Gli scudi e la quattro Porte di Gioia

Scudo della Porta Maggiore

A  quasi due anni dalla presentazione, (avvenuta il 27 settembre 2020 nel chiostro comunale), degli scudi e dei vessilli delle quattro Porte di Gioia del Colle, da parte de direttore artistico del “Palio delle botti”, Claudio Santorelli, gli stessi scudi sono stati sistemati nei relativi punti.

Infatti all’angolo tra Piazza Plebiscito e via Carlo III di Borbone, presumibile ubicazione della Porta  San Francesco è stato posizionato l’omonimo scudo, opera del pittore gioiese Sergio Gatti; all’incrocio di Piazza Margherita di Savoia con corso Vittorio Emanuele II è stato posizionato lo scudo della Porta Maggiore di Gioia, che probabilmente era ubicata all’imbocco di Corso Vittorio Emanuele II, opera del pittore gioiese Pompeo Colacicco; all’imbocco di Via Bartolomeo Paoli, angolo Corso Garibaldi è stato posizionato lo scudo della Porta San Domenico, opera del pittore gioiese Mario Pugliese; all’angolo tra via Paolo Losito e Piazza XX Settembre è  stato posizionato lo scudo Porta del Casale, opera del pittore gioiese Filippo Cazzolla. Continua la Lettura

La farinella

6 Luglio 2022 Autore:  
Categorie: Prodotti Locali, Storia

Forno per tostatura del granone

Spicca tra i cibi della tradizione popolare contadina di Gioia e delle famiglie povere l’utilizzo della farinella, ottenuta dalla molitura del granone.

Nel 1826 furono imposti i dazi sulla cottura del pane, sulla pasta, che dettero scarse entrate perché la popolazione, impoverita nei suoi guadagni, diminuiva l’acquisto di pasta e farina e mangiava fave e farinella di orzo. Alcuni, qualche volta mangiavano poca pasta, cotta sotto le braci.

Il Decurionato di Gioia nella seduta del 2 febbraio 1827 così si esprimeva: Vi è l’abitudine del popolo gioiese a mangiar legumi e minestre verdi, stemprate nella così detta farinella di orzo, e grano, e granone, molto più in quest’anno in cui il raccolto è stato pessimo a segno, che non solo si ottenne piccola quantità di derrate, e specialmente di grano, ma anche fu pessima la qualità, sino a non essere atta a seminarsi… questa popolazione, invece di ottenere grano, ne ottenne semplicemente la forma, per cui, macinandosi, appena dà crusca invece di farina. Il popolo in conseguenza si contenta, con maggiore osservanza degli anni scorsi, di mangiar fave con farinella di orzo.

Nel 1843, anno in cui i Decurioni decisero l’installazione di un Monte Frumentario, tra i quattro generi di principal  coltura figuravano le fave e l’orzo.

Le farine, la farina di grano e di orzo, nel 1871 furono sottoposte al pagamento del dazio di consumo, insieme al vino, all’uva, all’alcool e liquori, alle carni, al burro, alla frutta e allo zucchero. Continua la Lettura

Ristorante “La Cicerchia”

Filippo Addabbo ed il figlio Alessandro

C’è un prodotto agricolo, che fa parte della tradizione gastronomica di Gioia del Colle e che molti cittadini e ristoratori stanno valorizzando e riscoprendo, che prende il nome di cicerchia.

Nel dialetto gioiese nnòlche, compare in un proverbio dialettale: Ci se mange cìcere e nnòlche, la sére desciune se colche, chi mangia ceci e cicerchie la sera si corica digiuno, a significare che mangiando a mezzogiorno tali legumi, che sono sufficientemente sostanziosi, la sera si può fare a meno di cenare.

Il suo nome scientifico è Lathyrus sativus, ma la cicerchia è nota anche come pisello d’India o pisello d’erba.

È un legume povero da un lato, perché utilizzato in passato dalla popolazione rurale o quella più economicamente sfavorita, ma nello stesso tempo è particolarmente ricco di proteine, di vitamine del gruppo B, di fibre, di polifenoli, di sali minerali, di calcio e di fosforo.

Oltre a questi elementi positivi la cicerchia presenta un lato negativo in quanto contiene una piccola quantità di una neurotossina rappresentata da acido β-N-Oxalvl-L-α,β- diaminopropionico, detto ODAP, variabile a seconda delle caratteristiche del terreno e delle condizioni ambientali. Per ridurre al minimo la tossicità delle cicerchie occorre dedicare ad esse un ammollo di circa 24 ore prima della cottura in acqua preferibilmente salata e tiepida. Al momento della cottura è consigliabile sostituire l’acqua dell’ammollo con acqua pulita e non salata. Inoltre la cottura in acqua bollente e per un tempo piuttosto lungo contribuisce ad eliminare la potenziale tossicità della cicerchia e a renderla più digeribile. Continua la Lettura

Il testamento di Reone Guarnita, 14 settembre 1292

19 Novembre 2021 Autore:  
Categorie: Prodotti Locali, Storia

Testo del testamento di Reone Guarnita

Presso l’archivio della Biblioteca Provinciale “De Gemmis” di Bari si può prendere visione di un testamento di Reone Guarnita di Gioia, rogato dal notaio Nicola De Capite di Gioia il 14 settembre 1292  (V Indizione di Gioia), che ci porta a conoscenza di un pezzo di storia del nostro Comune.

Di particolare importanza notizie sulla presenza di alcune chiese in Gioia, sulla contemporanea presenza della duplice gerarchia ecclesiastica, quella latina e quella greca, le donazioni alla chiesa di San Francesco, alla Chiesa Matrice e un accenno alla chiesa di San Vito, che attesta  già a quella data il culto del Santo Martire nel nostro Comune.

Dal documento apprendiamo anche i nomi di alcune contrade di Gioia, notizie su alcune unità di misura, sulle produzioni agricole, tra cui frumento, orzo, vino e sull’allevamento di animali, come buoi, mucche, muli tori, giovenche.

Il testo che si riporta è la traduzione dell’originale, che presenta alcune lacune, segnalate con puntini sospensivi, di difficile trascrizione, perché mutilo nella piegatura centrale o macchiato dall’umidità.

Reone Guarnita, signore della Terra di Ioa, appressandosi il giorno in cui renderà la sua anima al Signore Dio dell’universo dichiara le sue ultime volontà. Continua la Lettura

Mario Vacca

 

Mario Vacca davanti al suo laboratorio

Tra un mese compirà 80 anni, ma è ancora un uomo dall’animo giovanile e forte, nonostante l’età. Mario Vacca, infatti,   è nato a Gioia il 7-10-1941 e, seguendo l’attività di famiglia, ha  dedicato il suo tempo lavorativo al settore edilizio, insieme ai fratelli. Diventa maestro costruttore e lavora nella costruzione di complessi edilizi soprattutto nel nostro Comune.

Quando decide di ritirarsi dall’attività lavorativa scopre di avere  una  particolare inclinazione, alla quale dà sfogo: quella di scolpire. Inizia con la scultura maneggiando il materiale ligneo locale e poi alterna lavori in pietra, utilizzando prevalentemente quella leccese a anche materiali più  malleabili.

Il suo laboratorio è situato in via Carlo III di Borbone n. 17 a Gioia del Colle, nel quale è possibile incontrarlo durante le fasi di lavorazione delle sue sculture.

Oltre alle sculture di personaggi legati alla storia di Gioia, in particolare immagini di Federico II, di Bianca Lancia, di personaggi della sua corte e di riproduzione di rapaci, lavori che ha donato al Comune di Gioia e che abbelliscono molti punti del Centro storico e sono esposti nel cortile del castello normanno-svevo, si è dedicato alla produzione di immagini sacre, alcune delle quali sono state esposte nel museo diocesano di Bari e in altre mostre provinciali. Continua la Lettura

La Corte dei Sannaci

Il logo de ‘La Corte dei Sannaci’

Una rustica masseria risalente alla fine del ‘700 immersa nel verde, a circa 5 Km da Gioia sulla ss. n.100, nel 1972 fu acquistata dal cav. Giuseppe Colonna, un noto imprenditore edile barese, innamorato della bellezza della struttura e della sua ubicazione, a metà strada tra Bari e Taranto, precisamente al Km. 34,400.

Il signor Colonna aveva un’azienda denominata COLOMAR (Colonna Marcantonio), una S.a.s., che offriva prodotti e servizi per l’industria turistica ed alberghiera, costruzione, acquisto, locazione ed esercizio di complessi alberghieri turistici con eventuali dipendenze complementari ed accessorie, forniture alloggio di pensioni, alberghi e hotel.

La scelta dell’acquisto della struttura gioiese fu dettata oltre che dalla bellezza della struttura e del paesaggio circostante anche dal fatto che si tratta di un punto nevralgico e baricentrico tra Bari, Taranto e Matera e tra le bellezze pugliesi e non: Castellana Grotte, Alberobello, Castellaneta, Ostuni, Fasano, Cisternino, Altamura, Gravina, Matera, ecc. Continua la Lettura

La Banda delle Fave Bianche

4 Maggio 2021 Autore:  
Categorie: Prodotti Locali, Storia

La Bassa Musica di Adelfia, simile a quella delle ‘Fave Bianche’ di Gioia

Sopravvive in alcuni paesi del circondario, in questa nostra società sempre più tecnologica e professionalizzata, un piccolo gruppo bandistico che non ha frequentato alcuna scuola musicale.

È la Banda delle Fave Bianche, nome attribuito forse anche perché ricorda l’elezione a Patrono di Gioia del Colle di San Filippo Neri, avvenuta con una votazione che prevedeva l’introduzione, in un’urna, delle fave bianche.

La banda suonava con grancassa, tamburo e ottavino.

Riferiscono fonti orali che la scelta del Patrono di Gioia, San Filippo neri, venne effettuata dai notabili del paese, che presero in considerazione una serie di candidati.

Alcuni di essi, per favorire una rigenerazione morale e religiosa di Gioia, pensarono di sponsorizzare San Filippo Neri, secondo Apostolo e Compatrono di Roma, figura di santità e di coerenza al messaggio evangelico, di nobili origini,  per il fatto di essere figura che, avendo contribuito notevolmente a riportare la Chiesa nell’alveo dei precetti cristiani e della fedeltà a Cristo, meglio di altri Santi poteva incarnare il modello di rinnovamento di Gioia e la rinascita morale ed umana della popolazione locale. Continua la Lettura

Il Carnevale e le maschere grottesche di Gioia del Colle

Sant’Antonio Abate

Per consuetudine nei  nostri Comuni  il Carnevale si fa iniziare il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio abate, e termina il martedì grasso. Un proverbio locale recita: Sand’Andùne, màsckere e sùne,  Sant’Antonio, maschere e suoni.

Nei tempi passati le feste di Carnevale erano molto sentite dalla popolazione gioiese. Era un periodo molto atteso dagli studenti, che potevano usufruire di qualche giorno di riposo, ma era anche un periodo di svago e di riposo dal faticoso lavoro quotidiano della nostra popolazione contadina, per riprenderlo poi con maggior lena.

Proprio per questo nella nostra tradizione paesana le feste di Carnevale vedono la presenza di maschere legate alla nostra tradizione contadina e ai nostri prodotti agricoli, tra le quali primeggia Solmozzavino, che racchiude due eccellenze di Gioia: la mozzarella e il vino primitivo.

A queste espressioni del Carnevale gioiese sin dal passato erano collegate le sfilate di carri allegorici e i ‘festini’, feste da ballo in maschera, spesso motivo oltre che di svago, anche di incontri e di possibili fidanzamenti. Erano in voga anche gruppi mascherati guidati da un ‘conduttore’, che giravano per il paese fermandosi in quelle case dove si organizzavano i festini e invitavano i presenti a ballare con loro e a scambiarsi rime scherzose, in cambio di qualche dolce, taralluccio o un bicchiere di vino. Continua la Lettura

La VE.BA.D. DUPLAST a Gioia del Colle

21 Gennaio 2021 Autore:  
Categorie: Prodotti Locali, Storia

Alla fine dell’Ottocento Gioia annovera la formazione di una zona industriale, ubicata sulla via

Ingresso della vetreria VEBAD

per Santeramo, a ridosso del  passaggio a livello delle Ferrovie dello Stato. Tale zona fu deputata alla costruzione di immobili da adibire a distillerie,  alla macinazione del grano e alla produzione della pasta. Questa scelta fu dettata dalla vicinanza alla stazione ferroviaria, che avrebbe consentito il trasporto delle merci prodotte e dalla presenza di abbondanti falde di acqua sorgiva, elemento indispensabile per quelle produzioni industriali.

Nei primi decenni del Novecento alcuni di questi stabilimenti industriali sono stati interessati da una crisi che ha condotto gradualmente alla loro chiusura, mentre altri, qualche anno prima del cosiddetto ‘boom economico’, hanno dovuto subire la stessa sorte.

Per sopperire alla mancanza di lavoro, che era limitato al settore agro industriale, come produzione casearia, vinicola, olearia e ortofrutticola, e creare nuove opportunità lavorative alcuni imprenditori pensarono di dar vita a nuove aziende, in parte legate ai bisogni di una società prevalentemente agricola e in parte alla richiesta di nuove abitazioni.

Queste società, tra cui vanno annoverate la Gallo Prefabbricati e la VE.BA.D., agli inizi degli anni ’60 localizzarono le loro aziende a qualche chilometro a nord di Gioia, lungo la strada Statale 100, importante via di comunicazione che avrebbe consentito un rapido trasporto dei loro prodotti nel nostro territorio e oltre gli stessi confini regionali, in quella che successivamente diventerà la nuova zona artigianale ed industriale gioiese.

La VE.BA.D.  S.p.A., Vetrerie Baresi Duraccio, è stata impiantata dai fratelli Duraccio nel 1963 nell’attuale zona artigianale di Gioia del Colle, sulla strada statale 100, primo insediamento produttivo di un certo rilievo sul nostro territorio, se escludiamo quelli legati al settore agro-alimentare (mozzarella e vino).

Sin dagli anni ‘50 i fratelli Duraccio avevano già in funzione un’analoga fabbrica a Ottaviano di Napoli, loro paese di origine: la Vetreria F.lli Duraccio. Essi scelsero di insediare in Puglia, e in particolare a Gioia, una nuova fabbrica perché, essendo un territorio fortemente agricolo, ritenevano che fosse un mercato favorevole all’assorbimento dei loro prodotti.

Inizialmente, infatti, la produzione era rivolta verso due settori: quello vetraio (produzione di bottiglie, contenitori in vetro e damigiane) e quello di materie plastiche.

Vista del piazzale della VEBAD, utilizzato come deposito di damigiane in vetro

Agli inizi degli anni ’70 la fabbrica occupava 120 operai; quelli specializzati, gli addetti alle macchine, già pronti a far andare a regime la fabbrica gioiese, provenivano dal napoletano, mentre il resto era di provenienza locale.

Lo stabilimento disponeva di macchine semi-automatiche per la lavorazione del vetro, di impianti di miscelazione del vetro, di forni di cottura, di frantoi e di compressori.

Il settore della plastica usufruiva di moderne macchine aerodinamiche.

Nel corso del tempo l’operato dell’azienda dei Fratelli Duraccio nel nostro Comune ha subito una continua evoluzione attraverso una diversificazione di produzioni per stare al passo con le richieste del mercato e dei consumatori. Continua la Lettura

Lo stabilimento ‘Gallo prefabbricati’ a Gioia del Colle

Gli uffici e lo  stabilimento Rocco Gallo a metà degli anni ’60, con l’insegna  ‘Manufatti per l’edilizia ditta Rocco Gallo’

Nel 1964 il nostro concittadino, l’imprenditore edile Rocco Gallo, ha avviato a Gioia la produzione di manufatti per l’edilizia.

Si deve alla sua lungimiranza e all’aver fortemente creduto che il boom economico che stava interessando la nostra Italia avrebbe portato un notevole sviluppo edilizio, l’aver voluto dare vita ad una industria che facesse fronte alla crescente richiesta di materiale edile.

Il signor Rocco Gallo aveva una impresa edile e quindi un primo stock di prodotti del suo stabilimento poteva essere assorbito dallo stesso costruttore. Continua la Lettura

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