Ricoveri antiaerei

12 Gennaio 2010 Autore:  
Categorie: Storia

Durante la seconda guerra  mondiale Gioia era considerata un obiettivo sensibile, un  luogo di notevole importanza Ricoveristrategica, in quanto era un importante snodo stradale ( diramazioni per Taranto, Bari. Matera, Brindisi )  e ferroviario ( collegamenti con Bari, Taranto, Foggia, Matera ) ed anche sede di un aeroporto militare ( o meglio, come allora veniva chiamato, Campo di Aviazione ). 

Dal primo Campo di Aviazione  la notte tra il 4 e il 5 ottobre 1917 partirono 15 biplani con piloti italiani che seguirono Gabriele D'Annunzio  nell'eroica impresa del bombardamento e della distruzione della flotta nemica  nelle Bocche di Cattaro. Nel 1940, dopo essere stato ampliato il Campo prende la denominazione di Regio Aeroporto Militare.

Era quindi naturale che Gioia potesse subire bombardamenti aerei e che alla popolazione gioiese fosse data  l'opportunità di proteggersi da tali evenienze. In effetti bombardamenti aerei  furono effettuati su Gioia ed ebbero come obiettivi il Campo d'aviazione, la stazione ferroviaria e il cavalcaferrovia, che subirono gravi danni.

Per impedire stragi di civili inermi fu decisa la costruzione di ricoveri antiaerei,  l'acquisto di maschere antigas, la posa in opera e in funzione  di una sirena di allarme sulla torre dell'orologio in Piazza Plebiscito e l'oscuramento serale e notturno con lampade azzurrate, schermate da  cappellotti metallici.

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Le neviere

neviera0001Dai tempi antichi l'uomo ha avvertito l'esigenza di procurarsi refrigerio durante la calura estiva e, non avendo i mezzi di cui oggi disponiamo, ha utilizzato ciò che la natura gli offriva: la neve.

La neve in passato da qualcuno era considerata  una maledizione divina, perché rovinava alcune colture agricole, pregiudicando i raccolti.  Come  ogni moneta ha una doppia faccia, così anche per questo fenomeno atmosferico l'uomo col passare del tempo  ha apprezzato  il lato positivo, vedendo  in esso un beneficio per la natura, poiché la neve rallentava la crescita dei semi e delle piante e contribuiva alla distruzione degli  insetti nocivi all'agricoltura. Inoltre ha imparato a considerarla una merce preziosa anche per lui e ad utilizzarla sia per scopo alimentare ( per la preparazione di  sorbetti e bevande fresche e per conservare cibi, come riserva di acqua potabile nei periodi di siccità ) che per uso ospedaliero e medico ( cura di ascessi, contusioni, febbre ). La neve era anche utilizzata da comunità monastiche, specialmente per la conservazione di prodotti caseari.

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Bernardo Terio

28 Dicembre 2009 Autore:  
Categorie: Gioia Nota, Storia

Bernardo TerioNasce nel 1911 a San Pietro Vernotico, in provincia di Lecce, da genitori di origine gioiese.

La sua famiglia dopo qualche anno si trasferisce a Gioia, dove il giovane Bernardo frequenta le scuole elementari, quelle medie, le ginnasiali ed infine le liceali.

Sin dall'infanzia e per il periodo della sua carriera scolastica manifesta interesse per tutte le discipline, ma predilige particolarmente quelle scientifiche. La sua innata inclinazione per le materie scientifiche lo porta, nei momenti liberi, a catturare animaletti di  specie diverse, dei quali osserva attentamente sia  i movimenti che le diverse reazioni alle sue sollecitazioni.

Come  studente si segnala e si distingue per il suo spirito vivace e critico, tanto da essere additato ad esempio agli altri coetanei.

Nel 1937  consegue brillantemente la laurea in Scienze Naturali presso l'Università di Napoli, ottenendo il massimo dei voti, la lode e la pubblicazione della tesi.

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Tra antico e moderno in onore di Maria

22 Dicembre 2009 Autore:  
Categorie: Storia, Turismo

1. Chiesa di S. Andrea, ingressoPer nove giorni di seguito è stato un affrettare il passo, ansioso, giù per le scale di un anonimo condominio, in quella semiperiferia un tempo fuori le mura, solo fino a quarant’anni fa occupata da orti, pozzi d’acqua sorgiva e frutteti attorno ad abitazioni monofamiliari, e poi lungo strade interne, silenziose al primo calar del buio. Verso quale agognata meta? Il cuore del borgo bizantino, l’antica Chiesa di Sant’Andrea Apostolo. Dall’asfalto e dal cemento, che tutto soffocano, alle chianche sulla terra viva tra le case in pietra e tufo, l’impressione di aver percorso a ritroso qualche millennio di storia, con una sosta benefica tra il XVIII ed il XIX secolo, quando nacque e si affermò, per motivazioni spirituali ed assistenziali, uno di quei tanti sodalizi laici, tuttora vivi ed operanti.

Perché mai affannarsi? Per partecipare, assaporandone il gusto fino all’ultimo istante, ad una pia pratica, scoperta quasi “per caso”, in occasione di un lavoro negli archivi confraternali. Non saprei datare quest’antica consuetudine in Gioia. Forse ebbe inizio nel 1721, per iniziativa di colui che istituì la Confraternita dell’Immacolata, il gesuita p. Domenico Bruno? Oppure nel 1780, l’anno del regio assenso alla fondazione e alle regole? O piuttosto nel 1888, quando la “bolla” papale di Leone XIII le conferì il titolo di “Arciconfraternita”?

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Fiere e Mercati a Gioia

21 Dicembre 2009 Autore:  
Categorie: Storia

0921_001Le Fiere, sorte in età medievale, erano veri e propri mercati che si svolgevano in occasione di importanti feste religiose e duravano alcuni giorni; gran parte del settore espositivo era riservato alle fiere, cioè agli animali, mentre il resto riguardava attrezzi agricoli. La loro importanza nel passato è attestata dalla circostanza per cui , se durante il loro svolgimento erano in corso delle guerre, queste venivano temporaneamente sospese e durante tale tregua i visitatori godevano di particolari privilegi, come la protezione durante il viaggio, l'esenzione  o la riduzione dei dazi, il diritto di ospitalità o di asilo. I mercati, invece, avevano una durata più breve, una cadenza più ravvicinata nel loro svolgimento e permettevano la vendita di prodotti molto  vari, non limitati al solo settore agricolo.

Anche in Gioia, città medievale, è attestata la presenza di fiere e mercati nei secolo scorsi. 

Nell' Apprezzo di Gioia del 1611 del tabulario Federico Pinto si legge: Nella detta Terra di Gjoia alli otto di settembre vi si fa una Fiera, dove vi concorrono infinite genti con copia d'animali d'ogni sorte non solo dallo lontano, ma anco da lunghe parti.

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Il Macello Comunale

7 Dicembre 2009 Autore:  
Categorie: Storia

Fino agli anni che precedono la proclamazione dell'Unità d'Italia era prassi comune in quasi tutti i Macello Comunalepaesi del Sud macellare gli animali nelle pubbliche strade. In tale circostanza i cittadini si aiutavano vicendevolmente e gratuitamente.  Sembrava quasi di partecipare alla celebrazione di un rito sacro, durante il quale le strade erano affollate, pullulanti di un andirivieni di gente, specie di bambini che curiosavano, come se si trattasse della folcloristica celebrazione della festa del Santo Patrono.

Con delibera del 6 novembre 1861, sindaco Antonio Taranto, il Decurionato di Gioia decideva di prendere un locale ad uso del  Macello per uccidere gli animali lontano dalla vista e dalla curiosità delle persone, oltre che per motivi igienici.

Il 25 novembre 1871 Il Consiglio dei Decurioni delibera la costruzione del nuovo Macello nel giardino degli ex Francescani Riformati  e conferisce l'incarico della progettazione all'architetto Giovanni D'Erchia di Monopoli.

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L’ I.T.I.S. , ex Lanificio Lattarulo

30 Novembre 2009 Autore:  
Categorie: Gioia Nota, Storia

Lanificio Angelo LattaruloFino alla prima metà del Novecento  Gioia è stato un paese florido non solo nel settore agricolo, ma anche in quello industriale; ciò è  testimoniato sia dalla presenza di industrie di trasformazione di prodotti agricoli, come distillerie, frantoi oleari e enologici, mulini e pastifici, molte delle quali oggi fanno parte dei   monumenti dell'archeologia industriale locale, sia dalla presenza di altri opifici, come il Lanificio Lattarulo.

Quest'anno ricorre il 50° anniversario dalla deliberazione del Comune di Gioia di acquisto dell'opificio ex Lattarulo, che successivamente verrà destinato a sede dell'ITIS. 

Alla fine dell'Ottocento un giovane di Fasano divenuto ormai nostro concittadino, Angelo Lattarulo di Onofrio, dopo aver iniziato a lavorare come garzone nello stabilimento di Saverio De Bellis a Castellana Grotte, dà avvio alla sua attività lavorativa a Gioia come tintore, andando in giro per il paese con un carretto e chiedendo alla gente se avesse abiti e indumenti da tingere. Successivamente impianta anche una modesta tintoria  a carattere artigianale in alcuni locali presi in fitto in via Monte Sannace.  

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La Casa Torre

20 Novembre 2009 Autore:  
Categorie: Storia, Turismo

Casa TorreNon solo al turista poco attento, ma anche al comune cittadino gioiese, se entrambi non prestano attenzione alla modesta segnaletica presente, può sfuggire, a causa dell’angusta strada in cui è ubicata, un’antica Torre sita in via Fontana n. 5.

E’ difficile osservarla se non si alza gli occhi, proprio perché la costruzione è ” costretta ” da un’angusta  strada e incassata tra altre abitazioni.

E’ stata costruita probabilmente su una preesistente fortificazione medievale.

Tra Via Fontana ( nome del  sacerdote Don Francesco Saverio Fontana, nato a Gioia il 1667 e morto Vescovo ad Ascoli Satriano nel 1736, il quale nel 1732 donò il suolo per edificare l’attuale Chiesa di San Francesco), Via Palude e  Largo Cisterna, in una zona  un tempo paludosa del centro cittadino, sembra che verso la fine del secolo XIII un nobile fiorentino, di nome  Perrino, della famiglia  De’ Rossi ( casato che faceva parte della corte di Federico II  a cui è stata intitolata una delle due torri superstiti del castello, quella più alta sul lato sud-ovest ), fece costruire una Torre.

Della Torre abbiamo notizie certe il 14 dicembre 1819 in occasione di una deliberazione con la quale il Decurionato accetta l’offerta di Vito Felice Monte, di Gioia, di prendere a censo capitaneo ( pagamento, da parte di un capo importante della comunità, di

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Il Camposanto

2 Novembre 2009 Autore:  
Categorie: Storia

cimiteroFino a qualche secolo fa era prassi seppellire i defunti nelle chiese o nei cortili presenti nelle immediate vicinanze delle stesse o addirittura nei pressi delle proprie abitazioni.

A tale usanza non sfugge il nostro paese; ne è testimonianza la presenza di complessi cimiteriali  esistenti sotto il pavimento delle Chiese di San Francesco e di San Domenico, oltre quelli presenti nella Chiesa Madre e di Sant’Antonio, i cui ipogei si estendevano anche sotto il sagrato.

Questa circostanza, oltre che dall’esplorazione degli ipogei è confermata anche da una lettera che il Sindaco, Lorenzo Ceppaglia invia in data 15 agosto 1837 al Giudice Regio del Circondario di cui Gioia faceva parte.

Con l’Editto di Saint Cloud, emanato nel 1804 da Napoleone, vengono raccolte organicamente in un unico corpus legislativo tutte le precedenti e frammentarie norme riguardanti i cimiteri.

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Per una raccomandazione speciale…

1 Novembre 2009 Autore:  
Categorie: Storia, Turismo

I Santi Patroni S. Filippo e S. Sofia ai piedi della Vergine (Chiesa Madre, transetto)… conviene puntare molto in alto. Il fenomeno è sempre esistito, a maggior ragione in tempo di crisi e scarsità di mezzi. Nella società romana antica, ad esempio, molti uomini liberi, ma di modesta condizione sociale, per sopravvivere si riducevano allo stato di clientes, quotidianamente alla ricerca di uno o più generosi patroni. Tale fu anche Giovenale, autore latino della prima metà del I sec. d.C., dopo aver esercitato per un periodo l'avvocatura: nelle sue satire descrisse efficacemente la vita amara del cliente, che ogni giorno all'alba e con qualunque tempo era costretto ad aggirarsi per le strade della città, pur di essere tra i primi a salutare il suo signore. Il patronus, se particolarmente ricco, aveva infatti uno stuolo di clientes, i quali al mattino affollavano l'atrio della sua casa per il rituale saluto, la salutatio matutina, e per rendersi disponibili a svolgere incarichi di vario tipo (dal disbrigo di pratiche burocratiche alla cura degli affari economici e patrimoniali, all'organizzazione della campagna elettorale in caso di candidatura del patrono), ricevendone in cambio innanzitutto la sportula, una cesta piena di vivande per il vitto giornaliero, poi sostituita da piccole somme di denaro, quindi protezione e assistenza giuridica in tribunale.

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