I Palazzi Pavone

20 Marzo 2021 Autore:  
Categorie: Gioia Nota, Storia

Chiesa di San Rocco, iscrizione di don V. Angelillo in onore di don Girolamo Pavone

La famiglia Pavone ha dato molti personaggi illustri a Gioia del Colle.

Il canonico don Girolamo Pavone, nella prima metà dell’Ottocento ampliò la Chiesa di San Rocco, abbellendola con un campanile che richiama lo stile di quello eretto in piazza San Marco a Venezia.

La nuova Chiesa viene realizzata dal pio ed umile sacerdote anche grazie alle donazioni di numerosi concittadini. Direttore dei lavori è stato l’architetto Vincenzo Castellaneta, padre del noto pittore Enrico. La costruzione viene ultimata nel 1870.

Tra la prima e la seconda arcata interna della Chiesa, quella che permette di accedere alla sagrestia, vi è una lapide marmorea con la seguente epigrafe di don Vincenzo Angelillo: Sac. Can. (Sacerdote Canonico) Girolamo Pavone 16 maggio 1824-11 dicembre 1892. Visse una vita di purezza di santità. Infaticato e savio fondò questa Chiesa con l’opra, col zelo, col sacrificio. Direttore Spirituale della Congrega fervido propulsore di amore e di pace col dolce imperio della parola semplice riaddusse le anime dai flutti e le tempeste umane alla sponda fiorita dei cieli. Umile vessillifero del Signore morì benedetto e lagrimato. Memore la Confraternita S. Rocco ne glorifica il nome. Continua la Lettura

Via Mastandrea

Tabella indicativa di Via Mastandrea

Anche per questa denominazione, come per quella di Via Bernal, non abbiamo il nome di battesimo del titolare a cui è stata intestata la strada.

Non solo non siamo certi del cognome esatto di questo personaggio, ma ignoriamo anche a quale dei Mastrandrea venne intitolata quella strada.

Di questa famiglia abbiamo notizia di un notaio, Leonardo Mastandrea, a volte nominato Mastrandea, il quale nel 1779 rogò l’atto costitutivo della Confraternita di San Filippo Neri, la quale ancora oggi officia nella Chiesa di Sant’Angelo. Continua la Lettura

Palazzo Sala Buttiglione

15 Febbraio 2021 Autore:  
Categorie: Gioia Nota, Storia

Cartello segnaletico del Palazzo Sala Buttiglione

Nel 1973 Emanuele De Deo, al ritorno da Napoli si ferma a Gioia del Colle per diffondere, con i suoi amici liberali che avevano abbracciato con lui gli ideali della rivoluzione francese ed erano ostili all’oppressione della dinastia borbonica, le nuove idee di libertà, di fratellanza e di uguaglianza.

Partecipa, insieme ai fratelli Carlo e Giuseppe e alla sorella Angela, ad un banchetto offerto da donna Anna Innocenza Sala, moglie di Gianfrancesco Buttiglione, ad un gruppo di amici, tra cui l’abate Francesco Paolo Losapio, anch’essi attratti dalle nuove idee di giustizia, di libertà che venivano da Oltralpe, dalla Francia rivoluzionaria.

L’aver portato alcuni opuscoli e giornali che propagandavano le idee repubblicane e democratiche, consentì a De Deo, durante il banchetto, di avviare una discussione sui principi del sistema politico-sociale attuato in Francia e sull’anacronistica sopravvivenza delle monarchie assolutistiche.

Proclamò che i popoli hanno il diritto di detronizzare il sovrano e condannarlo quando essi, invece di garantire libertà e giustizia e di farsi promotori di cultura e di benessere dei sudditi, governano da despoti e oppressori degli stessi.

Emanuele De Deo

Si narra che, riferendosi al dispotico re Ferdinando IV e alla moglie Maria Carolina, abbia affermato: Siamo ormai pronti. La sorte di Ferdinando e di Maria Carolina è segnata. Anch’essi finiranno come i sovrani di Francia.

Preso dalla foga del discorso, dopo aver brandito un coltello da cucina, pare si sia accostato in maniera minacciosa al quadro su cui era raffigurato il sovrano, in atteggiamento di volerlo trafiggere o insultare.

Lo stesso Patarino, che dal 1792 si trovava a Napoli per completare  i suoi studi, consegnò al Consigliere cui era stato affidato il compito di istruire il processo, Francesco  Caccia, una lettera anonima, che dichiarava di aver ricevuto da Gioia del Colle, nella quale si diceva: Nello scorso maggio 1793 si tenne convito sopra la casa di donn’Anna Bottiglione, dove intervenne don Bernardo Palmieri, il reggente  conventuale Mastropaolo, il governatore, li fratelli don Emmanuele e don Giuseppe De Deo ed il canonico don Biagio Del Re e in atto di pranzo si lessero molte satire contro del re e della regina e il don Emmanuele De Deo perorò la causa della libertà, e, trasportandolo tanto la follia, con un coltello alla mano corse ad un ritratto del re e disse che, se era realmente re, l’avrebbe ammazzato, al che interloquì il detto canonico don Biagio Del Re e disse: “Tra breve speriamo fare ammazzare il re e la regina”.

Casa De Deo a Gioia del Colle con targa commemorativa

Probabilmente la lettera fu scritta dallo stesso Patarino, il quale nell’ottobre del 1793 aveva scritto un’altra lettera, indirizzata al concittadino gioiese Colombano Losito perché gli fornisse documenti, come lui stesso disse, perché ho l’impegno d’inabissare questi Signori Del Re.

Non essendo riuscito nell’intento, il Patarino escogitò un sotterfugio per metter in atto il suo piano.

Qualche tempo dopo il ‘malprete’ Nicola Patarino, partecipò ad una riunione in casa di Emanuele De Deo  e, fingendo di essere anche lui un antiborbonico,  mentre tutti i convitati si trattenevano in cucina intenti a cuocere dei maccheroni, con il pretesto di togliere da una tasca del pantalone un pezzo di cioccolata, entrò in una stanza attigua e cominciò a rovistare dappertutto in cerca di qualche documento compromettente.

Riuscì finalmente a trovare nel tiretto di un tavolo una copia della Costituzione francese, che trafugò e lo consegnò al Generale Acton per informarlo delle trame contro il re Ferdinado IV.

A causa di questa delazione De Deo fu arrestato come elemento sovversivo.

Nel corso del processo   il padre Giuseppe Mastropaolo, reggente dei Francescani Minori Conventuali dichiarò che De Deo non solo aveva tenuto discorsi sediziosi e aveva propagandato idee contrarie alla monarchia borbonica, ma che, spinto dalla foga patriottica, era tornato più volte sull’argomento, arrivando al punto di dire che la libertà e l’eguaglianza, solennemente abbracciate dai Francesi, erano le cose più belle del Mondo e producono la felicità dei Popoli-

Via Emanuele De Deo a Gioia del Colle

Mentre così parlava, dopo aver impugnato un coltello da tavola, si era avventato contro il ritratto del Re e, anche senza proferir parola, il suo atteggiamento faceva trasparire i propositi criminosi che covavano nella sua mente. Anche l’avvocato don Vincenzo Soria affermò che Emmanuele De Deo nel pranzo dato da donna Anna Sala andò con un coltello alla mano ad insultare il ritratto di S. Maestà.

Il Professor Fortunato Matarrese sostiene che il palazzotto dove si svolse il celebre banchetto sorge nel cuore della vecchia Gioia ed è quello sito in via Emanuele De Deo col numero 11.

Sulla sua facciata la locale Amministrazione, a ricordo dello storico evento, nel giugno del 1972, in occasione del bicentenario della nascita del martire pugliese, fece murare una lapide con una epigrafe in cui si assegna come data del convito il 26 maggio del 1793.

Il palazzo Sala Buttiglione con l’annessa cappella dell’Addolorata

In realtà il palazzo Sala Buttiglione, dove si tenne il convito durante il quale Emmanuele De Deo espresse la sua invettiva contro Ferdinando IV è quello in via Bartolomeo Paoli, che viene ricordato con tale nome.

L’abitazione in cui avvenne il trafugamento della copia della Costituzione francese sarebbe casa De Deo a Napoli e non l’abitazione di  Gioia, sulla cui porta di accesso nel 1972 fu apposta una targa commemorativa.  Questa seconda riunione è più probabile che sia tenuta a Napoli, sempre nella casa dei De Deo, dato che il prete Patarino già dal 1792 risiedeva a Napoli per motivo di studio e, come lui stesso affermò nella sua deposizione, a quel pranzo partecipò anche D. Carlo Laubergh e lo Scolopio Laubergh, fratello del medesimo.

I fratelli Del Re    proposero al Patarino, mentre risiedeva a Napoli,  come Maestro dello Studio il padre Scolopio Laubergh, che si offrì gratuitamente per tale compito.

Tali sacerdoti risiedevano a Napoli, come il generale Acton, a cui il Patarino consegnò la lettera delatoria.

Annesso al palazzo Sala Buttiglione in via Bartolomeo Paoli è ubicata la cappella di famiglia, consacrata alla Madonna Addolorata, che presenta sulla volta la Croce dei Cavalieri di Malta.

La Croce dei Cavalieri di Malta sulla volta della cappella dell’Addolorata, annessa al palazzo Sala Buttiglione

Attualmente la chiesetta appare monca del fastigio, perché fu abbattuto per renderla come locale ad uso commerciale. È stata restaurata, dall’attuale proprietario, l’architetto Milano, ma dell’originaria costruzione, che era stata trasfigurata dai precedenti locatari, nella parte interna resta visibile la Croce dei Cavalieri di Malta e la nicchia in cui era presente la Statua dell’Addolorata.

Nella cappella è stata custodita fino al 1919 la statua di Santa Lucia, a causa del terremoto del 1885 che distrusse la vecchia cappella di Santa Lucia de’ Greci. La cappella è stata sconsacrata nel 1921.

Questo palazzo è stato anche dimora del Podestà e Sindaco di Gioia, Vincenzo Castellaneta, fino a metà degli anni ’50.

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Il notaio cav. Vincenzo Taranto

13 Febbraio 2021 Autore:  
Categorie: Gioia Nota, Storia

Il notaio cav. Vincenzo Taranto

La famiglia Taranto, oltre al notaio Donatantonio Taranto, ha avuto un altro notaio, il cav. Vincenzo Taranto (1855-1894).

Ritroviamo il cav. Vincenzo Taranto in un periodo molto travagliato della vita politica di Gioia del Colle, per le dispute tra i due partiti contrastanti che sedevano in Consiglio: il Partito Operaio, giolittiano, capeggiato dal socio sindaco Marcellino Cassano, di cui faceva parte l’on. Vito De Bellis, e il Partito Agrario, capeggiato dal sindaco Daniele Eramo e spalleggiato dallo stesso Vincenzo Taranto.
Le combattute elezioni del 1892 portarono alla sconfitta del Partito Agrario, alla vittoria del Partito Operaio e al trionfo di Marcellino Cassano.

In occasione dell’insediamento del nuovo Consiglio comunale di Gioia il 12 novembre 1889, durante il quale fu rieletto sindaco il cav. Marcellino Cassano, il consigliere Vincenzo Taranto si astenne. Il neo sindaco, però si dimetteva dopo circa un mese.

Durante la seduta del Consiglio comunale del giorno 1 maggio 1890  venne eletto sindaco il sig. Enrico Soria con 16 voti, mentre il cav. Vincenzo Taranto ne ottenne otto. Continua la Lettura

Il notaio Donatantonio Taranto

11 Febbraio 2021 Autore:  
Categorie: Gioia Nota, Storia

Il notaio Donatantonio Taranto

La famiglia Taranto ha dato tanti personaggi importanti per la storia di Gioia.

Uno di questi è sicuramente il notaio Donatantonio Taranto.

Notizie storiche su questo cittadino gioiese le attingiamo sia dai Discorsi di alcuni suoi amici, tra cui l’avv. Leonardo Prisciantelli, l’avvocato Saverio Papalia e cittadini gioiesi come l’avvocato Berardino Bruno, il cav. Daniele Eramo, l’allora sindaco comm. Marcellino Cassano, il dott. Angelo Diomede, raccolte nel volume commemorativo Onoranze Funebri ad Antonio Taranto, ma anche dagli atti presenti nell’Archivio storico del Comune di Gioia del Colle.

Il Taranto nacque a Gioia del Colle il 17 maggio 1818 da modesti genitori: Adriano Taranto e Maria Nicola Palmisano. Essi, avendo notato una spiccata intelligenza e propensione per lo studio da parte del figlio Antonio, o meglio Donato Antonio, gli offrirono i mezzi necessari per garantirgli una buona istruzione ed educazione. Continua la Lettura

La Piazza ottocentesca di Gioia del Colle

10 Febbraio 2021 Autore:  
Categorie: Gioia Nota, Storia

Anni ’50. Piazza Plebiscito vista dall’alto

Risale all’Ottocento l’ampliamento del paese al di là delle mura cittadine, che circondavano il Centro storico di Gioia.

Nella zona posta a sud del paese era presente un Largo o Spiazzo comunemente chiamato di San Francesco per la presenza del Convento e della Chiesa intitolata al Santo di Assisi, che i nostri avi ricordano essere stato utilizzato per la coltivazione della vite, mentre altri terreni di pertinenza della Chiesa o di privati erano giardini coltivati.

Lo spiazzo era stato successivamente denominato monterrone, per il deposito di rifiuti che ne avevano rialzato il livello formando un monticello.

La Piazza ha una forma trapezoidale con la base più piccola rivolta a sud, a confine con il complesso conventuale di San Francesco. Continua la Lettura

Il sacro sposalizio di Maria Santissima e San Giuseppe. 23 gennaio.

31 Gennaio 2021 Autore:  
Categorie: Gioia Nota, Storia

Raffaello. Sposalizio della Vergine Maria

Della vita di San Giuseppe, sposo della Madonna non conosciamo se non quelle poche notizie che attingiamo dal Vangelo di Matteo (era un uomo giusto, della discendenza di Davide, falegname, promesso sposo di Maria) e di Luca (uomo della casa e della famiglia di Davide della città di Betleem).

Sempre dal Vangelo di Matteo apprendiamo che Maria prima che lei e Giuseppe abitassero insieme, si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo. Giuseppe, suo sposo, che era giusto e non voleva esporla all’infamia, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre rifletteva su questo, ecco un Angelo del Signore gli apparve in sogno e gli disse: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché colui che in lei è concepito è opera dello Spirito Santo. Essa darà alla luce un figlio a cui porrai nome Gesù: egli, infatti, salverà il popolo suo dai suoi peccati…. Giuseppe, destatosi dal sogno, fece come l’Angelo del Signore gli aveva ordinato e condusse sua moglie con sé.

Dopo la partenza dei Magi un Angelo del Signore apparve a Giuseppe e gli disse: Alzati, prendi il Bambino e sua Madre, fuggi in Egitto, e resta lì, finché non ti avviserò, perché Erode ricercherà il Bambino per farlo morire. Egli si alzò e di notte, preso il Bambino e sua Madre, si ritirò in Egitto, e vi restò fino alla morte di Erode. Continua la Lettura

I manufatti dell’archeologia industriale di Gioia del Colle

 

1903. Panorama di Gioia e della zona industriale, dalla via per Santeramo

Affermare che Gioia, come recitano i cartelli stradali posti agli ingressi del paese, sia solo una città federiciana, connotata dalla produzione del vino primitivo e della mozzarella, è sicuramente molto riduttivo e non rende giustizia alla storia e alle nostre tradizioni locali. Infatti degne di memoria sono altre caratteristiche salienti del nostro Comune, che si identifica anche come città che vanta una delle più premiate Bande musicali e come sede, in un passato non molto lontano, di numerosi insediamenti industriali, legati ad altrettante attività cui è vocato il territorio gioiese. Continua la Lettura

Palazzo Giordani, già Palazzo Milano

Palazzo Giordani, già Milano, a Gioia del Colle in Via Roma

Fino alla fine del’700 l’abitato di Gioia, come risulta dalle carte topografiche dell’epoca, era ristretto all’anello che comprendeva il Centro storico ed una ristretta fascia con esso confinante.

In quel periodo dovevano essere presenti  ancora le quattro Porte dalle quali si accedeva in Gioia, come si evince dal Catasto onciario di Gioia del 1750.

Bisogna attendere l’inizio dell’Ottocento perché il paese si ingrandisca e si espanda anche in direzione ovest, lungo quella direttrice che successivamente prenderà la denominazione di Via Stazione, perché conduceva alla Stazione ferroviaria.

Dalla Carta Generale del Regno di Napoli del 1810 si nota che Gioia del Colle, oltre l’anello storico manifesta un ampliamento del paese a nord verso Bari-Acquaviva e in direzione est verso Noci. Continua la Lettura

Isabella Del Balzo e la famiglia Orsini a Gioia

18 Giugno 2020 Autore:  
Categorie: Gioia Nota, Storia

Bassorilievo di Raimondo Orsini del Balzo. Palazzo municipale di Gioia

A Gioia del Colle  abbiamo una strada  denominata Via Orsini. La presenza del solo cognome potrebbe trarci in inganno e farci andare con la mente a Felice Orsini, patriota vissuto nell’Ottocento e condannato a morte nel 1858  per il fallito attentato a Napoleone III.

La sua denominazione, invece, si riferisce alla famiglia Orsini, la cui presenza in Gioia è attestata nel XIV secolo.

La casa D’Angiò nel Trecento deteneva il possesso del Principato di Taranto. Alla morte di Filippo II D’Angiò (1374), in mancanza di eredi il principato di Taranto fu ereditato  da suo nipote Giacomo del Balzo. Successivamente le lotte interne tra il ramo Angioino durazzesco e quello franco-provenzale porterà Raimondo Orsini del Balzo a governare il Principato di Taranto. Continua la Lettura

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