La Cassa Armonica
10 Marzo 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Primo Piano, Storia
L'esigenza di un posto dove far suonare Banda musicale è stato da sempre avvertito dalla popolazione gioiese.
La Giunta Comunale di Gioia, poiché riteneva giusto che i cittadini indistintamente godessero di un divertimento che si ottiene dalla contribuzione di tutti gli amministrati, nella seduta del 10 giugno 1871 stabilisce i diversi punti del paese ove la Banda musicale dovrà suonare con ordine alternativo e invariabile: Piazza San Francesco, Piazza presso il palazzo Campanella, Largo Castello, Largo San Vito.
Non tutti, però, potevano gustare pienamente il suono e la melodia che i bandisti facevano sprigionare dai loro strumenti, per cui da più parti si avvertiva l'esigenza di una cassa armonica per la Banda e la necessità di provvedere il corpo musicale di un adeguato posto per i suoi concerti in piazza, concerti che erano previsti obbligatoriamente dal regolamento in tutti i giorni festivi.
Il Teatro Comunale di Gioia
17 Febbraio 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Eventi & Tempo Libero, Primo Piano, Storia, Turismo
L'idea della istituzione di un Teatro a Gioia, volontà che si afferma contemporaneamente a quella della formazione della Banda musicale municipale, nasce prima dell'Unità d'Italia.Si inizia a parlare di Teatro nella prima metà dell'Ottocento, precisamente nella seduta del Decurionato del 23 aprile 1837. Dal verbale di quella riunione apprendiamo che l'assemblea ha appena fissato le basi per il fitto del Lamione attaccato a San Domenico e che subito dopo qualche decurione ha fatto la mozione di essere cosa sorprendente e dispiacevole che in questo Comune che contiene al di sopra di 12 mila abitanti, e che è situato in un punto tra le Provincie di Lecce, la Basilicata ed una Strada Consolare, per dove transita la diligenza, e Procaccio, non vi sia un locale proprio da servire per Teatro, per cui sarebbe utile che il Lamione per lo quale sonsi già fissate le basi di affitto come sopra possa restare inaffittato, da servire per uso di Teatro ed ha concluso di passare la proposta in quest'atto istesso, con supplicarsi dal Sindaco i Superiori onde si benignino gradire una tale proposta per la migliore civilizazione di questa popolazione, al che compiacendosi i sullodati Superiori aderire, se ne aprirebbe subito una sottoscrizione volontaria per la formazione del Teatro in detto locale, da riattarsi all'uopo, essendo anche ciò di voto pubblico. L'intero Decurionato facendo eco, unanimemente a tale proposta, vi presta tutta l'adesione, e prega il Sig. Sotto Intendente dei suoi buoni uffici presso del Sig. Intendente perché sii appagato un tal desiderio da più tempo desiderato ed atteso da questo publico.
La Chiesetta della Candelora o di San Vito
2 Febbraio 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
Nella zona posta a nord di Gioia, antico Borgo Palmieri, oggi quartiere Sacro Cuore o " Giù alle Croci ", si può ammirare una chiesetta dedicata a San Vito Martire, opera del XVI secolo.
Nei verbali della Visita Pastorale del 1623 dell'Arcivescovo Gesualdo, viene indicata con il nome di cappella di Santa Maria della Candelora e si sottolinea che si celebra messa solo nel giorno della Candelora o della Purificazione.
Il culto per S. Vito è attestato sin dal 1572, ma verosimilomente è anteriore a tale data, visto che già in un documento del 1510 si parla di " ovilia S.ti Viti ".
La Chiesetta fu edificata al di fuori del centro abitato, a ridosso dei campi coltivati, poiché San Vito era venerato come colui che aveva il potere di proteggere dalla carestia, dalla fame e dal faticoso lavoro della mietitura, attività che si effettua proprio a giugno, periodo in cui cade la festività del Santo. Oggi tale luogo di culto non è più in una zona periferica, ma si trova in un popolato quartiere cittadino.
La facciata presenta un'architrave con un arco sormontato da un rosone tondo formato da otto spicchi. Sull'architrave è riportata la scritta A. D. 1895 e il versetto 4,31 del Vangelo di Marco: VENITE IN LOCUM DESERTUM ET REQUIESCITE PUSILLUM, venite in un luogo solitario e riposate un poco.
Lateralmente al portone d'ingresso sono presenti due lesene alla cui sommità sono poste due piccole guglie che nella forma richiamano il campanile delle vicina chiesa del S.Cuore. Il tetto è spiovente e presenta lungo i bordi una cornice ad archi degradanti. Nella parete posta a est si può scorgere un piccolo campanile che, unitamente alla presenza di una cupola che si presenta subito dopo aver varcato la porta d'ingresso, indurrebbe a pensare che in quella direzione ci
Gioia tra Unità d’Italia e brigantaggio. Il sergente Romano
30 Gennaio 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
Al termine della " Impresa dei Mille " il generale Garibaldi, con suo decreto, convoca il popolo meridionale per il giorno 21 ottobre 1860, perché accolga o respinga il seguente plebiscito: " Il Popolo vuole l'Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele Re Costituzionale e i suoi legittimi discendenti? "
Sono chiamati a votare tutti i cittadini di sesso maschile che avevano compiuto i 21 anni.
Gioia nel 1860 contava circa 17.000 abitanti e il referendum, come si evince dalla deliberazione decurionale del 21 ottobre 1860, si tiene nel pubblico spiazzo antistante la Chiesa di San Francesco ( che da quell'episodio prende il nome di Piazza del Plebiscito o, come oggi più comunemente si tramanda, Piazza Plebiscito ), dalle ore 13 alle ore 24 d'Italia ( ossia dall'alba al tramonto ).
Per l'occasione vengono preparati 4.287 bollettini ( schede ) per il sì ed altrettanti per il no ( tanti erano i gioiesi aventi diritto al voto ).
L'annessione di Gioia al Regno d'Italia viene salutata nel nostro Paese da calorose acclamazioni, specie nei confronti del generale Garibaldi, e con feste patriottiche.
Se da una parte i liberali osannano a Garibaldi, considerandolo un Padre della Patria, dall'altra un manipolo di nostalgici del governo borbonico organizza un'opposizione al nuovo Regno, che è passata alla storia con il nome di Brigantaggio.
Giuseppe Rosini
21 Dicembre 2008 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Prodotti Locali, Territorio & Ambiente
Fratello del più noto Mario Rosini, cantante che al Festival di Sanremo del 2004 si classificò secondo, Giuseppe, detto Pino, è nato a Santeramo in Colle il 19 marzo 1956, ma da sempre vive a Gioia con la sua famiglia.
Ha dato vita ad un'azienda, l'Apipuglia Novagel, che dal 1974 si occupa di allevamento di api e della trasformazione diretta di tutti i prodotti ottenuti dalle stesse.
Questa iniziativa è sorta per una forte passione per la natura e per la convinzione che si potesse lavorare in modo alternativo rispetto alle moderne tendenze della grande industria, senza cioè stravolgere o violentare la natura e ciò che ad essa appartiene, ma rispettandola. L'azienda nasce sulla continuità del lavoro di suo nonno, a sua volta apicoltore a suo modo.
Giuseppe Van Westerhout
18 Dicembre 2008 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Eventi & Tempo Libero, Gioia Nota
Appartenente ad una famiglia originaria dell'Olanda, terra famosa per aver dato i natali a illustri pittori fiamminghi, Giuseppe Van Westerhout, fratello minore di Raffaele, nasce a Gioia del Colle il 3 marzo 1929.
Dal 1939 al 1949 studia insieme al fratello Raffaele presso la Scuola di Disegno di Gioia del Colle sotto la direzione del prof. Enrico Castellaneta. Frequenta i corsi di disegno ornato, architettura tecnica e plastica.
Nel 1950 frequenta il IV Corso di disegno presso la Scuola d'Arte di San Giacomo in Roma e il 1951, sempre a Roma, frequenta il corso libero di nudo all'Accademia di San Luca.
A Roma trascorre i migliori anni della sua vita, trentacinque per la precisione, dedicandosi alla attività pittorica, compresa l'Arte Sacra.
La Chiesa di Santa Lucia
13 Dicembre 2008 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia, Turismo
La Chiesa di S. Lucia è stata un tempo una modesta Cappella rurale, di rito greco, costruita alla periferia del paese probabilmente nel secolo XVI. Nel verbale della prima Santa Visita dell’Arcivescovo di Bari Antonio Puteo, tenutasi a Gioia il 24 ottobre 1578 si parla del culto di Santa Lucia de’ Greci.
La Confraternita di S. Lucia, istituita il 15 luglio 1882 dall’Arcivescovo Pedicini, che tra i suoi scopi statutari si occupa di culto e di attività caritative, il 6-12-1881 ottiene la concessione di un suolo al Camposanto per costruirvi dei loculi per i suoi confratelli.
Da una delibera della Giunta comunale del 19-6-1882 veniamo a conoscenza della decisione di migliorare alcune piazze di Gioia e tra queste il marciapiede che dalla Cappella di S. Lucia porta alla stazione ferroviaria.
Nel 1885 la Cappella viene distrutta dal terremoto; si salva solo una immagine della Santa, che viene portata nella Cappella dell’Addolorata, di proprietà della famiglia Buttiglione, che si trovava all’inizio di via Bartolomeo Paoli. Tale Cappella viene sconsacrata nel 1921.
Della vecchia Cappella oggi non restano che le fondazioni sulle quali sono stati costruiti gli ambienti della casa canonica e una piccola statua in pietra raffigurante S. Lucia, in via Cappellini strada adiacente al lato destro della chiesa, situata sul tetto della costruzione addossata all’abside.
La Chiesa dell’Immacolata Concezione di Lourdes
8 Dicembre 2008 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia, Turismo
L’Arcivescovo di Bari, Mons.Giulio Vaccaro, il 19 novembre 1919, tenuto conto che Gioia contava oltre 23.000 abitanti e che un nuovo quartiere si stava sviluppando nella zona orientale del Paese ed era il caso che si dotasse di una chiesa, provvede ad acquistare circa 2.000 mq. di suolo su cui erigere la nuova chiesa..
Il 16 dicembre 1919 lo stesso Arcivescovo di Bari eleva a Parrocchia sia la zona orientale che quella occidentale di Gioia le future chiese dell’Immacolata e di Santa Lucia.
Il 3 febbraio 1920 Mons. Domenico Del Buono, Ausiliare dell’Arcivescovo di Bari conferisce il canonico possesso parrocchiale a don Sante Milano, sacerdote nato a Gioia del Colle il 7 luglio 1884 e rettore della chiesa di Sant’Andrea.
Il Convento dei Francescani Riformati
24 Novembre 2008 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia, Turismo
Più certa, documentata, rispetto agli altri Conventi di Gioia, è la fondazione del Convento di Sant'Antonio o dei Frati Minori Riformati, anche perché questo è il più recente della città.
I Frati Riformati nascono dal ramo dei Frati Minori nel 1526 e professavano la povertà, la penitenza, la preghiera e la meditazione, sull'esempio di San Francesco.
Padre Bonaventura Da Lama nella sua "Cronaca de' Minori Osservanti Riformati della Provincia di S. Nicolò", nella ricognizione, da lui effettuata, dei Conventi dei Riformati della Provincia di Bari, pubblicata a Lecce nel 1724, dopo aver affermato che quello di S. Antonio della Terra di Gioja, l'anno 1633, è il 27° Convento fondato dai Riformati, così ne descrive la fondazione: Oltre la divozione di questa Terra ( di Gioia ) alli due Santi Compadriarchi Domenico, e Francesco, ove sono de loro figli non disprezzabili Monasterj, viveva pur divotissima della nostra Riforma. Ricevute dal Padre Clemente ( Caroli ) da Martina allora Custode, ch'era il
Il Convento di San Domenico
13 Novembre 2008 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia, Turismo
L'Ordine dei Domenicani è stato fondato da San Domenico di Guzman ( 1170-1221 ) intorno al 1175 in Spagna, nella provincia di Burgos, con l'intento di estirpare la propaganda dei movimenti eretici, attraverso la predicazione e una vita austera improntata al cristianesimo delle origini e all'imitazione della vita degli apostoli. Per tale motivo i suoi seguaci vengono chiamati anche " Frati Predicatori ".
La Regola dell'Ordine viene approvata da Papa Onorio III nel 1216.
I primi documenti della presenza dei Domenicani in Italia risalgono con certezza alla prima metà del 1200.
Nel 2006/7 la Famiglia Domenicana ha celebrato l'ottavo centenario della fondazione del primo Monastero di claustrali.
I Conventi domenicani maschili in Puglia nascono e si diffondono in epoca sveva e successivamente sotto gli Angioini, grazie alla loro munificenza. Questi ultimi ne cambiano l'architettura. Infatti fino al 1280 vigeva il voto di povertà per l'Ordine ( la chiesa doveva essere piccola e così anche le celle per i frati ); gli Angioini, invece, affermano che il vincolo della povertà era imposto ai frati e non all'architettura, che poteva anche essere splendida.


