“A volte ritornano”. Mostra di reperti trafugati e recuperati
È risaputo che il territorio di Gioia del Colle, oltre ad essere il centro più importante ed esteso della Peucezia, è stato sede di numerosi insediamenti stanziali o temporanei, come si evince dai numerosi ritrovamenti di tombe, dolmen e materiale ceramico e metallico: Santo Mola, Murgia San Francesco, Murgia Giovinazzi, Masseria del Porto, Murgia San […]

Manifesto della Mostra “A volte ritornano”
È risaputo che il territorio di Gioia del Colle, oltre ad essere il centro più importante ed esteso della Peucezia, è stato sede di numerosi insediamenti stanziali o temporanei, come si evince dai numerosi ritrovamenti di tombe, dolmen e materiale ceramico e metallico: Santo Mola, Murgia San Francesco, Murgia Giovinazzi, Masseria del Porto, Murgia San Benedetto, la Castelluccia, Canale Frassineto.
Ancora una volta Gioia del Colle oggi assurge agli onori della cronaca per la sua millenaria storia e per le testimonianze che attestano la sua importanza, la laboriosità e la vivacità artistica e culturale degli abitanti del suo territorio nei millenni passati.
Infatti il 20 dicembre 2025, a cura dell’architetto Francesco Longobardi, direttore del Castello Svevo di Trani, membro della Direzione Regionale Musei Nazionali Puglia e del dott. Fabio Galeandro, già Direttore del Parco Archeologico di Monte Sannace e Direttore del Museo Archeologico Nazionale – Castello di Gioia del Colle, nel Museo Archeologico Nazionale e Castello di Gioia del Colle è stata inaugurata la mostra “A volte ritornano. Storia e archeologia tra passato e presente”.
La mostra sarà visitabile per il pubblico fino al 20 settembre 2026.
Si tratta di 140 reperti archeologici, in prevalenza oggetti prodotti in ceramica, venuti alla luce in passato nel territorio della Peucezia a seguito di scavi clandestini e pervenuti dalla Francia.

Una vetrina con alcuni reperti che sono ritornati dal Museo di Antibes
Il materiale esposto, infatti, è stato sequestrato presso il Museo del Bastione di Saint-André, sede del Museo di Archeologia di Antibes, un Comune che si trova in Costa Azzurra, precisamente tra Cannes e Nizza.
Il recupero dei reperti, avvenuto nel 1996, è stato possibile grazie alla collaborazione offerta dalla Francia e all’applicazione della Convenzione Internazionale UNIDROIT 1995 ed è stato condotto dal gruppo Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri, coordinato dalla Procura della Repubblica di Bari. Dopo l’analisi dei reperti trafugati, la valutazione dell’autenticità, il confronto stilistico con oggetti similari, il tutto effettuato con il supporto di analisi chimiche, mineropietrografiche e di termoluminescenza, che hanno permesso di individuare con precisione la localizzazione di provenienza degli stessi reperti, sono seguiti i restauri effettuati dalle studentesse del corso di Laurea Magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari.
Data l’abbondante richiesta di manufatti antichi e alla conseguente circolazione e messa in vendita di falsi reperti antichi, che sfuggono all’attenzione dei non addetti ai lavori, in verità gli studi sull’autenticità di alcuni reperti sono ancora in corso, poichè alcuni elementi assemblati o forse artificiosamente antichizzati farebbero propendere per il tentativo ben riuscito di ottenere delle copie molto simili agli originali. Fortunatamente non sono molti i reperti che sono ‘sotto la lente d’ingrandimento’ degli archeologi e degli studiosi, che sono gli specialisti che ne valutano l’autenticità.

Il territorio che faceva parte della Peucezia
Alla fine di questo lungo e laborioso percorso i reperti sono stati esposti in moostra nel Castello di Gioia del Colle, sede del Museo Archeologico Nazionale
In questo modo il Museo di Gioia oltre ad arricchirsi quantitativamente di questi reperti propri del nostro territorio e di quello circostante e a consegnarci un quadro più completo del lavoro degli uomini che in passato lo hanno popolato, consente ai visitatori di ampliare le loro conoscenze sui siti archeologici locali, con l’esposizione di nuove tipologie ceramiche che si differenziano da quelle precedentemente esposte sia per decorazioni che per forme nuove, rispetto a quelle finora conosciute ed esposte nel Museo.
Il dott. Galeandro ha esposto ai presenti all’inaugurazione della Mostra le vicende che hanno portato al sequestro dei reperti trafugati. Ha comunicato che a metà degli anni ‘50 una famiglia originaria di Grassano, Comune della provincia di Matera, fu costretta ad emigrare in Francia e il capofamiglia si improvvisò ristoratore. Fece fortuna e di tanto in tanto faceva ritorno in Italia anche per approvvigionarsi di cibo e di materie prime. Venne a contatto con amici d’infanzia che avevano cominciato a muoversi nell’ambito del traffico clandestino di reperti archeologici. Lui stesso cominciò ad acquistarli e ad avere contatti in Francia con individui disposti ad acquistarli, mettendo su una apposita rete di acquirenti. Oltre a trasportare cibo, quindi, portava con sé anche reperti clandestini.

Museo nel Bastione di Saint-André ad Antibes
Continuò a portare con sé sempre un numero maggiore di reperti insieme a grandi quantità di cibo, ma non sapeva che questi suoi continui spostamenti avevano allarmato le forze dell’INTERPOL. Un giorno venne fermato alla frontiera francese con un mezzo pieno di materiale trafugato, che gli venne sequestrato. Gli venne chiesto la provenienza dei reperti e lui confessò che erano provenienti dalla Puglia e che una parte era venduta al direttore del Museo di Antibes, che li riciclava e li faceva acquistare al Museo stesso. Il trafficante, avendo collaborato con la gendarmeria, se la cavò con un’ammenda, mentre il direttore fu destituito ed arrestato. Dopo ulteriori accertamenti i reperti furono restituiti all’Italia, luogo di provenienza della refurtiva.
Dopo circa trenta anni, finalmente è stato possibile mettere in mostra i reperti trafugati, che, come recita il titolo della Mostra, fortunatamente “A volte ritornano”.
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21 Dicembre 2025


