Distribuzione del pane benedetto a Gioia del Colle

Ancora oggi a Gioia la ricorrenza di Sant’Antonio, il 13 giugno, è caratterizzata da una cerimonia, anzi una tradizione centenaria: la benedizione di piccoli pani del Santo, che vengono distribuiti ai fedeli e consumati per devozione, a ricordo della carità che lui ha esercitato durante la sua vita terrena. Tale devozione deriva certamente dall’iniziativa del […]

Distribuzione del pane di Sant’Antonio, davanti alla chiesa di San Francesco d’Assisi

Ancora oggi a Gioia la ricorrenza di Sant’Antonio, il 13 giugno, è caratterizzata da una cerimonia, anzi una tradizione centenaria: la benedizione di piccoli pani del Santo, che vengono distribuiti ai fedeli e consumati per devozione, a ricordo della carità che lui ha esercitato durante la sua vita terrena.

Tale devozione deriva certamente dall’iniziativa del “pane dei poveri” che nel passato era molto viva e diffusa nelle chiese.

Il fenomeno della carità, che fa capo al santuario antoniano di Padova, dipende dalla generosità che i pellegrini o i devoti attraverso il “Messaggero di S. Antonio” mettono a disposizione dei poveri. Questo atteggiamento è la continuazione della riconoscenza verso il Santo, prodigo di consigli, aiuto e grazie. Basti ricordare il commovente episodio del miracolo di Tommasino e della sua giovane mamma che, ottenuta la guarigione del figlio per intercessione del Santo, decise di offrire al convento per un certo periodo di tempo tanto pane quanto pesava il suo bambino, perché potesse essere ridonato alle mamme povere.

La pratica di distribuire il pane ai cittadini gioiesi si ripete annualmente non solo in occasione della festa di Sant’Antonio, ma anche di altri Santi, anche se ai nostri giorni si va circoscrivendo a pochi Santi.

Un tempo durante feste solenni per la comunità gioiese erano accompagnate dalla distribuzione del pane benedetto, che assumeva diverse forma a seconda delle caratteristiche e delle qualità riconosciute al singolo Santo.

Il pane di Santa Rita

Ancora ai nostri giorni il 22 maggio, festività di Santa Rita, nella chiesa di Sant’Angelo, dopo la celebrazione della messa vengono distribuiti alcuni doni: rose alle donne e piccoli pani, le cosiddette “rosette” o pane della carità, ai fedeli che partecipano al sacro rito.

Di seguito riporto una ricerca storica del nostro concittadino, l’insegnante Giuseppe Montanarelli, dal titolo “Il pane sacro della Carità”.

Anticamente a Gioia del Colle tutti i Santi venerati in città venivano omaggiati, in occasione della loro festa liturgica, con la produzione del “Pane Sacro della Carità o dei Poveri”, che veniva donato gratuitamente dal Clero locale, dagli Ordini Monastici, dalle Confraternite, dalle Autorità Comunali, dalle famiglie nobili e benestanti, alle persone indigenti, malate, bisognose e reiette del paese, per condividere con gioia e benessere il vero senso cristiano della solennità religiosa, determinando una vera e propria gara straordinaria di solidarietà.

Il pane era l’alimento base e fondamentale del Popolo, sin dalle antiche concessioni politiche della Civiltà Latina e rappresentava cristianamente il corpo di Gesù e l’Eucarestia laica.

Il “Pane Sacro dei Poveri”, cibo preziosissimo, veniva benedetto; era atto sacrilego sprecarlo e diveniva peccato gettarlo o darlo in pasto agli animali. Se accidentalmente il pane cadeva in terra, subito veniva raccolto, baciato, ripulito e mangiato. Il pane indurito veniva ammorbidito con acqua, latte, olio e vino, oppure veniva grattugiato, conservato e riutilizzato. Il pane gettato o reso immangiabile recava sfortuna e povertà alla persona che aveva compiuto un simile gesto irrispettoso.

Il “Pane Sacro” nel tempo divenne un vero e proprio trofeo propiziatorio della Carità, estensibile, quale simbolo cristiano di abbondanza, non solo esclusivamente dagli indigenti, ma ad ogni fedele, che ne faceva opportuna richiesta.

Se inizialmente poteva ritenersi un gesto pietoso che stigmatizzava, quasi con vergogna, i bisognosi, divenne, in realtà, un dono graditissimo per tutti i cittadini che erano onorati a riceverlo e diventava un “motivo” sacro e provvido, foriero di gioia, pace, amicizia, generosità, accordo e perdono. Veniva anche donato dai fidanzati alle future spose, per augurare la ricchezza, la Grazia, l’abbondanza e la fertilità alla futura famiglia.

A Gioia del Colle i fornai, i panificatori, i pastifici, gli Ordini Religiosi, le suore, le donne virtuose, le matriarche e le massaie, fornendo quantità abbondanti o ridotte, in modo cronologico costante, saltuario o eccezionale, anche in relazione ai periodi di benessere, crisi, carestia, siccità, epidemie e conflitti, realizzavano due tipi di impasto, preparati per ottenere il pane bianco morbido e quello scuro sotto forma di tarallo, una maniera per conservare più a lungo il “Pane Sacro”.

Particolare curioso era che ogni pane o tarallo aveva ingredienti tipici ed una forma specifica che richiamavano agli attributi dei Santi. Solitamente il “Pane Sacro” veniva benedetto e distribuito sin dall’alba, nel giorno della festa liturgica, ad eccezione di quello dedicato a Santa Sofia, alle tre Figlie Martiri, Fede, Speranza e Carità, ed a San Filippo Neri, che veniva donato durante i tre giorni delle festività patronali.

I bisognosi mangiavano il pane nella giornata festiva, mentre le famiglie, soprattutto quelle nobili e benestanti, conservavano una parte del pane o un tarallo nella dispensa in modo da assicurare l’abbondanza e la ricchezza per tutto l’anno, fino alla ricorrenza successiva, quando poi veniva rimacinato.

Curiosamente, il pane avanzato veniva così ben conservato, che non si ammuffiva mai e rimaneva miracolosamente mangiabile.

Dopo la Rivoluzione Francese, il “Pane dei Poveri” venne donato anche in occasione di altre ricorrenze civili, popolari, sociali e politiche.

Ogni festa religiosa aveva il suo pane caratteristico. La quantità del pane corrispondeva a 500 grammi a pezzo, mentre quella dei taralli a 1000 grammi, racchiusi in un sacchetto di tela, con il nome della Santa o del Santo a cui era dedicato.

Il pane speziato di Natale aveva la forma di un cuscino per Gesù Bambino. Il pane duro e salato di Santo Stefano era a tocchetti che ricordavano le pietre. Il pane costosissimo dolce e spiritato dell’Epifania aveva la forma di uno scrigno ed era impastato con il vino moscato e conteneva le mandorle, le scorze candite di limone e di arancia, ingredienti che ricordavano i doni dei tre Re Magi.

Il pane scuro di San Potito aveva la forma di chiodo. Il pane rosso con il pomodoro di San Sebastiano aveva la forma di freccia. Il pane dolce della Festa del Matrimonio di San Giuseppe e Maria aveva la forma di anello. Il pane all’anice e coriandolo della Candelora aveva la forma di candela. Il pane di San Biagio aveva la forma di mitra o mitria. Il pane aromatico di San Giuseppe aveva la forma di verga, treccia o giglio sbocciato.

Il pane dell’Annunziata aveva la forma di colomba. Il pane dei Venerdì di Quaresima, chiamato anche “pizzarello” aveva la forma di barca o di trave della Croce, decorata con tre pomodori rossi, simbolo dei tre chiodi della crocifissione e veniva donato solitamente a coppie, in modo da formare due labbra, che ricordavano la bocca della Carità o della abbondante Grazia.

Il pane con le olive della Domenica delle Sacre Palme aveva la forma di nastro intrecciato. Il pane con la cipolla del Venerdì Santo aveva la forma rotonda. Il pane della Pasqua, dolce, speziato e glassato e farcito con uova sode, chiamato “scarcella”, aveva la forma di uovo, cesto, gallo, agnello o colomba.

Il pane di San Francesco di Paola aveva la forma di sole radiato. Il pane di San Marco aveva la forma di testa leonina. Il pane di Santa Rita da Cascia aveva la forma di spina triangolare.

In particolare, il pane di San Filippo Neri, come quello di San Giuseppe e della Pasqua, aveva diverse forme, a guisa di berretta, cuore, giglio fiorentino, disco radiato e chiave. Il pane bianco del Corpus Domini aveva la forma di ostia con inciso il cristogramma o trigramma di San Bernardino da Siena IHS, che significa “Iesus Hominum Salvator”, cioè “Gesù Salvatore degli Uomini”.

La statua di Sant’Antonio nella chiesa di San Francesco d’Assisi, durante i festeggiamenti in onore del Santo di Padova

Il pane di Sant’Antonio da Padova aveva la forma di nodo francescano del cingolo. Il pane di San Vito aveva la forma di catenella. Il pane di San Giovanni Battista aveva la forma di agnello crociato. Il pane di San Pietro aveva la forma di rete intrecciata o di toppa. Il pane dorato del Sacro Cuore di Gesù aveva la forma di cuore radiato.

Il pane della Madonna del Carmine aveva la forma di fiamma. Il pane di Sant’Anna aveva la forma di fuso. Il pane della Madonna della Neve aveva a forma di fiocco. Il pane di San Rocco aveva la forma del saturno o brioche francese. Il pane di Santa Sofia e delle tre Figlie Martiri farcito con la ricotta, aveva la forma di seno.

Il pane nero della Madonna Addolorata aveva la forma di cuore o di pugnale. Il pane integrale del Santissimo Crocifisso aveva la forma di Croce. Il pane con il peperoncino di San Gennaro aveva la forma di corno. Il pane di San Michele aveva la forma di piuma. Il pane di San Francesco d’Assisi aveva a forma di tre nodi legati. Il pane fruttato con l’uva secca della Madonna del Rosario aveva la forma di rosa o di melagrana.

Il pane farinoso dei Morti o “quarticella” aveva la forma di falce ed era accompagnato dalla ricottaforte. La “quarticella” deriva della “popina latina” da cui discende il “pupusc gioiese” che aveva la forma di mezzaluna o di luna crescente e poteva essere fritto o al forno. Il “pupusc gioiese” veniva gustato soprattutto durante il Carnevale.

Il pane screpolato di Santa Caterina d’Alessandria aveva la forma di ruota. Il pane grigliato di Sant’Andrea aveva la forma di pesce. Il pane ambrato di San Nicola da Bari aveva la forma di tre sfere o panelle unite. Il pane dell’Immacolata aveva la forma di stella o di piccola mammella e poteva essere fritto, salato o addolcito dal miele o dal vincotto. Dal pane mammario o mammellonato dell’Immacolata traggono origine le “pettole” a forma di piccolo seno. Il pane di Santa Lucia aveva la forma di occhio o piatto.

In occasione del Natale veniva realizzato il pane coronato da cui traggono origine le “cartellate” o “cartiglio del Re” o “rose del Re”, fritte o al forno condite con miele o vincotto.

I tipi di pane venivano ulteriormente decorati da incisioni simboliche sacre, apotropaiche, propiziatorie e di buona sorte, salute e fertilità, includenti anche gli stemmi, le iniziali o i nomi dei committenti.

Nel tempo le varie onerose e complesse tipologie di “Pane Sacro” sono state dismesse, soprattutto in occasione delle due guerre mondiali, tempi di grande povertà e penuria alimentare, permanendo tradizionalmente il pane di San Giuseppe, di Santa Rita da Cascia e quello di Sant’Antonio da Padova a forma di nodo francescano, simbolo di fedeltà ed obbedienza alla Santissima Trinità.

Un esempio di questa solidarietà è quello di Marcellino Cassano, sindaco di Gioia. Egli infatti, a differenza dei sindaci e dei politici odierni, che ricevono un compenso per la carica che svolgono, al suo tempo esercitava la funzione di sindaco gratuitamente e per il giorno della festa del Santo Patrono, San Filippo Neri, era solito estrarre dal suo portafoglio una consistente somma di denaro, che a suo dire, potesse servire per i poveri per acquistare del pane in quel giorno di festa.

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13 Giugno 2026

  • Scuola di Politica

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