Gioia, un importante centro della Peucezia

Il territorio che faceva parte della Peucezia

Delle più antiche tribù che in passato erano presenti in Puglia conosciamo solo il nome: Ausoni, Siculi, Chones e Morgeti (da cui forse deriva il nome Murgia).  Successivamente all’insediamento di tali tribù, provenienti dall’Italia settentrionale, giunsero in Puglia anche gli Iapigi. Da quest’ultimo gruppo si formarono due sottogruppi: nella Puglia settentrionale si stanziarono i Dauni, nella zona centrale i Peuceti e nella penisola salentina i Messapi.

Plinio riferisce che i Messapi erano discendenti di coppie di Illiri.

I Romani chiamarono gli Iapigi con il nome di Apuli, da cui deriverebbe il nome della nostra regione.

I Micenei avevano fondato alcune colonie sulle coste della Puglia. Alcuni coloni greci provenienti da Sparta nel 706 a.C. fondarono la città di Taras, l’attuale Taranto. Continua la Lettura

Le linee ferroviarie incompiute

Due automotrici storiche, Breda-Aerfer, utilizzate dalle Ferrovie del Sud Est

Con sempre maggior frequenza si continua a parlare di potenziare il trasporto ferroviario nel sud Italia, per superare il divario con il resto della nazione.

A  maggio di quest’anno è partito da Gioia il primo treno per Altamura, in attesa del ripristino e del completamento della messa in esercizio dell’ultimo tratto fino a Rocchetta Sant’Antonio, come corsa di prova per la riapertura di quella linea ferroviaria a fini  turistici, che porti i passeggeri a visitare città e luoghi di interesse culturale e paesaggistico presenti sull’intera tratta.

Dopo l’entrata in esercizio della tratta ferroviaria che unisce  Bari e Taranto (1865)  e quella  che collega Gioia con Spinazzola-Rocchetta Sant’Antonio (1892), altre tratte ferroviarie erano in nuce, grazie all’interessamento delle Amministrazioni cittadine. Continua la Lettura

La ferrovia turistica Gioia del Colle-Rocchetta Sant’Antonio

Automotrice diesel AL n 668 utilizzata per la prima corsa di prova della riattivazione della Gioia-Rocchetta

La tratta ferroviaria Gioia del Colle – Rocchetta Sant’Antonio fu inaugurata 130 anni fa, il 31 luglio 1892, dal lucano politico, storico e meridionalista Giustino Fortunato, che sostenne con forza la sua realizzazione per consentire all’entroterra murgiano e a quello lucano di uscire dall’isolamento in cui si trovavano, zone tagliate com’erano da agevoli collegamenti viari e ferroviari con il territorio circostante. Gestita inizialmente da FF.SS. (Ferrovie dello Stato) e successivamente da RFI  (Rete Ferroviaria Italiana), la tratta è stata dismessa nel 2011 perché ritenuta ramo secco, passiva dal punto di vista gestionale, e per favorire il trasporto su gomma. Dal 2016, infatti, l’esercizio ferroviario sulla Gravina-Gioia del Colle è stato sospeso da RFI in conseguenza del mancato rinnovo del contratto di servizio da parte della Regione Puglia.

A partire da quella data i collegamenti ferroviari tra Gioia e Spinazzola sono stati garantiti con corse sostitutive automobilistiche.

Purtroppo, dopo la dismissione, la linea ferroviaria, ormai priva di ogni controllo, in numerosi punti ha subito diversi episodi di vandalismo e  di furto dei binari. Continua la Lettura

Un’oasi naturalistica a Gioia del Colle

Volatili nella zona umida di Gioia del colle. Foto di Mimmo Castellaneta

In una vasta area a nord-est dell’abitato di Gioia del Colle, nei pressi della zona artigianale, è ubicato l’impianto di depurazione per il trattamento delle acque reflue provenienti dagli scarichi fognanti cittadini. Le acque depurate vengono smaltite in campi di spandimento adiacenti l’impianto, in contrada Fontana del Fico, e danno origine ad una zona paludosa formata da enormi specchi d’acqua e vasche comunicanti tra di loro.

Si deve alla tenacia e caparbietà di un nostro concittadino, il signor Cosimo (meglio conosciuto come Mimmo) Castellaneta, amante della campagna e della natura, che frequenta quella zona per possedimenti terrieri appartenenti a suoi familiari, fotografo per diletto, l’idea di immortalare con la sua macchina fotografica una enorme varietà di fiori, molti dei quali rari ed unici del nostro territorio e un altrettanto variegato numero di specie animali e di volatili, alcuni dei quali in estinzione e specie protette, e di sottoporre questa zona all’attenzione del Comune di Gioia del Colle e dell’Acquedotto Pugliese. Continua la Lettura

Ristorante “La Cicerchia”

Filippo Addabbo ed il figlio Alessandro

C’è un prodotto agricolo, che fa parte della tradizione gastronomica di Gioia del Colle e che molti cittadini e ristoratori stanno valorizzando e riscoprendo, che prende il nome di cicerchia.

Nel dialetto gioiese nnòlche, compare in un proverbio dialettale: Ci se mange cìcere e nnòlche, la sére desciune se colche, chi mangia ceci e cicerchie la sera si corica digiuno, a significare che mangiando a mezzogiorno tali legumi, che sono sufficientemente sostanziosi, la sera si può fare a meno di cenare.

Il suo nome scientifico è Lathyrus sativus, ma la cicerchia è nota anche come pisello d’India o pisello d’erba.

È un legume povero da un lato, perché utilizzato in passato dalla popolazione rurale o quella più economicamente sfavorita, ma nello stesso tempo è particolarmente ricco di proteine, di vitamine del gruppo B, di fibre, di polifenoli, di sali minerali, di calcio e di fosforo.

Oltre a questi elementi positivi la cicerchia presenta un lato negativo in quanto contiene una piccola quantità di una neurotossina rappresentata da acido β-N-Oxalvl-L-α,β- diaminopropionico, detto ODAP, variabile a seconda delle caratteristiche del terreno e delle condizioni ambientali. Per ridurre al minimo la tossicità delle cicerchie occorre dedicare ad esse un ammollo di circa 24 ore prima della cottura in acqua preferibilmente salata e tiepida. Al momento della cottura è consigliabile sostituire l’acqua dell’ammollo con acqua pulita e non salata. Inoltre la cottura in acqua bollente e per un tempo piuttosto lungo contribuisce ad eliminare la potenziale tossicità della cicerchia e a renderla più digeribile. Continua la Lettura

Il “Parietone del Diavolo”

Un parietone presente nel territorio di Gioia del Colle

Per delimitare i confini di un appezzamento più o meno esteso di terreno i proprietari pugliesi, avendo a disposizione una gran quantità di pietre di cui il nostro territorio è ricco, ottenuti anche dallo spietramento di terre rocciose e calcaree per destinarle a diverse coltivazioni, provvedevano alla costruzione di parieti.

Tali opere murarie oltre ad avere una funzione di recinzione delle diverse proprietà, di difesa dagli attacchi di animali selvatici, servivano anche a delimitare le zone dedicate al pascolo degli animali da quelle votate alle coltivazioni di prodotti cerealicoli e ortofrutticoli.

Non sono rari i casi della costruzione di parieti o muretti a secco di grandi dimensioni, sia in altezza che in larghezza, denominati parietoni. Essi sono presenti sia in zone destinate alla realizzazione di ovili all’aperto, detti jazzi, che venivano utilizzati come luogo di raccolta all’aperto per le greggi del proprietario terriero sia per quelli che necessitavano di sosta o di pernottamento delle greggi nei periodi di transumanza. Continua la Lettura

L’Arca di messer Luca D’Andrano

1 Ottobre 2021 Autore:  
Categorie: Storia, Turismo

L’Arca di Luca D’Andrano

Da un diploma del 1363 apprendiamo che nella Chiesa di S. Francesco vi era il sarcofago della famiglia D’Andrano, che era chiuso da una lastra di marmo raffigurante la moglie di Nicolò D’Andrano, Giacchina, in posizione supina e con le mani giunte.

La famiglia D’Andrano diede alla nostra città cavalieri, capitani, magistrati e con il suo mecenatismo l’arricchì di chiese, conventi e ospedali. Niccolò D’Andrano, padre di Luca, fece erigere la Chiesa ed il Convento di S. Francesco. All’interno della Chiesa vi era una cappella, detta Arca D’Andrano, in cui venivano sepolti i membri di quella famiglia.

Il figlio Luca, nato a Gioia alla fine del secolo XIII, personaggio illustre della corte del principe di Taranto, Filippo d’Angiò, del quale era Vicario, Giustiziere ed Erario, abbellì notevolmente queste opere recintandole ed aggiungendovi un ospedale.  Inoltre, abbiamo notizia di Roberto D’Andrano, testimone in un documento   rogato a Gioia nel 1267, e del figlio Angelo, in una transazione privata del 1301, entrambi gioiesi. ( N. Bitetti, V.U. Celiberti, Onomastica stradale di Gioia del Colle e del suo agro, De Robertis, Putignano, 1969 ).

Anche Padre Bonaventura da Lama ricorda che nella Chiesa  di San  Francesco vi era l’altro sepolcro di marmo di nobil lavori per ordine di Luca D’Andrano, con un altare a modo di cappella vicino al sepolcro, piantato alla parte sinistra, prima di entrare alla porta del Choro, dove fu sepolta Jachina de Rebarbaro, moglie di Nicolò e consanguinea di re Roberto.

L’abate Francesco Paolo Losapio nel canto III del suo Quadro Istorico-poetico sulle vicende di Gioia in Bari, detta anche Livia, afferma che a dovizia fondarono gli Andrani Ospedali, Cappelle e Monasteri… di tanti il Monaster di S. Francesco restò: tutto l’altro sparve… nel 1729 nel rifarsi la Chiesa del Convento… il suolo del palagio e l’ospedale, non men che le due Chiese  incorporaro i Frati nel giardino, e ‘l materiale formò il muro d’intorno ed il riparo: Di tutto non rimase orma o segnale: Tutto scomparve allor.

Pur ritenendo poco attendibile quest’ultimo documento molti studiosi fanno risalire la costruzione della Chiesa di S. Francesco al secolo XIII, voluta dal Santo, a spese della famiglia D’Andrano. A ciò contribuisce anche la leggenda del passaggio da Gioia di S. Francesco d’Assisi nel 1222 e del miracolo o dei miracoli qui operati dal Santo.

Il dott. Paolo Losito in un manoscritto andato perduto, scriveva: Nella Chiesa di esso Monistero vi era ai tempi nostri ( sec. XVIII ) l’Altare e Cappella sotto il titolo di S. Nicola degli Andrani, man sinistra, quando si entra per la porta maggiore della Chiesa, e, propriamente, contigua alla porta piccola, con l’Arma di  essi Andrani e col Sepolcro detto L’Arca di Messer Luca D’Andrano, e con l’effigie, in faccia al muro di detta Cappella, di Giacchina, moglie del Fondatore Nicolò D’Andrano. V’erano in detta Chiesa altri antichi Monumenti e Mausolei, ma, essendosi rinnovata e modernata essa Chiesa nel 1739, i buoni e devoti Frati, come i Vandali e Goti, distrussero ed abbatterono qualunque antica memoria così del Fondatore Andrano, come di altri, ed a nostra insinuazione si mosse a fare una lapide con la memoria incisa in essa del Fondatore del di loro Monistero, Nicolò D’Andrano, olim M. R. C. Maestro Razionale e Luogotenete e Protonotario del Regno di Sicilia.

Consegna della lastra sepolcrale di Luca D’Andrano

Sempre in riguardo alla stessa località, il Losito ci informa con precisione che dal Palazzo del predetto Andrano non se ne vede al giorno d’oggi memoria veruna, essendo addivenuto giardino posseduto dai Frati Conventuali; solamente rimasti vi sono in piedi le pure quattro mura laterali, scoverte, dalla Chiesa detta della Madonna degli Angeli ch’erano accanto ad esso palazzo; in faccia alle quali mura vi si vedono intagliate le Imprese di Roberto coi figli, e di Andrano.  L’Ospedale di Santa Caterina anco addivenuto giardino; ed erano in piedi anni addietro le sole quattro mura laterali, scoverte, col campanile, fatte abbattere dal Clerico Filippo Iacobellis, ed il materiale lo vendé ai suddetti Frati Conventuali, che l’applicarono al parete del di loro giardino, detto l’Ingegne.

L’Arca di Messer Luca De Andrano de Joya (XIV sec.), non era altro che la lastra laterale del sarcofago, che costituiva l’altare della cappella dove era stata sepolta Giacchina (Jachina), moglie di Nicolò D’Andrano.

Il sepolcro fu smontato probabilmente per il rifacimento della prima Chiesa e la lastra fu inserita nel palazzo Magnini in via Virgilio n.1 a Taranto.

Recuperata dallo speciale Nucleo dei Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico nel 2002 e restaurata a cura del Rotary Club Acquaviva delle Fonti-Gioia del Colle, nel quarantennale della fondazione del Club, il 27 settembre del 2002 ha fatto ritorno nella sua sede originaria ed è stata posizionata sulla porta laterale d’ingresso della Chiesa di San Francesco. Continua la Lettura

Il “Madonnaro”

Madonnari all’opera in Piazza Plebiscito nel 2012

C’è un mestiere che è in via di estinzione: il “Madonnaro”.

Ma chi sono i “Madonnari”e da dove deriva tale denominazione?

Come si può facilmente comprendere, il termine ‘Madonnaro’ deriva da Madonna, in quanto sin dagli esordi coloro che praticavano quest’arte disegnavano sul selciato immagini della Madonna e successivamente affiancarono a questa anche quelle dei Santi patroni delle città in cui si trovavano ad operare.

Si tratta di un’arte, una street art, anche se ingiustamente considerata un’arte minore, che alcuni hanno definito ‘arte dell’effimero’, ‘pitture del vento’, ‘preghiera dipinta’. Continua la Lettura

Festa dell’apertura di San Filippo Neri a Gioia

San Filippo portato in processione in abiti feriali

È ormai tradizione consolidata a Gioia del Colle quella di ‘aprire’ le celebrazioni per la festa del Santo Patrono il giorno 26 aprile, trenta giorni prima della festività di San Filippo Neri.

Una serie di fuochi d’artificio segnala l’apertura delle celebrazioni civili, mentre una Messa solenne e la traslazione della Statua di San Filippo dalla Chiesa Madre ad una parrocchia di Gioia dà l’avvio ai festeggiamenti religiosi.

Durante il mese che precede la festività di San Filippo si sussegue una serie di manifestazioni civili, culturali e religiose in preparazione alla solennità del Santo Patrono.

Negli ultimi anni anche gli studenti della Scuola elementare e quelli della Scuola media sono stati coinvolti in progetti e ricerche, con lo scopo di far conoscere loro la figura del nostro patrono, San Filippo, educatore modello delle giovani generazioni del suo tempo, valido anche per il nostro tempo, ed esempio di dedizione verso il prossimo e di santità.

La pandemia ha rallentato questo processo di approfondimento di un aspetto importante per la società gioiese, quello della conoscenza delle nostre tradizioni e della nostra storia plurisecolare, che ha influito positivamente sulle coscienze individuali e sui comportamenti della società gioiese.

Di seguito riporto una ricerca storica del nostro concittadino, l’insegnante Giuseppe Montanarelli.

La festa dell’apertura di San Filippo Neri. Continua la Lettura

Primo Centenario della costruzione della Chiesa dell’Immacolata di Lourdes

16 Aprile 2021 Autore:  
Categorie: Storia, Turismo

Chiesa dell’Immacolata di Lourdes

L’Arcivescovo di Bari, Mons.Giulio Vaccaro, il 19 novembre 1919, tenuto conto che Gioia contava oltre 23.000 abitanti e che un nuovo quartiere si stava sviluppando nella zona orientale del Paese ed era il caso che si dotasse di una chiesa, provvede ad acquistare circa 2.000 mq. di suolo su cui erigere la nuova chiesa.

Il 16 dicembre 1919 lo stesso Arcivescovo di Bari eleva a Parrocchia sia la zona orientale che quella occidentale di Gioia le future chiese dell’Immacolata e di Santa Lucia.

Il 3 febbraio 1920 Mons. Domenico Del Buono, Ausiliare dell’Arcivescovo di Bari conferisce il canonico possesso parrocchiale a don Sante Milano, sacerdote nato a Gioia del Colle il 7 luglio 1884 e rettore della chiesa di Sant’Andrea.

Agli inizi degli Anni Venti don Sante presenta alla Curia di Bari, per la debita approvazione, il progetto riguardante la costruzione di una nuova Chiesa a Gioia, nei pressi di quella Cappella, progetto dell’ingegnere gioiese Giuseppe Colacicco.

Mons. Augusto Curi, Arcivescovo di Bari, considerò un’utopia la realizzazione di quel progetto, il cui costo sarebbe stato proibitivo, per la maestosità del Tempio che si voleva erigere e per i costi relativi anche al suo artistico arredamento.

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