Le stagioni nella Scuola Media Statale “Enrico Carano”
Parafrasando una canzone che Loretta Goggi cantò al Festival di Sanremo nel 1981 possiamo affermare che oggi non è disdicevole parlare di “Maledetta Primavera”, non solo perché con lo sconvolgimento ambientale, causa della mancata attenzione e scarsa cura dell’habitat da parte dell’uomo, le stagioni sembra non si susseguano più normalmente come in passato, ma anche […]

La Scuola Media Carano prima della ristrutturazione
Parafrasando una canzone che Loretta Goggi cantò al Festival di Sanremo nel 1981 possiamo affermare che oggi non è disdicevole parlare di “Maledetta Primavera”, non solo perché con lo sconvolgimento ambientale, causa della mancata attenzione e scarsa cura dell’habitat da parte dell’uomo, le stagioni sembra non si susseguano più normalmente come in passato, ma anche perché a Gioia sembra che la Primavera sia sparita.
Non si tratta, evidentemente di qualcosa collegata ad eventi climatici o al mancato susseguirsi di quella particolare stagione, ma di un’opera artistica che ha fatto parte del patrimonio della Scuola Media Statale “Enrico Carano” e dell’intera città di Gioia.
Infatti negli anni ’60, quando l’edificio scolastico era sede dell’Istituto di Avviamento Professionale Statale a tipo agrario, commerciale e industriale femminile, furono commissionate alla CER. ARR. di Bari quattro blocchi, come si può leggere dalla scritta riportata sugli stessi, ciascuno di complessivi 40 mattonelle in ceramica, sulle quali dovevano essere dipinti alcuni elementi distintivi che caratterizzavano le quattro stagioni: Primavera, Estate, Autunno ed Inverno.
Le formelle, una volta completate, furono assemblate e incastonate sulle pareti del corridoio del piano terra dell’edificio scolastico, per renderle ben visibili non solo ai docenti, al personale ausiliario e agli alunni, ma anche ai genitori degli studenti e a quanti fossero venuti a contatto con la Scuola Carano.
Il motivo di questa scelta non fu casuale, ma era strategica e funzionale all’attività educativa propria della scuola: quello di lanciare il messaggio, a tutti coloro che frequentavano la Scuola o che si trovavano al cospetto di quelle riproduzioni artistiche, cioè che tutti, senza distinzione di sesso, di età anagrafica, hanno il compito e il dovere di svolgere bene, ognuno nel suo settore, il proprio lavoro e sin da piccoli devono essere avviati allo studio, all’impegno serio e responsabile, l’unico elemento che rende l’uomo libero e in grado di decidere del proprio futuro e di farlo convivere pacificamente con i propri simili.
L’impostazione delle diverse stagioni presenta il medesimo schema compositivo: una scena centrale e due laterali, che riassumono le caratteristiche di ognuno dei periodi climatici che illustrava.

Rappresentazione dell’Estate
L’ESTATE è raffigurata da una giovane donna con il viso rivolto verso chi guarda, posta sul lato sinistro della rappresentazione, che su una scala raccoglie della frutta e la deposita in un cesto legato alla stessa. È presente anche un’altra signora più anziana che raccoglie altra frutta che a sua volta consegna ad un uomo rappresentato frontalmente e a un’altra donna posta di spalle all’osservatore, che a loro volta li depongono in un apposito contenitore.
Al centro della composizione è presente una donna, posta frontalmente, che imbraccia con una mano una falce e con l’altra stringe un mazzo di spighe di grano, mentre ai suoi piedi un uomo in ginocchio e di spalle all’osservatore taglia altre spighe di grano. Al fianco destro di questo mietitore, in piedi e frontalmente è raffigurato un altro contadino che raccoglie le spighe e ne fa delle fascine o covoni.
Sul lato destro due buoi aggiogati sono pronti a tirare un carro sul quale vengono depositati i covoni che vengono raccolti da un altro contadino in posizione accovacciata, nei pressi del quale è presente una falce.
Un particolare spicca nella raffigurazione dei personaggi: sono tutti scalzi, forse ad indicare la povertà degli stessi, ma soprattutto la semplicità, l’orgoglio di svolgere un’attività molto utile non solo per le loro famiglie, ma per tutta l’umanità.
Fanno da sfondo a questa rappresentazione alti covoni di grano, disposti a forma di trulli, in attesa di essere mietuti, e al centro della rappresentazione è presente un infuocato sole che irradia il suo calore e la sua luce su tutta la scena.

Formelle che rappresentano l’Autunno
L’AUTUNNO raffigura nella parte centrale un contadino nell’atto di seminare, alla cui destra sono presenti degli otri atti a contenere prodotti tipici della stagione, vino e olio. Sul lato destro è presente un uomo, in piedi, appoggiato ad un albero sempreverde, di fronte al quale è raffigurato un pastore seduto sotto un albero spoglio, in una pausa di riposo mentre il suo gregge è al pascolo o in fase di riposo. Sul lato destro si nota un uomo in ginocchio che regge un bastone, una nonna con un nipotino che stringe in mano un frutto e una donna che raccoglie frutti da un albero. Alle spalle di questo gruppo di persone, in alto, uno stormo di rondini, le quali prendono il volo verso lidi più caldi e un insieme di sei trulli, elementi che ritroviamo anche nelle campagne del nostro Comune. Al centro della scena campeggia un tiepido sole e sullo sfondo si possono osservare colline con campi arati, disposti a forma di scacchiera.
Gli uomini e la bambina sono scalzi, mentre le donne indossano delle pantofole.

Rappresentazione dell’Inverno
L’INVERNO presenta nella parte sinistra della rappresentazione l’interno di una abitazione con un camino acceso e una donna intenta alla cottura di pietanze, dei piatti disposti sulla mensola del focolare, mentre un’altra donna porta sul capo un contenitore di acqua e un’altra ancora è vicina ad un arcolaio e sta filando la lana con il fuso. Al centro della scena è rappresentato un albero spoglio e un contadino che con una roncola taglia alcuni rami per farne legna da ardere. Due uomini raccolgono la legna, uno la lega in fascine e l’altro la traporta su un carro trainato da un cavallo. Sullo sfondo alberi senza fronde e un ambiente ovattato, come se coperto da neve. In questa scena le donne calzano delle pantofole mentre gli uomini adoperano degli stivaletti per proteggersi dal freddo invernale.
E la Primavera?
Come si può notare entrando nella Scuola Carano, manca la scena che riportava la descrizione della Primavera, che probabilmente è andata perduta o distrutta durante i lavori di ristrutturazione della Scuola Media Carano avvenuta alla fine del secolo scorso.
Quando a settembre del 2004 la Scuola fu riaperta alla fruizione di studenti e di docenti mi accorsi che delle quattro rappresentazioni delle stagioni ne mancava una: quella della Primavera!
Era evidente che gli operai addetti alla manutenzione dell’immobile, durante i lavori di stonacatura delle pareti, necessari per eliminare problemi di umidità di risalita, non considerando il valore artistico delle opere e l’alto valore educativo delle stesse, non avevano eseguito con la necessaria attenzione tale pratica, provocando la rottura delle formelle artistiche, che sono andate perdute.
Non dispongo di una fotografia, ma ricordo che anche la Primavera rappresentava alcune caratteristiche tipiche della stagione, impostata anch’essa su tre scene.
Sarebbe bello, se si riuscisse a recuperare una foto della rappresentazione della Primavera, tentare di riprodurla e collocarla insieme alle altre stagioni, per completare il ciclo trimestrale attualmente mancante.
Anche per queste riproduzioni artistiche, a coronamento delle tante che sono presenti nel nostro territorio, così come proposto in due altri articoli pubblicati su questo sito, dal titolo ” La corsa dell’umanità verso la fratellanza”, murale del GRIDAS e “Gioia Città ad economia turistica o Città d’Arte?”, vorrei sollecitare l’Amministrazione comunale a produrre richiesta di concessione per Gioia del titolo di “Città dell’Arte”.
Maledetta primavera… pardon …maledetta ignoranza!
© È consentito l’utilizzo del contenuto di questo articolo per soli fini non commerciali, citando la fonte ed il nome dell’autore.
14 Febbraio 2026



