Donato Boscia
9 Maggio 2016 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Gioia Nota, Primo Piano, Storia
Donato Diego Maria Boscia nasce a Corato il 6 novembre 1957 da genitori gioiesi: Angela Eramo e Vito Boscia, medico veterinario di Gioia del Colle. Donato nasce a Corato perché i nonni materni, il nonno notaio Diego Eramo e la moglie Angela Mastroviti, entrambi di origine gioiese, risiedevano a Corato per esigenze lavorative e, come costume dell’epoca, poiché le nascite avvenivano in casa, sua madre aveva espresso il desiderio di vivere la nascita del primo figlio (Donato Boscia) a casa dei propri genitori, dove si sentiva più tranquilla, visto che il marito Vito Boscia, Medico Veterinario, per la sua professione era costretto a stare fuori casa gran parte della giornata.
Alcuni giorni dopo il parto i genitori rientrano a Gioia e prendono dimora in un’abitazione in via Roma, dove risiedono per 14 anni. Si trasferiscono successivamente in quella che un tempo era chiamata via Principe Amedeo, oggi via Donato Boscia, residenza della famiglia Eramo-Boscia.
Donato frequenta a Gioia la Scuola elementare Mazzini, la Scuola media Losapio ed il Liceo scientifico R. Canudo.
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28 Aprile 2016 Autore: Francesco De Carlo
Categorie: Attualità
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Rinasce gioiadelcolle.info
22 Aprile 2016 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Comunicati
Dopo circa due mesi di oscuramento e di silenzio gioiadelcolle.info, primo portale di informazione di Gioia, torna a rivivere.
Abbiamo voluto riprendere a vecchia grafica e portare avanti il progetto iniziato nel 2007 allo scopo di mettere in rete un portale che, a differenza del precedente, che aveva uno scopo divulgativo ad ampio spettro, vuole caratterizzarsi con un taglio espressamente culturale, offrendo ai cittadini gioiesi notizie su eventi, su personaggi e su beni legati al settore culturale del nostro paese.Accanto al titolo del blog abbiamo inserito le immagini che condensano le eccellenze di Gioia: la zona archeologica di Monte Sannace, il Castello Normanno-Svevo, sede anche del Museo Archeologico Nazionale, Piazza Plebiscito con la Cassa Armonica, struttura utilizzata dal celebre e Pluripremiato Concerto Musicale ' Paolo Falcicchio ' di Gioia del Colle, le mozzarelle e il vino primitivo.
Peppino Papalia
24 Novembre 2014 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
Il 24 novembre 2014 ricorre il 50° anniversario della morte di un personaggio legato alla storia di Gioia del Colle.
Nasce a Bari l'1-10-1897 da una famiglia calabrese di tradizioni democratiche e mazziniane.
Dopo essersi laureato in Giurisprudenza nell'Università di Napoli partecipa alla prima guerra mondiale. Alla fine della guerra entra a far parte dello studio legale dell'avvocato socialista Michele Catalano. Aderisce alla scuola di pensiero meridionale di matrice positivistica, che in Terra di Bari era rappresentata da Andrea Angiuli, Giovanni Bovio e Giuseppe Alberto Pugliese, conosciuti per le teorie innovative nel settore della filosofia del diritto penale.
E' stato uno dei fondatori del movimento liberale-socialista e del Partito d'Azione. Ha preso parte al primo Congresso dei Comitati di Liberazione Nazionale che si svolse a Bari nei giorni 28 e 29 gennaio 1944. Il Partito d'Azione lo nomina come rappresentante della Puglia nella Consulta Nazionale insieme ad Eugenio Laricchiuta e a Giuseppe Di Vittorio.
Enrico Castellaneta
13 Ottobre 2014 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Gioia Nota, Storia
Nato il 27 maggio 1862 in Gioia del Colle, in Piazza, da padre gioiese ( l’architetto Vincenzo, poi sindaco ) e da madre altamurana ( Maria Labriola ).
Apprendiamo notizie della sua vita da una sua autobiografia
“Avendo dimostrato da ragazzo buona disposizione per il disegno, mio padre voleva fare di me un architetto o almeno un ingegnere. Studio perciò nelle Scuole Tecniche di Altamura e nell'Istituto Tecnico con poca buona voglia: i colori mi attiravano. Giovinetto, ebbi la più grande impressione dalla Conversione di San Paolo nella cattedrale di Altamura, una delle più belle pitture di Domenico Morelli. Finalmente mio padre, un po’ tardi, mi permise di frequentare l'Istituto di Belle Arti di Napoli, dove non c'erano più all'insegnamento il Morelli e il Palizzi. Vi trovai il Toma da cui sentii subito il fascino personale; sereno, penetrante e serio insegnante. Frequentai saltuariamente, come i miei compagni, l'Istituto, per la poca fiducia che avevamo della massa degli insegnanti e dell'andamento dell'insegnamento. Quando Pasquale Villari ( cognato del Morelli ) andò al Ministero ( della Pubblica Istruzione ) fece rientrare all'Istituto il Morelli e il Palizzi, io vi ritornai ( 1891 ) e vi rimasi due anni studiando assiduamente.
Don Nicola Mazzarelli
7 Dicembre 2013 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Gioia Nota, Storia
Ricorre quest’anno il centenario della nascita di un sacerdote gioiese: Don Nicola Mazzarelli, affettuosamente chiamato don Nicolino.
Un uomo, un letterato, un sacerdote fortemente devoto della Madonna, come si vedrà dalla sua biografia.
Figlio di Vito Antonio, falegname, e di Anna Chiaia, casalinga, nasce a Gioia in via Gioberti n. 29, il 7-12-1913, vigilia dell'Immacolata, quasi a presagire la sua convinta e continua devozione alla Madonna.
Riceve il battesimo il 9 dicembre nella Chiesa Matrice, presso il fonte battesimale che attualmente si trova nella Parrocchia di S. Vito.
Espatria con la famiglia negli Stati Uniti, dove risiede alcuni anni.
La mamma, avvertendo la nostalgia del paese natale e dei parenti quando viveva a New York pregava la Madonna perché favorisse il rientro in Italia.
Don Giovanni Prisciantelli
12 Novembre 2013 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
130 anni fa nasceva il nostro concittadino don Giovanni Prisciantelli. Nacque infatti il 12- 11 1883 in via Glinni n.48, da Filippo, agricoltore e Antonia Romano, casalinga. E' ordinato sacerdote il 15-8-1906. Sul suo " umile ricordo " fatto stampare in occasione della sua ordinazione sono riportate alcuni versi del Vangelo di San Giovanni, che sono alla base della vita sua e di ogni fervente cristiano: Se il mondo vi odia sappiate che prima di voi ha odiato me… Il mondo ama ciò che è suo… Voi non siete del mondo… per questo il mondo vi odia.
Svolge la funzione di Viceparroco. Era umile ed amato dai parrocchiani.
Ha svolto la funzione di viceparroco con gli arcipreti Francesco Giove, e don Luigi Tosco ( anche lui morto qualche anno dopo a causa del cuore che non aveva retto a lungo non solo a tale sciagura, ma anche agli strascichi giudiziari per indennizzi vari ), per cui era considerato la memoria storica della Parrocchia di S. Maria Maggiore ( Chiesa Matrice ) anche perché curava la tenuta dell’archivio parrocchiale.
Insieme all'arciprete Giove e ad altri sacerdoti don Giovanni Prisciantelli nel 1910 collabora nella fondazione della banca denominata Cassa Rurale Cattolica di San Filippo Neri. Il divieto, richiamato dalla Sacra Congregazione Concistoriale, di fondare e dirigere banche da parte dei sacerdoti, viene ignorato da quasi tutti i fondatori della Banca gioiese, tranne da don Giovanni.
Nel 1919 l'Arcivescovo di Bari, mons. Giulio Vaccaro, istituisce due nuove parrocchie a Gioia, quella della Madonna di Lourdes e quella di Santa Lucia, poiché il paese si era molto sviluppato in direzione Est ed Ovest e l'unica parrocchia esistente, la Chiesa Matrice, era insufficiente per i bisogni spirituali della comunità gioiese. I Sacerdoti delle nuove parrocchie, i canonici don Sante Milano e don Rocco Passiatore, chiedevano all'arciprete di concedere loro le prebende che erano state esercitate da lui sulla zona che lui gestiva fino al momento dello smembramento della Chiesa Matrice. L'arciprete non volendo rinunciare ai suoi poteri e agli introiti che ne ricavava, non prestava ascolto alle giuste richieste dei due nuovi parroci.
Fu proprio don Giovanni Prisciantelli che nel 1920 denunciò questo increscioso e deplorevole comportamento dell'arciprete Giove.
Durante i funerali dei braccianti vittime dell'eccidio di Marzagaglia del luglio 1920 insieme al sostituto Commissario Prefettizio Enrico Castellaneta, ad accompagnare quelle sei bare fu presente solo don Giovanni. Il ricordo del Castellaneta è riportato nel testo " Ritratto d'epoca " a cura di Nicola Castellaneta, a pagina 182: Davanti a me camminava il piccolo prete Prisciantelli…
Nel 1920 don Giovanni Prisciantelli stanco del comportamento dell'arciprete Giove invia le sue denunce all'Arcivescovo di Bari, mons. Vaccaro. Essendo rimasto inascoltato invia una denuncia anche al Cardinale Prefetto della Sacra Congregazione Concistoriale a Roma, chiedendo l'invio a Gioia di un Visitatore apostolico per sincerarsi della perdurante anomala situazione. Le accuse spaziano anche sullo scarso operato pastorale dell'arciprete, che trascurava la catechesi per giovani ed adulti limitandosi a svolgere il ruolo amministrativo di parroco e favorendo l'allontanamento dei fedeli dalla chiesa, che di conseguenza preferivano la frequenza della Sala Protestante e della Camera del Lavoro.
Nel 1927 l'Arcivescovo di Bari, mons. Augusto Curi, lo nomina rettore della chiesa di San Rocco.
Nel 1933, quando si costituisce un Direttorio che prende in mano la gestione della Chiesa Madre, a causa delle precarie condizioni di salute dell'arciprete, insieme allo stesso arciprete don Francesco Paolo Giove, è vittima di una congiura da parte di alcuni sacerdoti gioiesi aspiranti alla carica di arciprete. Del Direttorio facevano parte i due parroci, don Sante Milano e don Rocco Passiatore, don Santino Milano, don Michele Buttiglione e don Leonardo Capurso.
In quella circostanza un battibecco con il prof. don Santino Milano, che ironicamente venne definito da lui autoarciprete, sortì l'effetto di una brutta risposta epistolare a don Giovanni.
L'arrivo del nuovo arciprete, don Luigi Tosco, fu contraddistinto da una calorosissima accoglienza, nonostante non fosse un sacerdote gioiese, ma proveniente da Torino. Don Giovanni Prisciantelli, viceparroco della Chiesa Matrice, fece affiggere dei manifesti di benvenuto sui quali era scritto: Finalmente l'arciprete viene.
Si chiudeva una brutta parentesi, iniziata con la paralisi di don Francesco Giove e protrattasi fino al 1931 con la nomina ad arciprete di don Nicola Fortunato di Capurso e il successivo insediamento del Direttorio gioiese nel 1933.
Il Prisciantelli continua il suo impegno pastorale sotto l'arcipretura di don Luigi Tosco fino alla sua tragica morte sotto le macerie del campanile.
Don Giovanni Prisciantelli muore il 23-2-1942 mentre veniva trasportato in ospedale, vittima del crollo del campanile, caduto alle ore 10 e minuti 10.
Aveva contribuito non poco alla moralizzazione del clero e dei costumi gioiesi e nella sua umiltà e tenacia molto ancora avrebbe dato ai suoi parrocchiani e alla chiesa locale se non fosse morto prematuramente ed accidentalmente.
Sulla sua tomba si possono leggere queste parole, che sintetizzano il suo operato: Apostolo infaticabile, collaboratore fedelissimo, lavorò in silenzio.
La caduta del campanile provocò il crollo del transetto destro della chiesa, quello che comunemente prende il nome di Cappellone di San Filippo, con la perdita delle tele e degli arredi sacri in esso presenti e causò altresì danni alle case circostanti e il ferimento di alcune persone.
Sulla pagellina funebre sono scritte le seguenti parole: Umile – Zelante – Generoso all'ombra dell'Altare l'intera sua vita sacerdotale consacrò a bene delle anime Ricevette da Cristo, Sacerdote Eterno il bacio della Pace sul posto del suo lavoro – Requiescat in pace.
Il rustico del campanile, costruito in cemento armato secondo il vecchio progetto, iniziato nel 1963 fu completato nel 1966, grazie alla tenacia dell’arciprete don Franco Di Maggio, ma furono necessari altri anni per completarne il rivestimento.
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Marino Rosati
3 Ottobre 2013 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
Quest'anno ricorre il centenario della morte di Marino Rosati. La possibilità di ricordarlo e rinverdire il suo ricordo e la sua opera proprio in occasione di questo centenario potrebbe stimolare noi, suoi concittadini, a elevarci dalle miserie umane e a vivere in un clima di maggiore collaborazione e di pacificazione.
Il Maestro Rosati nasce nel 1839, da nobile famiglia. Suo padre era il notaio Carlo Rosati e la madre la signora Giovanna Salamita. Frequenta i primi studi nel Seminario di Bari, distinguendosi nel corso delle Belle Lettere. Durante un’Accademia poetico-musicale in onore del re Ferdinando II fu scelto tra i suoi compagni a rappresentare la sua classe. In quella circostanza compose un’Ode latina, che fu apprezzata dagli ascoltatori. Questa positiva esperienza, da adulto il Rosati la riprenderà organizzando incontri letterari-poetici a Gioia.
Don Paolo Meliota
23 Giugno 2013 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Storia
Don Paolo Meliota nasce a Casamassima il 2 dicembre 1918.
Il 26 giugno 1958 prende possesso della Parrocchia di Santa Lucia, subentrando al Parroco don Rocco Passiatore, che per circa 40 anni aveva ricoperto tale incarico ed e ne era stato il primo parroco.
A lui si deve la costruzione dell'oratorio, di una palestra e l'allestimento di una sala cinematografica su un suolo di proprietà della chiesa, ceduto per costruzione di appartamenti per civile abitazione.
Ha formato numerosi giovani non solo in parrocchia, ma anche nel Liceo Classico ci Gioia dove ha svolto il compito di insegnante di religione cattolica per numerosi anni.
In occasione del 25° del suo sacerdozio viene festeggiato proprio nel Liceo Classico dal Preside, prof. Matarrese, che gli dona una pergamena, e dall’ Arcivescovo di Bari, mons. Enrico Nicodemo.
Muore a Casamassima, sua città natale il 23 giugno 1993, all'età di 75 anni.
Adolfo Armando Celiberti
11 Giugno 2013 Autore: Francesco Giannini
Categorie: Gioia Nota, Storia
Figlio di Vito Sante agiato commerciante e di Isabella Surico, possidente, nasce a Gioia in via Principe Amedeo n.7 ( oggi Via Roma ) il 29 maggio del 1902. Gli vengono imposti i nomi di Armando e Adolfo. Frequenta con costante profitto a Gioia le classi elementari, le tre classi del Ginnasio inferiore e le due del Ginnasio superiore. Non essendovi in Gioia una scuola liceale prosegue gli studi presso i Liceo di Altamura, dove nel 1921 consegue la licenza con pieni voti. Si trasferisce a Roma dove si iscrive alla Facoltà di Lettere, perché affermava che le aure che si respiravano tra le vetuste mura aureliane e la cupola michelangiolesca di San Pietro erano tonificanti per l’animo e per la mente e perché la suggestione che si sprigionava da quelle sacre pietre era tale da dare i brividi dell’eterno.
Inoltre Roma, al suo sguardo e al suo sentimento compendiava i valori perenni e inalienabili della tradizione e della civiltà millenaria della nostra gente.


