Le maschere apotropaiche a Gioia del Colle
Tra le opere artistiche presenti a Gioia del Colle, oltre a quelle citate nella richiesta da avanzare eventualmente per ottenere il titolo di Città d’Arte, come suggerivo in un articolo su questo stesso sito, https://www.gioiadelcolle.info/index.php?s=citta++arte, sono da annoverare le maschere apotropaiche, sculture che si trovano sugli archi o sulle porte di numerosi palazzi antichi. Per […]

La maschera apotropaica rinvenuta nel sito archeologico di Monte Sannace
Tra le opere artistiche presenti a Gioia del Colle, oltre a quelle citate nella richiesta da avanzare eventualmente per ottenere il titolo di Città d’Arte, come suggerivo in un articolo su questo stesso sito, https://www.gioiadelcolle.info/index.php?s=citta++arte, sono da annoverare le maschere apotropaiche, sculture che si trovano sugli archi o sulle porte di numerosi palazzi antichi.
Per la verità uno dei più antichi esempi che testimoniano la presenza di soggetti o maschere apotropaiche nel territorio di Gioia del Colle lo ritroviamo sull’abitato Peuceta di Monte Sannace, e precisamente in un’antefissa policroma fittile arcaica, ossia di terracotta, databile al VI secolo a. C., con testa di Gorgone, cioè di un elemento che adornava il tetto di un edificio pubblico o di culto (megaron) o di un’abitazione di privati di alto rango.
Il volto della Gorgone (Medusa), con i suoi occhi sbarrati e la bocca spalancata, aveva la funzione di allontanare gli spiriti maligni e proteggere lo spazio sacro o domestico. Importato dalla tradizione greco-orientale, il gorgoneion era utilizzato come talismano orrorifico per incutere terrore e neutralizzare il malocchio.
Anche il castello normanno-svevo presenta dei doccioni per lo scarico di acque pluviali con terminazioni a figure apotropaiche, simili a testa di leone con la bocca spalancata, elementi utilizzati per far defluire l’acqua piovana, ma che potevano svolgere anche una funzione di protezione dalla cattiva sorte.
Questa pratica è frutto di credenze pagane che affondano le loro radici in tempi molto lontani da noi e che rimandano all’ignoranza e alla superstizione di popolazioni che non riuscivano a dare una spiegazione verosimile ad alcuni eventi o situazioni spiacevoli, per il bisogno di conoscenza e di trovare una soluzione a tali manifestazioni e di esorcizzarle, per cui si aggrappavano a pratiche popolari ritenute liberatorie.
La storia ci insegna che, in presenza di eventi tristi e inspiegabili che hanno caratterizzato il mondo antico, per i quali gli uomini non trovavano una giustificazione, una motivazione e un’azione tale da evitare il loro ripetersi, ma addebitabili ad avversa fortuna o all’azione di una divinità malefica o poco amica o a eventi ritenuti irrazionali, l’uomo ha cercato di porre un argine e di premunirsi adottando forme di difesa anch’esse spesso irrazionali, come gli amuleti, tra le quali primeggia ancora oggi l’utilizzo di un “cornetto” portafortuna.
Le forme artistiche rappresentate da figure apotropaiche sono, quindi, la risposta da parte di popoli di antiche civiltà alla richiesta di sicurezza, di tranquillità, di un futuro sereno e privo di malanni o di cattiva sorte.
In alcuni paesi del nostro Sud ancora oggi si dà spazio alla credenza che lo sguardo degli uomini o degli animali o l’influenza esercitata da un individuo invidioso siano in grado di esercitare un influsso negativo su chi viene “puntato” e che il malcapitato debba far ricorso ad alcune contromisure magiche per evitare l’influsso negativo.
A tal proposito il filosofo greco Democrito, vissuto tra il V e il IV secolo a. C., elaborò una teoria secondo la quale dagli oggetti si staccano forme e raggi visivi, chiamati Eidola, che colpiscono chi guarda. Tale parola deriva dal gr. εἴδωλα, in lat. idola o simulacra ed indica le immagini prodotte sulla sensibilità dagli effluvi di atomi provenienti dai corpi e del tutto simili ai corpi da cui provengono. Democrito estendeva il termine εἴδωλα anche ai simulacri degli dei che appaiono agli uomini; questi simulacri sono grandi, di alta statura e si dissolvono difficilmente, senza essere proprio immortali; essi preannunciano agli uomini l’avvenire, apparendo loro ed emettendo voci.
Il filosofo Francesco Bacone, ammiratore di Democrito, con gli idola intese indicare i fantasmi, ossia i pregiudizi, di cui la mente deve liberarsi per raggiungere un corretto approccio alla natura. Per lui la mente entra in contatto con le cose attraverso i sensi; le immagini ingannevoli, gli idola, nascono perché la mente umana, impressionata dalle cose attraverso i sensi, introduce e mescola la propria natura a quella delle cose quando forma e organizza le sue nozioni, allo stesso modo in cui uno specchio deformante altera i raggi delle cose secondo la propria figura.
È frequente, perciò, in quei casi di paura per la propria sorte, il ricorso all’azione riparatrice di maghi, iettatori, fattucchiere o esorcisti, in grado di allontanare o esorcizzare il malocchio o la cattiva sorte a coloro che ne erano inconsapevoli vittime.
Si tratta di un intervento estemporaneo che non garantiva una copertura definitiva dalla cattiva sorte, per cui si ricorreva ad altre pratiche che avrebbero potuto garantire una protezione continuativa a chi ne era colpito.

Maschera di via Carducci, 34
Per proteggere un’abitazione e i suoi abitanti dalla cattiva sorte, sulla porta di ingresso delle proprie abitazioni si era soliti scolpire una maschera apotropaica.
Tali figure, in linea con il compito di esercitare una funzione quasi magica, antagonista al malocchio e all’invidia, mutuava, da quegli stessi elementi negativi e paurosi, l’aspetto orrido, ed erano rappresentate in forma grottesca con teste antropomorfizzate con denti aguzzi o con la lingua estroflessa e con sguardo ed occhi terrificanti, con la funzione di contrapporsi agli sguardi malevoli delle persone e di allontanare e neutralizzarne gli effetti malefici.
Anche lo scultore autodidatta gioiese Mario Vacca negli anni scorsi ha scolpito alcune pietre realizzando bassorilievi raffiguranti maschere apotropaiche, che ha collocato in diversi punti del Centro storico di Gioia.
In questo modo, però, più che costituire una barriera contro il malocchio, mi sembra che l’artista abbia voluto diversificare il suo intervento di rivalutazione del Centro storico non solo con l’installazione di immagini riguardanti l’imperatore Federico II e Bianca Lancia, quindi legati alla nostra storia, ma anche con altri bassorilievi artistici tipici di un passato lontano, riferibili alla funzione di difesa da forme di superstizione, con un arricchimento di ulteriori elementi decorativi.
In tempi più recenti nel nostro Comune queste figure, che assolvono ad una funzione magica e di contrasto all’invidia e al malocchio, sono state rimpiazzate da figure di Santi, in primis la Madonna o i Santi Protettori, le cui immagini sono racchiuse in una nicchia posta a fianco delle abitazioni, per proteggere gli abitanti dagli aspetti negativi e favorire il culto e la devozione verso gli stessi Santi.
Eppure su una costruzione relativamente recente, ubicata nei pressi di Piazza Pinto, alzando lo sguardo, è possibile osservare sulla facciata della stessa alcune maschere apotropaiche.
Se la presenza di queste opere artistiche su abitazioni private, come sopra esposto, potrebbe trovare una giustificazione, sembra oltremodo strano che delle maschere apotropaiche siano state apposte su un edificio sacro quale quello del Convento di San Francesco in Piazza Plebiscito.

Le 5 maschere apotropaiche sul prospetto del Convento di San Francesco in Piazza Plebiscito
La spiegazione della presenza di un elemento pagano e comunque profano su questa costruzione, anzi di 5 sculture apotropaiche, si potrebbe spiegare con la loro apposizione in epoca posteriore alla costruzione dell’edificio sacro. Infatti su un livello immediatamente superiore a una di queste figura è presente un’iscrizione e l’arma della famiglia D’Andrano, forse a voler scongiurare la cattiva sorte o il malocchio nei confronti della sua famiglia, che tra l’altro, nella costruzione della adiacente chiesa, aveva fatto inserire all’interno dell’edificio sacro un proprio sepolcro gentilizio per garantirsi una degna sepoltura sotto la protezione di San Francesco e di altri Santi, al riparo da ogni cattivo sortilegio.
La stessa tecnica è stata realizzata ad Acquaviva delle Fonti, dove sul palazzo dei De Mari sono state apposte numerose maschere apotropaiche.
Nel chiostro del Comune di Gioia del Colle da qualche anno è stata allestita una mostra permanentedi maschere apotropaiche presenti nel nostro paese, comprendente una trentina di copie delle stesse opere, ottenute con la tecnica del calco, opera dello scomparso concittadino Gianfranco Amatulli, autore di un libro dal titolo “Mala contra malum”, che contiene foto delle maschere e una dettagliata storia e descrizione e delle stesse.
© È consentito l’utilizzo del contenuto di questo articolo per soli fini non commercali, citando la fonte e il nome dell’autore.
2 Giugno 2026


