Un’eccellenza gioiese in campo sanitario: il dott. Giuseppe Donvito
È vero che Gioia non ha più un ospedale e che la limitata e saltuaria funzionalità delle sale operatorie per gli interventi di oculistica, che in passato si effettuavano al “Paradiso”, costrinse alcuni medici a trasferirsi in altre strutture ospedaliere. Eppure vi erano Unità di avanguardia, come quella di Urologia, Geriatria, Chirurgia, Oculistica. Erano operativi […]

A destra il dirigente dott. Giuseppe Donvito e a sinistra il primario, dott. Vito Primavera
È vero che Gioia non ha più un ospedale e che la limitata e saltuaria funzionalità delle sale operatorie per gli interventi di oculistica, che in passato si effettuavano al “Paradiso”, costrinse alcuni medici a trasferirsi in altre strutture ospedaliere.
Eppure vi erano Unità di avanguardia, come quella di Urologia, Geriatria, Chirurgia, Oculistica. Erano operativi alcuni ambulatori tra cui quello oculistico, con un’apparecchiatura moderna per la cura della cecità, inaugurato dal Presidente Vendola, intitolato al dott. Lafronza.
Tra gli operatori medici gioiesi spicca la figura del dott. Giuseppe Donvito, oculista che aveva ben operato nella struttura ospedaliera di Gioia, uomo di grande professionalità e di spiccata umanità, tanto che, in occasione del gemellaggio della chiesa di Santa Lucia di Gioia del Colle con l’analoga chiesa di Durazzo, durante il suo periodo di ferie nell’ultimo decennio del secolo scorso ha lavorato gratuitamente come volontario oculista in quella zona depressa dell’Albania.
Nel mese di settembre dello scorso anno il dott. Donvito ha partecipato ad una missione umanitaria dal nome “Puglia Bangui” con la quale, oltre a ridare la vista a più di 300 ciechi della Repubblica Centroafricana (una delle nazioni più povere), sono state donate all’ospedale principale di Bangui, capitale dello Stato, attrezzature moderne e tutto l’occorrente necessario ad eseguire interventi chirurgici con le più moderne tecniche. In quell’occasione sono stati inoltre istruiti oculisti del luogo ad eseguire interventi chirurgici all’avanguardia.
La sua dedizione verso una professione medica, che oggi, come ieri, dovrebbe essere vissuta da ogni medico come missione, non si ferma solo nel lavoro quotidiano che svolge a favore dei pazienti bisognosi della sua attività lavorativa, ma abbraccia anche il campo della ricerca per migliorare la cura delle malattie dell’occhio.
Il dott. Giuseppe Donvito, attualmente in servizio come Dirigente di 1° livello del Reparto Oculistico presso l’Ospedale della Murgia “Perinei” di Altamura è un’altra eccellenza di Gioia del Colle nel campo della sanità mondiale.

La rivista americana “American Journal of Ophtalmology Case Report”, che riporta lo studio dei dott. Donvito e Primavera
Infatti agli inizi del 2025, su una delle più importanti riviste scientifiche americane, la prestigiosa rivista medica “American Journal of Ophtalmology Case Report”, è stato pubblicato un articolo riguardante lo studio su una patologia rara che colpisce la retina.
Di questo studio ha dato notizia La Gazzetta del Mezzogiorno in data 29 gennaio 2025, con la seguente comunicazione.
BARI – I risultati di un lavoro di ricerca su una malattia molto rara che colpisce la retina, condotto da due medici del reparto di Oculistica di Altamura (Giuseppe Donvito e il direttore dell’unità operativa Vito Primavera) sono stati pubblicati sull’American Journal of Ophthalmology Case Reports, una delle più importanti riviste scientifiche americane nel campo dell’oculistica.
Lo rende noto l’Asl Bari. Le attività scientifiche dei due medici hanno riguardato la ‘Peripapillary Pachychoroid Syndrome (Pps), malattia rara appartenente al gruppo delle malattie da pachichoroide, e riconosciuta per la prima volta nel 2018 da un team di ricercatori dell’Università di Zurigo su di un gruppo di 16 pazienti. Donvito e Primavera sono stati impegnati nello studio e nella cura di due persone affette da questa malattia. Nel lavoro Peripapillary pachychoroid syndrome, a different pathway in venous remodelling of the choroidal vasculature, i due medici specialisti hanno riconosciuto la causa, individuato ulteriori segni clinici utili alla diagnosi ed integrato le recenti acquisizioni sulla sua terapia. «L’aumento della resistenza al deflusso – spiegano gli autori nell’articolo – attraverso le vene vorticose o le vene coroidopiali, come osservato nei pazienti affetti da Pps, è la causa della congestione della coroide e delle manifestazioni corioretiniche correlate».
I due autori hanno quindi formulato un’ipotesi che, se riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale, potrebbe contribuire a migliorare le conoscenze attuali su come funziona la circolazione venosa della regione circostante il nervo ottico. Il passaggio dall’analisi scientifica alla cura è quindi, prosegue la nota, l’obiettivo finale per il quale i ricercatori dell’Oculistica di Altamura hanno messo a punto la strategia diagnostica e terapeutica migliore».
La notizia è stata data anche da altre testate giornalistiche locali, nonché la ASL di Bari, Azienda Sanitaria Locale di Bari.
Di quest’ultima riporto la comunicazione seguente.

L’Ospesale della Murgia “Perinei” di Altamura
Oculistica Altamura, studio su patologia rara della retina pubblicato sull’American Journal of Ophthalmology Case Reports.
Individuati causa e nuovi sviluppi terapeutici della Peripapillary Pachychoroid Syndrome (PPS). Autori il dr. Giuseppe Donvito e il direttore dell’unità operativa, dr. Vito Primavera, impegnati nella cura di due persone affette da questa malattia.
Bari, 29 gennaio 2025 – Dallo studio e individuazione della causa alle nuove possibilità di curare una malattia molto rara che colpisce la retina: la Peripapillary Pachychoroid Syndrome (PPS). Le risultanze sono state appena rese note in un lavoro pubblicato sull’American Journal of Ophthalmology Case Reports, una delle più importanti riviste scientifiche americane nel campo dell’oculistica. Autori dell’articolo sono due medici dell’Oculistica di Altamura, il dr. Giuseppe Donvito e il direttore dell’unità operativa dr. Vito Primavera, impegnati nello studio e nella cura di due persone affette da questa malattia rara appartenente al gruppo delle malattie da pachichoroide, riconosciuta per la prima volta nel 2018 da un team di ricercatori dell’Università di Zurigo su di un gruppo di 16 pazienti.
Nel lavoro “Peripapillary pachychoroid syndrome, a different pathway in venous remodelling of the choroidal vasculature”, i due medici specialisti hanno riconosciuto la causa, individuato ulteriori segni clinici utili alla diagnosi ed integrato le recenti acquisizioni sulla sua terapia.
«L’aumento della resistenza al deflusso – spiegano gli autori nell’articolo – attraverso le vene vorticose o le vene coroidopiali, come osservato nei pazienti affetti da PPS, è la causa della congestione della coroide e delle manifestazioni corioretiniche correlate».
Secondo le più recenti scoperte, nelle malattie da pachichoroide il sangue venoso non avendo un normale deflusso attraverso le vene vorticose o le vene coroidopiali, cerca vie alternative e, nel caso della PPS, le trova nella vena centrale della retina. Nonostante questa ulteriore via di deflusso, la pressione venosa aumenta e questo è causa di diffusione di fluidi al di sotto della retina, nella retina stessa e nel nervo ottico con una riduzione dell’acutezza visiva. I due autori hanno quindi formulato un’ipotesi che, se riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale, potrebbe contribuire a migliorare le conoscenze attuali su come funziona la circolazione venosa della regione circostante il nervo ottico.
Inoltre, lo studio evidenzia come le fasi di attività della malattia possano essere rapidamente seguite da importanti cambiamenti strutturali nella retina esterna e ciò suggerisce che il trattamento non dovrebbe essere ritardato se la malattia coinvolge la retina centrale.
Il passaggio dall’analisi scientifica alla cura è quindi l’obiettivo finale per il quale i ricercatori dell’Oculistica di Altamura hanno messo a punto la strategia diagnostica e terapeutica migliore. L’impiego di apparecchiature tecnologiche avanzate, di cui il reparto dispone, ha permesso di raggiungere questi obiettivi, così come le iniezioni intravitreali sono risultate in grado di rallentare nel tempo l’evoluzione della patologia e quindi gli effetti sulla retina e sulla vista del paziente, destinata così ad ottenerne significativi benefici.
Al dott. Giuseppe Donvito e al primario dott. Vito Primavera operatori oculistici nell’Ospedale “Perinei” di Altamura, le congratulazioni per il brillante risultato conseguito e l’augurio di continuare a portare avanti ulteriori studi per la cura di patologie all’occhio, per le quali ancora oggi siamo in attesa di risultati di studi e di tecniche sempre meno invasive, ma promettenti e risolutive.
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13 Agosto 2026


