Giuseppe Gasparre – Ricerca contro il cancro… un successo annunciato

31 gennaio 2012 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Gioia Nota

 “Onco-Giano” è il gene mutante bifronte assurto agli onori della cronaca a seguito della pubblicazione di uno studio sulla rivista “Cancer research”. Al gene è affidata la speranza di sconfiggere il cancro, a Giuseppe Gasparre, genetista e ricercatore gioiese in quel di Bologna che ne coordina il progetto, sono affidati gli studi e le possibili applicazioni ma anche le sorti ed il futuro del suo gruppo di ricerca.

Osservare da una diversa ottica la “genesi” di una scoperta e la progettualità che la rende possibile apre scenari inediti.

Giuseppe si laurea a Bologna in Biotecnologie farmaceutiche nel 2003, dopo due anni di studio in Norvegia. Qui “convive con il resto del mondo”, educandosi alla condivisione delle altre culture, quindi si dedica per cinque anni al dottorato, nonostante un’innata propensione alla divulgazione scientifica. Lontano dall’Italia le assenze anche delle piccole cose si amplificano. Tornare a casa, portare con sé nuove competenze, è un investimento necessario. Continua la Lettura

Olivetti, due gioiesi, coincidenze ?

Ma cosa hanno in comune due gioiesi con Olivetti?
 
Olivetti: dal 1908 Ivrea, un’amabile cittadina, gemella di Gioia in termini di abitanti, in una splendida posizione ai piedi delle Alpi all’imbocco della Valle d’Aosta, ha visto il proprio destino agricolo trasformarsi in modello industriale grazie alla genialità e all’intraprendenza di Camillo Olivetti e all’utopia sociale di suo figlio Adriano. Per decenni Olivetti è stata leader mondiale nel campo della meccanica e dell’elettronica ed Ivrea è stata all’avanguardia nei servizi sociali e nel pensiero democratico.
 
Un gioiese: 45enne, ha vissuto a Gioia fino ai 20 anni, si trasferisce a Bologna per frequentare Disciplina dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo (DAMS). Realizza video/teatro, produce lungometraggi e documentari. Fonda la società Sattva films, pubblica come editore alcuni film in DVD e come regista e produttore indipendente produce il documentario lungometraggio su Adriano Olivetti: Michele Fasano. Continua la Lettura

Ricordando Valerio Tango

Valerio Tango, nato a Gioia il 20 agosto del 1944, era terzo di tre fratelli, motivo per cui non fu chiamato alla leva e poté dedicarsi senza interruzioni alla sua passione: la musica. Viveva in casa con papà Gioacchino, mamma Anna Romanelli e i fratelli Raffaele detto Luluccio, Antonio, Gigliola, Maria e Lisetta.
 
Chitarrista autodidatta particolarmente dotato, si era formato nell’orchestra del fisarmonicista Pino Di Modugno, con cui aveva girato, poco più che adolescente, in Calabria, Basilicata e in varie località italiane per circa sei anni. Di Modugno ne ricorda l’intercalare dialettale, la precisione, l’orecchio assoluto, la bravura – aveva le mani d’oro – la grande umiltà, il sorriso e la semplicità. Impossibile non volergli bene! Non ebbe dubbi, pur avendo in orchestra un altro chitarrista, Italo Longo, scelse senza incertezze Valerio per le sue tournèe. Passava sotto casa sua, in via Gladiatore, una traversa di via Gioberti e lo portava con sé.
 
Apprezzandone la bravura e pensando al futuro gli consigliò di iscriversi al Conservatorio “Piccinni” e lo affidò a Ermelinda Calsolaro, docente molto preparata e allieva di Andrés Segovia.
 
L’esame di ammissione nel corso di chitarra sperimentale non fu semplice – ricorda Michele Buttiglione -, c’erano centinaia di aspiranti provenienti da tutto il sud Italia, solo in otto superammo l’ammissione, in quell’anno eravamo con Pasquale Scarola, in attesa dei risultati. Io avevo preso lezioni da Valerio ma suonavo con il plettro, non avevo grande dimestichezza con le dita e nonostante ciò fui ammesso.” Continua la Lettura

Cesare Svelto

Cento anni compiuti il 19 aprile del 2011, mente ancor limpida, cuore sereno… L’udito amplificato quel tanto che basta per poter scegliere cosa voler sentire ed accanto la sua Lina, 67 anni di vita coniugale, conquistata dalla sua signorilità di ufficiale dell’Arma dei Carabinieri in quel di Poggio Imperiale.
 
Nella sua villetta in via Mergellina il tempo scorre lentamente, scandito dalla quotidianità, i ricordi rosseggiano sotto la patina cinerea degli anni, basta poco per renderli vividi e sfogliare i giorni passati.
 
Cesare Svelto, studi classici con i professori Fortunato Matarrese e Armando Celiberti, si laurea in Medicina Bari nel 1937, quindi ufficiale di complemento medico con il grado di maresciallo e poi tenente nell’Arma dei Carabinieri. Il suo papà Francesco è un agricoltore, mezzadro dei Cassano, poi diverrà proprietario terriero. Mamma Leonarda dà alla luce Pietro, Cesare, Vitantonio, Filippo, Vittoria, Domenichella e Rosetta.
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L’Asilo d’Infanzia ” E. De Deo “

Già all’inizio dell’800 a Gioia funzionavano le Scuole elementari.

Infatti, prima ancora della disposizione regia del 1810, che imponeva che in ogni Città, Terra o luogo abitato del regno vi fosse un Maestro che insegnasse i primi rudimenti e la Dottrina Cristiana ai fanciulli e li istruisse del metodo normale, il Decurionato di Gioia l’8-2-1810 ricorda che nel nostro Paese vi è una scuola nella quale dal 1806 è stato nominato Maestro l’abate Francesco Paolo Losapio.
 
Sette giorni dopo il Plebiscito, che sancisce l’unificazione  delle nostre Terre all’Italia di Vittorio Emanuele, e precisamente il 28 ottobre 1860, i Decurioni di Gioia si riuniscono per deliberare sulla richiesta del Governo,  se cioè il Comune vuole istituire gli Asili Infantili.
Il 19 dicembre 1866 il Consiglio comunale, preso atto che gli Ordini religiosi sono stati soppressi e che il Convento dei Padri Riformati è rimasto vuoto, pensa di utilizzare quei locali per un Asilo infantile e per il miglioramento dell’Ospedale.
 
Nella successiva riunione del 21 gennaio 1867  si parla ancora di allocare nel Convento dei Frati Riformati  l’Asilo infantile e di istituire anche  asili rurali d’infanzia.
 
Il Consiglio comunale di Gioia nelle sedute dell’8 e del 17 luglio 1868 delibera di impiantare un Asilo Infantile, che potesse ospitare 50 bambine e 50 bambini. Continua la Lettura

La Chiesa di San Rocco e la devozione del Santo a Gioia

16 agosto 2011 Autore: Francesco Giannini  
Categorie: Acculturi@moci, Gioia Nota, Primo Piano, Storia

La Chiesa di San Rocco (Foto Mario di Giuseppe)In occasione della festa di San Rocco, riproponiamo l'articolo del Prof. Francesco Giannini sulla devozione che i gioiesi nutrono per il Santo co-patrono. 

La Redazione

Come mai il culto a Gioia di un Santo non italiano?  San Rocco pur non essendo  italiano è molto venerato in Italia, specie nel  Sud.

Sono discordanti le poche fonti sulla vita di san Rocco; è quasi certa la sua nascita a Montpellier in Francia tra il 1345 e il 1350. E’ figlio del locale governatore, quindi di famiglia benestante e sicuramente cristiana. Vive in un periodo in cui l’Europa è  segnata dal flagello della peste (in due anni muoiono circa 20 milioni di persone) e nel quale la Chiesa attraversa un forte momento di crisi.     A 20 anni resta orfano di padre e madre e decide, forse seguendo le ultime volontà del  padre morente, di seguire Gesù. Probabilmente entra nel terz'ordine francescano, perciò lascia tutti i suoi beni, veste l'abito da pellegrino e si reca in pellegrinaggio a Roma. Durante il suo viaggio si dedica alla assistenza e alla cura dei malati di peste, morbo che in quegli anni flagellava in modo particolare l'Italia. Guarisce molti malati di peste in modo miracoloso e la sua fama di guaritore si diffonde rapidamente dappertutto. Mentre si trova a  Piacenza si ammala anche lui;  in quella città gli vengono attribuiti numerosi miracoli di guarigioni. A causa della malattia soffre a tal punto che viene allontanato dall'Ospedale perché "disturba" con i suoi lamenti. Rimasto solo, trova riparo in un bosco, dove viene salvato da un cane che gli porta del pane tutti i giorni. Il padrone del cane, un certo Gottardo, incuriosito dal suo comportamento, lo segue, fa la conoscenza del Santo e diventa  il suo unico discepolo.  La notizia delle guarigioni miracolose dalla peste effettuate mentre era in vita e quelle dovute alla sua intercessione dopo la sua morte accrescono il culto del santo, che viene invocato come protettore contro la peste e le piaghe, protettore dei pellegrini, dei farmacisti, dei becchini (in alcuni paesi anche dei lavoratori delle pelli) e persino come patrono degli invalidi.  Continua la Lettura

Omaggio ad un grande artista – Giannino Mastrovito, il Pavarotti degli ottoni

Paolo Covella ha di recente pubblicato una breve monografia dal titolo: “ Giannino Mastrovito, il Pavarotti degli ottoni ” dedicata ad uno dei più grandi protagonisti viventi della storia della banda di Gioia, che, per giudizio unanime, è considerato il più virtuoso tenore di banda dopo Giacomo Argento.
 
Il libro ricostruisce la carriera artistica del grande solista, inquadrata nel contesto storico in cui visse la Banda di Gioia nel secondo dopoguerra, quando il mitico maestro Paolo Falcicchio la elevò a livelli mai più uguagliati. “ Più che uno strumento, egli stesso era una voce “: questo è stato il sintetico ma illuminante giudizio datone dal Maestro Michele Marvulli, che lo diresse per alcuni anni.
 
Il sodalizio tra il Maestro e il tenore, alla fine degli anni ’60, diede nuovo slancio alla nostra banda, riavvicinandola ai fasti del periodo falcicchiano.
 
Il libro, che l’autore ha voluto scrivere in segno di affetto e di omaggio nei riguardi del Prof. Giovanni Mastrovito, è in realtà un contributo alla conoscenza della storia locale e alla valorizzazione delle sue storiche tradizioni.
 
Paolo Covella
 
Giannino Mastrovito: “ il Pavarotti degli ottoni ”   
 
Suma Editore
 
(nelle edicole e nelle librerie)
 
€ 5

Un mestiere scomparso: il banditore

Una delle figure più pittoresche che un tempo animavano la vita delle nostre comunità, uno dei  mestieri ormai scomparsi è senza dubbio quello del civico banditore.

Un tempo per le vie del paese, si poteva ascoltare il richiamo degli ambulanti, che propagandavano merci sia in acquisto che in vendita: chi ha uova da vendere, chi ha da vendere olive, chi vuole ritirare capelli caduti in sede di pettinatura oppure di stracci di stoffa, in cambio di aghi, o pettinini, o spagnolette di cotone.

                                 Banditore con cornetta
Molti artigiani di passaggio giravano, a piedi o in bici, proponevano la riparazione di recipienti in terra cotta o di ceste e panieri oppure la molatura di coltelli, forbici e attrezzi da lavoro oppure il rivestimento con stagno della superficie interna di pentole e caldaie in rame rosso.
Il termine bando, probabilmente dal  gotico bandwa, segno e dal latino medievale bandum o bannum indica l’annunzio pubblico che in tempi antichi veniva gridato da un banditore, attività oggi sostituita dalla notificazione  con avviso a stampa. Continua la Lettura

Claudia Notarnicola

14 gennaio 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Gioia Nota, Primo Piano

Spesso osserviamo con stupore le immagini dei telerilevamenti, associandole al GPS, al meteo ed al controllo di abusi edilizi. Il satellitare non è più solo un “virtuale” canale televisivo, ma una realtà con cui convivere, dalle preziose e pratiche applicazioni, soprattutto in ambito ambientale.
 
E’ impegnata in questo settore una delle più belle e brillanti menti femminili della provincia.
 
Claudia Notarnicola, nata a Noci ma spessissimo, se non di casa, a Gioia. Un curriculum scolastico di eccellenza: massimo dei voti e lode (sospettiamo sin dall’asilo) dalla laurea in Fisica al dottorato nella stessa disciplina applicata al Telerilevamento.
 
Dal 2002 al 2004 Claudia è responsabile presso l’Università di Bari del “Work-package n. 3 – Dati satellitari e telerilevati”, progetto di ricerca del Consorzio Interuniversitario Pugliese, cofinanziato dal MIUR. Uno dei suoi compiti è sviluppare algoritmi per “mappare” le previsioni meteorologiche.
 
Con il suo successivo contratto esplora le dinamiche del PON “Ricerca Scientifica, Sviluppo Tecnologico, Alta formazione”. La sua passione sono gli algoritmi. Idearne per monitorare aree a rischio ambientale e strutturare procedure metodologicamente “semplici” per ambiti strutturalmente “complessi”, applicando principi e regole matematiche, è il linguaggio che predilige, “creativo” ed universale al di là di ogni stereotipo preconcetto sull’aridità della disciplina. Continua la Lettura

Domenico Ludovico

3 gennaio 2011 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Gioia Nota

Di ritorno a metà settembre dal Venezuela, nazione in cui ha scolpito in team cinque cavalieri a cavallo, una ciclopica installazione attraverso cui Hugo Chàvez tenta di riscrivere la storia “eroica” del suo paese, intercettiamo Domenico Ludovico prima che riprenda il volo verso Carrara, città che lo ospita da circa dieci anni ed in cui, dopo aver conseguito il titolo accademico in Belle Arti con il massimo dei voti, si è specializzato e lavora.
 
Ma è a Bari che ha mosso i suoi “primi passi”, non solo frequentando il Liceo artistico De Nittis, ma anche lavorando il bronzo in fonderia.
 
Tra i suoi mentori “storici” Pietro Tacca, che ancor oggi è per lui un libro aperto, “…è come visitare la Galleria degli Uffizi…” ma è nelle opere di Canova Continua la Lettura

L’incanto del canto di Angela Milano

23 dicembre 2010 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Gioia Nota

Angela Milano, 21 anni e tanta passione per il canto, la musica e l’arte. Il suo percorso di studi la porta dal Liceo musicale Don Milani alla Facoltà di Lingue dell’ateneo barese, dove studia Inglese, Russo e Spagnolo. Nel suo futuro un lavoro da interprete o hostess, ma racchiuso nel cuore un sogno: divenire cantante.
 
Tra le sue cantautrici preferite, da cui trae “ispirazione”, Sara Bareilles, Giorgia ed Elisa, ma sono i testi ad alchimizzare le sue emozioni.
 
Nel testo cerco emozioni che mi rispecchiano, chiudo gli occhi e mi abbandono – afferma con convinzione Angela – non ha importanza che il brano appartenga ad una donna o ad un uomo, che sia in inglese o in italiano… è importante che le parole vibrino nel cuore e nella mente e sappiano dare voce alle emozioni che provo”.
 
A scoprirne il talento Donato Caporizzi della “Punto Artistico s.r.l.” di Acquaviva, con cui collaborano il cartoonist Joker e il cantante Pasquale Cafaro, in arte Kriae. Continua la Lettura

Orazio Svelto “In volo” premi e riconoscimenti

26 settembre 2010 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci, Gioia Nota, Primo Piano

Orazio Svelto, nel tracciare un primo bilancio lontano dalle aule del Politecnico di Milano presso cui ha insegnato per 40 anni, non ha dubbi: “Mi mancano l’entusiasmo, gli ideali dei giovani. Rigenerano le idee, trasmettono energie positive e contagiano con la loro gioia di vivere ”.
 
In realtà di tempo per malinconiche reminiscenze ne ha ben poco, di continuo in volo per conferenze ed incontri in tutto il mondo.
 
A febbraio è in America, a San Diego, a relazionare brillantemente (ovviamente in inglese) in un congresso che rievoca la storia del laser.
 
A maggio è a San Josè, vicino San Francisco, per celebrarne il 50° anniversario della scoperta, avvenuta il 16 maggio del 1960. Dei dieci relatori (otto americani ed un russo, tra cui due premi Nobel) è l’unico europeo. A giugno è invitato a Stoccolma dal rettore del Politecnico in cui è stato adottato, e lo è ancora, il testo “Principi dei laser”, edito negli anni ‘70.
 
Il 22 giugno è nel salone delle conferenze del Louvre, a Parigi. Ben 700 i convenuti che incanterà conversando sul laser, tra di essi sei premi Nobel. Continua la Lettura

“L’Arte della Parola” nei silenzi di Vincenzo Rubino

17 settembre 2010 Autore: Dalila Bellacicco  
Categorie: Acculturi@moci, Gioia Nota, Primo Piano

“… Gioia, una città indefinibile, spesso propensa a non riconoscere i suoi figli…” queste parole pronunciate con addolorata, consapevole, perfetta dizione nel ’99, interrompono il lungo silenzio in cui Vincenzo Rubino, negli ultimi decenni, si era rifugiato.
Disappunto, rammarico, delusione sono le corde che chiudono nell’87 il sipario su una brillante produzione teatrale, per infausto destino non approdata ai meritati, teutonici allori.
 
Vincenzo Rubino nasce il 23 aprile del 1921, ha solo cinque anni quando perde la sua mamma Angela. Poco più che ventenne si arruola in marina e difende con onore la patria: è marconista nei sommergibili. Suo fratello Giuseppe ne emula le gesta, entra nell’arma e parte per raggiungerlo, ma sarà dato disperso prima ancora di poterlo riabbracciare. Sua sorella, provata da tanto dolore, prenderà i voti e diverrà suora.
 
Vincenzo nella scrittura trova conforto. Nei momenti tranquilli, cullato dal beccheggio, legge e compone trama e ordito di altre vite.
Torna a Gioia e nel 1953, dal 20 al 25 marzo rappresenta nel Castello, con la filodrammatica dei maestri elementari, “La zia di Carlo”, “brillantissima commedia in tre atti di B. Thomas”. Tra gli interpreti: Michele Villanova, Renato Caricato, Cenzino Antonicelli. Mimì Celiberti (lord Babberley e direttore tecnico), Maria Ridolfi, Laura Tolentino, Pippuccio Montenegro, Tonino Rizzi, Franca Buttiglione e Lina Galli. Suggeritrice Anna Maria Luisi, costumista Enza Favale e scenografo Mimmo Castellano.
Un’esperienza di certo entusiasmante, che lo indurrà a completare gli studi e conseguire il diploma presso l’Accademia Teatrale di Roma, il 1° ottobre del 1956. Continua la Lettura

Eugenio Macchia, si aggiudica il “Best Piano Player” del prestigioso Jimmy Woode Award

Il primo agosto al Tuscia in Jazz Festival la giuria composta da: Eddie Gomez, Antonio Sanchez, Kurt Rosenwinkel, Rick Margitza, Tony Monaco, Flavio Boltro, Dado Moroni, Antonio Ciacca, Giorgio Rosciglione, Gegè Munari, Marco Valeri, Domenico Sanna e Leonardo Corradi ha decretato i vincitori della quinta edizione del Jimmy Woode Award. In giuria oltre ai musicisti sopracitati anche la cantante Shawnn Monteiro, figlia del grande contrabbassista, e Jan Gaye, moglie dell'indimenticato Marvin Gaye.

Il giorno della finale gli otto gruppi selezionati sui quattordici ammessi alle semifinali si sono contesi l'ambito premio. Gli iscritti a questa edizione erano oltre novanta gruppi.

Dopo una splendida finale ad aggiudicarsi il premio è stato il Matteo Cidale quintet. Il gruppo del giovane batterista spezzino con un esecuzione magistrale ha messo d'accordo l'intera giuria vincendo questa edizione del Jimmy Woode Award. Al gruppo vincitore anche i premi come: Miglior Batterista a Matteo Cidale, Miglior Contrabbassista a Enrico Mianulli, Miglior Trombettista a Daniele Raimondi e Miglior Sassofonista a Manuel Trabucco.

Dietro a loro subito l'Eugenio Macchia trio per una manciata di voti e terzo classificato il trio del giovane pianista Simone Tocco.

Protagonisti del premio però sono stati Matteo Cidale quintet e Eugenio Macchia trio che hanno abbondantemente staccato tutti gli altri partecipanti. Da segnalare la vittoria come nuovo talento del quattordicenne pianista Tommaso Perazzo che nel futuro farà molto parlare di lui.

I vincitori ora si esibiranno il 27 novembre all'Auditorium di Roma nell'ambito della giornata conclusiva del Roma Jazz Festival, che ha appunto dedicato la giornata ai vincitori dei maggiori premi italiani dedicati al jazz.

L'importante giuria ha espresso giudizi entusiastici sull'altissimo livello dei partecipanti.

Ecco tutti i vincitori dell'edizione 2010.

Band
Matteo Cidale Quintet
Eugenio Macchia Trio
Simone Tocco Trio

Best new talentTommaso Perazzo
Best piano playerEugenio Macchia – Sandro Savino
Best bass playerEnrico Mianulli – Giulio Scarpato
Best sax playerManuel Trabucco
Best Guitar playerAndrea Molinari
Best drum playerMatteo Cidale
Best VoiceRomina Capitani
Sandro Verzari Award best trumpet playerDaniele Raimondi

Il gioiese Eugenio Macchia vince il prestigioso concorso Flores

Arriva dalla Puglia il nuovo vincitore del Concorso Nazionale di esecuzione pianistica jazz" Luca Flores "2010

Si chiama Eugenio Macchia, ha 29 anni, arriva dalla Puglia esattamente da Gioia Del Colle, ed è il vincitore della terza edizione del Concorso Nazionale di Esecuzione Pianistica Jazz "Luca Flores " 2010. Il "Concorso Luca Flores" è un progetto ideato ed organizzato dall'Associazione Vacanze Musicali di Firenze. L'idea di realizzare questa competizione di pianoforte jazz, è nata soprattutto dal desiderio di ricordare un formidabile pianista prematuramente e tragicamente scomparso: Luca Flores, uno straordinario talento del pianoforte, nonchè compositore di una sensibilità fuori dal comune.

Sabato 3 Luglio ore 21 c/o la Sala Congressi dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze si è tenuta la finale del Concorso, sono stati 7 i finalisti, provenienti da tutta Italia, che si sono contesi il titolo di vincitore di questa edizione e hanno dato vita ad una competizione pianistica senza esclusioni di colpi, dimostrando tecnica, improvvisazione ed interpretazione.

La Commissione composta dal M° Marco Vavolo, pianista, compositore e responsabile artistico del Concorso, da Alessandro Galati, titolare della cattedra di Piano Jazz presso la Scuola Verdi di Prato e da Alessandro Di Puccio, vibrafonista e direttore del CAM di Firenze, hanno ascoltato attentamente le esecuzioni dei finalisti e hanno decretato il vincitore.

La famiglia Flores, che segue sempre da vicino tutte le fasi del concorso, ha offerto ad Eugenio Macchia, primo classificato, una borsa di studio del valore di 500 euro. Inoltre sarà un anno intenso per il pugliese in quanto lo attenderanno diversi concerti premio presso il Teatro Metastasio di Prato (Metastasio Jazz), il Teatro del Sale a Firenze, il Lyceum Club a Firenze e Auditorium Parco della Musica di Roma (Roma Jazz Festival). Lo spirito del concorso quindi, non è stato solo quello di voler ricordare un formidabile pianista come Luca Flores, straordinario talento nonchè compositore di una sensibilità fuori dal comune, ma anche quello di voler essere una vera e propria vetrina per tutti i giovani artisti di talento che hanno voglia di dimostrare quanto valgono.

www.concorsoflores.it

Ufficio Stampa Concorso Flores 2009
Associazione Vacanze Musicali, via Bolognese 63 – 50139 Firenze – Fi tel: 3474946997

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