C’era una volta a Gioia … il ” Maggio all’Infanzia “
18 Maggio 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Eventi & Tempo Libero, Turismo
In questi giorni di maggio negli anni trascorsi, mentre le strade, le piazze di Gioia si riempivano del festante vocio dei ragazzi in appassionanti e poliedriche attività ludiche, il Teatro Rossini ospitava una serie di compagnie che presentavano nuove rappresentazioni per l’infanzia.
Per la prima volta, dal 1998, dopo più di un collaudato decennio di esperienze artistico-teatrali rivolte ai ragazzi della fascia scolastica che va dalle materne alla scuola media, e che in tempi più recenti ha interessato anche studenti delle scuole superiori, Gioia è orfana del ” Maggio all’Infanzia “. Si tratta di un vero e proprio festival di teatro per ragazzi, con laboratori, mostre, concerti, animazioni, nuovi spettacoli, il tutto organizzato dal Comune di Gioia in collaborazione con il Teatro Kismet OperA di Bari. Ci mancano i colori, i lavori dei ragazzi di scuola che adornavano le strade del paese, la festa, i sorrisi, la laboriosità e l’allegria che sprizzava dai loro visi e che contagiava i passanti, preannunciando un sereno scorrere della primavera e della vita.
La Chiesa Madre o di Santa Maria Maggiore ( Parte II )
17 Maggio 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Senza categoria
Toccherà al nuovo arciprete, don Franco Di Maggio, di cui il 26 giugno di quest'anno ricorre il centenario della nascita, riedificare quanto il terremoto aveva distrutto nel febbraio del 1942.
Il 6 novembre 1949 viene nominato arciprete mons. Don Franco Di Maggio, il quale provvede alla ricostruzione del Cappellone di S. Filippo, che viene arredato con l’artistico altare maggiore rimosso dalla Cattedrale di Bari, a seguito dei lavori di ristrutturazione. Nel 1950 viene rifatta, con pietra lavorata, la parte antistante l'ingresso principale della Chiesa e si dà inizio ai lavori di ricostruzione del Cappellone di San Filippo. Nel 1951 viene completato il rustico del Cappellone e del grande salone, sorto sulle macerie della sacrestia e della canonica diroccata. Nel 1952 vengono inaugurati il salone e la nuova canonica con la relativa zona sopraelevata. Nel 1955 viene demolita la vecchie cantoria di legno per costruirne una in cemento, poggiante su colonne di cemento. Egli fa adornare la Chiesa con candelabri di cristallo di Boemia. Durante questi lavori per la sistemazione delle fondamenta e per la messa in opera del nuovo pavimento nell’interno della chiesa, vengono alla luce degli ipogei, che erano adibiti anticamente a luogo di sepoltura.
In queste cripte, risalenti probabilimente all’epoca della primitiva fondazione della cattedrale normanna e che la ricostruzione del 1764 aveva lasciata intatta, furono rinvenute numerose tombe gentilizie. La più recente era quella del principe Carlo III De’ Mari, Principe di Acquaviva e di Gioia, la cui salma, deposta il 6 gennaio 1825, presentava simboli che ne contraddistinguevano il casato.
La Chiesa Madre o di Santa Maria Maggiore (Parte I)
10 Maggio 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia, Turismo
L'arciprete gioiese Paolo Catucci intorno al 1772 afferma che la Chiesa più antica di Gioia fu eretta nel 506, come si leggeva su una lapide in marmo che riportava A nativitate Christi 506; tale affermazione è riportata anche da Padre Bonaventura da Lama.
L'abate Francesco Paolo Losapio ( Quadro Istorico-poetico sulle vicende di Gioia in Bari detta anche Livia ) parla del 1040 come data di edificazione della Chiesa Maggiore. Afferma che il Dinasta Riccardo Siniscalco Normanno dopo aver fondato il Castello e la Terra di Gioja, fondò e dotò in seguito la Chiesa palatina di San Pietro,( nome originario della Chiesa Madre ) avvalendosi dell'opera e della direzione dell’architetto che impiegò Ruggiero nella costruzione della Chiesa superiore di S. Nicolò di Bari, col medesimo ordine architettonico. Lorenzo Giustiniani… assegna l'epoca del 1040 alla fabbrica della Chiesa di S. Nicolò, di maniera che si può credere ragionevolmente che la fabbrica della nostra Chiesa di S. Pietro dovè essere terminata verso il 1050, ed addette al pubblico culto verso quest'ultima epoca… Lo stesso Riccardo e poi Federico II l'arricchirono e la dotarono di vastissimi feudi serrati, demani aperti e ricche possessioni, facendone una Chiesa Palatina Collegiale, che ben tosto andremo a vederla anche Collegiata insigne, gloriosa e rispettabile.
Alcuni identificano questa Chiesa con una dedicata a S. Marco ( l'attuale, tra le altre reliquie, conserva un dito dell'evangelista Marco ) o con quella di Santo Stefano; numerose sono le denominazioni che le sono state attribuite nel corso dei secoli: Natività della Vergine, Santa Maria Maggiore o della Neve, S. Pietro. Un diploma normanno del 1180 cita questa Chiesa con il titolo di Santa Maria. Di certo si officiava secondo il rito latino.
La Festa di San Giuseppe Lavoratore
30 Aprile 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia, Territorio & Ambiente

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Il Primo Maggio 1955, Pio XII istituisce la festa di San Giuseppe Lavoratore, per sottolineare l'importanza e la dignità del lavoro, anche quello svolto umilmente e nel silenzio della propria dimora. Quella di San Giuseppe sembra un'esistenza non molto diversa da quella di tanti altri uomini del suo tempo. In realtà, per la Chiesa, è un'esistenza degna di essere proposta come modello per ogni lavoratore, perché è un'esistenza tutta proiettata all'ascolto della Parola di Dio e posta al servizio del Suo disegno di salvezza.
Pio XII volle cristianizzare la festa del lavoro del 1°maggio istituendo in quel giorno la festa di san Giuseppe Lavoratore. Volle presentare San Giuseppe come protettore ideale di tutte le classi della società e di tutte le professioni.
La Chiesa di San Vito Martire
26 Aprile 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
La venerazione di San Vito da parte dei gioiesi è stata sempre molto sentita; ne è una testimonianza tangibile il fatto che a numerosi nascituri viene imposto il nome del Santo martire, sia isolatamente che accompagnato dal nome di un altro Santo ( Antonio, Nicola, Giuseppe, Leonardo, Maria… ).
San Vito può vantare a Gioia l'intitolazione di tre chiese: la prima, più comunemente ricordata come quella della Purificazione o della Candelora, viene indicata dal popolo come la vecchia Chiesa di San Vito per la presenza di una statua del Santo, la seconda è il primo semplice edificio che ha ospitato la sede parrocchiale e nella quale si celebra la messa nei giorni feriali e la terza corrisponde alla nuova Chiesa, dove gli abitanti del quartiere partecipano alle funzioni liturgiche nei giorni festivi e di precetto e dove si impartiscono i sacramenti.
L'idea di istituire una nuova parrocchia a Gioia risale a don Sante Milano ( 1887-1976 ), chiamato don Santino per distinguerlo dall'omonimo cugino e sacerdote, noto per essere stato il fondatore della Chiesa dell'Immacolata Concezione di Lourdes.
Quest'anno ricorre il 50° anniversario della erezione canonica della parrocchia di S. Vito; infatti viene eretta come parrocchia dall'Arcivescovo di Bari Mons. Enrico Nicodemo, il 29 novembre 1959, l'anno in cui Papa Giovanni XXIII annuncia al mondo l'apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II.
La Chiesa di S. Maria Maddalena
26 Marzo 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
Nel borgo bizantino ( o prenormanno ) di Gioia, precisamente in via Santa Maria Maddalena, fino a qualche anno addietro nota come vico Vittorio Emanuele II, in un pianterreno sito al n. 6, una trentina di anni fa sono stati individuati i resti di un'antica Chiesa, che, ad un primo esame, farebbe pensare all'edificio di culto più antico di Gioia.
L'edificio potrebbe costituire il momento di transizione tra il definitivo abbandono dell'antico insediamento peuceta di Monte Sannace e lo sviluppo del primo nucleo abitativo che dal Casale di Joa porterà allo sviluppo della città di Gioia.
La Chiesa, che oggi chiameremmo meglio Cappella, è di modeste dimensioni: mt. 12,70x 4,50 ed è posizionata secondo l'asse Est-Ovest; l'ingresso era posto sul lato ovest, opposto alla piccola abside semicircolare sulla cui parete si notano resti di affreschi policromi.
La navata dell'edificio, che doveva avere una copertura con tetti a spiovente, è scandita nel suo
La Cassa Armonica
10 Marzo 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Primo Piano, Storia
L'esigenza di un posto dove far suonare Banda musicale è stato da sempre avvertito dalla popolazione gioiese.
La Giunta Comunale di Gioia, poiché riteneva giusto che i cittadini indistintamente godessero di un divertimento che si ottiene dalla contribuzione di tutti gli amministrati, nella seduta del 10 giugno 1871 stabilisce i diversi punti del paese ove la Banda musicale dovrà suonare con ordine alternativo e invariabile: Piazza San Francesco, Piazza presso il palazzo Campanella, Largo Castello, Largo San Vito.
Non tutti, però, potevano gustare pienamente il suono e la melodia che i bandisti facevano sprigionare dai loro strumenti, per cui da più parti si avvertiva l'esigenza di una cassa armonica per la Banda e la necessità di provvedere il corpo musicale di un adeguato posto per i suoi concerti in piazza, concerti che erano previsti obbligatoriamente dal regolamento in tutti i giorni festivi.
Il Teatro Comunale di Gioia
17 Febbraio 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Eventi & Tempo Libero, Primo Piano, Storia, Turismo
L'idea della istituzione di un Teatro a Gioia, volontà che si afferma contemporaneamente a quella della formazione della Banda musicale municipale, nasce prima dell'Unità d'Italia.Si inizia a parlare di Teatro nella prima metà dell'Ottocento, precisamente nella seduta del Decurionato del 23 aprile 1837. Dal verbale di quella riunione apprendiamo che l'assemblea ha appena fissato le basi per il fitto del Lamione attaccato a San Domenico e che subito dopo qualche decurione ha fatto la mozione di essere cosa sorprendente e dispiacevole che in questo Comune che contiene al di sopra di 12 mila abitanti, e che è situato in un punto tra le Provincie di Lecce, la Basilicata ed una Strada Consolare, per dove transita la diligenza, e Procaccio, non vi sia un locale proprio da servire per Teatro, per cui sarebbe utile che il Lamione per lo quale sonsi già fissate le basi di affitto come sopra possa restare inaffittato, da servire per uso di Teatro ed ha concluso di passare la proposta in quest'atto istesso, con supplicarsi dal Sindaco i Superiori onde si benignino gradire una tale proposta per la migliore civilizazione di questa popolazione, al che compiacendosi i sullodati Superiori aderire, se ne aprirebbe subito una sottoscrizione volontaria per la formazione del Teatro in detto locale, da riattarsi all'uopo, essendo anche ciò di voto pubblico. L'intero Decurionato facendo eco, unanimemente a tale proposta, vi presta tutta l'adesione, e prega il Sig. Sotto Intendente dei suoi buoni uffici presso del Sig. Intendente perché sii appagato un tal desiderio da più tempo desiderato ed atteso da questo publico.
La Chiesetta della Candelora o di San Vito
2 Febbraio 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
Nella zona posta a nord di Gioia, antico Borgo Palmieri, oggi quartiere Sacro Cuore o " Giù alle Croci ", si può ammirare una chiesetta dedicata a San Vito Martire, opera del XVI secolo.
Nei verbali della Visita Pastorale del 1623 dell'Arcivescovo Gesualdo, viene indicata con il nome di cappella di Santa Maria della Candelora e si sottolinea che si celebra messa solo nel giorno della Candelora o della Purificazione.
Il culto per S. Vito è attestato sin dal 1572, ma verosimilomente è anteriore a tale data, visto che già in un documento del 1510 si parla di " ovilia S.ti Viti ".
La Chiesetta fu edificata al di fuori del centro abitato, a ridosso dei campi coltivati, poiché San Vito era venerato come colui che aveva il potere di proteggere dalla carestia, dalla fame e dal faticoso lavoro della mietitura, attività che si effettua proprio a giugno, periodo in cui cade la festività del Santo. Oggi tale luogo di culto non è più in una zona periferica, ma si trova in un popolato quartiere cittadino.
La facciata presenta un'architrave con un arco sormontato da un rosone tondo formato da otto spicchi. Sull'architrave è riportata la scritta A. D. 1895 e il versetto 4,31 del Vangelo di Marco: VENITE IN LOCUM DESERTUM ET REQUIESCITE PUSILLUM, venite in un luogo solitario e riposate un poco.
Lateralmente al portone d'ingresso sono presenti due lesene alla cui sommità sono poste due piccole guglie che nella forma richiamano il campanile delle vicina chiesa del S.Cuore. Il tetto è spiovente e presenta lungo i bordi una cornice ad archi degradanti. Nella parete posta a est si può scorgere un piccolo campanile che, unitamente alla presenza di una cupola che si presenta subito dopo aver varcato la porta d'ingresso, indurrebbe a pensare che in quella direzione ci
Gioia tra Unità d’Italia e brigantaggio. Il sergente Romano
30 Gennaio 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
Al termine della " Impresa dei Mille " il generale Garibaldi, con suo decreto, convoca il popolo meridionale per il giorno 21 ottobre 1860, perché accolga o respinga il seguente plebiscito: " Il Popolo vuole l'Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele Re Costituzionale e i suoi legittimi discendenti? "
Sono chiamati a votare tutti i cittadini di sesso maschile che avevano compiuto i 21 anni.
Gioia nel 1860 contava circa 17.000 abitanti e il referendum, come si evince dalla deliberazione decurionale del 21 ottobre 1860, si tiene nel pubblico spiazzo antistante la Chiesa di San Francesco ( che da quell'episodio prende il nome di Piazza del Plebiscito o, come oggi più comunemente si tramanda, Piazza Plebiscito ), dalle ore 13 alle ore 24 d'Italia ( ossia dall'alba al tramonto ).
Per l'occasione vengono preparati 4.287 bollettini ( schede ) per il sì ed altrettanti per il no ( tanti erano i gioiesi aventi diritto al voto ).
L'annessione di Gioia al Regno d'Italia viene salutata nel nostro Paese da calorose acclamazioni, specie nei confronti del generale Garibaldi, e con feste patriottiche.
Se da una parte i liberali osannano a Garibaldi, considerandolo un Padre della Patria, dall'altra un manipolo di nostalgici del governo borbonico organizza un'opposizione al nuovo Regno, che è passata alla storia con il nome di Brigantaggio.


