Gli Archi Parte II

Arco San NicolaVi sono degli archi che, piuttosto che fungere da chiusura, con portone attraverso il quale si entra nella corte, sono delle volte a botte che reggono una abitazione soprastante. Anche questi archi hanno la funzione di immettere in un largo.

Alcuni archi, quelli più antichi ed in pietra sono di particolare pregio architettonico, altri costruiti in tempi a noi più recenti, sono in tufo, costituiscono la base di edifici sovrastanti e non sono di particolare pregio. Tra questi sono da segnalare: Arco San Nicola, Arco Paradiso, Arco su Vico Spada, Arco di Vico Sardella, Arco di Vico Serpente, Arco Arcobaleno, Arco di Via Palude.

ARCO SAN NICOLA   

E' localizzato  nell'omonimo antico rione, che venne così chiamato perché Gioia faceva parte della diocesi della Chiesa di San Nicolò di Bari e nel secolo XII e nei successivi nel nostro Comune risiedeva una rappresentanza  della Basilica barese.

Si affaccia su una piazzetta, delimitata da via Carlo III di Borbone, vico Santa Maria Maddalena e vico Chiuso e addossato a due edifici, che presenta complessivamente cinque scalinate per accedere ad altrettante abitazioni. L'arco immette in un  cortile di modeste dimensioni,  in cui esisteva un forno, detto di San Nicola, un tempo proprietà del Comune, che lo utilizzava  per la cottura del pane necessario alla popolazione che viveva in quel  vecchio borgo gioiese. Il cortile presenta tre abitazioni, alle quali si accede attraverso due scalinate, e alcuni locali che  sono sottoposti al livello stradale.

E' unico tra tutti gli altri per la sua struttura. E' affiancato da una scalinata che porta al di sopra dell'arco, il quale viene utilizzato come ponte e  via di passaggio per accedere ad una abitazione. E' costruito in tufo e porta in alto la scritta Arco San Nicola. Qualcuno avanza l'ipotesi che in quel punto in passato  fosse presente un'antica chiesa. Continua la Lettura

Gli Archi Parte I

Arco Cimone Il primo nucleo di Gioia risale al periodo bizantino e normanno, in pieno periodo medievale.

Nel nostro centro storico sono tuttora presenti numerosi archi. Essi fungevano, caratteristica che mantengono ancora oggi, da porta di accesso in uno spiazzo, che in tempi recenti è stato chiamato " Largo ". Tale spiazzo, che è caratterizzato dalla presenza di una serie di scale esterne e di piccoli loggiati, nel periodo medievale era chiamato " corte ", perché racchiudeva alcuni edifici di proprietà di un unico signore, tra i quali spiccava quello, più ampio e artisticamente più raffinato, abitato dal signore stesso.

La funzione della corte era anche quello di difesa dell'abitazione del nobile ( come dimostra il portone ligneo o metallico originariamente presente e che fungeva da chiusura dell'arco ), la quale era già difesa dai primi assalti nemici dalle esistenti mura cittadine.

In tempi più vicini a noi la corte perde la connotazione di unica proprietà e di luogo di residenza del signore, per diventare un piccolo borgo o caseggiato di proprietà di più famiglie; ciò è evidenziato dalla scomparsa del portone che originariamente serviva a chiudere l'arco e dalla presenza al suo interno di costruzioni abitate da diverse famiglie.

Lo spiazzo che si apre al di là dell'arco, quindi, da essere un luogo privato diventa proprietà pubblica, è accessibile a tutti i cittadini e a volte finisce per innestarsi con le altre strade e vicoli cittadini attraverso un altro arco opposto a quello principale. Inoltre il pozzo che era quasi sempre presente all'interno della corte dopo aver varcato l'arco, diventa anch'esso da privato, di uso pubblico e quindi viene utilizzato da quei cittadini che abitano nel Largo o che ne avvertono il bisogno. Continua la Lettura

Giuseppe Labrocca

Giuseppe LabroccaFiglio di Giacomo e di Camilla Cuscito, nasce il 23 giugno 1908 a Gioia del Colle.

Rimasto subito orfano, manifesta una naturale inclinazione per l'arte pittorica e inizia giovanissimo l'attività artistica. Studia inizialmente nell'Istituto Vittorio Emanuele II di Giovinazzo e, successivamente, per l'interessamento del principe Borromeo, viene ammesso a frequentare l'Accademia di Brera a Milano, dove completa la sua formazione artistica.

Giovanissimo si impone all'attenzione della critica, tanto che ottiene subito successi ed elogi e raggiunge una vasta notorietà sia a livello nazionale che internazionale.

Ha svolto la sua attività pittorica nella città natale, dalla quale si è allontanato solo per partecipare a mostre e concorsi nazionali e internazionali.

Tra tutte le sue esperienze professionali va segnalato un un episodio che ci fa comprendere il suo animo e  il suo costante impegno nella ricerca e nell'affermazione del bello che è presente nel creato  e del bene che è nel Creatore. Il 23-11-1962 la Giunta comunale delibera un contributo a Giuseppe Labrocca perché lo stesso partecipi, come pittore, alla Mostra Artistica del Concilio Ecumenico Vaticano II con un quadro da donare alle Chiese povere.

Dopo una vita profusa in una lunga attività artistica si è spento a Gioia il 17 marzo 1994.

Continua la Lettura

Angelo Signorelli, il medico “ribelle” appassionato d’arte – Le passioni

Angelo Signorelli (anni '30,probabilmente)Il collezionismo archeologico, una passione "atavica"

"Le radici del mio essere affondano nell'humus della Magna Grecia dove fiorì l'arte e la vita. E i documenti di quell'arte e di quella vita ci sono significati dai vasi, dalle terrecotte, dalle monete".

Vero polo d'attrazione per gli ospiti di Angelo Signorelli erano le grandi vetrine del salotto con i reperti archeologici della sua terra in bella mostra. Da piccolo, durante le vacanze estive, la sua occupazione preferita era, infatti, assistere alla ricerca di oggetti antichi in località Monte Sannace. Ciò che emergeva dal "ventre della madre terra" lo estasiava. Quei reperti costituirono il primo nucleo della sua collezione, che in seguito egli avrebbe arricchito con la partecipazione a vendite all'asta, su consiglio di clienti e antiquari, tra cui i fratelli Jandolo di Roma, Vincenzo Fioroni di Tarquinia e Ceppaglia di Gioia, lasciandosi persino guidare nelle ricerche, tra il 1911 e il 1914, da un archeologo suo amico, Wolfang Helbig. Le monete antiche erano riposte, invece, nello studio, dove fino agli ultimi anni soleva ritirarsi la sera, a rimirarle, dopo un'estenuante giornata di lavoro. Lo ricordava così Maria, la sua primogenita, alla quale si deve un'interessante biografia e la pubblicazione postuma di vari scritti paterni.

La "Medicina sociale" (1914-1926)

Angelo Signorelli si adoperò in modo particolare per il progresso e la cura della sofferenza umana: nel 1914 inaugurò un servizio di "assistenti sanitarie" a domicilio, compiendo il primo giro di visite con la marchesa di Roccagiovane, e nel 1919 fondò, come direttore e docente, una scuola che, da semplice istituzione privata, sarebbe diventata una delle più importanti attività assistenziali femminili, tanto da fargli meritare una medaglia d'oro della Croce Rossa. Continua la Lettura

Angelo Signorelli, il medico “ribelle” appassionato d’arte – Gli ideali e la carriera

Olga Resnevic (www.russinitalia.it)La giovinezza nel segno della "ribellione" ovvero al servizio degli ideali

I ricordi paterni di imprese eroiche, sedimentatisi sin dalla fanciullezza nel suo animo irrequieto, facevano, intanto, emergere impetuosamente in lui il desiderio di difendere gli oppressi. Quando nel 1897 scoppiò la guerra tra Grecia e Turchia, Angelo si arruolò come volontario garibaldino in una legione di studenti, la "colonna Bertet", ma quello stesso anno i giovani vennero sbarcati a Bari, "sicuri di essere tutti arrestati. Eravamo in prevalenza socialisti e anarchici. Invece ci accolse una folla di popolo festante e ci portarono in trionfo e ci acclamarono ovunque passammo. Io mi distaccai dagli altri e andai a casa, al mio paese che dista appena due ore da Bari. Fui festeggiato dalla mamma. Mio padre era morto da quattro mesi. Alla fanciulla che allora amavo e che non si fece vedere, lasciai partendo sulla soglia di casa sua un fiore che avevo raccolto sui campi di Grecia e una cartuccia di fucile".

Lo ritroveremo a Roma, nel 1899, implicato in disordini studenteschi, scatenati da alcune discriminazioni del Rettore dell'Università. Angelo pagò a caro prezzo il suo idealismo: prima fu escluso dalla sessione estiva di esami con una delibera del Senato Accademico, poi fu tenuto d'occhio dalla Questura come "anarchico e socialista", finché nell'agosto del 1900, dopo l'assassinio di re Umberto I a Monza ad opera dell'anarchico Gaetano Bresci, fu imprigionato nel carcere romano di "Regina Coeli". Non si lasciò prendere dallo sconforto, anzi si sforzò di impegnare utilmente il suo tempo: scriveva poesie su frammenti di carta, ma soprattutto chiese libri per continuare a studiare, tanto da riuscire a laurearsi dopo un anno, il 21 luglio 1901, in Medicina e Chirurgia, e con il massimo dei voti! Continua la Lettura

Angelo Signorelli, il medico “ribelle” appassionato d’arte – La famiglia e l’adolescenza

Angelo Signorelli in un'immagine del 1906Angelo Signorelli (Gioia del Colle, 1876 – Roma, 1952)

Un'originalità che viene da lontano

"Sento perfettamente fuse in me le due nature dei miei genitori, la semplicità, la bontà, la resistenza al lavoro di mio padre e la vivacità, l'impetuosità di mia madre: e l'uno era del nord, e l'altra del sud" (lettera di Angelo Signorelli, 1906).

Con le parole del protagonista introduco, per poi accompagnare nel suo svolgersi, il racconto biografico di un uomo vissuto a cavallo dei secoli XIX e XX, tra Gioia del Colle, Roma ed il resto d'Europa, partendo ab origine, dal matrimonio contrastato dei genitori.

Giuseppe, di origini contadine, era nato nel 1838 a Villongo (BG), nel Regno Lombardo Veneto, sotto la dominazione austriaca. Dopo aver compiuto il servizio di leva a 21 anni (la maggiore età), nel 1861 era entrato nel corpo dei Carabinieri Reali a cavallo: aveva combattuto ad Ancona e nel Meridione nella guerra per l'indipendenza e l'unità italiana, quindi in congedo a Bari nel 1867 si era trasferito a Gioia del Colle, dove conobbe Maria.

Nonostante i meriti guadagnati sui campi di battaglia, quando la ragazza confidò alla madre, Antonietta, d'essersi innamorata di lui, nella famiglia Laera scoppiò lo scandalo: i genitori, proprietari terrieri benestanti, con buona probabilità borbonici, minacciarono di diseredarla, pur di non vederla sposata ad un carabiniere, forestiero, e per giunta combattente per l'Unità d'Italia. Continua la Lettura

Le Confraternite a Gioia Parte II

Le Confraternite gioiesi attualmente in vita  sono sette: Maria SS.ma del Rosario, Immacola Concezione di Maria, Purgatorio,  San Filippo Neri, San Rocco,  Maria SS.ma del Monte Carmelo, Santa Lucia. 

CONFRATERNITA DI MARIA SS. DEL ROSARIO

Confraternita del RosarioLa seconda Confraternita, in ordine cronologico di fondazione, è quella del Maria SS. del Rosario; essa viene citata nella Visita Pastorale del 1593. Ha sede nella Chiesa di San Domenico sul cui altare maggiore in una nicchia è collocata una statua lignea della Madonna del Rosario, che viene portata in processione in occasione della solennità del 7 ottobre. Nella chiesa è anche presente una tela  che raffigura la Madonna del Rosario, circondata da riquadri in cui sono raffigurati i Misteri.

La prima testimonianza della sua presenza è datata 1593, epoca della Visita Pastorale  dell'Arcivescovo di Bari Ricciardi, durante la quale si parla espressamente di una compagnia e confraternita della Madonna del Rosario. In una successiva Visita del 1623 la Confraternita viene nuovamente menzionata. Poiché in epoca successiva non figura tra le confraternite che chiedono il Regio Assenso, si potrebbe ipotizzare che si sia estinta.    Questa ipotesi sarebbe suffragata dalla constatazione che in mancaza di autorizzazione la Confraternita non avrebbe potuto  continuare a svolgere le attività e i compiti previsti dallo statuto e che  solo nel 1883 il re Ferdinando II di Napoli concede alla confraternita il Regio Assenso ed approva lo statuto dell'associazione. Nel 1884 la Confraternita si stabilisce nella Chiesa di San Domenico. Continua la Lettura

Maurizio Di Feo

Opera di Maurizio Di FeoAssemblaggi, installazioni, audio, dipinti digitali, video art… codici comunicativi spesso complessi, che si prestano a criptiche, meditative ed esegetiche riletture distanti anni luce dal messaggio iniziale, eppur di pari "spessore" concettuale… Arte che crea a sua volta "velature e vibrazioni" mentali che danno vita a parallelismi interpretativi suggestivi.

Maurizio Di Feo, humus classico-accademico, ed una rara e capillare intuitività del contesto spazio-tempo, ne percepisce l'esasperato, tormentato evolversi.

Mutua questa urgenza, la trasfigura in Arte, ne saggia la consistenza e contrasta il suo paludoso involversi, sperimentando inediti linguaggi digitali. Non rinuncia ad una regia pittorica espressa nei fondali e in porzioni sceniche rigorosamente dipinte a mano, mosaici di schegge per comporre e scomporre, strutturare e destrutturare una grafica melodica su cui lasciar danzare frame di meccanica genialità.

Opera di Maurizio Di FeoNasce così una "video art storia", scritta con penna digitale su PVC in 1250 fotogrammi, 1250 consequenziali, potenziali, singoli dipinti. Una storia che narra la magia di un incontro, la sconfitta di un disagio, la scoperta di nuovi orizzonti imprigionati in rugginose scorie cui, inconsapevolmente l'umanità affida il futuro. Voce e colonna sonora un ensemble di rumori in apparente totale dissonanza con le immagini, per suggerire riflessioni metafisiche ed annodare percezioni visive ed uditive all'istante, al qui, adesso, in ciclico, precario, affilato bilico tra passato e futuro. Una storia che si evolve in pensieri, prototipi di futuristica, indotta unicità artistica, essi stessi, inedita "opera d'arte" forgiata dalle energie psichiche dell'artista.

Nello studio di Maurizio Di Feo installazioni enigmatiche, scardinate da ruoli e funzioni, immerse da un amniotico estro in realtà difformi per poi rinascere in contesti assurdi, con lo stesso corpo ma non la stessa anima, assolutamente "vere", vissute, pensate, cercate… Esoscheletri di un primordiale evolversi di indefinite emozioni fluttuanti tra le catene di un passato-zavorra e quelle eteree di un futuro-wireless. Nel tentativo di comprendere e comprendersi nascono opere rebus, le parole "novellano" con le immagini, graffiano, strappano, denunciano, illustrano esse stesse un malessere che, paradossalmente, corrobora e dà forza alla creatività. 

Installazioni talvolta minimali, talvolta composite sia nella storia che nella forma, impreziosite da morse, da molle, da legni sbiaditi, da ramate ossidazioni e casuali ombre, dalla patina del tempo, assurgono ad icone di sacralità artistica grazie alla teatrale, sapiente regia di un artista che ha scelto di esecrare sterili provincialismi e confrontarsi con altre realtà.

Dalila Bellacicco

 Tratto da "la Piazza"  dicembre 2009

C.F.F. e il Nomade Venerabile – 10 anni di LUCIDINERVI

C.F.F. e il Nomade Venerabile - 10 anni di LUCIDINERVIUeffilo. Luci soffuse, offuscate da nuvole di talco. Sul palco disseminato di attrezzature da megaconcerto, un agguato di fili e prese. Al centro uno scatolo di acciaio, unica argentea nota scenica in cui specchiarsi, da accarezzare, su cui lasciare traccia di sé. Su di esso in un nero drappo si ergerà la musa del canto. In basso, imprigionata nella stessa velata crisalide, sboccerà la ninfa della danza. In valigia piume, coltelli e frammenti di stelle, metafore sceniche di vita.

Questa la coreografia ideata dai C.F.F. e il Nomade Venerabile per festeggiare dieci anni di musica vissuta senza compromessi, con coerenza e passione.

Professionalità tanta, nulla è lasciato al caso, eppur tutto è improvvisazione, spontaneità, gestualità. Invano batteria, basso, chitarre e tastiera tentano di intimidire e sovrastare, con la complicità di un'imponente amplificazione, la versatile, poetica e melodica voce di Annamaria Stasi… è lei a condurre il gioco.

Si spegne, si incurva, si inerpica su vette maestose, non teme confronti e domina quella parte di sé che è puro istinto melodico, sperimentando un'altra arte: la danza. Nel movimento lento, nei gesti ispirati ed ispiranti, un ritmo ancestrale. Si insinua nelle membra, nello sguardo, nella mente, possiede anima e corpo, dialoga con la musica, interagisce con le sue vibrazioni. Continua la Lettura

Bernardo Terio

28 dicembre 2009 Autore: Francesco Giannini  
Categorie: Acculturi@moci, Gioia Nota

Bernardo TerioNasce nel 1911 a San Pietro Vernotico, in provincia di Lecce, da genitori di origine gioiese.

La sua famiglia dopo qualche anno si trasferisce a Gioia, dove il giovane Bernardo frequenta le scuole elementari, quelle medie, le ginnasiali ed infine le liceali.

Sin dall'infanzia e per il periodo della sua carriera scolastica manifesta interesse per tutte le discipline, ma predilige particolarmente quelle scientifiche. La sua innata inclinazione per le materie scientifiche lo porta, nei momenti liberi, a catturare animaletti di  specie diverse, dei quali osserva attentamente sia  i movimenti che le diverse reazioni alle sue sollecitazioni.

Come  studente si segnala e si distingue per il suo spirito vivace e critico, tanto da essere additato ad esempio agli altri coetanei.

Nel 1937  consegue brillantemente la laurea in Scienze Naturali presso l'Università di Napoli, ottenendo il massimo dei voti, la lode e la pubblicazione della tesi.

Si avvia subito alla carriera universitaria , insegnando a  Napoli in qualità di assistente presso l'Istituto di Istologia, diretto dal Professor Stefanelli.  Quando  nel 1940 quest'ultimo si trasferisce a Bari, come Direttore  dell'Istituto di Istologia e Anatomia comparata della locale Università, anche il professor Terio  lo segue e lo affianca nel suo lavoro, segnalandosi soprattutto per le ricerche riguardanti le terminazioni dell'apparato nervoso periferico, studi che ancor oggi sono considerati validi e sono  molto apprezzati. Continua la Lettura

24° Anniversario di Sacerdozio di Don Vito Marotta

13 ottobre 2009 Autore: La Redazione  
Categorie: Gioia Nota, Ricordando Don Vito Marotta

Don Vito MarottaChi ha conosciuto don Vito e le sue grandi doti di comunicatore sarà certamente felice di partecipare a questa celebrazione eucaristica oltre a quella della dedicazione della sala della comunità a Don Vito con relativa esposizione di una sua immagine.

Questa cerimonia, voluta dai parrocchiani e fortemente sostenuta dal nuovo parroco don Lino Modesto, è solo una delle molteplici iniziative, presenti e future, in memoria di don Vito. Certamente saprete che presso la Curia Arcivescovile di Bari-Bitonto la scuola di comunicazione sociale è stata intitolata a don Vito Marotta che ne è stato anche fondatore.

La presenza a Bari di mons. Domenico Pompili, direttore nazionale delle comunicazioni sociali della CEI, a cui è stato chiesto di presiedere la celebrazione dell'Eucarestia è un altro segno tangibile della presenza eterna del caro don Vito.

Vi accoglieremo con grande piacere.

LA COMUNITA' DI LOSETO
Parrocchie "SALVATORE" e "SAN GIORGIO MARTIRE"


Francesco LOMBARDI
Tesoriere Unione Cattolica Stampa Italiana – Puglia

Capo Redattore: NUOVO LUSITUM
redazione.nlusitum@libero.it
Periodico di informazione di Loseto e della IV Circoscrizione
Via R. Perrone, 2
70129 – BARI
Fax 080 500 70 35

Andrea Benagiano

Andrea BenagianoNasce a Gioia del Colle il 1° ottobre 1904 da Giuseppe Benagiano e da Crescenza Passiatore.

Frequenta a Gioia fino al V Ginnasio, poiché il nostro Liceo Comunale viene istituito più tardi, nel 1925. Completa gli studi liceali presso il R. Liceo Cagnazzi di Altamura. Si iscrive alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Bologna, dalla quale si trasferisce a Bari non appena qui  viene istituita l'Università ( 1925 ). Concluso il triennio un suo professore, il senatore Amedeo Perna, viene trasferito dall'Università di Bari a quella di Roma, per dirigere la cattedra di Odontoiatria; anche il nostro lo segue e  completa i suoi studi laureandosi in medicina, non ancora venticinquenne, nel mese di luglio del 1929.

Prosegue gli studi, conseguendo la specializzazione in Odontoiatria presso l'Università di Roma nel mese di luglio del 1931. 

Per due anni svolge servizio volontario presso la clinica odontoiatrica  dell'Università di Roma, finché nel 1933 inizia la sua carriera  come Assistente del reparto di Ortodonzia presso l'Istituto Superiore di Odontoiatria " George Eastman ", sempre a Roma, occupandosi di ortopedia dento-maxillo-facciale.

L'Ospedale Eastman, inaugurato il 21 aprile 1933 da Mussolini, è stato voluto dal filantropo americano Geoge Eastman, che ha donato al Governo italiano un  milione di dollari per costruire ed arredare, a Roma,  un dispensario odontoiatrico simile a quello esistente a Rochester ( USA ). La finalità  era quella di prendersi cura e migliorare la dentatura di tutti i bambini poveri di Roma, di età compresa da zero a 16 anni. Doveva inoltre servire come scuola odontoiatrica postuniversitaria per giovani odontoiatri impiegati nello stesso Istituto. Dal  giorno successivo all'inaugurazione ha profuso un notevole impegno a favore delle classi povere e per questo è considerato uno dei padri della prevenzione nel settore odontoiatrico.

Primo Direttore dell'Istituto è stato il senatore Prof. Amedeo Perna, sostituto nell'immediato dopoguerra da vari commissari fino al concorso vinto nel 1950 dal Prof. Andrea Benagiano, che dirige l'Istituto per oltre 25 anni. Continua la Lettura

Pasquale De Bellis

Pasquale De Bellis

Un mese fa è venuto a mancare nella sua città di adozione, Genova, un nostro illustre concittadino: il dottor Pasquale De Bellis.

Il professore De Bellis nasce a Gioia del Colle nel 1942, dove segue gli studi fino al conseguimento della maturità  presso il Liceo Classico " P. V. Marone ". Si trasferisce successivamente a Genova, dove si laurea a pieni voti in Medicina e Chirurgia. Prosegue gli studi e si specializza in anestesiologia e rianimazione. Successivamente consegue la specializzazione in tossicologia medica, in farmacologia applicata, in medicina legale e delle assicurazioni, in farmacologia clinica e in pediatria.

Dal 1971 Pasquale De Bellis presta servizio presso l'Ospedale San Martino di Genova, dapprima come Assistente, quindi come Aiuto  del prof.  Giancarlo Minola, che è, indubbiamente, un altro protagonista dell' Anestesiologia ligure . Egli alterna la sua attività sindacale nell'ALARO e nell'AAROI ( Associazioni che riuniscono i rianimatori ospedalieri italiani ) a quella scientifica ed a quella clinica, con una brillante attività presso il prestigioso Ospedale Galliera ove organizza, unitamente ad Antonio Bertieri, un efficiente Reparto di Rianimazione. 

Dal 1988 svolge la sua attività come  Primario del Servizio di Anestesia e Rianimazione Pediatrica presso gli ospedali Galliera di Genova, in cui ha prestato ininterrottamente servizio a partire dal 1971, dapprima come Assistente e poi come Primario del servizio di anestesia  e rianimazione, dirigendo il reparto di rianimazione, il laboratorio di fisiopatologia applicata e l'ambulatorio di terapia del dolore e cure palliative, coordinando l'attività anestesiologica delle varie specialità chirurgiche. Successivamente, dal 1990, lo ritroviamo come  Primario del 1° Servizio, del Centro di Rianimazione, del Laboratorio di Fisiopatologia Respiratoria applicata e dell'Ambulatorio di Terapia del dolore e Cure Palliative. Continua la Lettura

Vito Umberto Celiberti

21 settembre 2009 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Gioia Nota, Primo Piano

Vito Umberto CelibertiCi sono uomini che attraversano in punta di piedi la vita, riservati nel pubblico e nel privato, discreti, garbati, onesti… galantuomini, a dirla con un termine desueto. Collera, litigi, pettegolezzi non fanno parte del loro corredo genetico, così profondamente "per bene" e rispettosi del prossimo e delle regole, da non ravvisare in chi è loro accanto, malanimo e slealtà. Uomini incapaci di difendersi dalle angherie di colleghi e "soloni" del gotha intellettuale, tanto da apparir quasi sprovveduti, soprattutto quando scelgono di restar lontani dalle luci del protagonismo, pur se "attori" del loro tempo.

Vito Umberto Celiberti è uno di questi uomini. Nasce il 2 gennaio del 1933, la sua mamma è Emilia Desderi, nobildonna di Lanciano e valente latinista che rinuncia alla docenza per dedicarsi alla famiglia, il suo papà è il professor Armando Adolfo Celiberti, storico, studioso ed erudito letterato che da lui tanto si aspetta.

Vito intraprende gli studi classici, versi latini ed elegie greche musicano la sua infanzia, ma è attratto dalle logiche della tecnologia. Manualità e precisione gli consentono di acquisirne il linguaggio e apprenderne le dinamiche con estrema facilità. Costruisce radio a galena, oscilloscopi, inventa geniali e sofisticate apparecchiature tecniche e spesso lo si vede passeggiare e discutere di elettrodi e magneti con il suo amico Leonardo Angelillo, docente di Tecnica presso l'Ente Pugliese per la Cultura Popolare. Conseguito il diploma, si iscrive alla facoltà di Ingegneria, quando può inforca la sua "vespa" per recarsi a Bari o sbrigar commissioni in paese.

E' giovane, ha poco più di 20 anni quando in via Dante, al civico 12, incrocia lo sguardo di una splendida fanciulla: Enza De Marzo. Il suo sorriso smagliante e i raggi d'oro intrappolati nei biondi capelli, gli ruberanno il cuore; è amore a prima vista e durerà per sempre. Nascono Armando, Emilia, Vittoria, Isabella ed Alessio, con loro anche il piccolo Giulio, fratello di Vito, dal '63 orfano del papà.  Continua la Lettura

Piazza XX Settembre

20 settembre 2009 Autore: Francesco Giannini  
Categorie: Acculturi@moci, Gioia Nota, Primo Piano

Piazza XX Settembre in una Cartolina D'EpocaIl 20 settembre 1870, giorno della presa di Roma attraverso la breccia di Porta Pia da parte dell'esercito italiano, da una parte segna la fine dello Stato Pontificio e dall'altra segna la seconda fase della realizzazione  dell'Unità d'Italia.

Agli inizi dell'800 lo spiazzo tra via Gioberti e via Manin era noto come Largo Monte, come sostengono gli  studiosi e storici locali,  in onore dell'omonima nobile famiglia gioiese, ma forse anche per la fortuita coincidenza   che da quel punto si diramava la strada che conduceva  e tuttora conduce a Monte Sannace e a Monte Rotondo.

A ricordo dei tragici fatti del 28 luglio 1861, lo scontro tra i filoborbonici capitanati dal Sergente Pasquale Romano e i filo-sabaudi guidati dalla Guardia Nazionale, conclusisi con la vittoria dei fautori dell'Unità d'Italia, viene denominato Largo Vittoria lo spiazzo esistente nei pressi dei luoghi che furono teatro di quelle vicende.

Nel 1895, a distanza di dieci anni dal momento in cui  viene installato e inizia a funzionare l'orologio posto sulla torre del Convento di San Francesco in Piazza Plebiscito, e precisamente il 10 maggio, la Giunta municipale di Gioia  delibera la costruzione di una meridiana di marmo, fatta per conto del Comune, al Largo Vittoria.

Il 7 settembre 1895 il Consiglio comunale  discutendo dei provvedimenti per commemorare il 20 settembre 1870, ricorda che il Sindaco si è recato a Roma  e che è stato stabilito che  occorre dare il nome  20 settembre ad una Piazza. Si propone di dare tale nome a quella chiamata Piazza Vittoria.

Piazza XX Settembre in una Cartolina D'EpocaBisogna attendere il 23 ottobre 1900, anno in cui  la Giunta delibera la rettifica della denominazione di alcune strade cittadine. In tale circostanza  viene cambiato il nome di Piazza Vittoria in Piazza XX Settembre.

La Piazza viene utilizzata anche per accendere i fuochi artificiali per cui il 26 novembre 1906 il Consiglio comunale delibera  la riparazione alla Piazza e di posizionare delle basole bucate in cui infiggere i pali dei detti fuochi.

Infatti in quegli anni la Piazza era utilizzata per i festeggiamenti che si svolgevano in onore di San Filippo Neri, in particolare con l'esposizione del busto argenteo del Santo, l'accensione di fuochi d'artificio e l'impianto dell'albero della cuccagna.

Quest'ultima pratica è stata interrotta con l'avvento della seconda guerra mondiale ed è stata ripresa in modo saltuario negli anni scorsi.

L'installazione di un orinatoio pubblica nella piazza  nel 1908 scatena le vibrate proteste dei cittadini e una animata discussione in Consiglio comunale.

Il 27 ottobre 1927 viene deliberata la spesa per l'acquisto di un chiosco orinatorio nella piazza.

Piazza XX Settembre in una Cartolina D'EpocaIl 15 settembre 1931, poiché su ordine del Prefetto ogni Comune deve avere una Via  non secondaria che porti  il nome dell'Urbe, come da circolare 29 luglio 1931 n.1139 Gab. su disposizione del Capo del Governo, il Podestà  delibera il cambiamento  del nome Piazza XX Settembre nella denominazione di Piazza Roma. Tale deliberazione non trova attuazione; infatti il successivo 23 ottobre il Podestà delibera di cambiare la denominazione di Via Principe Amedeo ( Via Stazione )  in Via Roma, poiché l'Onorevole Ministro dell'Educazione Nazionale non aveva creduto di approvare la delibera del 15 settembre che cambiava in Piazza Roma la denominazione di Piazza XX Settembre.

Il 26 febbraio 1932 il Podestà delibera la costruzione di una fontana a Piazza XX Settembre e il 15 aprile successivo  un impianto di irrigazione al giardino della stessa piazza.

Questa fontana ( che è l'unica presente nel Comune, se escludiamo le più recenti,  sistemate di fronte all'ingresso della Scuola elementare San Filippo Neri e  nel giardino di Piazza Giovanni Paolo II ), è composta da una vasca  smerlata di forma irregolare, divisa in quattro parti  come un  quadrifoglio, che raccoglie l'acqua che zampilla da quattro fontanine. Queste  fuoriescono da grosse conchiglie situate sui quattro lati del bordo superiore della vasca, mentre  alla sua base sono presenti due bassorilievi che riproducono l'Arma Ioe. Dalla parte centrale della vasca si innalza una base circolare sulla quale sono posizionate quattro colonne non capitello dorico che sorreggono un  grosso  piatto  concavo circolare;  su  di esso è poggiato un calice con uno zampillo centrale, la cui acqua viene fatta scendere dalla bocca di 4 teste di leone  presenti sul calice.  Alla base del sostegno che  è presente nel centro della vasca  vi sono 4 piccole conchiglie.

Nel mese di  luglio del 1932 viene deciso lo spostamento di una fontanina a Piazza XX Settembre.

Il 27 gennaio 1933  viene decisa l'installazione di lampade intensive da 500 W nella Piazza XX Settembre.

Il 27 febbraio il Podestà delibera di installare un impianto di illuminazione alla fontanina della Piazza.

Il 25 agosto 1933  il Comune decide di acquistare una casa a Piazza XX Settembre per demolirla e allargare Via Gioberti.

Il 31 agosto 1954 la Giunta decide di istituire un cantiere stradale per la sistemazione definitiva di Piazza XX Settembre, poiché sono già  sistemati i cordoni, le zanelle e parzialmente la massicciata.

Piazza XX Settembre in una Cartolina D'EpocaFino a qualche anno fa veniva ricordata come Piazza Mosca o Piazza Rossa, perché su di essa si affacciava la locale sede dello storico Partito Comunista Italiano o, secondo la tradizione popolare, " minz o larie " ( in mezzo al Largo ).

Per circa ottanta anni la Piazza è stata sede del Mercato settimanale  del martedì; dal 19 gennaio 1982 tale mercato è stato spostato a Piazza Pinto.

A seguito del trasferimento del Mercato a Piazza Pinto ha subito alcune ristrutturazioni. Quella più recente, avviata nell'aprile del 2006 ha mirato alla rivalutazione della Piazza. Il progetto architettonico che è stato realizzato mette in risalto lo spazio centrale circolare all'interno della Piazza come fulcro attraverso il quale si diramano le diverse parti della stessa: le aiuole, i viali di accesso, la fontana, il nuovo edificio adibito a bagni pubblici con lo scivolo dell'acqua, le panchine.

La parte centrale attrezzata con panchine disposte su due ordini circolari ha lo scopo di favorire l'aggregazione e la socializzazione dei fruitori di questo spazio.

Nuovi organi illuminanti,  l'utilizzo della pietra di Apricena per la pavimentazione e per le panchine, l'utilizzo a prato delle aiuole, la piantumazione di nuovi alberi, la scrosciante cascata d'acqua fresca e argentea e l'artistica fontana con i suoi getti d'acqua conferiscono alla Piazza un aspetto gradevole e raffinato e la sensazione di refrigerio, soprattutto nella stagione calda.

E' consentito l'uso del contenuto di questo articolo per soli fini non commerciali, citando la fonte e il nome dell'autore.

Pagina successiva »