Daniele e Filippo Petrera
14 Aprile 2011 Autore: Dalila Bellacicco
Categorie: Storia
Daniele Petrera fu un personaggio di spicco nel panorama scientifico e politico di Gioia del Colle, di cui ben poco si è detto e scritto proprio dov’egli nacque il 31 marzo del 1839.
Suo padre era un umile sarto, Filippo Petrera junior, nipote del Filippo Petrera che insieme ad altri patrioti gioiesi fu ucciso e bruciato nel rogo di Piazza Castello il 14 febbraio del 1799, reo di aver piantato, insieme a Biagio e Giuseppe Del Re e Donatantonio Losito, l’albero della libertà per propugnare i principi della rivoluzione francese. Daniele Petrera era un fanciullo brillante, grazie agli enormi sacrifici di suo padre, che in lui aveva riposto ogni speranza di riscatto sociale dalla povertà, si diplomò e conseguì la laurea in Medicina presso l’Università di Napoli. In questa città si formò professionalmente e culturalmente, nutrito dai venti patriottici che vi aleggiavano, permanendovi fino al compimento degli studi, aiutato dalla sua famiglia.
Il versatile ingegno manifestato negli studi, gli consentì di conquistare una borsa di studio che lo portò a perfezionare gli studi di medicina a Parigi. Nel 1866, all’età di 26 anni conquistò la medaglia d’Oro Luigi Settembrini e conseguì l’ambito premio. Tornato a Gioia, sua città natale, intraprese l’esercizio della professione, ma ben altro il destino aveva in serbo per lui.
Novità dal Museo Nazionale Archeologico di Gioia del Colle
6 Aprile 2011 Autore: Rossana D'Addabbo
Categorie: Storia, Turismo
In occasione della XIII “Settimana della Cultura” (9-17 aprile 2011), che prevede sull’intero territorio nazionale ingressi gratuiti nei luoghi della cultura statali e molteplici iniziative di valorizzazione dell’immenso patrimonio culturale italiano, è stata allestita nel castello normanno-svevo di Gioia del Colle una nuova mostra archeologica dal titolo: “Agamennone e gli altri. Gli eroi di Omero nella cultura figurativa della Puglia antica”.
Alcune pregevoli ceramiche attiche, importate nella Magna Grecia tra il VI ed il V sec. a. C., ed italiote di V sec. a. C. (vasi a figure nere da Taranto e a figure rosse da Gravina in Puglia, da Gioia del Colle e da Taranto) illustrano il tema della guerra trasferito nel mondo mitico degli eroi, cantati da Omero e dai grandi tragici greci, in particolare il mito di Agamennone, la saga troiana e la loro sopravvivenza in Occidente, ovvero l’adesione al modello greco di stampo eroico da parte delle élites magnogreche e di quelle indigene ellenizzate della Puglia antica.
La mostra, inaugurata il 4 aprile 2011, è visitabile tutti i giorni fino al 30 aprile, in orario continuato dalle 8.30 alle 19.30, con ingresso gratuito esteso alle restanti sale del museo e del castello.
Per ulteriori informazioni: tel. 080 3481305.
La ferrovia Bari-Gioia-Taranto
17 Marzo 2011 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
Il 19 maggio 1865 il Consiglio comunale di Gioia approva l’apertura della nuova strada per la stazione ferroviaria, in occasione della inaugurazione della linea Taranto-Bari e del passaggio dei Principi Reali, Umberto ed Amedeo di casa Savoia, che onorarono di loro presenza questa città.
Il progetto della strada viene approvato con deliberazione consiliare il 12 novembre 1866 visto che quella attuale percorsa dai Reali in occasione della loro venuta a Gioia era stata creata così per la brevità del tempo disponibile, ora sarà più bella e adornata di alberi.
Il 24 maggio 1870 il consigliere Rosati propone l’alberamento del Viale della Stazione ferroviaria.
Un mestiere scomparso: il banditore
14 Febbraio 2011 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
Banditore con cornetta
Un tempo per le vie del paese, si poteva ascoltare il richiamo degli ambulanti, che propagandavano merci sia in acquisto che in vendita: chi ha uova da vendere, chi ha da vendere olive, chi vuole ritirare capelli caduti in sede di pettinatura oppure di stracci di stoffa, in cambio di aghi, o pettinini, o spagnolette di cotone.
Molti artigiani di passaggio giravano, a piedi o in bici, proponevano la riparazione di recipienti in terra cotta o di ceste e panieri oppure la molatura di coltelli, forbici e attrezzi da lavoro oppure il rivestimento con stagno della superficie interna di pentole e caldaie in rame rosso.
Il termine bando, probabilmente dal gotico bandwa, segno e dal latino medievale bandum o bannum indica l’annunzio pubblico che in tempi antichi veniva gridato da un banditore, attività oggi sostituita dalla notificazione con avviso a stampa.
La “ngegne” ( la noria )
24 Gennaio 2011 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
Uno degli strumenti utilizzati in passato dai nostri agricoltori e che fa ormai parte dell’archeologia agricola è senza dubbio la “ noria “.
Fino a qualche anno fa, quando la falda acquifera del territorio gioiese era affiorante anche a meno di tre metri di profondità, si era soliti recuperare l’acqua sorgiva necessaria sia per l’alimentazione umana, sia per il bestiame, sia per le culture foraggiere ed ortofrutticole, attraverso pozzi scavati artigianalmente.
Infatti ancora oggi non solo nelle abitazioni del centro storico, in numerose abitazioni monofamiliari è presente un pozzo, generalmente scavato in un deposito quaternario e rivestito in pietra calcarea o con conci di tufo, attraverso il quale veniva prelevata dalla falda superficiale l’acqua necessaria per i fabbisogni giornalieri della famiglia.
Il Molino ” Excelsior ” di Gioia del Colle
11 Gennaio 2011 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Prodotti Locali, Storia, Turismo
Nella prima metà del secolo scorso Gioia del Colle era rinomata non solo per lo sviluppo del settore caseario, la mozzarella, o meglio il fiordilatte, e gli altri prodotti della lavorazione del latte, ma anche, per restare al campo alimentare, per la produzione di vino primitivo e di olio d’oliva.
Il panorama economico del paese era costellato anche da numerose industrie di trasformazione di prodotti vitivinicoli ( distillerie ), da industrie tessili, da ebanisterie e soprattutto da complessi industriali per la produzione di pasta e per la molitura e la sfarinatura dei cereali.
Una foto del 1903, la prima riportata nell'articolo, presenta la veduta di Gioia dalla via per Santeramo e mostra il panorama industriale di Gioia, con una presenza di ciminiere che svettano sull’abitato, a conferma del confortante sviluppo economico-industriale del nostro Paese all’inizio del Novecento.
La scelta della zona posta ad ovest del paese, in prossimità della periferia dell’abitato, come insediamento di industrie, era dettata da due favorevoli coincidenze:
– la presenza di due ben distinte linee ferroviarie, la Bari-Gioia-Taranto, che collega l’Adriatico e lo Ionio e la Gioia-Rocchetta Sant’Antonio, che collega il nostro territorio alle coste del mar Tirreno, importanti e utili vie di comunicazioni e di traffici commerciali,
Le masserie di Gioia Parte II
21 Dicembre 2010 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia, Territorio & Ambiente
Masseria Rosati a Parco Busciglio
La masseria, che si estende in senso latitudinale, è caratterizzata da un arcone che permette l’ingresso alla corte
interna. Un tempo era fortificata, come testimoniava la presenza di un piombatoio sovrastante la grande porta d'accesso. Intorno al cortile si accentra tutta la costruzione con porte e finestre e la cappella.
Le strutture di tutto il complesso denunciano una datazione più antica rispetto alla chiesetta; questa, è interna alla corte, unico esempio fra tutte le masserie gioiesi, caso abbastanza raro anche per le tipologie delle masserie della Puglia. Sulla sua facciata si legge la data del 1788, probabile l'anno della sua costruzione.
Questo complesso architettonico rurale rappresenta il modello della massseria tradizionale, realizzata prima dell’utilizzo delle nuove tecniche edilizie delle odierne case coloniche che hanno portato alla sostituzione della civiltà dell'arco e della volta, della pietra e della calce con la tecnica dei solai.
All’esterno si trova una cisterna, rialzata rispetto al livello di calpestio, per la raccolta dell'acqua piovana. L'ingresso presenta sul lato sinistro una serie di costruzioni basse, che erano utilizzate come depositi o stalle, mentre balza subito all'occhio la costruzione su due piani, con un grande portone laterale d'ingresso e una elegante bifora al primo piano. Altri ambienti sono presenti sul lato destro del prospetto.
Le masserie di Gioia Parte I
20 Dicembre 2010 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Territorio & Ambiente, Turismo
Masseria, dal latino massa, termine che deriva dalla parola greca μαζα (maza) che indica l’impasto per fare il pane, nell’alto medioevo significava un grande possedimento terriero costituito da un insieme di fondi o poderi, ” pars massaricia ” , dati in affitto per un certo tempo a un conduttore il quale lo faceva coltivare da coloni e servi , in opposizione alla ” pars dominica ” , terre coltivate dal signore ), è l’azienda rurale diretta da un contadino, massaro, secondo un contratto di colonìa.
Sin dal suo sorgere la massaria indicava delle realtà economiche ed insediative diversificate, pur costituendo in generale un insediamento umano nel territorio rurale, che si configura come centro di produzione, organizzazione del lavoro agrario e dell’allevamento.
Le masserie, infatti, si possono raggruppare in quattro categorie:
La biblioteca comunale ” Don Vincenzo Angelillo “
15 Novembre 2010 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
In passato, quando Gioia e il resto del Sud erano governati dai Borboni, i sovrani non trascurarono

SONY DSC
l’istituzione di nuove biblioteche e soprattutto lo sviluppo della Biblioteca della Regia Università di Napoli.
Essi sollecitarono altresì la realizzazione di significativi lavori catalografici e inventariali nella Reale Biblioteca. Tale biblioteca fu donata alla città di Napoli da Carlo di Borbone allorquando nel 1734 si insediò sul trono di Napoli.
Nel gennaio 1736 il re dispose il trasferimento da Parma a Napoli della prestigiosa biblioteca di Casa Farnese, ereditata per successione materna.
I Borboni emanarono anche disposizioni che prevedevano l’obbligo dell’istituzione di biblioteche pubbliche nei vari Comuni del Regno e predisposero notevoli investimenti per la costituzione di biblioteche specializzate e di biblioteche comunali nelle diverse province del Regno.
L’Acquedotto Pugliese e Gioia
3 Novembre 2010 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia, Territorio & Ambiente
Sono trascorsi pochi anni dalla celebrazione del centenario della nascita dell’Acquedotto Pugliese.
Gran parte dell’acqua piovana delle precipitazioni invernali, a causa della conformazione del suolo pugliese, scorre verso il mare mentre quel poco che resta penetra rapidamente nelle fratture del sottosuolo.
Il sottosuolo pugliese è ricco di acqua; questa, a causa della profondità della falda, fino a qualche tempo fa non era facilmente estraibile, per cui da sempre è stata utilizzata l'acqua piovana, che veniva raccolta in cisterne. Queste ultime queste, però, non garantivano quantità sufficienti specialmente nel periodo estivo né la necessaria prevenzione da malattie o epidemie. La stagione delle piogge, limitata al periodo ottobre-aprile, con precipitazioni assai modeste tra 1400 e 600 mm., la mancanza di veri corsi d'acqua, la conformazione carsica del suolo, le elevate temperature estive causano eccessiva evaporazione, rendono il territorio arso e carente di acqua per gli usi domestici.
Il poeta latino Orazio già in passato descriveva la Puglia siticulosa, terra assetata: siderum insedit vapor siticulosae Apuliae ( arriva alle stelle l'afa della Puglia sitibonda ).




