La presenza della Casa Savoia a Gioia

4 Maggio 2013 Autore:  
Categorie: Storia

Piazza-PlebiscitoA Gioia si comincia a parlare della Casa Savoia nel 1860.

A quella data Gioia contava circa 17.000 abitanti. Infatti il 21 ottobre 1860, a qualche mese di distanza dall’Impresa dei Mille, i gioiesi sono chiamati a votare per il Plebiscito. Si vota nello spiazzo antistante la chiesa di San Francesco, che dopo quell’avvenimento prenderà la denominazione di Piazza del Plebiscito o, come comunemente si dice, Piazza Plebiscito.

Il quesito su cui esprimere il voto recita: Il popolo vuole l’Italia una, indivisibile con Vittorio Emanuele Re costituzionale e i suoi legittimi discendenti? La lista racchiude n. 4287 individui e quindi sono preparati 4287 bollettini per il sì e altrettanti per il no. Anche a Gioia vinsero i sì e fu dichiarata l’annessione del Sud allo Stato sabaudo.

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Don Vincenzo Angelillo

20 Marzo 2013 Autore:  
Categorie: Gioia Nota, Storia

don-vincenzo-angelilliGioia non può non  commemorare e rinverdire al nostro ricordo un nobile ( non certo per nascita ) e illustre concittadino, un uomo di multiforme ingegno, un padre spirituale che ha predicato  il messaggio evangelico e con coerenza e fedeltà lo ha testimoniato nella sua vita,  uno studioso che ha spaziato nel campo dello scibile, in poche parole un uomo che ha reso illustre la nostra Gioia con la sua opera umana, culturale  e spirituale.

Un concittadino in cui modernità, dirittura morale, fede, cultura, umiltà, servizio per i fratelli si fondono in tutt’unicum.

Gioia ha avuto in passato grandi uomini hanno reso illustre il nostro Paese, che ne hanno onorato la nostra città, la cultura.

Tra essi certamente un posto notevole occupa don Vincenzo Angelillo,in arte Angelilli, come lui stesso volle chiamarsi. Il 20 marzo 1963, cioè  50 anni fa, don Vincenzo Angelillo concludeva il suo percorso terreno.

Parlando di lui la mente non può non andare ad un altro figlio di Gioia, anch’egli sacerdote e studioso locale, l’abate Francesco Paolo Losapio, vissuto dal 1762 ( 250 anni fa ) al 1842 ( 170 anni fa ), (ricorrenze passate sotto silenzio), e autore della prima Storia di Gioia, una storia poetica dal titolo Quadro Istorico-politico sulle vicende di Gioia in Bari, detta anche Livia, ma anche educatore dei giovani e benefattore. [Continua la Lettura]

Giuseppe Vinci

7 Marzo 2013 Autore:  
Categorie: Storia

G. VinciIl 7 marzo ricorre il centenario della nascita di Giuseppe Vinci, scultore.

Infatti nasce a Gioia il 7 marzo 1913 da Domenico e Francesca Beatrice.

E’ stato allievo,  per il disegno,  del prof. Giuseppe Iacobellis e, per la scultura in legno, del maestro  Carlo Curione.  E’ stato scultore ed intagliatore; il suo soprannome era Peppinello.

Nel 1934 alla" Mostra Giovanile " tenutasi a Gioia ha conseguito il primo premio per la scultura e nel 1964.  Sempre a Gioia, ottiene il primo premio alla " Mostra Sacra ". E’ stato segnalato al II  " Concorso Nazionale di ceramica e scultura   Francesca da Rimini “ nel 1966.  Una sua scultura si trova nella Galleria Permanente di Arte sacra “ Padre Pio “ in S. Giovanni Rotondo. Ha partecipato a numerose mostre nazionali. In quella riguardante “ Lo sport  nell’ arte “ tenutasi a Canosa nel 1968 ha conseguito il terzo posto.   Nel 1969 ha partecipato alla rassegna di “ Arte sacra “ tenutasi a Piacenza e a Torre del Greco con alcune sue sculture, che sono state molto apprezzate dal pubblico. Ha organizzato numerose e apprezzate mostre personali. Diverse sue sculture hanno si trovano negli Stati Uniti d’America; molte altre, di carattere sacro o legate ad alcune figure della nostra civiltà contadina sono sparse in diverse località italiane.

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Monte Sannace in mostra: il volto nuovo del museo!

12 Dicembre 2012 Autore:  
Categorie: Storia, Turismo

1. Monte Sannace, scorcio della città bassa e strada delle muraPochi sanno che il Museo Nazionale Archeologico di Gioia del Colle ha cambiato fisionomia. La novità consiste nel passaggio da una dimensione regionale, che pure prediligeva la Peucezia (l’antica Puglia centrale), ad una tipicamente locale, sempre più ancorata alle radici della nostra comunità. Protagonista delle nuove esposizioni è (e sempre più sarà, una volta riallestita anche la II sala) la città peucezia di Monte Sannace, sita nell’agro gioiese all’incirca 5 km a N.E. dal centro urbano moderno. Questa distanza e la mancata sovrapposizione di strutture medievali consistenti l’hanno resa, appunto, una delle città antiche meglio indagate della Puglia, prima con ritrovamenti occasionali e scavi clandestini, poi con campagne di scavo ufficiali della Soprintendenza ai Beni Archeologici e nell’ultimo ventennio anche dell’Università degli Studi di Bari.  

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Fugaci battiti d’ali tra le mura del Castello

13 Novembre 2012 Autore:  
Categorie: Storia, Turismo

L'ingresso alla prima sala della mostraTra breve si udranno solo quelli dei numerosi volatili, che popolano l’austero ed elegante maniero in questo periodo (corvi e piccioni, essendo migrati da un pezzo i falchetti), poiché presto prenderanno il volo dal Museo Nazionale i bambini della Puglia antica con i loro giocattoli e le loro storie. Non appena i singoli reperti, le piccole tombe e i corredi funerari verranno restituiti ai loro rispettivi musei, sembrerà davvero essere stata un “battito d’ali” la durata dell’esposizione temporanea dall’eloquente titolo, “Battiti d’ali. Storie di bambini nella Puglia antica”, che per cinque anni e mezzo, dal mese di maggio del 2007, ha emozionato, commosso, intenerito innumerevoli turisti italiani e stranieri di passaggio nella nostra città. E già un sentimento di malinconia e di nostalgia aleggia nelle sale del museo, mirabilmente allestite, e nel cuore di chi se n’è preso cura in tutto questo tempo, adoperandosi per la loro custodia e valorizzazione!

Ancora pochi giorni, quindi, per rivisitare le frammentarie testimonianze di vita di Optatus, Graecinia Sevia, Grapte, Thalame, Dizoma e dei tanti bambini e ragazzi anonimi, vissuti a Taranto, a Conversano, a Gravina, a Rutigliano, a Monte Sannace, ad Egnazia.

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Agamennone e gli altri lasciano il castello di Gioia

26 Ottobre 2012 Autore:  
Categorie: Storia, Turismo

La contesa delle armi di Achille, partenza di cavalieri, Agamennone turbato.JPGPer un anno e mezzo insieme a visitatori di varie nazionalità e provenienze abbiamo potuto rivivere frammenti di storie di eroi e dei omerici, illustrati su dieci preziosi reperti, databili tra il VI ed il IV sec. a. C., ospitati nella “Sala del Forno” del nostro castello federiciano.

Su un cratere a campana a figure rosse di produzione apula, rinvenuto a Taranto, Achille, sotto la guida della dea Atena, elmata a mezzo busto su di lui, era colto nell’atto di tendere un agguato a Troilo, figlio di Priamo, re di Troia, che ignaro stava facendo abbeverare il suo cavallo, abbandonato al suo destino da un compagno, accortosi del tranello. Secondo l’oracolo bisognava uccidere il giovanissimo principe per vincere la guerra. Accanto al cratere, su una lekythos attica a fondo bianco, anch’essa trovata a Taranto, Aiace e Odisseo si contendevano, invece, le armi di Achille, già morto, per acquisire il suo valore militare.

Non mancavano scene di commiato o di partenza degli eroi per la guerra, come nel caso degli anonimi cavalieri sulla lekythos attica a figure nere da Santo Mola, vicino Gioia, e, mentre osservavamo Menelao e Odisseo in ambasceria a Troia, Ettore e Paride erano in procinto di partire, raffigurati tra Cassandra ed Apollo, con i nomi dipinti sul Kantharos attico a figure rosse da Gravina; ci commuoveva il saluto di Ettore alla moglie Andromaca e al figlioletto Astianatte, in braccio a sua madre, sulla lekythos attica a figure nere da Taranto.

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Un dipinto ad olio su tela nella Chiesa di S. Domenico

21 Ottobre 2012 Autore:  
Categorie: Storia, Turismo

1. Madonna del Rosario e tela con i Santi domenicaniIn questo mese dedicato alla Madonna del Rosario a chiunque sia entrato nella Chiesa di S. Domenico, annessa al nostro palazzo municipale, per un omaggio alla Vergine, raffigurata nel bell’acrolito di ceramica dagli occhi di cristallo, con il Bambino in braccio, entrambi in abiti ricamati in oro, non sarà sfuggita la freschezza di una tela recentemente restaurata, appesa alla parete sul secondo altare di destra.

3. Dipinto ad olio su tela con  i tre Santi domenicaniVi si riconoscono tre Santi domenicani: in alto, il predicatore s. Vincenzo Ferrer, la cui iconografia di Angelo dell’Apocalisse lo ritrae con le ali, la fiamma sulla testa e la tromba, qui riprodotta in mano ad un puttino; in basso, in primo piano, s. Pietro da Verona con la mannaia sulla testa e la palma del martirio, offertagli da un altro angioletto, mentre con l’indice intinto nel suo stesso sangue scrive: Credo in Deum; al centro, s. Tommaso d’Aquino, il Doctor Angelicus, con il sole nel petto, che infiamma le sue virtù di sapiente ed è l’unico a guardare l’ostensorio in alto a destra, mentre pare che scriva, incarnando amore e fede nel mistero eucaristico.

Il Santo più noto fra i tre, Tommaso d’Aquino, era nato nel 1225 a Roccasecca, tra Roma e Napoli, nell’attuale provincia di Frosinone, ed era imparentato con Federico II di Svevia: in pieno conflitto tra Impero e Papato, che aveva scelto il potere temporale per ragioni di rappresentanza, ed in contrasto con la volontà dei suoi genitori, Tommaso si affidò ad un ordine mendicante, quello dei Domenicani, che lo inviò a Parigi, pur essendo egli legato all’Università di Napoli. Lasciò incompiuta la Summa Teologica.

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50 anni fa il Concilio

11 Ottobre 2012 Autore:  
Categorie: Storia

250px-Giovannixxiii11 ottobre 1962: Papa Giovanni XXIII apre il Concilio Ecumenico Vaticano II.L'annuncio dell'indizione di un concilio venne dato da Papa Giovanni XXIII il 25 febbraio 1959, a soli tre mesi dalla sua elezione al soglio pontificio, nella basilica di San Paolo, insieme all'annuncio di un sinodo  della diocesi di Roma  e dell'aggiornamento del Codice di Diritto Canonico: " Venerabili Fratelli e Diletti Figli Nostri! Pronunciamo innanzi a voi, certo tremando un poco di commozione, ma insieme con umile risolutezza diproposito, il nome e la proposta della duplice celebrazione: di un Sinodo Diocesano per l'Urbe, e di un Concilio ecumenico per la Chiesa universale ".

Quel grande evento, che cambiò la storia della Chiesa cattolica, si aprì con il famoso discorso di Papa Giovanni XXII “Gaudet  Mater  Ecclesia” .

In quell’intervento c’è tutto il senso del Concilio voluto dal Papa.
Nello stesso discorso Roncalli si rivolse anche ai " profeti di sventura ", gli esponenti della Curia più avversi all’idea di celebrare un Concilio:

" Nelle attuali condizioni della società umana essi non sono capaci di vedere altro che rovine e guai; vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia, che è maestra di vita, e come se ai tempi dei precedenti Concili tutto procedesse felicemente quanto alla dottrina cristiana, alla morale, alla giusta libertà della Chiesa .

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Don Rocco Traversa

5 Luglio 2012 Autore:  
Categorie: Gioia Nota, Storia

Don Rocco TraversaIl 5 luglio ricorre il centenario della nascita di don Rocco Traversa, sacerdote gioiese che per circa 50 anni ha svolto il suo apostolato  in diverse chiese di Gioia.

Era nato a Gioia il 5 luglio 1912 ed è morto a Gioia il 12 febbraio 1999, all'età di 87 anni.

Il 5 settembre prossimo i parrocchiani di S. Lucia, chiesa nella quale ha operato con funzione di Viceparroco,  ricorderanno la figura e l'opera di don Rocco .

Nasce a Gioia del Colle il 5 luglio 1912 da Domenico Traversa  e Angela Maria Donvito. Ebbe due sorelle: Chiara Margherita ( 5-9-1910, 13-02-1999 ) e Maria Leonilde Costantina ( 25-11-1917, 121-2-1942 ).

Suo padre Domenico ( 14-4-1859,  1929 ) fu dapprima sarto, poi carabiniere, poi impiegato alle Poste di Gioia.

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La Banca Agricola Industriale di Gioia del Colle

27 Maggio 2012 Autore:  
Categorie: Prodotti Locali, Storia

 

Banca Agricola Industriale 001Quest'anno ricorre il centenario della costituzione di una Banca gioiese, che ha svolto un ruolo importante nell'economia agricola ed industriale di Gioia del Colle nel corso del ventesimo secolo.

E' appunto la Banca Agricola ed Industriale, società anonima, poi  divenuta Società per azioni, fondata il 27 maggio 1912. Tale Istituto di Credito è stato impiantato grazie alla volontà di alcuni cittadini gioiesi benestanti: il signor Carlo Capussella, il prof. Giovanni Carano, l'avvocato Ernesto Losavio, l'ingegnere Giovanni Milano e il cavaliere Nicola Serino Romano.

L'atto costitutivo è stato stipulato dal notaio Teodoro Sagges. Il capitale iniziale della Banca ammontava a 50.000 lire, suddiviso in 500 azioni da 100 lire ciascuna. Tale capitale  è stato  aumentato a 100.000 lire dopo una serie di operazioni di sconto, " veramente superiore alle previsioni" e " tutte a firma di assoluta solvibilità", avvenute nei primi mesi di vita dell'Istituto.  

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