Uno dei settori del Museo del dott. Santoiemma: quello caseario

Il dott. Vito Santoiemma, gioiese, veterinario in pensione, da oltre 30 anni si dedica al recupero di beni e strumenti legati alla  civiltà contadina, e non solo, comunale di Gioia del Colle, anzi a quella  sovraregionale, riuscendo a collezionare pezzi unici e rari che raccontano a noi uomini del XXI secolo la storia e l’evoluzione […]

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Il dott. Vito Santoiemma nel suo Museo durante un’intervista

Il dott. Vito Santoiemma, gioiese, veterinario in pensione, da oltre 30 anni si dedica al recupero di beni e strumenti legati alla  civiltà contadina, e non solo, comunale di Gioia del Colle, anzi a quella  sovraregionale, riuscendo a collezionare pezzi unici e rari che raccontano a noi uomini del XXI secolo la storia e l’evoluzione delle attività tipiche della nostra terra.

Veramente meritoria è la sua opera di recupero di una varietà di materiali (nel tentativo di strapparli alla distruzione operata dal tempo e per tramandare ai posteri l’operosità e l’ingegno dei nostri antenati) finalizzati ad allievare la fatica dei lavoratori e a perfezionare gli attrezzi con nuovi ritrovati frutto di ricerche e miglioramenti tecnici, da volerli mettere a disposizione della collettività ed esporli in un Museo, inteso non in senso statico da ammirare soltanto e restare sbalorditi dalla bellezza, ricchezza e quantità di oggetti recuperati, ma anche e soprattutto in senso dinamico, interattivo, con attrezzature rese funzionanti, collezione che a buon diritto potremmo definire Museo etnografico dell’area del Mediterraneo.

Infatti gli oggetti esposti non sono solo appartenenti al nostro territorio e alla nostra storia locale, ma sono stati frutto e patrimonio, e quindi utilizzati, in tutta l’area dei paesi che si affacciano sul mare Mediterraneo, materiali che hanno contribuito allo sviluppo e all’affermazione della Dieta mediterranea, iscritta nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO il 16 novembre 2010,  Dieta riconosciuta non solo come regime alimentare, ma come un intero stile di vita che include competenze, pratiche, riti e tradizioni (agricoltura, pesca, conservazione, cucina, condivisione).

Una panoramica
del settore caseario del Museo

Il Museo del dott. Santoiemma è articolato in diversi settori, simili a stands, ognuno dei quali presenta una ricca documentazione di oggetti relativi a quella particolare sezione.

Tra queste sezioni una delle più rilevanti, soprattutto perché legata ad una delle eccellenze di Gioia, è quella relativa all’attività casearia, che nel nostro paese affonda le radici sin dal lontano 1800.

L’importanza dell’attività casearia a Gioia è stata riconosciuta a livello internazionale con il conferimento nel 2019, da parte dell’Unione Europea, della Denominazione di Origine Protetta (DOP) alla mozzarella fiordilatte Gioia del Colle.

Nel settore del Museo riservato all’attività casearia sono esposti numerosi attrezzi un tempo appartenuti al caseificio dei fratelli Francesco e Sebastiano Capurso.

Tra questi spicca la bicicletta con la quale uno dei loro collaboratori, il futuro casaro Nicola D’Aprile, si recava in campagna per approvvigionarsi del latte necessario per la produzione di mozzarelle, scamorze, manteche, ricotta, ricotta forte, caciocavalli, provoloni, formaggi canestrati.

La bicicletta con copertoni in gomma piena era dotata di un portabagagli sulla ruota posteriore, al quale venivano agganciati due bidoni in cui veniva versato il latto conferito dagli allevatori, dopo essere stato misurato con un apposito contenitore che era appeso al manubrio della bici.

La bici dei fratelli Capurso con la quale si fornivano di latte dalle aziende gioiesi

Nello stand dedicato al settore caseario spiccano anche uno stemma della famiglia Capurso, disegnato su uno scudo in legno da parte del pittore gioiese Gino Donvito, alcune foto relative a Francesco Capurso, che porta in braccio il nipote Pinuccetto, e un momento della lavorazione delle mozzarelle nel caseificio ubicato sulla via per Santeramo.

Inoltre sono conservati numerosi contenitori per il latte di diversa grandezza, attrezzi per la lavorazione e la produzione di mozzarelle, burro, formaggi, un capiente recipiente in alluminio, con rubinetto, per la vendita di latte al dettaglio, una serie di misurini di diversa capacità per misurare la quantità di latte da vendere, un traino per il trasporto di bidoni di latte dalle campagne al caseificio.

Un reperto speciale che si può osservare nella collezione messa su dal dott. Santoiemma è la cosiddetta “lebbrètte” ossia una tessera o scheda pieghevole composta di due pagine che il caseificio di Francesco Capurso rilasciava agli allevatori, all’interno della quale venivano annotati giornalmente i litri di latte conferiti al caseificio.

Alla fine di ogni mese ai produttori dell’oro bianco veniva corrisposto il valore del quantitativo di latte conferito, prezzo che era stato concordato al momento della sottoscrizione del contratto di cessione del latte.

In definitiva si tratta di una raccolta, unica al mondo, di attrezzature e strumenti utilizzati nella produzione casearia, che testimonia l’evoluzione nei secoli della produzione relativa a questa attività lavorativa.

La “lebrette”, ossia la scheda sulla quale veniva annotato il quantitativo giornaliero di latte conferito al caseificio Capurso

Tutto ciò  merita una accurata visita piuttosto che fiumi di parole per poter  apprezzare la tenacia, la caparbietà e l’impegno profuso con cui il dott. Santoiemma ha voluto salvare pezzi di storia e di tradizione di uno dei settori chiave della nostra economia locale e la ricchezza e varietà degli oggetti esposti, salvati dalla distruzione operata dal tempo.

Tanto più importante risulta la salvaguardia di questa fetta del patrimonio della società gioiese se pensiamo che proprio quest’anno ricorre l’80° anniversario di attività del caseificio dei fratelli Capurso, la cui tradizione continua con gli eredi nella produzione della mozzarella Gioiella DOP Gioia del Colle e della vasta gamma degli altri prodotti caseari.

In presenza di questo ricco patrimonio, frutto del costante lavoro di numerose generazioni che si sono succedute nel tempo, generazioni che hanno combattuto, anzi lavorato pacificamente per realizzare, come afferma Virgilio nella IV Ecloga, il ritorno dell’età dell’oro e della pace, e quindi di un nuovo mondo nel quale gli uomini avrebbero lavorato per il bene comune, il visitatore del Museo si ritrova a scoprire i veri valori della vita e in particolare che la pace è la meta principale per gli esseri viventi, la sola che ci permette di realizzare la nostra umanità, in un mondo sempre più devastato dall’odio e dalle continue guerre fratricide.

Lo stemma della famiglia Capurso, dipinta dal pittore gioiese Gino Donvito

Anche per questo insegnamento che ci viene da lontano, attualissimo ancora ai nostri giorni, occorre che questo patrimonio di storia, di cultura di operosità e di pace venga preservato dall’azione distruttiva del tempo e degli uomini per essere consegnato alle generazioni presente e future.

A questo fine, per non rendere vano lo sforzo del dott. Santoiemma sarebbe auspicabile che sin d’ ora  l’Amministrazione comunale o altri Enti sovracomunali prendessero a cuore la cura e la salvaguardia di questo Museo, unico al mondo, offrendo una giusta collocazione a tutto questo patrimonio, per evitare che in futuro possa andare perduto, atteso anche che lo stesso proprietario si renderebbe disponibile a cederlo in forma gratuita ad un Ente giuridicamente riconosciuto.

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12 Marzo 2026

  • Scuola di Politica

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