Dopo tante peripezie riuscì ad entrare nel Monastero di Santa Maria Maddalena  di Cascia e praticò la carità, la pietà e la penitenza. Continua la Lettura

Il “seggio” di San Filippo

San Filippo al seggio, 1995, Via Carlo III di Borbone-Arco San Nicola

Il 2020 passerà alla storia come il primo anno del terzo millennio in cui non si è festeggiato  San Filippo, come i gioiesi sono  soliti onorarlo negli altri anni.

Infatti il programma della festa di quest’anno, in osservanza delle norme vigenti per la sicurezza di tutti a causa dell’epidemia in corso, si riduce ai soli festeggiamenti religiosi. Dal 18 al 25 maggio si terranno le Celebrazioni Eucaristiche in Chiesa Madre, mentre per il giorno 26 sono previste quattro Celebrazioni Eucaristiche durante la mattinata ed una serale, con la partecipazione delle autorità civili e militari, portatori e comitato. Seguirà la Solenne Consegna delle Chiavi al Santo Patrono, non più in Piazza Plebiscito come era consuetudine negli ultimi anni, ma sul sagrato della Chiesa Madre.

La celebrazione della ricorrenza del Santo Patrono, limitata solo ai momenti religiosi, è un evento che si è verificato solo nel corso delle due Guerre Mondiali, durante le quali fu prevista la sospensione di ogni festeggiamento. Continua la Lettura

Tre Santi Patroni di maggio

16 Maggio 2020 Autore:  
Categorie: Storia, Turismo

San Nicola e il miracolo dei tre bambini resuscitati, tela nella Chiesa di San Rocco

Il mese di maggio, nel bel mezzo della primavera, è il periodo in cui ”cadono” numerose feste patronali.

Tra queste, i nostri nonni ne ricordavano tre in particolare: San Nicola di Bari (Pàtara, 250, Mira, 326) la cui ricorrenza secondo il calendario liturgico cade il 6 dicembre, ma viene festeggiata l’8 maggio, San Cataldo ( monaco cristiano nato in Irlanda,  morto a Taranto nel 685), festeggiato a Taranto il 10 maggio e San Filippo (Firenze 1515, Roma 1595), festeggiato a Gioia del Colle il 26 maggio.

Pur essendo nati in periodi diversi e in luoghi diversi la venerazione verso questi tre Santi era talmente viva e forte che il popolo li accomunava come “fratelli”; ed in realtà lo erano, in qualità di fratelli in Cristo.

Inoltre  due dei tre Santi, Nicola e Cataldo, sono stati venerati a Gioia da tempi lontanissimi. A Gioia risalirebbe la presenza di una Chiesa di san Nicola, ubicata nei pressi dell’omonimo Arco, dove risiedeva il rappresentante della Chiesa di san Nicolò di Bari, Chiesa alla quale il duca normanno Ruggero d’Altavilla, figlio di Roberto il Guiscardo, nel giugno 1087, un mese dopo l’arrivo da Mira a Bari delle reliquie di San Nicola confermò all’arcivescovo Ursone II la donazione che suo padre aveva fatto alla Mensa Arcivescovile di Bari, delle terre del Canale, di Gioia a Frassineto, presso Monte Sannace e della chiesa di Sant’Angelo (Cod. Diplom. Bar. I,32), donazione più volte confermate dai suoi successori. Quest’Arco fa parte di un borgo che in passato prendeva la denominazione di Borgo San Nicola. Continua la Lettura

La Chiesa di Santa Maria del suffragio delle Anime del Purgatorio

15 Maggio 2020 Autore:  
Categorie: Storia, Turismo

La Chiesa di S.Maria del suffragio delle anime del purgatorio

Fino al 1845 Gioia disponeva di una Chiesa in più rispetto a quelle oggi esistenti nel nostro Comune.

Probabilmente la sua prima costruzione sarebbe   contemporanea all’ istituzione della Confraternita del SS. Sacramento che la gestiva, la quale risulta essere stata costituita nel 1652.

Nella Chiesa Madre operava la Confraternita del SS. Sacramento, come apprendiamo dagli Ordini della S. Visita, per Gioia, effettuata dall’ Arcivescovo di Bari, mons. Antonio Puteo,  promulgati il 24 ottobre 1578: S’ordina che la R.da  confraternita del s.mo Sacramento la quale è instituita nella maggior chiesa, debba pigliar lei questo peso et opera di charità di aver cura dell’ hospitale …

Successivamente abbiamo notizie della presenza a Gioia della Confraternita del SS. Sacramento che operava in una Cappella  affiancata alla Chiesa Madre, sodalizio che fu sciolto nel 1865.

Nei verbali della Visita a Gioia effettuata nel 1662 dall’ arcivescovo Diego Sersale, infatti,  si cita una Chiesa contigua alla Chiesa Madre, sotto il titolo  di Santa Maria del suffragio delle anime del purgatorio, che era retta dal canonico Biagio Caputo. Alla fine della Visita di questa Chiesa il Vescovo dispone di togliere i teschi e le ossa dei fedeli defunti che si trovavano intorno alle pareti della stessa e  di deporli nel Cimitero.

Durante la Visita dell’arcivescovo fra’ Tommaso Maria Ruffo nel 1688 si menziona la cappella del Purgatorio.

Nel 1695 l’arcivescovo Carlo Loffredo effettua la Visita alle Chiese di Gioia. Dopo aver visionato  la Chiesa del Purgatorio, stupito per la presenza di un dipinto molto esteso sull’ altare, raffigurante la Madonna e le Anime Purganti, impartisce la seguente disposizione: Che le figure delle Anime Purganti nude s’adombrino, e si coprino di fiamme nel petto, e nelle coscie per non apparir le mammelle, che più presto offendono gli occhi di chi li mira, che li portino devozione.

Nel 1706 durante la Visita l’arcivescovo Muzio Gaeta ebbe a rimproverare uno dei sacristi per l’incuria e la sporcizia presente nella cappella.

Troviamo accenni alla chiesa anche nella Visita effettuata nel 1756 dall’ arcivescovo Luigi D’Alessandro, il quale rilevò e annotò che nella Chiesa era stato inserito un secondo altare, intitolato in onore di S. Giuseppe.

Nel 1764 la Chiesa Matrice veniva abbattuta e nello stesso anno iniziò la ricostruzione del nuovo edificio sacro. La struttura della nuova Chiesa Madre sul lato nord fu costruita  in attacco alla Chiesa del Purgatorio.

Cartiglio della Chiesa e data della ricostruzione. 1768

Anche questa Chiesa  quattro anni dopo, nel 1768, fu abbattuta e ricostruita in quello stesso anno, come si può vedere dall’ iscrizione  sul portale di ingresso, oggi murato, che riporta tale data. Fu fatta costruire a spese della Confraternita del Purgatorio,  fondata in quel periodo probabilmente per rinverdire il ricordo e il culto per la Madonna e le Anime Purganti,  che in essa si veneravano. Pur officiandovi la Confraternita del Purgatorio, prese  la  cappella prese la denominazione del SS. Sacramento, quella assegnata alla primitiva costruzione.

Probabilmente la Confraternita del SS. Sacramento, che era la più antica tra quelle gioiesi e che già dalla fine del ‘700 stava attraversando un periodo di crisi, non era in grado di assolvere ai compiti previsti dallo statuto. Infatti l’arcivescovo di Bari, Muzio Gaeta, a seguito della Visita effettuata nel 1699, sottolinea il disordine nel quale si trovano le cose della Veneranda Confraternita e Congregazione del SS.

Inoltre quando il re di Napoli, a seguito del Concordato del 2 giugno  1741, imponeva che le Confraternite per poter continuare ad operare dovessero chiedere il Regio Assenso, per quella del SS. Sacramento  non è stata reperita richiesta in tal senso.

Il Concordato fu stipulato tra il re di Napoli Carlo di Borbone e il papa Benedetto XIV per terminar le dispute e controversie che da più secoli nel Regno di Napoli sono state su diversi capi tra le Curie laiche ed ecclesiastiche e per torre con ciò ogni occasione di discordia tra le due potenze.

Il Comune, che nel 1813 aveva ottenuto da Gioacchino Murat la concessione del Convento e della Chiesa di San Francesco, disposizione riconfermata  dal re Ferdinando IV nel 1816.

Chiesa Madre: La Madonna del Carmelo e le anime purganti, tela di Paolo Lanari, 1797

Nel 1823 il Decurionato delibera di fare le pratiche occorrenti per effettuare una permuta con la Congrega del Purgatorio, cui il Comune avrebbe ceduto la chiesa di S. Francesco per averne in cambio l’antica chiesa del Purgatorio (1768), per ingrandire la Chiesa Madre, di Patronato del Comune, ricostruita nel 1764, e formarne il Cappellone del SS. Sacramento.

Dal Fondo delle Opere Pie, presente nell’Archivio Storico di Bari, che contiene il prospetto delle Confraternite esistenti a Gioia alla data del 1828, apprendiamo della presenza anche della Confraternita del Purgatorio che non officia più nella cappella de SS. Sacramento, adiacente alla Chiesa Madre, ma nella Chiesa di San Francesco adiacente l’omonimo Convento dal 1822.

Bisognerà attendere il  1845 per effettuare quello  scambio con la Confraternita del Purgatorio, sicché oggi quella viene chiamata nuovamente Cappella del SS. Sacramento e di Maria Bambina. Questa permuta fu approvata  con Sovrano Rescritto l’11 gennaio 1845.

Nella Chiesa Madre è presente una tela del pittore Paolo Lanari, datata 1797, la quale, proprio per i soggetti che rappresenta, La Madonna del Carmine e le anime purganti che dal Purgatorio la invocano, potrebbe provenire dall’altare della vecchia Chiesa del SS. Sacramento, poi inglobata dalla stessa Chiesa Madre.

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Due Opere Pie: il Ricovero di Mendicità e l’Ospedale

14 Maggio 2020 Autore:  
Categorie: Storia

L’ex Convento dei Francescani Riformati o palazzo Sant’Antonio

In questi giorni è venuto alla ribalta  il nome del Palazzo Sant’Antonio. Infatti il sindaco di Gioia del Colle ha messo a disposizione questa struttura per ospitare 7 cittadini che, per motivi di profilassi ed evitare possibili contagi,  hanno bisogno di trascorrere la quarantena  da Covid-19, lontano dai propri familiari.

La struttura è comunemente chiamata Palazzo Sant’Antonio perché adiacente alla Chiesa di Sant’Antonio o del Crocifisso. L’attuale Chiesa è stata fatta costruire dai Padri Zoccolanti Riformati di San Francesco su una preesistente Chiesa, andata distrutta, dedicata a Sant’Antonio.

Il complesso conventuale non rientrò tra quelli che furono soppressi da Gioacchino Murat a seguito della legge emanata da Giuseppe Napoleone il 17 agosto 1809, come si verificò per gli altri due Conventi gioiesi, quello di S. Francesco e di San Domenico, perché appartenente ad un Ordine religioso non possidente, e quindi rimase attivo fino al 1865. In quell’anno divenne proprietà del Demanio e due anni dopo, il 1867, il Comune di Gioia chiese di riaprire la Chiesa e di utilizzare i locali dell’ex Convento per impiantarvi un Ospizio di Mendicità e l’Ospedale civile. Esaudita questa richiesta il Comune concesse il complesso conventuale al dott. Candido Minei, secondo marito della signora Nicoletta Taranto, per allocarvi l’Asilo d’Infanzia e il civico Ospedale. Continua la Lettura

Gli Ebrei in Puglia e a Gioia del Colle

13 Maggio 2020 Autore:  
Categorie: Storia

Sigillo di Salomone o Stella di David, simbolo degli Ebrei

Molto fantasiosamente, secondo alcuni il termine Puglia deriverebbe dal toponimo biblico “Pul” (variante Put), citato dal profeta Isaia 66,19, ricordato da Beniamino da Tuleda, un geografo ed esploratore spagnolo di cultura ebraica del XII secolo.

Nel suo viaggio effettuato nel 1159 da Tudela a Damietta (Egitto) attraversò per due volte l’Italia.

Attraversando  la Puglia annota: Ad un giorno da Trani sorge a Nicola di Bari; di qui s’impiega un giorno e mezzo per giungere a Taranto, una grande città abitata da 300 ebrei. L’unica strada che collegava Bari a Taranto era quella che passava per Gioia; è probabile che si sia fermato anche a Gioia.

L’Italia meridionale è stata per secoli una terra di passaggio per gli Ebrei che spesso sbarcavano a Brindisi, Otranto, Bari, o Trani per motivi di commercio, per sfuggire alle persecuzioni, perché costretti come deportati a lavorare da schiavi.

La presenza di colonie ebraiche in Italia Meridionale è attestata da numerose fonti storiche sin dal periodo della Roma repubblica; troviamo Ebrei sia come liberi cittadini che come schiavi utilizzati nella coltivazione dei latifondi romani, condotti da Gerusalemme da Pompeo nel 63 d.C. o successivamente. Continua la Lettura

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