Un altro settore del Museo del dott. Santoiemma: i mulini
Una delle attività tipiche o meglio delle vocazioni del territorio di Gioia del Colle è quella legata alla fiorente agricoltura, a partire dalla coltivazione del grano fino al completamento di tutta la filiera ad essa collegata. Proprio per questa sua peculiarità e per l’abbondanza di cereali che si coltivavano e si producevano, nel 1882 erano […]

Un frantoio nel Museo della Civiltà Contadina di Gioia del Colle
Una delle attività tipiche o meglio delle vocazioni del territorio di Gioia del Colle è quella legata alla fiorente agricoltura, a partire dalla coltivazione del grano fino al completamento di tutta la filiera ad essa collegata.
Proprio per questa sua peculiarità e per l’abbondanza di cereali che si coltivavano e si producevano, nel 1882 erano presenti a Gioia 14 impianti molitori, tre dei quali erano ubicati sulla via per Santeramo, ai quali nei primi anni del secolo successivo se ne aggiunsero due più moderni con mulini a vapore della famiglia Pagano e quello della famiglia Nettis.
Dalla fine dell’Ottocento, per arrivare fino ai nostri giorni, Gioia ha avuto inoltre una serie di pastifici che hanno lavorato il grano producendo varie trafile di pasta.
Ancora oggi a Gioia nella zona artigianale di Gioia operano alcun pastifici che esportano i loro prodotti anche all’estero: Pastificio Marella, Pastificio Svevo, Pastificio Del Colle.

Una macina a mano
Proprio nella zona dell’archeologia industriale di Gioia erano stati impiantati grandi mulini e pastifici le cui produzioni venivano esportate anche al di fuori dei confini comunali e regionali. Tutto ciò perché in quella zona era presente una abbondante riserva di acqua nella falda freatica, come testimoniato ancora oggi dalla presenza di “norie”, ingegno per emungere acqua dal sottosuolo, elemento indispensabile per ogni tipo di attività industriale e perché era una zona vicina alla stazione ferroviaria, struttura che permetteva un facile e veloce trasporto della pasta da quel luogo di produzione in tutta l’Italia.
Una noria, perfettamente funzionante, fa bella mostra di sè nel Museo del dott. Vito Santoiemma. Chi volesse approfondire questo argomento, su questo sito potrebbe leggere un mio articolo, digitando il link https://www.gioiadelcolle.info/index.php?s=la+noria.
Il dott. Vito Santoiemma nel suo Museo della Civiltà Contadina ha raccolto reperti che documentano l’attività molitoria a partire da tempi remoti per giungere all’epoca industriale e fin quasi ai nostri giorni.
Quando l’uomo da raccoglitore si trasformò in coltivatore cominciò a produrre lui i cereali e produsse i primi strumenti per poter ottenerne la trasformazione in farina, prodotto principale per nutrire la popolazione, oggetti che erano costituiti da mortai o pestelli in legno, o spianatoi in pietra e successivamente di mortai in pietra.

Mulino con macine in pietra
Col passare dei secoli si passa all’utilizzo delle prime macine in pietra, azionate manualmente dalla forza dell’uomo, strumenti questi che è possibile osservare nel Museo del dott. Santoiemma.
La fatica per far girare le prime piccole macine manualmente e la scarsa quantità di grano che si poteva produrre in tempi brevi costituirono la molla per mettere in moto l’ingegno umano per realizzare grosse macine in pietra, e frantoi azionati da muli o asini, i primi mulini meccanici, di una mole più considerevole, mulini che potevano essere azionati anche dalla forza dell’uomo, ma essenzialmente da quella degli equini, velocizzando la trasformazione dei cereali in farine e alleggerendo le fatiche del lavoro umano.
Si tratta di una collezione unica di attrezzi e strumentazioni perfettamente funzionanti che sono stati salvati dalla distruzione del tempo e dall’incuria umana per darci non solo testimonianza dell’evoluzione degli strumenti utilizzati in passato, ma anche dell’ingegno, del lavoro che i nostri avi hanno profuso per rendere più agevole il loro lavoro in questo settore importante per la vita delle nostre popolazioni.

Mulino con macine in pietra e Croce dei Templari
Il dott. Santoiemma ha collezionato mortai, spiantoie, frantoi, macine e una quindicina di mulini di varia grandezza e di varie epoche che attestano come l’uomo non si è mai adagiato sugli allori conseguiti nel rendere sempre meno faticoso e più fruttuoso il suo percorso lavorativo, ma ha cercato sempre di perfezionare questi strumenti con il triplice scopo di velocizzare i tempi di macinazione, aumentare la produzione di farine in tempi sempre più brevi e di rendere meno pesante il lavoro degli addetti alla macinazione.
Tra questi mulini ne spicca uno dei più maestosi, che utilizza una macina appartenuta ai Templari, come è attestato dalla presenza della Croce caratteristica dei Templari.
Tutti questi mulini sono stati restaurati e sono perfettamente funzionanti; infatti il dott. Santoiemma intende renderli operativi, affidando a una cooperativa di giovani autistici il compito di utilizzarli per produrre farine e successivamente anche pane, utilizzando varietà di grani nobili locali da lui stesso selezionati, riportati in vita e prodotti, e rendersi in questo modo utili e autonomi anche economicamente con la vendita delle loro produzioni.
Completa il settore relativo al grano e alla sua trasformazione tutta una gamma di strumenti e attrezzi ad essi collegati, come una grossa trebbiatrice azionata da un trattore, una locomobile, numerose falci e falcetti, alcune falciatrici a trazione animale, forche per separare la paglia dal grano, separatori meccanici di paglia e grano, macchine per la cernitura del grano, vagli o setacci, laminatoi.

Una trebbiatrice presente nel Museo
A margine del settore relativo alla macinazione dei cereali va segnalata anche la presenza di un’attrezzatura, perfettamente funzionante per produrre la farinella, una specie di farina ottenuta dalla macinazione di orzo o di ceci, dopo averli abbrustoliti in un apposito contenitore, sostanza utilizzata dalla popolazione contadina per condire alcune verdure o per preparare una gustosa e nostrana specie di polenta.

Attrezzatura per la preparazione della farinella.
Si tratta di un pezzo raro, uno strumento utilizzato da un artigiano fino a qualche anno fa, prima della sua morte, per produrre la gustosa farinella, strumentazione salvata dal dott. Santoiemma per consegnare ai posteri anche questo ricordo della nostra Storia, di questa secolare tradizione dei nostri avi, della nostra civiltà contadina.
Da ricordare che ‘Farinella’ è la maschera tipica che costituisce anche il logo del Carnevale di Putignano, a ricordare che quel prodotto in passato era alla base della dieta della popolazione putignanese, ma anche di quella dei Comuni viciniori.
Per questo notevole e lodevole sforzo profuso è altamente meritoria l’opera di recupero e salvataggio compiuta dal dott. Santoiemma, il cui Museo della Civiltà Contadina, o meglio del Museo etnografico del Mediterraneo, continua ad arricchirsi continuamente di altre attrezzature, da meritare la dovuta attenzione da parte delle Istituzioni locale, regionale e perfino nazionale per avere un degno e più ampio contenitore espositivo pubblico, rispetto ai ristretti spazi privati attualmente utilizzati.
Poichè la Pizza e la Dieta mediterranea sono stati assunti come patrimonio dell’UNESCO, stiamo cercando di esperire i tentativi per far assumere a patrimonio immateriale dell’UNESCO anche il Museo o almeno i mulini del dott. Santoiemma, a completamento del percorso iniziato con la Pizza e con la Dieta mediterranea, che utilizzano i mulini e la farina che producono.
In tal modo si completerebbe il ciclo della produzione, trasformazione e utilizzo del grano per una corretta alimentazione umana.
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17 Marzo 2026



