Rosoni e Organi a Gioia del Colle

In un mio recente articolo ho accennato ai rosoni e agli organi presenti a Gioia del Colle per implementare i titoli che Gioia possiede per giustificare la richiesta volta ad ottenere il titolo di “Città dell’Arte” e “Città della Musica” per il nostro Comune. Torno sullo stesso argomento per approfondire la conoscenza e la salvaguardia […]

Locandina del progetto “Architetture Sonore”

In un mio recente articolo ho accennato ai rosoni e agli organi presenti a Gioia del Colle per implementare i titoli che Gioia possiede per giustificare la richiesta volta ad ottenere il titolo di “Città dell’Arte” e “Città della Musica” per il nostro Comune.

Torno sullo stesso argomento per approfondire la conoscenza e la salvaguardia di questi due aspetti storici e artistici della nostra Città, spesso ignorati dai nostri stessi concittadini.

La nostra Città è ricordata nell’Apprezzo della Terra di Gioia, stilata dal tabulario Federico Pinto nel 1611, che così scrive: Fuori di detta Terra su una pianura vi sono tre Chiese, e cappelle antiche posti in diverse parti della campagna, che hanno del guasto de numero 300 e più, e per questa quantità ed antichità di chiese dinota detta Terra essere stata di Popolatissimo numero di gente, e di molta grandezza, che non è adesso.

Probabilmente il tabulario ha esagerato nel numero di chiese e cappelle esistenti nel ‘600 nel territorio di Gioia, anche se presso numerose masserie ancora oggi sono presenti cappelle dedicate a diversi Santi e, di altre, costruite in passato, si trova menzione in documenti storici o testimonianze orali.

Negli ultimi anni, grazie alla sensibilizzazione di alcune Associazioni culturali gioiesi, di alcune Confraternite religiose operanti nel nostro Comune e di studiosi di storia locale, è stata avviata una serie di attività, di promozione, conoscenza, restauro e valorizzazione dei beni artistici, architettonici e musicali presenti in diverse chiese della nostra Città.

Rosone della Chiesa dell’Annunziata a Monte Rotondo

Anche l’interesse di studiosi “forestieri” per alcuni nostri monumenti e beni artistici ha portato alla ribalta regionale la conoscenza e presenza di alcune bellezze del nostro territorio, che per storia e preziosità meritano di essere conosciute da una platea che va oltre l’appartenenza alla Città di Gioia.

In particolare mi riferisco a quel patrimonio artistico-culturale che comprende i rosoni e gli organi presenti in diverse Chiese di Gioia del Colle, che testimoniano la laboriosità, l’amore per il bello e per tutte le espressioni civili e religiose che in passato hanno contraddistinto la nostra comunità cittadina.

Su questo argomento è possibile consultare su questo sito alcuni articoli, digitando i seguenti link: https://www.gioiadelcolle.info/index.php?s=rosone+santa+lucia, in cui ho approfondito la presenza dei numerosi rosoni nella chiesa di Santa Lucia in occasione della conferenza tenuta dal dott. Antonio Gelormino  e https://www.gioiadelcolle.info/gioia-del-colle-citta-dellarte-e-della-musica/, scritto, quest’ultimo, per sollecitare l’Amministrazione comunale ad adoperarsi per la richiesta di titolo di “Città dell’Arte e della Musica” per Gioia.

La parola rosone, anche per la sua forma, rimanda all’accrescitivo grossa rosa, termine che ben si addice a questo elemento architettonico.

Il termine rosone rimanda anche alla rosa mistica o “candida rosa”, l’enorme anfiteatro celeste del Paradiso nell’Empireo e rappresenta la comunità dei beati disposti in cerchio come i gradini di un grande stadio, uniti dall’amore divino. Nei canti finali della Divina Commedia Dante Alighieri descrive le anime dei beati disposte sui petali bianchi di questa rosa immensa, mentre al centro troneggia la Vergine Maria, circondata da angeli e santi in contemplazione della luce divina.

Il rosone della Chiesa di Santa Lucia

A riguardo dei rosoni, essi, oltre ad avere una funzione decorativa, ornamentale e architettonica, come quella di far entrare la luce all’interno di una Chiesa e di alleggerire i muri della facciata, assumono anche un significato simbolico e religioso, in quanto servono a concentrare l’attenzione dell’osservatore, credente o meno, su un aspetto specifico del luogo di culto e svolgono una sorta di catechesi per coloro che osservano e ammirano e sono colpiti dalla sua presenza.

La forma circolare, a ruota, con i suoi raggi rimanda, secondo la tradizione cristiana, al dominio di Cristo sulla Terra, a Colui che è al centro come guida del mondo; ci richiama la forma del Sole che porta la vita e la luce divina e fa riferimento all’occhio, alle pupille, che rimandano all’occhio della Chiesa, rivolto verso il cielo. Nelle chiese di stile romanico il rosone indicava la ruota della Fortuna, quella che Dante definisce una intelligenza angelica la quale ha sede nell’Empireo ed opera fra gli uomini nell’ambito di un progetto divino.

Il rosone richiama il cerchio, quella linea infinita, senza inizio e senza fine, ed è quindi simbolo di Dio e di eternità. Viene considerato il centro della storia della salvezza, il centro del fluire del tempo degli uomini. Talvolta all’esterno di alcuni rosoni sono collocate delle figure degli evangelisti o di un Santo per richiamare che dal centro, rappresentato da Cristo, promana la parola della salvezza che si diffonde in tutto il mondo attraverso i primi discepoli di Cristo o per mezzo dei moderni “apostoli”.

Anche il numero dei bracci o dei raggi che compongono il rosone, con la forma circolare richiama la forma della Terra e del Sole. I raggi, del rosone e del Sole (DIO) rimandano al centro della vita del cristiano che deve essere rivolta ad ascoltare e metter in pratica il messaggio evangelico.

Il rosone della chiesa della Madonna Immacolata di Lourdes

In molte Chiese di Gioia del Colle sono presenti rosoni e organi di varia foggia.

ROSONI

I rosoni che possiamo ammirare a Gioia sono presenti sulla chiesa dell’Annunziata a Monte Rotondo, sulla chiesa di Santa Lucia, sulla chiesa dell’Immacolata di Lourdes, sulla chiesa della Candelora e sulla chiesa di Sant’Antonio.

Uno dei più antichi rosoni esistenti nel Comune di Gioia è quello presente sul prospetto della Chiesa dell’Annunziata a Monte Rotondo.

Si tratta di un piccolo rosone in pietra calcarea con 7 raggi o spicchi o colonne esagonali che sono uniti alla circonferenza da capitelli di diversa fattura e che si collegano ad un cerchio interno, che presenta sette doppi archetti che formano una stella a 7 punte, nel quale cerchio è inscritto un quadrato, collegato da un intreccio che presenta alcuni fori che creano l’immagine di una Croce. Da un’altra angolazione si possono intravedere due campane tra loro contrapposte.

Il numero 7 che si ripete più volte nel rosone è un numero sacro che ricorda i sette giorni della creazione, i sette Sacramenti, i sette peccati capitali, i sette Doni dello Spirito Santo, le sette Opere di Misericordia corporale e le sette spirituali, i sette Vizi (o peccati) capitali.

Il rosone della chiesa di Sant’Antonio

Tra i rosoni presenti sul prospetto delle chiese di Gioia del Colle quello di Santa Lucia sicuramente desta maggiore attenzione, non solo per la pregevole fattura, ma anche per il simbolismo che esprime.

Un particolare che lo differenzia dagli altri rosoni è dato dal fatto che quello presente sulla facciata è murato dalla parte esterna ed interna, per consentire all’esterno la collocazione della statua della Santa siciliana e l’installazione dell’organo, che ne avrebbe nascosto la visibilità all’interno della chiesa.

Una delle funzioni che un rosone è chiamato a svolgere, quello di illuminare l’interno del luogo sacro con la sua apertura, viene demandata nella chiesa di Santa Lucia, alle ampie finestre presenti sui due lati della navata, all’interno della cupola e nell’abside.

Per la verità la chiesa di Santa Lucia a buon diritto si può definire “la Chiesa dei rosoni” perché, oltre a quello più importante presente sul prospetto, sono presenti altri due rosoni uguali al primo, sulle facciate laterali in corrispondenza del transetto, chiusi da vetrate policrome, e altri sei, di dimensione più piccola, sempre sulle facciate laterali; quattro sono in corrispondenza delle due finestre laterali e due in corrispondenza della zona absidale.

I quattro rosoni uguali presentano un tondo centrale in cui è inserita una Croce, da cui si dipartono 12 raggi, il cui numero ricorda le dodici tribù di Israele e i 12 Apostoli; la loro ubicazione nella zona occupata dall’Assemblea dei fedeli rimanda al Cenacolo, luogo di riunione e di preghiera dei primi cristiani.

Gli altri due rosoni presentano un tondo centrale con una X, da cui si dipartono 8 raggi a forma di ampolla o lucerna, con una lingua di fuoco sovrastante; il numero 8, ossia l’ottavo giorno, nella simbologia cristiana rappresenta la trasfigurazione e il Nuovo Testamento. L’ottavo giorno, dopo il 6 giorni della Creazione e dopo il sabato, annuncia l’eternità, la resurrezione di Cristo e quella dell’uomo. Il numero 8 lo ritroviamo nell’ottagono che sorregge la cupola.  Anche la presenza di questi due rosoni nell’abside, ossia nella zona del presbiterio, e quindi della presenza dell’altare, ci porta all’idea concreta della resurrezione del cristiano dal peccato, meta raggiunta attraverso la comunione del Corpo di Cristo presente nel tabernacolo.

Il rosone della chiesa della Candelora

Il rosone centrale è composto da 16 spicchi sorretti da altrettante colonnine che sorreggono un arco trilobato, richiamo evidente alle finestre presenti sulla facciata dei due campanili, sulle finestre interne della chiesa, sia quelle laterali che quelle che insistono sull’abside, sulla pala che raffigura il martirio e la gloria di Santa Lucia, su alcune decorazioni presenti sulla cornice dei due altari laterali e sui due lampioni che erano posizionati sul sagrato della chiesa.

Nella parte centrale del rosone sono presenti 4 trilobi inseriti nel fulcro centrale, che fanno da sostegno alla base delle colonnine superiori. Il numero quattro dei trilobi del cerchio centrale potrebbe alludere ai quattro punti cardinali come ai quattro evangeli, richiamando il concetto che la buona novella predicata dagli evangelisti, ispirati dalla Trinità (simboleggiati dai trilobi), e la salvezza è per tutti gli uomini, abitanti sia a nord che a sud, sia ad est che ad ovest.

Il rosone è inserito in un altro cerchio sporgente e svasato o degradante all’interno, con bordo esterno arrotondato e aggettante, che presenta 64 scanalature, che formano archetti a tutto tondo, cioè 4 volte il numero 16 rappresentato dai petali.

Questa forma quasi concava e rientrante rispetto al livello della facciata sembrerebbe aver la funzione di attirare qualcuno, come fa una calamita con un oggetto metallico o come un vortice che si forma in mare che ci attira al suo interno, e invitarlo ad entrare in chiesa per una sosta nella routine o dalle fatiche quotidiane o dalle preoccupazioni che ci angustiano, per ristorare lo spirito e recuperare la pace interiore e la serenità per riprendere il cammino terreno. Non a caso la dimensione del rosone corrisponderebbe all’altezza della porta di ingresso della chiesa, ma con apertura o diametro maggiore rispetto a quella, quasi a voler sottolineare in modo figurato che oltre all’accesso nella chiesa terrena dobbiamo mirare in alto, all’accesso al cielo, raffigurato dal rosone, che assume la funzione di una seconda porta di ingresso nella chiesa celeste che per i cristiani è la meta ultima che essi sono chiamati a raggiungere.

La facciata della chiesa si sviluppa su tre livelli: il portale, il rosone e una parte superiore con trabeazione triangolare alla cui sommità è impiantata una Croce. Il rosone, posto al centro della facciata, scandita su tre livelli, è l’elemento che cattura l’attenzione del viandante, anche per la presenza della statua di Santa Lucia, e su cui si concentra l’occhio dell’osservatore.

Nel suo complesso il rosone sprigiona in chi lo osserva un senso di armonia, di perfezione, di serenità e di gioia, che, al pari dei cerchi concentrici che si formano e si allargano quando lanciamo una pietra in uno stagno, sembra invitarci ad allargare il nostro cuore in tutte le direzioni per abbracciare, diffondere il messaggio cristiano di amore su quanto è presente sulla Terra (l’umanità) e per innalzarci verso il cielo, verso l’amore infinito (Dio). E in questa missione sembra volerci aiutare anche Santa Lucia, la cui statua, collocata in posizione avanzata, alla base del rosone, sembra staccarsi dal suo stallo per accompagnarci in questo difficile, ma gratificante e meraviglioso percorso terreno.

Il rosone della chiesa dell’Immacolata di Lourdes presenta una conformazione particolare. Sembra una stella con otto punte, inscritta nel cerchio costituito dal contorno del rosone e, nella parte centrale, da un altro piccolo cerchio concentrico sorretto da quattro sostegni a forma di X, come una croce di sant’Anandrea, che poggiano su un blocco quadrato posto esattamente al centro del cerchio, con una forma di quadrifoglio. Si può intravedere anche un grosso cerchio centrale, sormontato da quattro cerchi che si allungano nel punto di incontro tra il bordo del grande cerchio centrale e i quattro petali centrali, tra i quali sono inseriti altri quattro cerchi che si interrompono nel congiungimento con quello centrale. Il tutto sembrerebbe indicare la Madonna, “Stella del mattino”, una delle litanie lauretane, che ci porta al centro della vita cristiana, simboleggiata dalla croce a X, al figlio suo, Gesù, che è l’obiettivo a cui dobbiamo mirare e l’esempio da seguire nel nostro agire quotidiano.

ll rosone è stato installato durante il sesto decennio del secolo scorso, ad opera del parroco don Giovanni Ingravallo, che ha provveduto rimuovere la muratura di tompagno della sede circolare del rosone e ad abbellirlo con l’attuale forma architettonica in pietra lavorata e con la vetrata istoriata che raffigura la Madonna di Lourdes e Bernardetta.

Il piccolo rosone presente sulla facciata della chiesa di Sant’Antonio è diviso in 12 parti, numero che ricorda gli Apostoli di Gesù e le tribù di Israele. Con molta probabilità la sua installazione risale al periodo di ricostruzione della chiesa, come viene riportato nell’Apprezzo di Gioia del 1640, stilato dall’architetto e tabulario Honofrio Tangho, che afferma che al presente si sta facendo la nuova Chiesa.

A differenza di quelli tradizionali, però, questo rosone, che richiama quello incastonato sulla Torre dell’Imperatrice, non presenta i raggi che dall’esterno confluiscono nel centro del manufatto, ma dodici semicerchi concavi uniti tra di loro intorno al bordo circolare che segna il confine esterno del manufatto. La parte più interna del rosone presenta una spessa apertura circolare simile al disco centrale del fiore di girasole, con 12 motivi triangolari che si alternano ad altrettanti decori con motivi floreali a 3 foglie, circondati da 24 piccoli semicerchi contrapposti a quelli più esterni che fanno da raccordo con i dodici semicerchi del contorno. L’impressione che se ne ricava è quella di essere di fronte ad un anello impreziosito da 24 brillanti, tempestati o incastonati al suo interno, e con il cerchio centrale che fa pensare al posizionamento di un invisibile o trasparente e bianco diamante, che, insieme alle altre piccole aperture, porta luce all’ interno della chiesa.

Il rosone della chiesa della Candelora, o della Purificazione di Maria o di Presentazione di Gesù al Tempio, è molto semplice e lineare, composto da 8 raggi formati da altrettante colonnine quadrate terminanti con un capitello, che confluiscono in un piccolo cerchio centrale. Il numero 8, ossia l’ottavo giorno, nella simbologia cristiana rappresenta la trasfigurazione e il Nuovo Testamento. L’ottavo giorno, dopo il 6 giorni della Creazione e dopo il sabato, annuncia l’eternità, la resurrezione di Cristo e quella dell’uomo. Anche questo rosone risale agli anni successivi al 1895, data di costruzione della Chiesa.

Il prof. Gelormini, in una conferenza tenuta nella chiesa di Santa Lucia il 21 novembre 2023, ha riferito di aver selezionato 36 rosoni tra quelli più significativi di Puglia, suddivisi tra le diverse province, tra i quali è compreso quello di Santa Lucia, rosone da allegare alla richiesta di inserimento  degli stessi nella lista dei beni patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Per ulteriori informazioni sulla chiesa di Santa Lucia è possibile consultare su questo sito due articoli, digitando i seguenti link: https://www.gioiadelcolle.info/la-chiesa-di-santa-lucia/ e inoltre  https://www.gioiadelcolle.info/il-centenario-del-completamento-della-chiesa-di-santa-lucia/.

GLI  ORGANI

L’organo con la sua musica, accompagnata spesso dal canto del coro, crea un’atmosfera mistica e di gioia che invita alla preghiera e al ringraziamento. Come diceva Sant’Agostino: cantare è pregare due volte.

Tra gli organi ancora presenti nelle chiese di Gioia vanno ricordati quello di San Francesco di Assisi, quello di Sant’Andrea, quello di San Rocco, quello di Sant’Angelo, quello di Santa Lucia e quello della Chiesa Madre.

Organo della chiesa di Sant’Andrea

Ancor prima della nascita della Banda musicale di Gioia, dal Catasto Onciario di Gioia del 1750 veniamo a conoscenza che nella Cappella del Suffragio delle Anime del Purgatorio, l’attuale Cappella di Maria Bambina o del SS. Sacramento, ubicata nella Chiesa Madre,  era previsto il pagamento al Maestro di Cappella per la funzione che lo stesso svolgeva tutto l’anno.

Nel 1837 nei Registri della Confraternita di San Filippo Neri, istituzione operante nella Chiesa di Sant’Angelo, sono segnati gli esiti per il Maestro di Cappella che insegnava musica, il quale sicuramente svolgeva questa sua funzione con l’accompagnamento musicale di un organo, e per alcuni Cantori. Nel 1839 viene pagata una somma in ducati per Francesco, Maestro di Cappella per la Banda.

È ipotizzabile che il Maestro di Cappella oltre a dirigere il coro nella chiesa di sant’Angelo suonasse anche l’organo.

Questa ipotesi sarebbe avvalorata da quanto il prof. Lorenzo Fico sostiene, a proposito dell’installazione di un organo in una chiesa gioiese, nell’ articolo “L’organo della Chiesa di Sant’Andrea fra storia e restauro” pubblicato nel 1988 nel volume II di Gioia: Una città nella storia e civiltà di Puglia, Schena editore, e cioè che un primo nucleo è sicuramente settecentesco, il che significa che, a meno di clamorose riesumazioni, è certo questo l’organo più antico presente nel territorio gioiese.

Sembrerebbe che un organo fosse presente nella Chiesa di sant’Andrea sin dal 1593, come si legge nel formulario di interrogatorio relativo alla Visita Pastorale dell’Arcivescovo di Bari, Giulio Csare Riccardi: an pro organo, pro musica, pro cappella cantorum, pro cera, sint redditus particulares.

L’organo presente nella Chiesa di Sant’Andrea è a tre campate, a muro, ed è attribuito a Vincenzo Mininno da Cassano, databile il 1745. In un verbale dell’Arciconfraternita dell’Immacolata, che opera nella chiesa di Sant’Andrea, datato 8-12-1958, firmato da Giovanni Marvulli, si riporta: nel rivedere i vecchi mantici dell’organo, sostituiti con altri verso il 1928… mi risulta uno scritto di detti mantici: Angalo Mininno di Cassano di Bari organaro mette nel marzo 1745.

L’organo è collocato nella cantoria, sopra la porta d’ingresso, è a profilo piatto ed è addossato alla parete con prospetto a tre campate, inserito in una cassa lignea decorata, che si armonizza con l’architettura interna della chiesa.  L’organo della Chiesa di Sant’Andrea è considerato uno degli strumenti musicali liturgici più antichi e di maggiore pregio artistico della città.

Le canne di facciata sono19 e vanno dal Mi2 al Sib4, tutte del principale 8’, distribuite nelle tre campate disposte a cuspide (7-5-7).

La tastiera è unica, incorporata alla cassa ‘a finestra’ di 48 tasti (Do1-Do5); la pedaliera è di tipo ‘a leggio’ con tasti corti (Do1-Si1).

L’organo presente nella Chiesa Madre

L’organo è stato restaurato più volte: nel 1825 dall’artigiano locale Donato Favale e poi modificato nel 1832 dall’organaro Giuseppe Belviso. Al termine del rifacimento ed ampliamento della Chiesa l’organo fu restaurato da Giuseppe Toselli, che ne ampliò la cassa.

Un altro intervento sull’organo risale al 1939 ad opera dell’accordatore sig. Vittorio Greco di Mottola, voluto dal sig. Pietro Procino, nominato successore dell’organista Marvulli che si era dimesso.

Nel 1985 ad opera del sig. Leonardo Perretti è stato operato un altro restauro, con l’intento di valutare la consistenza degli interventi pregressi e di ripristinare lo stato di origine. Le canne originarie di facciata sono 19 in stagno, oltre a 198 interne in lega di piombo.

Un organo doveva essere presente nella Chiesa Madre nella prima metà del ‘600. Infatti nell’Apprezzo della Terra di Gioia, stilato dall’architetto e tabulario Honofrio Tangho nel 1640, a proposito della Chiesa Maggiore si dice: anco tiene la sacrestia, organo, pulpito, loco dell’Arcivescovo et altri ornamenti in essa. Di quest’organo non troviamo più traccia poiché sicuramente sarà andato distrutto a seguito dell’incendio della Chiesa Madre, avvenuto nel 1764.

Al suo interno c’erano l’organo, il pulpito, la sedia vescovile e numerose tombe e cappelle gentilizie. Nel 1764, la Chiesa fu abbattuta con tutti i monumenti che l’arricchivano in seguito ad una sommossa capeggiata da Giannantonio Monte, si disse, contro i simboli del potere baronale. Fu, tuttavia, subito ricostruita, così come oggi si presenta, dall’architetto Pasquale Margoleo.

Le canne, posizionate sulla bussola d’ingresso e azionate da un organo posto nel lato sinistro del transetto, sono distinte in 4 gruppi: le ultime due laterali sono composte di 13 canne ciascuna, affiancate da altre due di 11 canne ciascuna e da un gruppo centrale di 19 canne, per un totale di 93 canne. La demolizione della pericolante cantoria avvenne nel 1955 e la sistemazione del nuovo e attuale organo risale 1956 sulla nuova cantoria costruita in cemento e sorretta da colonne di cemento.

Organo presente nella chiesa di san Francesco

Anche quest’organo avrebbe la necessità di un restauro per consentire all’organista, al coro e ai fedeli e di gustare la purezza del suono originario di quello strumento sacro.

Intorno al 1860 Marino Rosati lo troviamo nelle vesti di organista, e opera in gran parte nella Chiesa Madre di Gioia.

Il 2026 è stato un anno importante per gli organi di Gioia perché ha registrato il restauro e l’inaugurazione di quello presente nella chiesa di San Francesco e l’avvio del restauro di quello esistente nella chiesa di Santa Lucia.

Per quanto riguarda la valorizzazione di alcuni organi di Gioia bisogna dare atto alla dott.ssa Rosa Surico, Presidente dell’Associazione VIBR_AZIONI APS di aver realizzato il progetto “Architetture Sonore. Storia di identità del patrimonio organario di Gioia del Colle”, con la collaborazione del Direttore artistico Roberto Salahaddin Re David ed il contributo del Comune di Gioia del Colle.

La dott.ssa Surico così spiega l’obiettivo con cui è nato il suo progetto: Valorizzare gli organi storici come ”presidi identitari” e restituirli alla comunità come strumenti vivi, capaci di raccontare la memoria collettiva della città…. Esiste un legame invisibile, ma potente, che unisce le canne di un organo storico alle moderne architetture digitali: è il respiro della nostra identità. Con il progetto “Architetture Sonore”, noi di VIBR_AZIONI APS abbiamo voluto tracciare un ponte tra la solennità del passato e le possibilità del futuro, trasformando il patrimonio organario di Gioia del Colle in un asset vivo per il turismo esperienziale. La sfida non è stata solo quella di conservare, ma di “rendere visibile” l’invisibile.

Il Direttore artistico del progetto, Roberto Salahaddin Re David, così si è espresso in proposito: La rassegna Architetture Sonore, ideata e promossa dall’Associazione VIBR_AZIONI APS, nasce con il nobile intento di tessere connessioni: un processo relazionale ed esperienziale volto alla nostra storia, al nostro passato e al nostro futuro. Partendo dal patrimonio confessionale e liturgico, con le sue chiese e i suoi straordinari strumenti musicali, si è scelto di avviare questo progetto in quattro luoghi di culto della tradizione gioiese: la chiesa di San Francesco, la chiesa di San Rocco, la chiesa di Sant’Angelo e la chiesa di Sant’Andrea. Il titolo rimanda non solo alle infinite trame e giochi contrappuntistici di cui la musica per organo è composta, ma anche a luoghi che abbiano, nella loro costruzione e nella loro funzione, un processo artistico organizzato e strutturale…. In un momento scosso da eventi terribili e di grande confusione, la conferenza e i concerti rappresentano un’occasione preziosa per ritrovare e cercare uno spazio profondo dentro di noi.

Organo della chiesa di Sant’Angelo

Il progetto “Architetture Sonore” cade nell’ambito delle celebrazioni per l’ottavo centenario del transito di San Francesco d’Assisi e parte proprio dalla chiesa intitolata al Poverello di Assisi.

L’organo storico della Chiesa di San Francesco d’Assisi a Gioia del Colle è un pregevole strumento a canne del 1910, attribuibile alla prestigiosa bottega Inzoli di Crema ed è stato collaudato nel 1911 dall’organista Ulisse Matthey. È a tre campate con 47 canne, rispettivamente 11 nelle campate laterali e 25 in quella centrale. Originariamente l’organo era a trasmissione pneumatica, ma tra gli anni Sessanta e Settanta fu elettrificato, subendo anche alcune modifiche tecniche, che non hanno alterato in modo significativo la struttura, ma ha conservato elementi originali di pregio, come le canne in zinco e piombo, le strutture lignee della basseria, il mantice a lanterna e i somieri.

Dopo un lungo periodo di inattività, a causa del deterioramento causato dall’usura, dagli anni,  e dagli insetti xilofagi, recentemente è stato sottoposto a un accurato restauro conservativo che ha previsto lo smontaggio, la pulitura il recupero delle canne, il ripristino della meccanica e l’accordatura finale, da parte  della ditta Nicola Canosa, utilizzando un finanziamento della Curia di Bari, terminato nel 2016, ed è stato restituito alla fruizione della Città con un pubblico concerto che si è tenuto giovedì 23 aprile 2026.

L’organo della chiesa di Sant’Angelo è considerato il “decano” e lo strumento a canne più antico tra quelli conservati nelle chiese cittadine, anche se non è sicura la data di installazione, che dovrebbe essere contemporanea o di poco posteriore alla riedificazione dell’edificio sacro, avvenuta nel 1855.

È inserito nello spazio occupato dalla controfacciata ed è composto da 3 campate: le due laterali di 9 canne ciascuna e quella centrale di 7, per un totale di 25 canne.

L’organo della chiesa di San Rocco

L’organo presente nella chiesa di San Rocco fu inaugurato nel 1876 in occasione del completamento della nuova struttura della chiesa. Per i 150 anni della inaugurazione dell’organo di San Rocco il 9 agosto 2026 nella stessa chiesa si è tenuto un concerto di organo e canto gregoriano.

È un organo a tre campate, composto da 25 canne, due coppie laterali di 9 ciascuna e una parte centrale con 7 canne più grandi.

Commissionato nel 1875 all’organaro Giuseppe Toselli, lo strumento è collocato sulla cantoria sopra l’ingresso ed è stato storicamente suonato da illustri organisti locali come Marino e Pasquale Rosati.

Ha subito vari interventi di manutenzione nel corso del tempo, tra cui un importante restauro nel 1976 volto a recuperarne la piena funzionalità fonica.

L’organo della chiesa di Santa Lucia, a canne, presenta tre campate con 47 canne, esattamente come l’organo di San Francesco, rispettivamente 11 nelle campate laterali e 25 in quella centrale.

È situato sopra la bussola d’ingresso, risale ai primi decenni del Novecento e attualmente è oggetto di importanti interventi di restauro e ammodernamento tecnico finanziati anche dai fondi dell’8X1000 della CEI, e offerte libere dei fedeli ed è stato regolarmente impiegato per la liturgia e per rassegne concertistiche locali.

L’organo della chiesa di Santa Lucia

Parlando di musica, di Bande musicali e di organi è il caso di ricordare che anche maestri di Banda, alcuni dei quali hanno diretto il Concerto musicale di Gioia, sono stati apprezzati organisti che hanno valorizzato questo patrimonio storico-culturale-musicale gioiese; basti ricordare il già citato Maestro Marino Rosati.

A questo proposito vorrei rinnovare l’invito all’Amministrazione comunale affinché si adoperi per inoltrare la richiesta di titoli di “Città  dell’Arte e Città della Musica” per Gioia del Colle.

Un ulteriore invito rivolgo all’Amministrazione comunale affinché, sull’esempio di quanto realizzato nel Comune di Conversano nel secolo scorso, prenda in carico tutto il patrimonio musicale e bandistico custodito dall’Associazione della Musica “Paolo Falcicchio”, per istituire un Museo della Banda musicale di Gioia che sia fruibile da tutti e non più relegato in locali comunali sempre chiusi al pubblico.

Ringrazio vivamente la dott.ssa Rosa Surico non solo per l’attività profusa per valorizzare e far conoscere ai gioiesi, e non, il prezioso patrimonio organario presente nelle chiese di Gioia e per averci permesso di gustare le preziose melodie che da questi antichi e preziosi strumenti promanano, ma anche per avermi gentilmente offerto alcune notizie sul suo progetto “Architetture Sonore” e sui quattro organi di Gioia del Colle coinvolti nel progetto.

© È consentito l’utilizzo del contenuto di questo articolo per soli fini non commerciali, citando la fonte ed il nome dell’autore.

1 Settembre 2026

  • Scuola di Politica

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