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I pilastri fondamentali su cui costruire lo sviluppo economico di una società civile sono due: equità fiscale ed osservanza delle regole e dunque una giustizia efficace.
Nel precedente mio articolo pubblicato su questo blog dal titolo “Ipertassati” mi sono soffermato sul primo dei due, individuando nell’attuale inequità del prelievo fiscale esistente in Italia tra il reddito delle famiglie e quello delle imprese, la causa dell’inevitabile “recessione” che già ci coinvolge e che il tiepido processo di “liberalizzazione” avviato in questi ultimi giorni dal governo Monti, non potrà fermare né attenuare.
In questo, mi soffermo sull’altro pilastro ovvero il carente funzionamento della giustizia, il non rispetto delle regole e della conseguente nascita di regole sbagliate che determinano un alto costo per l’economia italiana e ne impedisce il suo sviluppo.
Prendiamo ad esempio il mondo del lavoro. Nel mondo del lavoro, qualunque nuova regola non funzionerà mai, senza una giustizia veloce. I lavoratori e le imprese oggi sono penalizzati dalla lentezza della giustizia quanto l’osservanza di regole sbagliate.
Se un’impresa vuole licenziare un lavoratore assenteista, prima deve provare che c’è la “giusta causa”. Se il lavoratore può esibire certificati medici anche per patologie senza riscontri oggettivi (per esempio un esaurimento nervoso) diventa difficile, per l’impresa, avere ragione in tribunale. Poi, se perde la causa, con l’art.18 l’impresa deve riassumere il lavoratore dipendente. E se la causa dura 15 anni, l’impresa dovrà pagare 15 anni di stipendi arretrati.
Ma soffrono anche i lavoratori e i precari che hanno pochissime possibilità di farsi valere. Possono subire minacce e ricatti e chi è pagato in nero o meno di quanto dovrebbe ricevere, rischia di avere ragione quando ormai l’azienda ha già chiuso i battenti.
Anche la lotta all’evasione ha bisogno di una giustizia fiscale rapida.
Se qualunque contenzioso può trascinarsi per anni per essere giudicato sui cavilli di una legislazione fiscale intricatissima, fare ricorso conviene sempre.
Esiste anche un legame tra giustizia e liberalizzazioni perché liberalizzare non vuol dire solo più concorrenza, ma significa spesso cambiare le regole e farle rispettare.
Come nel caso delle assicurazioni, dove per ridurre le tariffe non bisogna avere più concorrenza tra le società assicuratrici, ma ridurre le frodi dai “colpi di frusta”, che da noi sono da record mondiale.
Dunque, un cambiamento della giustizia civile italiana avrebbe un ruolo enorme nell’evitare che i costi creati dai furbi si scarichino sul resto dei consumatori (es. gli automobilisti onesti).
Riformare la giustizia quindi non significa solo riformare il “rito”. Occorre riformare l’intera organizzazione del settore della giustizia, incominciando dalla professione dell’avvocato. Questa non può essere “liberalizzata” introducendo l’obbligo dei “preventivi” da esibire al cliente né può essere liberalizzata come ruolo, perché in Italia di avvocati ce ne sono già 4 volte più che in Francia ma incentivando l’associazionismo e riducendo l’ipergarantismo della giustizia italiana, (si può andare in appello per una multa ricevuta per una infrazione al “codice della strada”) che causa l’intasamento dei tribunali da migliaia di piccole cause inutili.
Racconto di seguito una storia realmente accaduta per le opportune riflessioni.
Un mio amico eredita un appartamento da una zia. Valore di mercato: 300 mila euro. Nelle pieghe dell’eredità, scopre che l’Agenzia delle Entrate aveva aperto un contenzioso contro la zia e perso i due ricorsi, in primo grado ed in Appello. Non paga, l’Agenzia delle Entrate era ricorsa in Cassazione contro le due sentenze e la Cassazione conferma le sentenze già emesse quando la zia è già scomparsa. Argomento chiuso? Manco per sogno. L’avvocato difensore dell’Agenzia delle Entrate, chiede all’erede mio amico, 19 mila euro di spese processuali per un ricorso che né la zia né lui avevano fatto e che spetterebbe all’Agenzia delle Entrate pagare avendolo perso. Ma, poiché la sentenza parla di “compensazione delle spese di giudizio” (l’Agenzia delle Entrate non è mai condannata a pagarle), con una di quelle decisioni che sollevano sistematicamente la Pubblica Amministrazione dalle sue responsabilità e ne scaricano i costi sui cittadini, a pagarle dovrebbe essere l’erede al quale non è restato altro che sborsare 19 mila euro.
Io mi chiedo, quale effetto positivo si avrà sullo sviluppo economico del nostro Paese con l’aumento del numero dei taxi e delle farmacie se continueremo a mantenere in vita una giustizia fiscale balorda come questa ?
Sebastiano Tangorre
LEGATURE 2011/2012
OTTAVA EDIZIONE
Teatro Rossini – Gioia del Colle (Ba)
19 ottobre 2011 / 27 aprile 2012
Associazione Musicale “Daniele Lobefaro”
In collaborazione con il Comune di Gioia del Colle (Ba)
Giovedì 2 febbraio 2012
Trio Zem
Luca Provenzani, violoncello
Fabiana Barbini, pianoforte
Stefano Zanobini, viola
Auditorium LUM (Via Santeramo, Gioia del Colle)
Ore 19,30
COMUNICATO STAMPA CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE E DIFFUSIONE
Terzo rendez-vous per la VIII Edizione di Legature, prestigiosa rassegna di musica classica organizzata dall’Associazione Musicale “Daniele Lobefaro”, in collaborazione con il Comune di Gioia del Colle e con la direzione artistica della dr.ssa Paola Sorrentino.
Giovedì 2 febbraio 2012 (ore 19,30) il palco dell’ Auditorium Lum (Via Santeramo, Gioia del Colle) vedrà in scena il Trio Zem: Luca Provenzani (violoncello), Fabiana Barbini (pianoforte), Stefano Zanobini (viola).
Il programma prevede: Beethoven:trio op.70 n.1 Brahms: trio op.114.
L’evento è in collaborazione con la L.U.M., rappresentata dalla dr.ssa Loredana Tomasicchio, direttrice della sede universitaria di Gioia del Colle.
Biglietti rassegna “LEGATURE”: Intero € 10,00; Ridotto € 8,00 (12-24 anni, over 65, soci); Ridotto € 5,00 (7-11 anni). Ingresso gratuito per i bambini fino a 6 anni.
Abbonamento € 25. Abbonamento scuole € 15,00.
Info: Tel. 080 3433405 – fax 080 9190223 – Cell. 328 1891920
Prevendite: ASS. D. LOBEFARO via Flora, 77 – Gioia del Colle (lunedi, mercoledì, giovedì, venerdì, ore 16,00-20,30); DIXIELAND, via Dante, 75 – Gioia del Colle – Tel. 080 3484674
Grazie per la collaborazione
Alceste Ayroldi
Responsabile della Comunicazione
Legature 2012
339/2986949
Le domande della Redazione di “cercasi un fine” sul come uscire dalla crisi e se esistono soluzioni alternative hanno impegnato la Redazione nella ricerca di trovare alcune piste di possibili risposte.
La prima risposta consiste nella ridefinizione del paradigma che ha caratterizzato il periodo 1980-2008, il periodo che ha inaugurato il periodo del primato assoluto del mercato. Per uscire da questa forma di dominio è necessario rileggere la “Teoria generale dell’occupazione dell’interesse e della moneta” di L.M. Keynes, l’opera posta a fondamento della ricostruzione, già sottoposta all’attenzione dei lettori di “cercasi un fine”, del secondo dopoguerra ha nell’incipit la fine del lasciar fare, egli sostiene: la concezione degli affari pubblici che si può chiamare “individualismo” e il “lasciar fare” trasse il proprio sostegno da molte diverse correnti di pensiero e di fonti di sentimento. I filosofi dominarono per più di 100 anni perché, miracolosamente, erano tutti d’accordo, o sembravano esserlo, sull’unico fine. Né le cose sono oggi diverse, ma un cambiamento è nell’aria. Si odono solo confusamente quelle che furono un tempo le voci più chiare e distinte che abbiano educato politicamente gli uomini: L’orchestra di strumenti diversi, il coro di suoni distinti, recede infine in lontananza. Alla fine del sec. XVII il diritto divino dei monarchi dava luogo alla libertà naturale e al contratto, e al diritto divino della Chiesa subentrava il principio di tolleranza e il concetto di una Chiesa come “società volontaria di uomini”, i quali si riuniscono “in modo assolutamente libero e spontaneo. 50 anni dopo l’origine divina e la voce assoluta del dovere davano luogo ai calcoli dell’utilità. Nelle mani di Locke e di Hume queste dottrine originavano il primato dell’individualismo. E’ nostro compito verificare la Teoria keynesiana con gli avvenimenti che si sono succeduti dal 2008 ai nostri giorni. La prima considerazione è di verificare se le scelte compiute dai governi degli stati hanno abbandonato il “lasciare fare” o sono ancora ad esso incatenati permettendo ai mercati finanziari di effettuare operazioni speculative?
L’abbandono del lasciar fare come presupposto è il primo passaggio per uscire dalla crisi, in quanto gli automatismi del mercato hanno generato la società del debito. Lasciando agli automatismi la regolazione di tutti gli aspetti della vita umana ci ha rilevato il passaggio dalla condizione di consumatore a quello di debitore. Tutti siamo diventati debitori. La genesi del debitore ha visto crollare le illusioni affermatatesi nell’ultimo cinquantennio e che abbiamo tenacemente inseguito: la new economy, la società dell’informazione, il capitalismo cognitivo, la finzione del trionfo della democrazia e la caduta del comunismo, l’aver concesso lo spazio pubblico e istituzionale al Fondo Monetario Internazionale e alle Banche Centrali dove le decisioni per le sorti dell’umanità sono nelle mani di pochi funzionari e di pochi politici. Man mano che la crisi finanziaria avanza crollano i miti dell’iperliberismo: tutti azionisti; tutti proprietari; tutti imprenditori. Gli attacchi speculativi ci rivelano di essere entrati nella condizione esistenziale dell’uomo debitore. Il capitalismo finanziario ha abbandonato tutte le narrazioni epiche che sono state elaborate intorno ai personaggi concettuali dell’imprenditore, dei creativi, del lavoratore cognitivo o autonomo, fiero di essere padrone di se stesso, tutti che perseguono il proprio interesse personale.
La finanza con le sue manovre speculative ha raggiunto gli obiettivi fissati dagli inizi degli anni ’80.: 1)ridurre i salari e le pensioni al livello minimo, 2) tagliare i servizi sociali per favorire il decollo del welfare di mercato, 3)privatizzare tutto quello che non è ancora venduto ai privati. Il paradigma sociale non è più dato dallo scambio economico ma dal credito. A fondamento della relazione sociale non c’è l’uguaglianza dello scambio ma l’asimmetria del debito/credito che precede storicamente e teoricamente quello del lavoro salariato. Il debito è un rapporto economico indissociabile dalla produzione del soggetto debitore e dalla sua moralità. L’economia del debito aggiunge al lavoro in senso classico del termine un lavoro su di sé in modo che economia ed etica funzionano congiuntamente. L’economia del debito fa coincidere la produzione economica e la produzione di soggettività.
Per poter uscire dal contesto della società del debito è necessario che le grandi politiche europee siano ripensate in modo da fermare l’incremento del volume del debito. L’Europa per non essere la causa dell’incremento del debito deve lasciarsi alle spalle le due fasi che hanno contribuito alla crescita del debito degli stati nazionali. Questo è identificabile nelle due fasi: 1) dal 1950 al 1970 politiche per superare i dualismi territoriali attraverso l’utilizzo dei Fondi Strutturali e delle politiche sociali comunitarie; 2) dal 1980 al 2010, con l’affermarsi della Globalizzazione, il dualismo ha assunto caratteri nuovi- marginalizzazione economica ed esclusione sociale – ai quali si è tentato di far fronte con nuove politiche e nuovi programmi (Interreg, Adapt, Leader, Equal, Progress..). L’inadeguatezza di questi interventi è misurabile con il fatto che al termine del processo la distribuzione del reddito procapite (rispetto al PIL) rivela che l’8% delle regioni più povere e il 10% delle più ricche sono rimaste le stesse ai 20 anni precedenti. Un indice macro di ineguaglianza che esprime, oltre alla diseguaglianza sociale, il fatto che la dislocazione dei sistemi produttivi ha continuato nel suo processo di concentrazione nelle regioni forti dell’UE indebolendo le potenzialità dei 4/5 del territorio europeo, esponendoli agli interventi della speculazione. E’ necessario aggiungere che il dualismo rendendo fragili i sistemi produttivi li espone all’indebitamento con i risvolti sopra illustrati.
Anche dall’analisi delle politiche comunitarie agricole (PAC) rileviamo la crescita del dualismo territoriale e l’esposizione alla crescita del debito. Dopo il 1989 si preannunciava una nuova era di cooperazione e di superamenti dei dualismi attraverso: 1) la trasformazione nella politica estera ed interna dei Paesi dell’Europa orientale; 2)l’unificazione della Germania; 3)le nuove spinte verso la Comunità Europea dei Paesi dell’EFTA; 4) l’allargamento ad est della Comunità Europea; 5) l’aspirazione a riequilibrare le diseguaglianze tra le aree del nord e sud Mediterraneo. Questi cambiamenti avvennero in un contesto nel quale, nonostante la retorica dell’integrazione e della coesione sociale, le differenze tra i 12 Paesi prima e dei 27 dopo registrano un basso livello di sviluppo, queste oggi sono travolte dalla crescita del debito. Possiamo sostenere che i disegni di sviluppo disegnati dal “lasciar fare” non comporta una crescita economica in senso tradizionale, ma corrisponde ad una visione comprensiva della necessità di migliorare le condizioni di produzione e di vita di tutti i Paesi UE che non offrono in partenza le medesime condizioni accettabili. In questo contesto è stato facile ai fautori dell’utilizzo del debito favorirne la crescita. Dobbiamo convenire che l’approccio dell’UE monocentrico perseguito ( Trattato di Mastricht (1992), Accordo di Lisbona (2000); Trattato di Lisbona (2009) è andato in rotta di collisione con quello opposto policentrico previsto dai Programmi UE.
L’orientamento e le scelte adottate nelle politiche regionali nazionali ed europee, elaborate sui principi astratti di competizione ed efficienza ed in modo centralizzato, hanno prodotto i successivi fallimenti nel raggiungimento degli obiettivi, e le risorse finanziarie investite hanno contribuito al rafforzamento degli ostacoli esistenti per i sistemi produttivi locali frustrandone ulteriormente le capacità di riprese e aprendo la strada alla società del debito. Attraverso la delocalizzazione è stato reso più facile. Abbiamo richiamato alcuni aspetti per comprendere il fallimento delle politiche liberiste che di decennio in decennio hanno creato danni favorendo una penetrazione della Globalizzazione nell’economia e nelle istituzioni nazionali e in quelle del Mezzogiorno hanno generato coinvolgimenti e collusioni che fanno da freno al cambiamento. Oggi ci ritroviamo da un lato a vivere nella società del debito attraverso le crisi finanziarie e dall’altro in sistemi produttivi frammentati.
Esistono soluzioni ?
A questa domanda è possibile rispondere sulle base delle argomentazioni svolte: Il sistema delle imprese è necessario valorizzare il sistema sociale delle imprese; studiare le nuove forme di cooperazione territoriale; riprendere il trinomio colture-natura-culture per favorire nuove forme di partecipazione; riorientare le politiche europee e nazionali dall’atlantico verso il Mediterraneo, il medio e lontano oriente. Questo ri-orientamento porterà a bilanciare lo squilibrio che si è creato nell’UE a tutto favore dei Paesi e mercati atlantici, che favorisce solo alcune aree e alcuni sistemi produttivi europei ed anche ad evitare che la cooperazione con le nuove aree della crescita economica mondiale (la Cina, l’India, il sud est asiatico e presto il mondo arabo-islamico) che possono favorire e stabilizzare le nostre comunità e sistemi produttivi locali si trasformi in una competizione selvaggia tra centri finanziari e tecnologici all’interno della quale il ruolo assegnato alle me-regioni europee divenga quello di vettovagliamento civile e militare al servizio delle aree forti. L’uscita dalla società del debito è possibile con una forte rigenerazione delle comunità e di sistemi produttivi locali e regionali insieme alla più ampia autonomia e autosufficienza che questo richiede. La soluzione alessandrina dovrebbe quindi capovolgere l’obiettivo della globalizzazione dominata dalla finanza “dal globale al locale” nel suo contrario.
FRANCO FERRARA

La OGECHI COOPERATIVA SOCIALE B Onlus, in collaborazione con l’Ambito Territoriale dei comuni di Gioia del Colle, Sammichele di Bari, Turi e Casamassima, in occasione della chiusura del Progetto “Viva-mente–Differenziamoci” organizza il giorno 26 gennaio 2012, alle ore 16.00, presso il Chiostro Palazzo San Domenico del Comune di Gioia del Colle, il Seminario “
LE BUONE PRATICHE DELL’INSERIMENTO LAVORATIVO”.
Durante l’incontro saranno resi noti i risultati di un anno di raccolta differenziata “porta a porta” del rifiuto umido-organico effettuata nei Comuni di Gioia del Colle e Sammichele di Bari su circa mille utenze domestiche e verrà illustrato l’andamento dell’intero percorso di inserimento al lavoro di circa n.10 persone svantaggiate. Inoltre interverranno esperti in welfare e servizi ecosostenibili sugli sviluppi e le potenzialità emerse sia in ambito sociale che ambientale. Ai partecipanti verrà distribuito un gadget offerto dall’azienda Progeva S.r.l.. Il Seminario è in fase di accreditamento per gli Assistenti Sociali e da diritto al riconoscimento di crediti formativi per gli studenti iscritti ai Corsi di Laurea afferenti alla facoltà di Scienze della Formazione. Tutti i cittadini sono invitati a partecipare.
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Da qualche mese a questa parte il tema dell’evasione fiscale è tornato alla ribalta. A differenza di un tempo, in cui la lotta all’evasione fiscale era una bandiera della sinistra, mentre la destra mostrava una certa indulgenza, oggi il tema dell’evasione fiscale (120 miliardi ogni anno sottratti al fisco) è diventato uno strumento di agitazione politica universale, da sinistra a destra passando anche attraverso la Chiesa che impartisce lezioni di moralità.
Gli evasori sono visti sempre più come la causa di tutti i nostri mali, la loro individuazione, sopratutto se spettacolare, diventa una missione morale e non è distante il pensiero di fare gettito mediante la delazione.
Meno male, verrebbe da dire. Era ora, finalmente ci decidiamo a combattere questa piaga. Quando avremo vinto questa battaglia, l’Italia sarà finalmente un Paese civile e prospero.
Come caccia alle streghe va benissimo, ma se vogliamo rimettere in carreggiata l’Italia, penso che occorre fare un’altro pensiero.
In Italia l’evasione fiscale è un fenomeno a due facce. La prima è quella che fa incazzare i lavoratori dipendenti regolarmente assunti: c’è chi potrebbe benissimo pagare le tasse e non lo fa semplicemente perchè vuole guadagnare di più. Questo tipo di evasione, da mancanza di senso civico, si combatte con due strumenti: più controlli e aliquote fiscali ragionevoli. Se la si combatte solo con più controlli, il risultato è sopratutto un aumento dei prezzi al consumo, come sa chiunque abbia a che fare piccoli artigiani, ristoratori ecc.. Per inciso è il ragionamento che fanno milioni di cittadini di fronte alla domanda: preferisci pagare 100 senza fattura o 140 con fattura ?
C’è poi un secondo tipo di evasione fiscale, di sopravvivenza o di autodifesa. E‘ l’evasione di quanti, se facessero interamente il loro dovere fiscale, andrebbero in perdita o dovrebbero lavorare a condizioni così poco remunerative da rendere preferibile chiudere l’attività. In questo caso quel che serve è innanzitutto una drastica riduzione delle aliquote che gravano sui produttori, altrimenti il risultato della lotta all’evasione è semplicemente la distruzione sistematica di posti di lavoro, che peraltro si sta già verificando: le regioni in cui Equitalia ha ottenuto i maggiori successi sono le stesse in cui ci sono stati più fallimenti (vedi vicende della Sardegna).
Per cui l’idea di risolvere i nostri problemi economici intensificando la lotta all’evasione fiscale è una misera idea. Quello di far pagare gli evasori è solo il sogno degli onesti, ma purtroppo è l’ultima zattera di uno Stato gestito nell’ultimo ventennio da un ceto politico che non sapendo più che pesci pigliare cerca di salvare se stesso e sfuggire alle proprie responsabilità. Incapaci di varare le promesse più volte ripetute, inadatti nel prendere decisioni importanti, irresoluti a tutto, hanno trovato nell’evasore fiscale il capro espiatorio con il quale distrarre l’opinione pubblica.
E’ un grande inganno. Se la lotta all’evasione viene condotta unicamente per aumentare le entrate, è inevitabile che essa produca effetti recessivi: disoccupazione, aumenti di prezzo, contrazione dei consumi. E inoltre non è certo che l’obiettivo di far cassa venga raggiunto, non è detto che il gettito che si recupera grazie a nuove regole e più controlli superi il gettito che si perde a causa dei fallimenti e dei passaggi all’economia sommersa. Tanto più in un periodo come questo, in cui è già in corso una drammatica riduzione della base produttiva.
Se però ogni euro recuperato dall’evasione fiscale fosse destinato, per legge, a rendere meno difficile la vita a lavoratori ed imprese, allora otterremmo almeno due risultati, uno economico e uno morale. Il risultato economico è che, poco per volta, i produttori di ricchezza che le tasse le pagano potrebbero finalmente rialzare la testa, consentendo all’Italia di tornare a crescere. Il secondo è che, con aliquote sempre più ragionevoli, l’evasione fiscale non solo diventerebbe meno conveniente, ma perderebbe ogni giustificazione morale.
Sebastiano Tangorre

L'Osservatorio Permanente Ospedale Paradiso comunica che, grazie all'interessamento del nostro concittadino Mimmo Castellaneta, l'IDV, tramite l'On. Zazzera,ha presentato alla Commissione Difesa e Salute della Camera, una interrogazione sull'Ospedale di Gioia.
Si riporta il testo dell'interrogazione parlamentare sottoscritta dagli Onorevoli Zazzera e Di Stanislao sull'Ospedale Paradiso di Gioia del Colle e un comunicato-stampa dell'On. Zazzera sullo stesso tema.
ZAZZERA e DI STANISLAO.
- Al Ministro della difesa, al Ministro della salute. – Per sapere -
premesso che:
Gioia del Colle è il quarto comune della provincia di Bari su quarantuno per estensione territoriale (206,5 chilometri quadrati), nono per numero di abitanti (circa 30.000 oltre i militari operanti presso il 36° stormo e le loro famiglie) ed occupa una posizione decisamente strategica, essendo posta esattamente al centro di tre province (Bari-Taranto-Matera) e da loro equidistante; è inoltre dotato di collegamenti con le più importanti arterie di comunicazione Nord-Sud-Est-Ovest. Gioia del Colle possiede anche un casello autostradale proprio (sul tratto Bari-Taranto), e rappresenta anche un importante snodo ferroviario di rete ferroviaria italiana;
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LEGATURE – Stagione VIII – 2011-12
Venerdì 13 gennaio 2012 ore 19,30, presso : AUDITORIUM LUM – Gioia del Colle (Ba)
RECITAL LIRICO
TERESA CARICOLA – Soprano
LUISA CONCA – Piano
In Programma musiche di :
Rossini
Donizzetti
Mozart
Saint-Saens
Si comunica che il concerto si terrà presso l’Auditorium LUM (Via Santeramo) anziché presso il teatro Rossini.
Info : 080 3433405 – 328 1891920
Comunicato stampa.
Il Comitato per la Pace è soddisfatto per la riuscita dell'iniziativa “L'amicizia tra i popoli unisce, la guerra divide”.
Un appuntamento che ha segnato un benvenuto agli immigrati provenienti dal territorio libico in guerra. Il nostro intento era di rendere protagonisti i ragazzi ospiti della struttura Wa.Ro.Si. nei pressi della stazione ferroviaria. Hanno così potuto raccontare ad orecchie, spesso pregiudizialmente sorde, quali traversie hanno dovuto sopportare prima di giungere nel territorio gioiese.
La maggior parte di loro ha lavorato per tre, quattro, cinque anni in Libia per sfuggire alla povertà dei propri paesi di origine. Animati dalla volontà di poter sfamare le loro famiglie tramite l'invio del denaro necessario per vivere. Tuttavia si sono ritrovati catapultati in una realtà di guerra, che li conduceva, al di là della loro inclinazione, a dover fuggire da una fonte sicura di lavoro e sostegno per la paura di essere trucidati dai guerriglieri governativi o dai ribelli rivoluzionari. Non hanno avuto scelte perché, nonostante tutto, la mano occidentale nel conflitto libico ha acuito questa migrazione.
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Foto : Giuseppe Ferrari – Nevicata del 23/01/2004
Scritto da Donato e Giuseppe Boscia
Ripetuti interventi dei principali mezzi di comunicazione (televisione, giornali, web,…) hanno divulgato le conoscenze su un parassita delle piante trasferendole dalla stretta cerchia degli specialisti ad una platea insolitamente vasta.
Stiamo parlando di un insetto, il cosiddetto “Punteruolo rosso delle palme”, un coleottero di cui vi evitiamo l'ennesima dissertazione scientifica, anche perché chi ne fosse interessato trova abbondanza di documentazione con estrema facilità (basta lanciare "punteruolo rosso" su un qualsiasi motore di ricerca).
In Puglia, tranne che nel foggiano, è arrivato da alcuni anni cominciando a fare strage di palme che adornano soprattutto le zone costiere.
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Martedì 20 dicembre il “Teatro Santa Lucia LUMANI” di Gioia del Colle (BA), per il secondo appuntamento della stagione 2011-2012, ospiterà la cantante gospel americana Cheryl Nickerson, diretta dal M° Franco Finizio assieme ad un organico di otto cantanti e quattro musicisti, per l’attesissimo Concerto di Natale “The Christmas Choir Gospel”.
Cheryl Nickerson, nata a Monroe, Louisiana, e cresciuta a Los Angeles, iniziò a dedicarsi al canto fin da bambina presso la Church of Christian Fellowship dove, secondo la più classica delle tradizioni americane, le furono impartiti i fondamenti della cultura afro-americana e le fu trasmesso l'afflato del Soul.
Nel periodo degli studi superiori, ebbe poi modo, sulla scia dei moti musicali degli anni settanta, di esibirsi frequentemente dinanzi al pubblico, il che valse a procurarle un’ammirevole dimestichezza con le platee e quell’invidiabile padronanza tecnica ed emotiva che le e` distintiva.
Alla fine degli studi superiori, motivata dal riscontro ricevuto e dalla sua crescente passione, decise di perseguire la carriera artistica iscrivendosi nel 1977 alla California State University dove conseguì brillantemente una laurea in canto e recitazione.
All'inizio degli anni ottanta ottenne un ingaggio permanente presso i celebratissimi Albert McNeil's Los Angeles Jubilee Singers con i quali, per più di un decennio, ha rappresentato in maniera esimia la ricca tradizione Afro-Americana del Gospel e dello Spiritual attraverso trionfali tournées nel mondo, esibendosi regolarmente in rinomati templi della musica e dell'arte quali il Dorothy Chandler Pavillion e la Royce Hall di Los Angeles, il Mormon Tabernacle di Salt Lake City, il Centro Cultural de Manuel Falla di Granada, il Santa Maria del Mar di Barcellona, il Vocal Art Festival di Haifa, il teatro Petruzzelli di Bari, il Sistina di Roma, il Ciack di Milano, il teatro della Reggia di Caserta e molti altri.
Frequenti sono state le apparizioni televisive e radiofoniche negli U.S.A., in Olanda, in Spagna e in Italia, ma durante gli ultimi dodici anni, accanto ai Jubilee Singers, ha altresì collaborato alla organizzazione e messa in opera di un altro cultural group, il Los Angeles Spirit Chorale diretto dal maestro Byron Smith, ensemble originale che da tempo propone un repertorio imperniato prevalentemente sul Modern Gospel.
Oltre ad essersi affermata nell'ambiente della musica classica americana come una affascinante interprete di Gospel e R&B, Cheryl lavora da anni presso importanti studi di registrazione della California, in supporto ad artisti quali Ray Charles, Della Reese, Jon Secada, Jennifer Holiday, Bette Midler e altri.
Cheryl Nickerson ha inoltre fatto apparizione in celebri trasmissioni, prima fra tutte il “Tonight Show with Jay Leno” sui canali della NBC, mentre sulle scene italiane è richiesta ed ammirata da anni sia come concertista classica che come smagliante interprete della musica Soul. Infatti è apparsa
frequentemente a Sanremo, al Festivalbar e al Disco per l’estate; ha concertato con beniamini del pubblico italiano quali Zucchero, Eros Ramazzotti, Amy Stewart, Ivana Spagna, Marina Rei; ha divertito il pubblico delle estati romane con gioiose partecipazioni a “Voglia Matta” al fianco di Jimmy Fontana; ha partecipato simpaticamente a note trasmissioni televisive quali “La Casa dei Sogni”, “Le Ragazze di Piazza di Spagna”, “Uno Mattina”, e “Trash” con Montesano, a fianco del quale ha lavorato durante la scorsa stagione teatrale.
Brillante esempio di maestria e avvenenza canora, Cheryl s'impone all'attenzione dell'ascoltatore in virtù della sua voce dai toni egregiamente modulati, della sua avvincente interpretazione, della sua gestualità delicata e di quella grinta che le sono proprie.
Ancora una volta, come nella scorsa stagione, la scelta ricade su artisti di calibro internazionale, registrando l’appuntamento con Cheryl Nickerson imperdibile per gli amanti del genere, ma un occasione irripetibile per chi vuole farsi penetrare da una musica che diventa spettacolo, celebrazione e coinvolgimento.
Prezzi ingresso: Posto Unico Euro 13,00.
Martedì 20 dicembre, ore 20.30 inizio spettacolo ore 21.00
Info biglietti :
- Teatro Santa Lucia 080-34 81 162
- Dixieland 080-34 84 674
Martedì 20 Dicembre dalle ore 17 nel Chiostro del Palazzo Municipale di Gioia del Colle ci sarà un incontro dibattito tra gli ospiti gioiesi provenienti dalla zona di guerra libica e la cittadinanza gioiese.
L’appuntamento è organizzato dal Comitato per la Pace – Gioia del Colle, il presidio gioiese Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, l’Arci Lebowski assieme all’associazione di promozione sociale Etnie onlus che dal 1998 promuove politiche d’inserimento culturale e lavorativo dei cittadini stranieri e politiche di valorizzazione delle identità culturali.
Proprio quest’ultima sta curando i servizi di accompagnamento, tutela e orientamento ai migranti accolti nell’Hotel WA.RO.SI nei pressi della stazione ferroviaria.
Alla manifestazione aderisce anche l’Associazione culturale Italo – araba Haafak – Orizzonti, la cui presidente, Hafida Faridi (mediatrice culturale, membro della Comunità magrebina che da decenni vive nella nostra cittadina), per prima ha preso contatto con gli ospiti in questione fornendo supporto di interprete dietro richiesta del locale circolo Arci.
I cittadini gioiesi vogliono dare il benvenuto a uomini e donne costretti a scappare dalle zone di guerra libiche dove hanno lasciato un lavoro e una sistemazione dignitosa, perché l’unica alternativa significava sfidare la morte. Cercheranno di raccontarci il loro viaggio dai paesi natali nella speranza di un’emancipazione sociale. La mano invisibile dell’uomo economico-occidentale ha contribuito a spingerli in altri paesi alla ricerca di un orizzonte dove poter lavorare senza repressioni.
Gioia del Colle, prima ancora di giocare un ruolo fondamentale per il futuro della Libia, conosce le esperienze di vita in Nigeria, Mali, Senegal, Burkina Faso, Ghana e Ciad? Possiamo considerarci una cittadinanza accogliente?
Un dibattito che tenterà di contraddire chi continua a ritenerli degli ospiti sgraditi perché vivono alle spese dello Stato italiano.
Comitato per la Pace – Gioia del Colle
L'Osservatorio Permanente Ospedale Paradiso comunica che domenica 18 dicembre 2011 alle ore 12,00 incontrerà la Città in Piazza Plebiscito per dare comunicazione degli ultimi sviluppi riguardanti le sorti dell'Ospedale gioiese, anche alla luce dell'ultimo incontro avuto con il Direttore Generale della ASL/BA, dott.Colasanto.
Tutti i cittadini sono invitati a partecipare.
Una commemorazione particolarmente suggestiva, quella tenutasi nella Chiesa Maria S.S. Immacolata di Lourdes il 15 settembre, data in cui ricorre il 60° anniversario della morte di don Sante Milano.
Mentre vengono proiettate su uno schermo le immagini del sacerdote e della chiesa di cui fu fondatore, prestate per l’occasione da Filippo Pastore ed “ereditate” da zia Rosina, sgorgano irrefrenabili i ricordi, alcuni impeccabilmente “storici”, altri rievocati da vissuti familiari, tramandati nel tempo, altri ancora intrisi di pura emozione ed affetto.
Patrizia Nettis invitata a raccordare gli interventi di Franco Giannini, don Mimì Ciavarella, Vito Mastrovito, don Carlo Lattarulo e Rocco Fasano, di ritorno da Roma presso cui ha reso omaggio a Renato Javarone nella mostra tenutasi nel Palazzo Valentini, lascia la parola a don Carlo, parroco che a breve dovrà affidare la sua “Chiesetta” – luogo in cui ha vissuto l’infanzia ed espresso la sua vocazione per 15 anni – a don Alessandro Manfridi.
“Don Sante aveva un volto ieratico! Un accenno di sorriso era sempre presente sulle sue labbra – ricorda il parroco – anche quando tornava dalle questue in campagna sul suo calesse. Era umile e corretto, durante i funerali cedeva la stola a don Franco Di Maggio, in segno di rispetto.”
Don Carlo, da bambino residente in via Mazzini al civico 30, è chierichetto nella processione che porterà il viatico e con esso l’unzione degli infermi ad un sempre più sofferente don Sante, a fine anni ‘40.
Franco Giannini contestualizza e traccia un profilo storico-geografico di Gioia nel periodo in cui fu affidato al giovane don Sante il compito di erigere una nuova chiesa. Continua la Lettura
AGLI ORGANI DI STAMPA
Gioia 15-12-2011
L’Osservatorio Permanente Ospedale Paradiso di Gioia del Colle COMUNICA:
Il giorno 2-12-2011 il Direttore Generale ASL/BA convocava a Putignano alcuni medici per definire le modalità di trasferimento dell’U.O. di Pneumologia dallo Stabilimento Ospedaliero di Gioia del Colle a quello di Putignano.
Il Presidente dell’Osservatorio Permanente Ospedale Paradiso, venuto a conoscenza di tale riunione il 2-12-2011 ha incontrato il Commissario Prefettizio del Comune di Gioia, dott.ssa Dabbicco, prospettandole la preoccupazione della Città per questa decisione e chiedendole di richiedere, per la seconda volta nel giro di 10 giorni, un incontro urgente con il Direttore Generale ASL/BA, dott. Colasanto.
In data 5 dicembre il Direttore Generale rispondeva che era suo compito dare applicazione al Piano di Riordino, come riportato dal BURP del 18-12-2010 e che quindi aveva dato disposizione di trasferire l’U.O. di Pneumologia da Gioia a Putignano, pur rendendosi disponibile ad un incontro con il Commissario Prefettizio sul futuro dell’Ospedale Paradiso.
In data 7-12-2011 in un incontro urgente avuto con il Commissario dott.ssa Dabbicco, il Presidente dell’Osservatorio ha fatto nuovamente presente a lei che in Paese c’è aria di fermento e di malcontento, cosa che potrebbe sfociare in una turbativa dell’ordine pubblico e che forse sarebbe stato il caso, visti gli accordi intercorsi con l’avv. Notarnicola, difensore nominato dal Comune di Gioia nella causa al TAR Puglia avverso il Piano di Riordino Sanitario, di riconfermare l’incarico al suddetto legale, alla luce della direttiva del trasferimento della Pneumologia.
Il Commissario, anche al fine di tranquillizzare la Città e di evitare eventuali azioni di forte protesta e di disordini susseguenti, ha richiesto nuovamente un incontro urgente con il Direttore Colasanto, perché Gioia non sia privata dell’Ospedale e del diritto alla salute, ma in cambio della eventuale dismissione dell’U.O. di Pneumologia possa avere degli altri servizi in ambito sanitario.
L’ incontro con il Direttore Generale della AS/BA, dott. Colasanto è avvenuto il 12 dicembre 2011.
Durante tale incontro il Direttore Generale ha confermato la sua volontà di voler mettere in atto il il Piano di Riordino Ospedaliero, procedendo al trasferimento dell’U.O. di Pneumologia da Gioia a Putignano e di essere disponibile a garantire percorsi territoriali di assistenza tenendo conto di proposte avanzate dalla Città.
A tal fine ha allertato la Direttrice del Distretto Socio-Sanitario di Gioia e ha invitato il Commissario Prefettizio a prendere contatti con la stessa Direttrice.
Il primo incontro tra il Commissario e la Direttrice del Distretto è fissato per mercoledì 21 dicembre.
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