Origini del ceppo Primativo e dello Zinfandel
8 Aprile 2020 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Prodotti Locali, Senza categoria, Storia, Territorio & Ambiente
Controversa è l’origine della coltivazione della vite nei nostri territori.
Nella Relazione su Primitivo di Gioia allegata alla richiesta di riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata dei vini Gioia del Colle, si afferma che per qualche studioso il Primitivo sia originario o quanto meno sia stato coltivato per la prima volta nelle zone litoranee ove si affermarono le colonizzazioni fenicia prima e greca poi. Nei secoli successivi, in particolare nel Medio Evo, con il diffondersi degli insediamenti rupestri ad opera degli eremiti Basiliani, il vitigno sarebbe stato diffuso nel tempo dalla Terra d’Otranto, in particolare dalla zona pianeggiante dell’arco ionico, ove si erano sviluppate le più ricche e celebri colonie greche, a tutto il territorio Barese e fino alla costa adriatica, attraverso la vecchia via Taranto-Mottola-Gioia-Casamassima-Bari. L’importanza dell’opera svolta dai monaci Basiliani a favore della viticoltura pugliese è stata, senza alcun dubbio, rilevante solo se si consideri che tale opera si estrinsecava in epoca precedente a quella nella quale operarono i Benedettini in altre regioni. E che l’opera dei Basiliani nel settore vitivinicolo sia stata tale da lasciare un’impronta evidente per circa un millennio, è evidenziata dal fatto, come riferisce Ricchioni, che ‘le pratiche enologiche, nella provincia di Terra d’Otranto, erano più accurate che non altrove in Puglia’ perché, aggiungiamo noi, proprio in tale provincia l’attività dei monaci Basiliani era stata più feconda che altrove. Infatti presso molti eremi, colà esistenti, erano stati realizzati impianti, oltre che per l’oleificazione delle olive, per la vinificazione delle uve prodotte nei vigneti afferenti all’eremo e che il vino
L”oro rosso’ di Gioia del Colle: il vino “Primativo”
7 Aprile 2020 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Prodotti Locali, Storia, Territorio & Ambiente
Come chiamiamo il vino nel dialetto gioiese? U mìjre, mmirre.
La parola vino viene dal latino vinum.
In epoca romana accanto alla parola vinum si utilizzava anche la parola merum per indicare il vino schietto, sincero, puro in contrapposizione al primo che indicava il vino miscelato con acqua, miele, resine ed altri additivi per renderlo più sciropposo. Ebbene mentre la parola vinum è entrata in tutte le lingue indoeuropee, la parola merum è rimasta invece solo nei dialetti pugliesi, dove ancor oggi il buon vino si chiama mjier o mieru. Il vino che già si faceva in Puglia non era vinum, ma merum nel senso di schietto, puro, vero, cioè vino buono, pregiato. Il lemma mir in illirico ( e ancor oggi in albanese) vuol dire buono, bello, ben fatto, per indicare il loro vino rosso.
Tra le eccellenze di Gioia non si può non annoverare il vino primitivo.
Il Primitivo di Gioia dunque può considerarsi il più diretto erede dell’antico merum, il vino storico per eccellenza della Puglia.
L’orgoglio per un prodotto tipico del nostro territorio ha spinto alcuni gioiesi, coltivatori di vigneti, a trasformare le uve prodotte per ricavarne il prezioso
1 luglio 1920: l’eccidio di Marzagaglia
6 Aprile 2020 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Primo Piano, Storia
I tentativi di esportare nel Sud dell’Italia un tipo di industrializzazione pesante, sono stati una scelta che si è dimostrata perdente (come dimostrato dagli insediamenti di Bagnoli e di Taranto). Il Mezzogiono, invece, andrebbe valorizzato maggiormente nella sua vocazione agricola e nella trasformazione dei prodotti dell’agricoltura.
Nel 1915 gli uomini del Sud, in età di leva, erano stati chiamati alle armi per combattere contro l’impero austro-ungarico con la speranza, anzi la promessa che, al ritorno vittorioso da quel conflitto avrebbero potuto godere dell’assegnazione di terre da coltivare.
Lo stesso Primo Ministro Antonio Salandra, per animare i soldati a combattere, dal 1915 aveva dichiarato alla Camera che alla fine della guerra ogni contadino, eroe del fronte, avrebbe avuto la sua parte di terra come ricompensa offerta dalla Patria ai suoi valorosi figli.
Grande fu la delusione all’indomani del 4 novembre del 1918: quei superstiti, scampate vittime del Primo Grande Conflitto Mondiale, pur essendo riusciti a portare sana la pelle nel loro Comune, furono vittime di una cocente realtà, quella di aver dato vite dei loro cari alla Patria e di ritrovarsi in una situazione di povertà e di delusione per ricompense negate.
Il Governo, infatti, oltre ad essere in preda ad una profonda crisi economica, prese tempo, poiché non riuscì a trovare una mediazione tra le richieste dei
Apprezzo della Terra di Gioja del 1653
1 Aprile 2020 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia, Territorio & Ambiente
La Terra di Gioja distante dalla Terra di Acquaviva miglia 8, da Santeramo miglia 8, dalla Terza miglia 15, dalla Citta di Castellaneta miglia 12, dalla Citta di Motola miglia 12, dalla Terra delle Noci miglia 12, dalla Terra di Putignano miglia 12, dalla Terra di Turi miglia 10, da Casamassima miglia 12, dalla marina di Bari miglia 24, da Taranto miglia 24, da Mola miglia 20, da Polignano miglia 20.
E’ detta Terra di Gioja nell’ultima numerazione di fuochi 411 estra Preti, e Franchi.
Sta situata e posta in piano, e viene circondata d’ ogni parte sì dal sole, come da venti. E’ di aere temperata, quale è murata d’intorno con mura, e torrioni tondi. Tiene quattro Porte, la prima di Bari, la seconda di Santeramo, la terza del Casale, la quarta porta detta di S. Domenico, le quali si serrano la sera.
Le abitazioni di detta Terra sono repartite con strade grandi e piccole, le quali sono piane inselciate di pietre vive, e si cammina per esse comodamente a piede a cavallo, e con Carozza per essere tutto il sito piano, e nel mezzo di detta Terra è la Piazza di mediocre grandezza, in essa vi sono più boteghe colla Taverna, ove si può allogiare; in dette boteghe si vendono tutte sorte di verdume, ed altre robbe comestibili, pesci, quali vengono dalla marina di Taranto.
Apprezzo di Gioia del 1640
1 Aprile 2020 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia, Territorio & Ambiente
A distanza di un trentennio dalla pubblicazione dell' Apprezzo del Tabulario Federico Pinto (1611), integrato nel 1612 dal tabulario Virgilio De Marino, viene commissinato dal Re di Napoli un nuovo Apprezzo della Terra di Gioia.
Di seguito si riporta i testi dell'Apprezzo di Gioia del 1612, stilato dal Tabulario napoletano Virgilio de Marino e l'Apprezzo di Gioja del 1640, stilato dall'Architetto e Tabulario Honofrio Tangho.
APPREZZO DI GIOJA 1612
Per decreto di V.S. m’è venuto commesso la revisione dell’Apprezzo della Terra di Gioja primo loco fatta per lo Tabulario Federico Pinto, per il che, monite le parti, mi sono conferito in detta Terra, et havendo fatta riconosciuta uno con lo suo tenimento, e deschritto, et lo reddito delli suoi corpi d’intrate da molti anni in qua, lasciando da quello la descrizzione di essa Terra, et suo territorio per non essere prolisso, giacche sta fatto per esso Federico Pinto. Referisco a V.S. solo lo reddito di essi Corpi, et loro prezzo, il che si fa i dui modi, seu in dui Letture, l’uno di esse sarà lo reddito e prezzo insino all’anno 1610, quando esso Federico fè la sua relazione; et l’altra Lettura sarà inizio da hoggi, cioè per tutto l’anno 1611, fra le quali se ritrova alcune alterazione di intrate.
Et cominciando dalla prima Lettura insino all’anno 1610, et camminando col medesimo ordine, che stanno citati li Corpi per esso Federico compensando tre anni, seu tre affitti antecedenti di essi corpi, referisco a V.S., che compensando hanno reso le seguente summe.
L’ Apprezzo della Terra di Gioja del 1611
30 Marzo 2020 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia, Territorio & Ambiente
Un Regno o uno Stato o un Comune per poter provvedere alle necessità della popolazione (istruzione, sanità, manutenzione strade, illuminazione, gestione rifiuti, lavori pubblici, servizi sociali ecc …) ha bisogno di ingenti risorse finanziarie. Per poter repire queste risorse si fa ricorso a contribuzioni dei cittadini, tassando beni e proprietà. Per poter operare in questa direzione è indispensabile essere a conoscenza di tutto ciò che è presente nel territorio di competenza, delle attività svolte dalla popolazione residente e dei loro redditi e proprietà.
Per quanto concerne Gioia del Colle i primi documenti che ci sono pervenuti e rimasti, riguardanti la situazione catastale del Comune, si riferiscono agli Apprezzi della Terra di Gioia. Il primo, indicato come Apprezzo della Terra di Gioja, del tabulario Federico Pinto, risale al 1611.
Per ordine di V.S. mi viene commesso l'Apprezzo della Terra di Gioja, la quale se possedeva per il Signor Duca di Atri, Conte di detta Terra, quale siede nella Provincia di Terra di Bari posta su' una pianura nella parte più eminente d'essa, è munita tutta attorno, cinta di spessi Torrioni per defensione di questa. Se' ne entra per due Porte maggiori oltre la Piccola. Le strade per le quali si va discorrendo detta Terra sono tutte piane spaziose, e commode. Li abitazioni de Cittadini sono generalmente commode, però alloggiate da povera gente; e sebbene vi è alcuna persona commoda, non è di quantità notabile.
La Madonna Odegitria nell’Arco Mastrocinto
12 Marzo 2020 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Gioia Nota, Senza categoria, Storia, Territorio & Ambiente, Turismo
Il bassorilievo a fianco riportato è la copia di quello presente, ma poco visibile, in alto sulla facciata destra di un’abitazione risalente al Trecento, che si trova all’interno dell’Arco Mastrocinto, arco così denominato dall’omonima famiglia gioiese, vissuta nel sec. XVII, che abitava nella corte. L’Arco presenta lungo i bordi una lavorazione a punta di diamante, tipica della scultura araba, elemento che ritroviamo sia sull’arco ogivale che immette nel cortile del castello normanno-svevo di Gioia del Colle, sia sull’arco presente nella Sala del Trono al primo piano del castello.
Rappresenta la Madonna che regge con il braccio destro il Bambino, mentre sul braccio sinistro ha impresso una stella.
Poiché il bassorilievo per le sue dimensioni ridotte e per il punto in cui è incastonato non è facilmente visibile a coloro che accedono nell’Arco per prenderne visione, lo scultore autodidatta gioiese Mario Vacca ha pensato di scolpirne una copia simile all’originale, che raffigura la Madonna Odegitria che regge in braccio il Bambino. [Continua la Lettura]
Lo zampino di Gioia del Colle
14 Ottobre 2019 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Prodotti Locali, Storia, Territorio & Ambiente, Turismo
All’interno della IV edizione del Palio delle Botti il 3 e 4 agosto 2019, Gioia del Colle ha avuto l’opportunità di riscoprire, grazie alla Pro Loco, un suo prodotto tipico, a lungo tempo dimenticato: lo zampino.
Lo zampino, differente dalla zampina di Sammichele, fu a lungo studiato per individuarne le differenze dallo studioso locale Erasmo Pastore che per diverso tempo ha tentato di far conoscere il prodotto gioiese e di farlo promuovere, al pari della mozzarella e del vino primitivo, per i quali ha lasciato diversi approfondimenti.
È stato il ricordo di un incontro tra il dott. Erasmo Pastore e Alessandro Cortese, attuale Presidente della Pro Loco di Gioia del Colle, a cercare di riportare in auge lo zampino: “Perché non riproponete tra le sagre quella dello zampino? – Cortese ricorda così un dialogo che ebbe con Pastore – Una volta a Gioia si faceva. È un tipico prodotto nato a Gioia ben prima della zampina di Sammichele, che oggi è molto conosciuta, ma molto diverso negli ingredienti. Vedi cosa puoi fare”.
Primo centenario del Gruppo di Volontariato Vincenziano a Gioia (1919-2019)
20 Settembre 2019 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Associazioni, Comunicati, Eventi & Tempo Libero, Storia
Quest’anno ricorre il centenario della fondazione del Gruppo di Volontariato Vincenziano di Gioia del Colle.
Per ricordare questa ricorrenza l'Associazione ha organizzato degli eventi commemorativi concentrati in tre giorni, a partire dal 26 settembre 2019, come da locandina a fianco riportata.
Purtroppo la documentazione presente nell’Archivio dell’Associazione e in quello storico del Comune di Gioia è scarsa e si riesce a ricostruire ben poco. Non si può comprendere il perché della nascita dell’Associazione e i compiti che ha svolto e svolge tuttora se non inquadriamo il periodo storico in cui si inserisce l’istituzione di cui quest’anno ricorre il Centenario. Il 1919 segue immediatamente quel 4 novembre 1918, data che segna per l’Italia la fine della Prima guerra mondiale. Una guerra disastrosissima non solo per i vinti, ma anche per i vincitori, che è costata in termini di vite umane un bilancio pesantissimo. La stima del numero totale di vittime della Prima Guerra Mondiale non è determinabile con certezza e varia molto: le cifre più accettate parlano di un totale, tra militari e civili, compreso tra 15 milioni e più di 17 milioni di morti, con le stime più alte che arrivano fino a 65 milioni di morti includendo nell' insieme anche le vittime mondiali della influenza spagnola del 1918-1919. In via del tutto approssimativa si può calcolare che la Prima Guerra Mondiale costò alla popolazione italiana, tra civili e militari:
1.280.000 – 1.780.000 morti, 462.800 – 1.300.000 invalidi permanenti.
Anche Gioia ha pagato un alto tributo, quantificabile in circa 1000 morti, oltre a dispersi e invalidi.
Presentazione e consegna alla Città di Gioia dei cartelli turistico-informativi PON I.T.T. ‘G. Galilei’
13 Settembre 2019 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Comunicati, Eventi & Tempo Libero, Prodotti Locali, Storia, Territorio & Ambiente, Turismo

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Martedì 17 settembre 2019, alle ore 18,00, sarà scoperto il pannello turistico-informativo della chiesa di Santa Maria Maddalena, sita nell'omonima strada. A seguire, alle ore 19,00, nel chiostro del Comune di Gioia del Colle, nell'ambito delle manifestazioni estive organizzate dall'Assessorato alla Cultura 'Joha aeSTAS 2019' saranno consegnati ufficialmente alla città i 12 pannelli turistico-informativi realizzati dagli studenti dell'I.T.T. 'Galileo Galilei' di Gioia del Colle, coordinati dalla prof.ssa Giuliana Notarnicola e dal prof. Francesco Giannini.
A breve saranno posizionati gli ultimi due pannelli: quello del Molino-Pastificio 'Pagano' su via Paolo Cassano, in prossimità dell'uscita del casello autostradale e quello del Caffeàus, sito in via Padre Semeria, nei pressi della piazzetta intitolata a san Padre Pio.
L'incontro della serata ha per tema: 'Alla riscoperta della Storia di Gioia del Colle. Siti, Uomini, Vicende, Cultura.
Dopo il saluto del sindaco, avv. Giovanni Mastrangelo e del Dirigente dell'I.I.S.S. 'Marone-Canudo-Galilei', prof. Rocco Fazio, introdurrà l'Assessore alla Cultura, avv. Lucio Romano.

La relazione sul lavoro svolto sarà tenuta dalla prof.ssa Giuliana Notarnicola e dal prof. Francesco Giannini.
Al termine della relazione sono previsti gli interventi del dott. Gianvito Masi, ricercatore presso il CREA e il Direttore del Consorzio Tutela Primitivo Gioia del Colle, dott. Vincenzo Verrastro.
La cittadinanza è invitata a partecipare.




