Il culto e la festa di Sant’Antonio da Padova a Gioia del Colle
Il culto di San Francesco d’Assisi (1182-1226) e quello di Sant’Antonio da Padova(1195-1231) sono molto sentiti e praticati a Gioia del Colle. Sono Santi tra loro contemporanei e sono venerati insieme nelle due chiese gioiesi a loro dedicate. A Gioia è tuttora presente il complesso conventuale di sant’Antonio, che fu il diciottesimo convento della Serafica […]

Il dipinto del XVII secolo, raffigurante Sant’Antonio, attribuito a fra Giacomo di San Vito dei Normanni, presente nella Chiesa di Sant’Antonio o del Crocifisso a Gioia
Il culto di San Francesco d’Assisi (1182-1226) e quello di Sant’Antonio da Padova(1195-1231) sono molto sentiti e praticati a Gioia del Colle.
Sono Santi tra loro contemporanei e sono venerati insieme nelle due chiese gioiesi a loro dedicate.
A Gioia è tuttora presente il complesso conventuale di sant’Antonio, che fu il diciottesimo convento della Serafica Riforma di San Nicolò in Puglia, edificato nel XVII secolo. Il padre Bonaventura da Lama ricorda che il convento sorse in un luogo già destinato ad un convento della Commenda di Malta, e precisamente la Commenda di S. Maria di Picciano (Matera).
Durante la Santa Visita del 1593 il vescovo di Bari, mons. G.C.Riccardi, ordina di fare una campana per la Reverenda chiesa di Sant’Antonio.
I Padri Riformati che risiedevano nel territorio di Gioia in occasione della nuova erezione del Convento da realizzare a Gioia nel 1634 fecero intendere al Vescovo che hanno resarcito una Cappella diruta situata fuori di detta terra fundata nel luogo detto Sant’Antonio, fondo del beneficio Arcipresbiteriale di Gioia, e lo supplicano che benedichi detta Cappella, in attesa che venga costruita la nuova chiesa (che oggi è l’attuale chiesa di Sant’Antonio).
Nell’Apprezzo della Terra di Gioia del 1640, redatto dall’architetto e tabulario Honofrio Tangho, si dice che poco distante da detto convento (quello dei padri di S. Francesco) è un altro convento dei Padri Zoccolanti Reformati di S. Francesco, dove risiedono 6 padri sacerdoti … et al presente si sta facendo la nuova chiesa.
Il convento quindi apparteneva all’ordine francescano della Serafica Riforma, una branca del francescanesimo riformato che si sviluppò nel XVI secolo e, come si evince sia dalla Carta Generale del Regno di Napoli, tav. 21, Napoli 1810, inc. G. Guerra, sia dalla Carta dell’I.G.M., foglio 189, levata del 1873-1874, era ubicato nella contrada Sant’Antonio.

Carta Generale del Regno di Napoli, tav. 21, Napoli 1910. Gioia e i Conventi di San Francesco e di Sant’Antonio
Nella Chiesa adiacente il Convento dei Padri Zoccolanti Riformati, oggi più nota come Chiesa del Crocifisso, a ricordo della dedicazione della stessa a Sant’Antonio di Padova si conserva un dipinto del XVII secolo, attribuito a fra Giacomo da San Vito dei Normanni, che lo raffigura con un giglio in una mano e il Bambino Gesù nell’altra.
Viene spontaneo chiedersi: come mai la festa di Sant’Antonio viene festeggiata nella Chiesa di San Francesco d’Assisi, ubicata in Piazza Plebiscito e non in quella propria del Santo di Padova, ubicata altresì nella contrada sant’Antonio?
Una risposta ce la offre un nostro concittadino, l’insegnante Giuseppe Montanarelli, attraverso tre sue ricerche.
La prima che riporto ha per titolo La leggenda di “Sand’Andun d’ mup” o “Sant’Antonio dei muti o del silenzio” a Gioia del Colle.
Secondo la tradizione popolare leggendaria locale, quando nell’anno 1533 venne donata al Convento di San Francesco d’Assisi di Gioia del Colle la statua lapidea cromatica di Sant’Antonio da Padova, opera pregevolissima dello scultore Paolo Catalano da Cassano, la testa del Santo era rivolta verso l’alto in atteggiamento estatico.
Si racconta che, alla prima tredicina in onore del Santo, parteciparono due pie donne gioiesi di nome Lucietta e Marietta che però, invece di pregare e stare in silenzio, continuarono a chiacchierare ed a spettegolare, pur essendo state ammonite bonariamente dal celebrante. Per nove giorni continuarono a parlare tranquillamente durante gli offici liturgici, incuranti del mormorio di protesta degli altri fedeli.

La statua lapidea di Sant’Antonio, nella chiesa di San Francesco di Assisi a Gioia
Al decimo giorno della tredicina, come iniziarono a cianciare, la statua del Santo prodigiosamente si animò, tra lo stupore dei presenti e rivolgendosi alle due donne esclamò: “Ora basta, fate silenzio! Dovete adorare Dio con il cuore, tacendo e non sparlare del Prossimo! Così con il vostro chiacchierare non mi concentro ed in questo modo non potrò realizzare le tredici grazie che riesco ad ottenere dalla Santissima Trinità in un giorno! Ora tacerete per sempre!”.
Dopo queste parole la testa del Santo si abbassò incredibilmente sul lato destro in direzione delle donne.
Dalle cronache agiografiche è noto che Sant’Antonio da Padova realizza tredici grazie al giorno in tutto il Mondo.
Qualcuno affermava che queste parole furono pronunciate dal Santo in dialetto gioiese per farsi meglio comprendere.
Le due donne, impaurite e meravigliate, cercarono di giustificarsi invano perché il Santo taumaturgo le aveva rese mute.
Subito la notizia si diffuse in tutta la città ed il popolo volle andare ad omaggiare Sant’Antonio da Padova invocando il pubblico perdono e rimproverare le maldicenti. Le donne pettegole, intanto, si agitavano e si sforzavano di parlare, ma inutilmente, perché erano diventate veramente mute. Così ridotte ritornarono alle loro case tra il dissenso e le urla della gente. Lucietta e Marietta continuarono a partecipare agli ultimi tre giorni della tredicina, finalmente in assoluto silenzio, profondamente pentite delle loro maldicenze.
La notte della vigilia della festa, Sant’Antonio apparve contemporaneamente alle due donne, dicendo che, se avessero voluto continuare a parlare, avrebbero dovuto bere a mezzogiorno tre bicchieri di acqua benedetta del Pozzo di San Francesco d’Assisi.
Dopo essersi risciacquata la bocca per tre volte, si sarebbero dovute recare in Chiesa per baciare sette volte i piedi della statua. Se il pentimento fosse stato veritiero, avrebbero recuperato la parola, in caso contrario sarebbero rimaste mute per sempre.
Le due donne, profondamente pentite, nel giorno festivo seguirono tutte le indicazioni del Santo, finché dopo la supplica, si sciolse in pianto il nodo presente nella loro gola e con immensa gioia promisero solennemente che non avrebbero più sparlato e calunniato il Prossimo, impegnandosi a diffondere il culto per Sant’Antonio, aiutando i poveri, gli ammalati e tutti i bisognosi.
Le due donne iniziarono a produrre il pane antoniano della Divina Provvidenza, distribuendolo gratuitamente a tutti i devoti e fedeli, organizzando e celebrando a proprie spese la festa dell’Ottava del Santo.

Il pane di Sant’Antonio, benedetto, viene consegnato sul sagrato della Chiesa di San Francesco di Assisi
Il popolo con grande timore venerava la statua prodigiosa. Però alcuni pubblici peccatori non tolleravano la presenza della statua in Chiesa ed in città, perché ritenevano che il Santo, potendo miracolosamente parlare, avrebbe potuto rimproverarli e rendere noti a tutto il paese i loro gravi peccati. Per questo motivo, fingendo una particolare pulizia dell’immagine, ingannarono i frati e rimossero la statua dall’altare e la collocarono in una nicchia della sacrestia, murandola.
Si dice che i sette impostori ebbero le mani sinistre fratturate a causa del peso del simulacro, divenuto irremovibile, affermando falsamente che la statua, durante il trasporto per la pulitura, era caduta distruggendosi irrimediabilmente.
Si racconta per l’appunto che i sette malfattori bugiardi consegnarono ai frati increduli macerie rocciose e trovandosi, in seguito, a lavorare in una cava, morirono schiacciati dai massi caduti a causa di una improvvisa frana, tre mesi dopo la sparizione della statua.
I Gioiesi, rimasti privi del simulacro lapideo miracoloso, vollero far scolpire una nuova statua lignea di Sant’Antonio da Padova, volendola impreziosire con la statuetta di Gesù Bmbino che in vita era apparso per abbracciare il Santo definito il Giglio Giocondo, terrore degli infedeli.
Da allora a Gioia del Colle si persero le tracce della statua di Sant’Antonio da Padova dei muti o del silenzio, come fu ribattezzata dagli antichi devoti Gioiesi.
Dopo accurate ricerche, coadiuvate dal Professor Mario Girardi, appassionato ed eminente storico gioiese, venne ritrovata la statua lapidea originale del Santo che, dopo minuzioso e delicato restauro, è stata collocata definitivamente nell’altare privilegiato della Chiesa Conventuale e Rettoria di San Francesco d’Assisi a Gioia del Colle.
Ricerca storica, tradizionale, leggendaria, popolare e religiosa dell’Insegnante Giuseppe Montanarelli.
Riporto la seconda ricerca, sempre a cura di Giuseppe Montanarelli, dal titolo Il culto di Sant’Antonio da Padova a Gioia del Colle.
I Padri Riformati avevano introdotto la pia pratica devozionale dei tredici Martedì dedicati al Santo di Lisbona. Secondo la tradizione il Convento riformato sorgeva sui resti di una cappella rupestre dedicata a Sant’Antonio da Padova. I monaci del Convento francescano ricambiavano l’omaggio devozionale in occasione della festa di San Francesco d’Assisi.
Con la partenza dei Frati Riformati Zoccolanti la festa di Sant’Antonio da Padova venne officiata nella Chiesa di San Francesco d’Assisi dove si realizzava la tredicina e la processione della statua in pietra del Santo, opera di Paolo Catalano da Cassano, risalente al 1533, issata su un carro trainato da quattro buoi.
La processione percorreva il tracciato viario extra murario, sostando poi nel Convento di Sant’Antonio per la benedizione solenne ed il bacio delle reliquie. Infine la pesante statua del Santo veniva riportata nella Chiesa di San Francesco d’Assisi. In questa occasione si poteva bere e conservare l’acqua benedetta del pozzo, presente nell’antica piazza Plebiscito.
Per alcuni anni l’immagine sostava anche presso il Convento domenicano o presso la Cappella di San Rocco.
Con il tempo la statua lapidea venne dimenticata e non più utilizzata a causa della sua pesantezza e pericolosità. Pertanto il quadro del Santo veniva portato dal Convento di Sant’Antonio a quello di San Francesco e qui restava per tutto il periodo dei festeggiamenti ed in occasione dell’ottavo giorno dopo la festa, veniva riportato nel Convento di Sant’Antonio.
Dopo molto tempo dalla partenza dei Frati Francescani, i devoti in accordo con il clero e la confraternita del Sacro Monte del Purgatorio, commissionarono una statua lignea del Santo, utilizzata per la peregrinatio votiva, per scongiurare le discordie cittadine.
I festeggiamenti antoniani si concludevano con la festa minima dell’ottava che prevedeva l’allestimento della nicchia presso Largo Sannelli (l’attuale Piazza Pinto).
Anticamente la festa dell’ottava veniva svolta anche presso la Chiesa rurale di San Donato, appartenente ai Francescani, dove si conservavano le immagini di Sant’Antonio da Padova e di San Francesco di Assisi.

La statua lignea di Sant’Antonio portata in processione per le strade di Gioia
Nel tempo la festa esterna di Sant’Antonio di Lisbona si è ridotta solo a quella liturgica in Chiesa. In tempi recenti la Confraternita del Purgatorio ha ripristinato la festa esterna, con il programma liturgico proprio, la dedicazione dei tredici Martedì e la processione del Santo, con l’immagine lignea, anche con l’utilizzo iniziale di un carro moderno con trattore, nel territorio intra parrocchiano della Chiesa di Santa Lucia, in cui è inserita la rettoria conventuale di San Francesco di Assisi.
Per alcuni anni si è assistito anche al ripristino della festa minima dell’ottava, curata privatamente.
Riporto di seguito un’altra ricerca dell’insegnante Giuseppe Montanarelli, dal titolo La festa di Sant’Antonio da Padova a Gioia del Colle.
La festa liturgica di Sant’Antonio da Padova fu introdotta a Gioia del Colle dai Frati Riformati Zoccolanti, officianti ed operanti nel Convento di Sant’Antonio sito sul poggio dell’antica via di San Marco, in seguito trasformato in ospedale cittadino.
La festa prevedeva la tredicina, la Santa Messa solenne in mattinata, con la distribuzione del pane benedetto dei poveri. Al termine delle azioni liturgiche si svolgeva la processione con il quadro e le reliquie.
La processione percorreva l’attuale via Ricciotto Canudo e seguiva il tracciato viario extra murale, con la benedizione alle quattro tempora e la sosta nella Chiesa di San Francesco di Assisi, per partecipare alla mensa dei poveri. Nel pomeriggio si effettuava il panegirico del Santo ed in serata ripartiva la processione di ritorno al Convento, illuminata dalle fiaccole.
I monaci portavano a spalle il quadro inserito in un tronetto ed a turno portavano tra le mani un prezioso ostensorio con le reliquie.
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3 Luglio 2026


