La Chiesa di Sant’Andrea
7 Giugno 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia, Turismo

La chiesa di Sant’Andrea
Se la prima menzione di Gioia risale ad un documento del 1085, dal quale si evince che il normanno Riccardo Siniscalco sviluppa ed ingrandisce un nucleo preesistente del nostro paese, piuttosto che fondarlo, Gioia in un periodo precedente a tale data doveva avere già una Chiesa.
Questa, secondo lo storico ed economista gioiese Giovanni Carano Donvito, doveva essere appunto la Chiesa di S. Andrea, la quale, probabilmente, è dovuta per un certo tempo coesistere con l’antica Chiesa di S. Marco, che vi distava circa un miglio.
Anche l’Arcidiacono Michele Garruba pensa che l’attuale Gioia abbia avuto origine tra il nono e il decimo secolo, quindi a quell’epoca si potrebbe far risalire la edificazione della chiesa di S. Andrea.
Questa Chiesa ( se si esclude l’ipotesi della costruzione della Chiesa Madre risalente al 506 ), unitamente a quella di S.Maria Maddalena, entrambe situate nel borgo bizantino o prenormanno, si contende il primato del luogo di culto più antico di Gioia.
Come quella, infatti, probabilmente risale al secolo X ed originariamente sembra essere stata chiamata S. Maria del Casale e successivamente dedicata a S. Maria di Costantinopoli.
Padre Giovanni Semeria
28 Maggio 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
In quest’anno, precisamente il 19 ottobre, le Poste Italiane ricorderanno Padre G. Semeria e Padre G. Minozzi con l’emissione di un francobollo commemorativo.
Giovanni Semeria nasce nel Comune di Colla, che diventerà una frazione di Sanremo con il nome di Coldiroli, il 26 settembre 1867. La sua famiglia era conosciuta con il soprannome di “Semeria buon Gesù”.
Il padre di Giovanni, anche lui di nome Giovanni, muore qualche mese prima della sua nascita. Prima di morire prega la moglie, Carolina, di far nascere il figlio nel paese natale, richiesta che la moglie esaudisce.
A 15 anni entra, come novizio, tra i Padri Barnabiti del Carrobiolo a Monza. Viene ordinato sacerdote il 5 aprile 1890, a meno di ventitré anni. I primi impegni del suo apostolato riguardano: la questione dei rapportiti tra Stato-Chiesa, il confronto-scontro tra Scienza e Fede, il rinnovamento del Pensiero Cristiano, l’attenzione alla popolazione povera del Mezzogiorno d’Italia, territorio reso ancor più povero e sottosviluppato a causa dei disastri causati dalla prima guerra mondiale.
Esponente di primo piano del nuovo pensiero cristiano, diviene uno degli oratori sacri più popolari e più seguiti a Roma. Nei suoi discorsi ritroviamo un richiamo costante alla speranza coniugato con l’esigenza di un rinnovamento della società e dei cristiani, posizioni che paradossalmente incontrano ostacoli proprio all’interno della Chiesa del suo tempo, ma che in seguito diventeranno un punto di riferimento per molti giovani ed intellettuali.
La Chiesa di Sant’Angelo
24 Maggio 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Senza categoria, Storia, Turismo
Non abbiamo notizie certe né sull'origine né sull'epoca in cui questa Chiesa è stata fondata.
L'esistenza di una Chiesa di Sant'Angelo è attestata per la prima volta in un documento del 1087, in cui si dice che in quell'anno il duca normanno Ruggero d'Altavilla concede all'Arcivescovo di Bari, Ursone, delle proprietà a Monte Sannace, comprendenti terre ed orticelli che sono presso la chiesa di Sant'Angelo ( concedimus ecclesiam Sancti Angeli que sita est in monte Ioannacii cum omnibus orti set orticellis suis qui sunt iuxta ipsam ecclesiam et vadit per viam qua itur Ioam ). Si tratta di una chiesa che testimonia la venerazione per questo Santo, ma che non nulla a che vedere con l'attuale chiesa di Sant'Angelo.
Da alcuni documenti normanni del XII secolo apprendiamo che intorno al 1170 l'abate Arivie avrebbe fatto costruire a sue spese, nei pressi del castello, una chiesa dedicata a santo Stefano. In un successivo periodo questa veniva chiamata chiesa "di San Giovanni".
Il Carano Donvito sostiene che la chiesa di Sant'Angelo era nota come Santa Maria di Costantinopoli. La Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, a detta di Padre Bonaventura da Lama, fu inizialmente dedicata a San Giovanni e, più tardi, dal nome di Santa Maria di Costantinopoli passò al nome attuale di Sant'Angelo, forse per non confonderla con l'altra Chiesa di S Maria di Costantinopoli (oggi S. Andrea). Con l'abolizione definitiva del rito greco la chiesa viene solennemente riconsacrata e dedicata a S. Maria di Costantinopoli.
Quando la Poesia vince il silenzio di cinque secoli: Isabella Morra
21 Maggio 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Eventi & Tempo Libero, Storia
IL CIRCOLO UNIONE DI GIOIA DEL COLLE
nell'ambito delle manifestazioni culturali avviate dall'attuale Presidenza
ORGANIZZA
per sabato 23 maggio 2009 alle ore 20,00, nel salone del Circolo,
la presentazione del saggio storico-critico sulla vita della poetessa Isabella Morra, vissuta a Valsinni ( Matera ) agli inizi del millecinquecento, dal titolo:
LE LIRICHE DI ISABELLA MORRA POETESSA DI VALSINNI ( 1520-1545 ).
C’era una volta a Gioia … il ” Maggio all’Infanzia “
18 Maggio 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Eventi & Tempo Libero, Turismo
In questi giorni di maggio negli anni trascorsi, mentre le strade, le piazze di Gioia si riempivano del festante vocio dei ragazzi in appassionanti e poliedriche attività ludiche, il Teatro Rossini ospitava una serie di compagnie che presentavano nuove rappresentazioni per l’infanzia.
Per la prima volta, dal 1998, dopo più di un collaudato decennio di esperienze artistico-teatrali rivolte ai ragazzi della fascia scolastica che va dalle materne alla scuola media, e che in tempi più recenti ha interessato anche studenti delle scuole superiori, Gioia è orfana del ” Maggio all’Infanzia “. Si tratta di un vero e proprio festival di teatro per ragazzi, con laboratori, mostre, concerti, animazioni, nuovi spettacoli, il tutto organizzato dal Comune di Gioia in collaborazione con il Teatro Kismet OperA di Bari. Ci mancano i colori, i lavori dei ragazzi di scuola che adornavano le strade del paese, la festa, i sorrisi, la laboriosità e l’allegria che sprizzava dai loro visi e che contagiava i passanti, preannunciando un sereno scorrere della primavera e della vita.
La Chiesa Madre o di Santa Maria Maggiore ( Parte II )
17 Maggio 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Senza categoria
Toccherà al nuovo arciprete, don Franco Di Maggio, di cui il 26 giugno di quest'anno ricorre il centenario della nascita, riedificare quanto il terremoto aveva distrutto nel febbraio del 1942.
Il 6 novembre 1949 viene nominato arciprete mons. Don Franco Di Maggio, il quale provvede alla ricostruzione del Cappellone di S. Filippo, che viene arredato con l’artistico altare maggiore rimosso dalla Cattedrale di Bari, a seguito dei lavori di ristrutturazione. Nel 1950 viene rifatta, con pietra lavorata, la parte antistante l'ingresso principale della Chiesa e si dà inizio ai lavori di ricostruzione del Cappellone di San Filippo. Nel 1951 viene completato il rustico del Cappellone e del grande salone, sorto sulle macerie della sacrestia e della canonica diroccata. Nel 1952 vengono inaugurati il salone e la nuova canonica con la relativa zona sopraelevata. Nel 1955 viene demolita la vecchie cantoria di legno per costruirne una in cemento, poggiante su colonne di cemento. Egli fa adornare la Chiesa con candelabri di cristallo di Boemia. Durante questi lavori per la sistemazione delle fondamenta e per la messa in opera del nuovo pavimento nell’interno della chiesa, vengono alla luce degli ipogei, che erano adibiti anticamente a luogo di sepoltura.
In queste cripte, risalenti probabilimente all’epoca della primitiva fondazione della cattedrale normanna e che la ricostruzione del 1764 aveva lasciata intatta, furono rinvenute numerose tombe gentilizie. La più recente era quella del principe Carlo III De’ Mari, Principe di Acquaviva e di Gioia, la cui salma, deposta il 6 gennaio 1825, presentava simboli che ne contraddistinguevano il casato.
La Chiesa Madre o di Santa Maria Maggiore (Parte I)
10 Maggio 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia, Turismo
L'arciprete gioiese Paolo Catucci intorno al 1772 afferma che la Chiesa più antica di Gioia fu eretta nel 506, come si leggeva su una lapide in marmo che riportava A nativitate Christi 506; tale affermazione è riportata anche da Padre Bonaventura da Lama.
L'abate Francesco Paolo Losapio ( Quadro Istorico-poetico sulle vicende di Gioia in Bari detta anche Livia ) parla del 1040 come data di edificazione della Chiesa Maggiore. Afferma che il Dinasta Riccardo Siniscalco Normanno dopo aver fondato il Castello e la Terra di Gioja, fondò e dotò in seguito la Chiesa palatina di San Pietro,( nome originario della Chiesa Madre ) avvalendosi dell'opera e della direzione dell’architetto che impiegò Ruggiero nella costruzione della Chiesa superiore di S. Nicolò di Bari, col medesimo ordine architettonico. Lorenzo Giustiniani… assegna l'epoca del 1040 alla fabbrica della Chiesa di S. Nicolò, di maniera che si può credere ragionevolmente che la fabbrica della nostra Chiesa di S. Pietro dovè essere terminata verso il 1050, ed addette al pubblico culto verso quest'ultima epoca… Lo stesso Riccardo e poi Federico II l'arricchirono e la dotarono di vastissimi feudi serrati, demani aperti e ricche possessioni, facendone una Chiesa Palatina Collegiale, che ben tosto andremo a vederla anche Collegiata insigne, gloriosa e rispettabile.
Alcuni identificano questa Chiesa con una dedicata a S. Marco ( l'attuale, tra le altre reliquie, conserva un dito dell'evangelista Marco ) o con quella di Santo Stefano; numerose sono le denominazioni che le sono state attribuite nel corso dei secoli: Natività della Vergine, Santa Maria Maggiore o della Neve, S. Pietro. Un diploma normanno del 1180 cita questa Chiesa con il titolo di Santa Maria. Di certo si officiava secondo il rito latino.
La Festa di San Giuseppe Lavoratore
30 Aprile 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia, Territorio & Ambiente

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Il Primo Maggio 1955, Pio XII istituisce la festa di San Giuseppe Lavoratore, per sottolineare l'importanza e la dignità del lavoro, anche quello svolto umilmente e nel silenzio della propria dimora. Quella di San Giuseppe sembra un'esistenza non molto diversa da quella di tanti altri uomini del suo tempo. In realtà, per la Chiesa, è un'esistenza degna di essere proposta come modello per ogni lavoratore, perché è un'esistenza tutta proiettata all'ascolto della Parola di Dio e posta al servizio del Suo disegno di salvezza.
Pio XII volle cristianizzare la festa del lavoro del 1°maggio istituendo in quel giorno la festa di san Giuseppe Lavoratore. Volle presentare San Giuseppe come protettore ideale di tutte le classi della società e di tutte le professioni.
La Chiesa di San Vito Martire
26 Aprile 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
La venerazione di San Vito da parte dei gioiesi è stata sempre molto sentita; ne è una testimonianza tangibile il fatto che a numerosi nascituri viene imposto il nome del Santo martire, sia isolatamente che accompagnato dal nome di un altro Santo ( Antonio, Nicola, Giuseppe, Leonardo, Maria… ).
San Vito può vantare a Gioia l'intitolazione di tre chiese: la prima, più comunemente ricordata come quella della Purificazione o della Candelora, viene indicata dal popolo come la vecchia Chiesa di San Vito per la presenza di una statua del Santo, la seconda è il primo semplice edificio che ha ospitato la sede parrocchiale e nella quale si celebra la messa nei giorni feriali e la terza corrisponde alla nuova Chiesa, dove gli abitanti del quartiere partecipano alle funzioni liturgiche nei giorni festivi e di precetto e dove si impartiscono i sacramenti.
L'idea di istituire una nuova parrocchia a Gioia risale a don Sante Milano ( 1887-1976 ), chiamato don Santino per distinguerlo dall'omonimo cugino e sacerdote, noto per essere stato il fondatore della Chiesa dell'Immacolata Concezione di Lourdes.
Quest'anno ricorre il 50° anniversario della erezione canonica della parrocchia di S. Vito; infatti viene eretta come parrocchia dall'Arcivescovo di Bari Mons. Enrico Nicodemo, il 29 novembre 1959, l'anno in cui Papa Giovanni XXIII annuncia al mondo l'apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II.
La Chiesa di S. Maria Maddalena
26 Marzo 2009 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
Nel borgo bizantino ( o prenormanno ) di Gioia, precisamente in via Santa Maria Maddalena, fino a qualche anno addietro nota come vico Vittorio Emanuele II, in un pianterreno sito al n. 6, una trentina di anni fa sono stati individuati i resti di un'antica Chiesa, che, ad un primo esame, farebbe pensare all'edificio di culto più antico di Gioia.
L'edificio potrebbe costituire il momento di transizione tra il definitivo abbandono dell'antico insediamento peuceta di Monte Sannace e lo sviluppo del primo nucleo abitativo che dal Casale di Joa porterà allo sviluppo della città di Gioia.
La Chiesa, che oggi chiameremmo meglio Cappella, è di modeste dimensioni: mt. 12,70x 4,50 ed è posizionata secondo l'asse Est-Ovest; l'ingresso era posto sul lato ovest, opposto alla piccola abside semicircolare sulla cui parete si notano resti di affreschi policromi.
La navata dell'edificio, che doveva avere una copertura con tetti a spiovente, è scandita nel suo



