La famiglia Stallone e Gioia

4 Maggio 2020 Autore:  
Categorie: Gioiesi nel Mondo, Storia

Sylvester Stallone con il Golden Globe 2016

Sono molti Comuni a contendersi la nascita della famiglia Stallone, vista la risonanza che, uno dei suoi appartenenti, il più noto,  Sylvester, ha raggiunto in campo internazionale.

Dai dati anagrafici del Comune di Gioia del Colle risulta chiaramente che la famiglia Stallone ha origini gioiesi, anche se il bisnonno era nativo di Palo del Colle. Il nonno Silvestro nasce a Gioia nel 1883 in vico Giglio 5 e svolge la professione di barbiere. Nel 1909 sposa a Gioia Pulcheria Nicastri, una casalinga di 19 anni, anche lei nativa di Gioia del Colle.

Lo stesso Sylvester ha più volte ribadito pubblicamente in numerose interviste e video che la sua famiglia è originaria di Gioia del Colle.

In una intervista rilasciata nel 1987 ad Osvaldo Bevilacqua, giornalista Rai, durante la registrazione di una puntata del programma ‘Sereno Variabile’, Silvester Stallone disse: Mi piacerebbe andare a Gioia del Colle andando a 200 chilometri all’ora circa. Ho poi giurato a mia zia Titina (Maria Giuditta Stallone, sposata con Filippo Nettis), che ora mi sta certamente ascoltando, che mi sarei fermato la prossima volta. Infatti forse fra cinque  o sei mesi verrò in Italia e questa volta prometto di fermarmi. [Continua la Lettura]

La Chiesa di S. Maria della Croce e quella di Vero Zelo

Chiesa di S. Maria della Croce

Oggi, 3 maggio, un tempo a Gioia si festeggiava la Madonna della Croce.

Ripropongo, ampliandolo, l’articolo pubblicato su questo sito in data 18 ottobre 2018, dal titolo “ Maria SS. della Croce e la festa agreste della lattuga”, che riporta anche  la ricerca dell’insegnante Giuseppe Montanarelli, oggi arricchita da un altro studio.

Il culto della Croce è diffuso in tutto il mondo. Molte città vantano una reliquia consistente in un pezzo della Croce di Gesù.

In ogni chiesa è previsto che nella zona presbiteriale sia presente il Crocifisso, come elemento religioso preponderante, fondamento della nostra fede e della salvezza operata da Gesù per tutta l’umanità.

Anche Gioia annovera tra le reliquie presenti nelle locali chiese un pezzo del legno della Croce.

Dai Decreti della S. Visita dell’arcivescovo di Bari  Giulio Cesare Riccardi, effettuata nel 1593 nella Chiesa Matrice di Gioia, e in quelli successivi, consultabili nell’Archivio della stessa Chiesa, apprendiamo che in essa è presente un tabernacolo di abete dorato contenente la reliquia del legno della Croce in una cassetta di argento.

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Il culto di San Marco a Gioia del Colle

2 Maggio 2020 Autore:  
Categorie: Storia

il culto di San Marco, ricerca dell’ins. Giuseppe Montanarelli

Il 25 aprile, festività civile in cui si celebra la Liberazione dell’Italia, avvenuta nel 1945, ricorre la festività religiosa di San Marco evangelista.

La devozione della popolazione gioiese verso questo Santo è abbastanza remota.

Nell’ Apprezzo della Terra di Gioja del 1611, stilato dal tabulario Federico Pinto si dice: E fuori detta Terra su una pianura vi sono tre Chiese, e cappelle antiche poste in diverse parti della campagna, che hanno del guasto de numero 300 e più, e per questa quantità ed antichità di Chiese dinota detta Terra essere stata di popolatissimo numero di gente, e di molta grandezza, che non è adesso.

Quasi certamente  quando il Pinto parla di 300 chiese si sarà trattato di un errore di trascrizione, mentre sembrerebbe plausibile il numero di 30 chiese nella Terra di Gioia.

In passato  nei rogiti e in altri documenti, la localizzazione  di proprietà terriere o di abitazioni rurali in vendita o in acquisto era indicata facendo riferimento a immobili ad esse confinanti, di proprietà di noti cittadini oppure ad edifici importanti come una chiesa o un pozzo comunale, un lago, una cava di tufi. In molti rogiti sono registrati i nomi di alcune chiesette rurali, tra le quali: San Nicola de Palearis, a nord di Gioia, San Pietro de Sclavezzùlis, a est, San Marco, San Pietro de Amùl, Santa Sofia, San Lorenzo, a ovest e Sant’Angelo o san Michele Arcangelo (longobarda), a nord-est. [Continua la Lettura]

La festa del 1° maggio a Montursi

illustrazione dell’epoca raffigurante lo scoppio della bomba ad Haymarket Square

Il 1° maggio 1886 si tenne a Chicago uno sciopero di lavoratori, che chiedevano migliori condizioni di lavoro e la durata della giornata lavorativa di otto ore. Il giorno 4 maggio successivo, durante un comizio sindacale  tenuto allo Haymarket Square di Chicago, si verificò lo scoppio di una bomba, che provocò la morte di una decina di persone tra lavoratori e poliziotti. Il movimento socialista dei lavoratori, in onore delle vittime di quell’ attentato, nel 1889 proclamò il 1° maggio  come Festa del Lavoro.

Nell’anno 1955 a partire dal  1° maggio, giorno della Festa del Lavoro, papa Pio XII istituiva la Festa di S. Giuseppe artigiano, protettore dei lavoratori. [Continua la Lettura]

Il giardino della Stazione ferroviaria

Giardino della Stazione ferroviaria

In un tempo in cui il mezzo di locomozione più veloce per spostarsi da una località all’ altra era costituito dai treni, le Amministrazioni comunali  si prendevano cura dell’arredo urbano nei pressi della stazione ferroviaria, come gradevole biglietto da visita da offrire a quanti si recavano in quella città per motivi familiari, turistici o lavorativi.

La linea ferroviaria che passa per Gioia del Colle nasce come derivazione e prolungamento della ferrovia Adriatica dovendo collegare la città di Bari a quella di Taranto, i loro due porti  e quindi la sponda dell’Adriatico con quella dello Ionio. [Continua la Lettura]

Due mestieri in estinzione: il gelataio ambulante e il venditore di “grattamariànne”

28 Aprile 2020 Autore:  
Categorie: Prodotti Locali, Storia

il carretto del gelataio, Museo della Civiltà Contadina del dott. Vito Santoiemma

Il gelataio ambulante

In passato nulla  andava perduto, neppure la neve, che veniva recuperata e stipata  nelle neviere.

Allorquando si verificavano delle nevicate, atteso che non si registrava né la presenza di inquinamento atmosferico  né di piogge o nevicate acide ( basti pensare che la neve appena caduta veniva tranquillamente raccolta e assaporata con il vincotto ), la neve,  veniva recuperata e dopo essere stata ” tagliata “, per mezzo di badili,  nella parte superficiale, per evitare danni alle culture sottostanti, era trasportata nelle neviere, che non erano molto distanti dal paese,  con una specie di portantina a mano a quattro portatori, chiamata vaiardo. [Continua la Lettura]

Un mestiere scomparso: il carrizzaro

il  carrizzaro

Fino agli anni ’20 del Novecento in molti paesi della nostra Italia, e anche a Gioia, le case era sprovviste di servizi igienici, come quelli che sono in uso nelle nostre abitazioni.

Benché il poeta latino Orazio già in passato descrivesse la Puglia siticulosa, terra assetata: siderum insedit vapor siticulosae  Apuliae (arriva alle stelle l’afa della Puglia sitibonda) il nostro Comune era ed  è  ancora ricco di falde freatiche. Questa particolarità ha fatto sì che molte case monofamiliari fossero provviste di un pozzo di acqua sorgiva, che per la sua purezza, dovuta all’ assenza di inquinamento, era utilizzata per tutti gli usi domestici e per gli animali. [Continua la Lettura]

Primo centenario delle Parrocchie di Santa Lucia e Immacolata di Lourdes

25 Aprile 2020 Autore:  
Categorie: Comunicati, Primo Piano, Storia

Chiesa Santa Lucia

Quest’anno ricorre il primo centenario dell’inizio dell’attività liturgico-pastorale di due Parrocchie di Gioia del Colle.

Fino al 1920 Gioia aveva una sola Parrocchia: l’antica Colleggiata di S. Maria Maggiore o Chiesa Matrice.

L’abate Francesco Paolo Losapio nel suo Quadro istorico-poetico sulle vicende di Gioia in Bari, detta anche Livia afferma: La chiesa di Gioja sotto il titolo di S. Pietro (denominazione precedente a quella attuale di Chiesa Matrice) avea inservito fin dalla sua origine a Riccardo Siniscalco fondatore di essa, ed all’Imperatore Federico II   che l’arricchirono e la dotarono di vastissimi feudi serrati, demani aperti e ricche possessioni, facendone una Chiesa Palatina Collegiale, che ben tosto andremo a vederla anche Collegiata insigne, gloriosa e rispettabile…. Ma da una carta del 1591, che riporterà nella nota al ritratto dell’arciprete Polangelo, si rileva, che verso l’anno 1540, ella fu elevata per le cure di D. Mariano a collegiata insigne, e l’arciprete ottenne il grado di prima dignità, la di cui collazione fu riservata alla Santa Sede, come sempre si è mantenuta sino al presente. [Continua la Lettura]

Il pericoloso e affascinante mestiere del fuochista

Il Vocabolario Treccani, oltre a quattro definizioni correnti di fochista, riporta  anche quella che nel nostro caso ci interessa: termine usato come sinonimo antico e regionale di artificiere, chi cioè prepara e vende fuochi artificiali.

Spesso il nome utilizzato per indicare l’addetto alla preparazione di fuochi d’artificio è indicato con il termine fochista, probabilmente per distinguerlo da fuochista: colui che, in ferrovia,  alimenta e sorveglia il fuoco nelle locomotive a vapore e coadiuva il macchinista nelle mansioni di minore importanza; il personale che,  in marina, è addetto alle caldaie e alle macchine, alle dipendenze degli ufficiali macchinisti; chi, nell’industria siderurgica, carica il carbone nei forni o manovra e sorveglia le caldaie a nafta e a vapore; chi, nei lavori stradali, provvede all’alimentazione della caldaia del rullo compressore.

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Il Vocabolario Treccani, oltre a quattro definizioni correnti di fochista, riporta  anche quella che nel nostro caso ci interessa: termine usato come sinonimo antico e regionale di artificiere, chi cioè prepara e vende fuochi artificiali.

Spesso il nome utilizzato per indicare l’addetto alla preparazione di fuochi d’artificio è indicato con il termine fochista, probabilmente per distinguerlo da fuochista: colui che, in ferrovia,  alimenta e sorveglia il fuoco nelle locomotive a vapore e coadiuva il macchinista nelle mansioni di minore importanza; il personale che,  in marina, è addetto alle caldaie e alle macchine, alle dipendenze degli ufficiali macchinisti; chi, nell’industria siderurgica, carica il carbone nei forni o manovra e sorveglia le caldaie a nafta e a vapore; chi, nei lavori stradali, provvede all’alimentazione della caldaia del rullo compressore.

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Storia di ricorrenti epidemie

Il 2020 sarà ricordato dalla generazione attuale come il peggior flagello per l’umanità dopo la Seconda Guerra Mondiale.

La storia, però, ci insegna che simili malattie si ripetono puntualmente secondo ricorsi storici di Vichiana memoria.

Possiamo affermare che l’umanità convive da sempre con le epidemie. Sin dall’antichità,  infatti, le civiltà hanno dovuto affrontare varie ondate epidemiche che si sono spesso protratte per molti anni.

Una delle più famose epidemie dell’antichità fu la cosiddetta “ Peste di Atene”, che tra il 430 e il 426 A.C. ebbe un bilancio di vittime tra 75 mila e 100 mila persone.

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