Un menhir a Gioia del Colle

Che il territorio di Gioia sia stato abitato sin dai tempi remoti è attestato dalla presenza di numerosi insediamenti preistorici sparsi nel suo agro, a cominciare da quelli adiacenti alla Masseria del Porto, Murgia San Francesco, Murgia San Benedetto, la Castelluccia, Murgia Giovinazzi, Murgia Fra Gennaro, per finire  a Toppa di Montursi, a Santo Mola […]

Print Friendly, PDF & Email

Il complesso megalitico di Stonehenge

Che il territorio di Gioia sia stato abitato sin dai tempi remoti è attestato dalla presenza di numerosi insediamenti preistorici sparsi nel suo agro, a cominciare da quelli adiacenti alla Masseria del Porto, Murgia San Francesco, Murgia San Benedetto, la Castelluccia, Murgia Giovinazzi, Murgia Fra Gennaro, per finire  a Toppa di Montursi, a Santo Mola e a Monte Sannace.

Fra le tante testimonianze sopravvissute all’incuria degli uomini e all’azione  demolitrice del tempo, oltre a dolmen, necropoli e insediamenti temporanei e stabili, a Gioia  va annoverata anche la presenza di un menhir.

Il menhir, parola derivata dal bretone men, pietra, e hir, lungo, è un megalite, cioè una pietra stretta e lunga di varia forma, che spazia da quella a parallelepipedo a quella conica o paracilindrica, infissa nel terreno, come se si trattasse di un obelisco in miniatura.Alla stessa famiglia dei menhir appartengono i grossi megaliti, che spesso troviamo raggruppati, come possiamo osservare a Stonehenge.

Spesso li troviamo in siti che presentano dolmen e per questo, secondo alcuni studiosi, sono associati ad un culto religioso o sepolcrale, come elementi indicatori di necropoli.

Nel territorio di Gioia, nei pressi della Masseria del Porto sono presenti numerose tombe dolmeniche, ma non ci sono tracce di menhir. Un menhir è presente a Gioia a circa un Km. dalla vecchia statale 100, ubicata ad est del paese, in una zona non interessata da altri reperti antichi, segno della presenza dell’uomo in tempi antichi.

In realtà   non è ancora chiara la funzione  a cui assolvevano i menhir, anche a motivo della svariata gamma di forme che assumevano, che facevano alludere ora a simboli fallici, come ad esempio quello di Palese,  ora ai genitali femminili, come quello di Calimera, che, per la presenza di un grosso foro, assumerebbe anche una valenza cristiana, intesa come passaggio, purificazione, resurrezione, similmente a quanto si verificava per la nostra passata al Monte.

Altri studiosi propendono per considerarli manufatti  che rispondono a precisi canoni trigonometrici con funzione di carattere astronomico.

Tra questi va citato l’astronomo-architetto Aldo Tavolaro (1923-2012)  e la sua pubblicazione “…Puglia piana … grande Capitanata …” pubblicato su  Quaderni dell’accademia delle Tradizioni Pugliesi, nella sezione riguardante Le conversazioni  in cui parla dei Menhir di Terra di Bari e ci offre una dettagliata spiegazione astronomica della loro presenza, costruzione e finalità.

Egli afferma: I quattro menhir di Sovereto, quelli di Palese, Canne della Battaglia, Gioia del Colle, Casamassima, Cassano e Sammichele, che incontreremo nelle successive escursioni, pur essendo tutti di diversa altezza e di diversa lunghezza di base, hanno in comune lo stesso rapporto tra questi valori. Per esempio se la base è 3 l’altezza sarà 9, se la base è 4  l’altezza sarà 12, il che vorrebbe dire semplicemente che la parte di menhir che sporge fuori dal terreno è tre volte la lunghezza di base. Ma la cosa non è semplice come appare a prima vista. Infatti se dividiamo di ogni menhir l’altezza per la base otteniamo sempre il quoziente 3 che è la tangente trigonometrica dell’angolo di 72°. Il caso vuole (ma proprio il caso?) che 72° corrispondono all’angolo di culminazione del Sole al solstizio d’estate alla latitudine della terra di Bari (41°).

Ancora qualche esempio: se da 90° (angolo formato dall’asse del mondo col piano dell’equatore) sottraiamo la latitudine di 41°, ci restano 49° che rappresentano la culminazione del Sole all’equinozio. Se  a 49° aggiungiamo il valore dell’obliquità dell’eclittica (ossia il massimo della declinazione solare) 23° e 27’, arrotondata a 23°, otteniamo 72° che, come abbiamo visto innanzi, sono gli stessi che troviamo nel rapporto altezza-larghezza dei menhir esaminati.

E’ una divertente coincidenza che ci fa sorridere, tanto più che chiunque, guidato dal buon senso, può eccepire  che i costruttori di quei menhir curarono, tutt’al più, che la pietra emergesse dal terreno per una altezza tripla della base.

Il nostro sorriso però si fa un po’ incerto quando ricordiamo che a Baalbek, l’antica Eliopoli di Siria, esiste un monolite alto 21 metri e largo 4 e se dividiamo 21 per 4 abbiamo un quoziente pari a 5,14 che corrisponde alla tangente trigonometrica dell’angolo di 79°.

A Baalbek, al solstizio d’estate, il Sole culmina a 79°. Infatti Baalbek è situata ad una latitudine di 34°: se da 90° sottraiamo 34° restano 56° (culminazione del Sole all’equinozio). Se a 56° aggiungiamo la massima declinazione positiva del Sole, 23° (arrotondati) otteniamo 79°.

Diodoro Siculo ci racconta che la regina Semiramide fece portare giù dalle montagne d’Arabia una pietra larga m. 8,80 e lunga 66. Se si divide 66 per 8,80 si ottiene 7,5 che è la tangente di 82° e mezzo cioè l’angolo di culminazione del Sole al solstizio d’estate alla latitudine delle montagne d’Arabia. D’altronde è frequentissimo incontrare l’inserimento dell’angolo della culminazione solare estiva nell’architettura antica ad iniziare dagli obelischi per giungere alle chiese romaniche. Era un modo di solennizzare il Sole imprigionando nella pietra il raggio irradiato al culmine della sua apoteosi.

(A riprova di questa affermazione ogni 21 giugno la magia del solstizio di estate si ripete puntualmente a Bari: la luce del Sole colpisce la facciata della cattedrale di Bari, filtra attraverso il rosone e combacia perfettamente con il rosone musivo posto nei pressi dell’altare).

E  facciamo seguire altre osservazioni. Se consideriamo il terzo e il quarto menhir di Sovereto, il primo di Casamassima e quello di Gioia del Colle che sono orientati esattamente Nord-Sud, e che abbiamo detto segnano il mezzodì proiettando sul terreno l’ombra più stretta della giornata, noteremo che a mezzogiorno del solstizio d’estate l’ombra più stretta della giornata, noteremo che a mezzogiorno del solstizio d’estate l’ombra sarà la più corta dell’anno così come a mezzogiorno del solstizio d’inverno sarà la più lunga. Quindi, oltre a segnare ogni giorno il mezzodì, due volte l’anno questi menhir fungono da calendario e marcano i giorni dei solstizi.

Secondo altri studiosi i menhir sono da considerarsi  idoli per coloro che adoravano il Sole, alla  luce del fatto che, come accadeva per Stonehenge, l’astro agiva da calendario astronomico, poiché scandiva lo scorrere delle stagioni e quindi era fonte di vita per gli uomini, per i raccolti e per gli animali.

Questa pratica pagana di adorare i menhir non fu estirpata dalla Chiesa, che la trasformò doppiamente in usanza cristiana: incidendo la croce latina sui menhir, ancor oggi visibile su molti di essi, o  rimuovendoli dal loro sito e collocandoli alla sommità delle chiese cristiane.

Altri  studiosi sostengono che i menhir costituivano pietre fitte, cioè  indicatori,  marcatori di confini terrieri o termini di confine.

Nelle sua terza passeggiata, come lo stesso Tavolaro riferisce, osserverà i menhir di Valenzano,  Casamassima, Sammichele di Bari, Gioia del Colle.

Dopo aver osservato e studiato  il menhir di Sammichele di Bari  l’astronomo-architetto riprende il suo cammino verso Gioia del Colle.

Il menhir di Gioia

Il Tavolaro ci descrive come raggiungere il menhir di Gioia.

Torniamo sulla S.S. 100 che conduce a Taranto e facciamo tappa a Gioia del Colle. Qui non entriamo nell’abitato, ma seguiamo la circonvallazione sino al distributore di benzina della I.P. che troveremo sulla nostra sinistra. Settanta metri dopo il distributore giriamo a sinistra per una stradina che è asfaltata per 200 metri poi prosegue polverosa e dissestata e noi la percorriamo per altri 600 metri mantenendoci sempre sulla sinistra. Troveremo il menhir sulla nostra destra, vicino al segnale stradale di precedenza inopportunamente messogli accanto troppo a ridosso.

Questo è il Menhir di Gioia del Colle è alto m. 1,50, lungo alla base cm.54, spesso cm. 23 e l’azimut è di 0°. Il rapporto altezza-larghezza è rispettato anche in questo menhir perché va tenuto conto che del terriccio è stato addossato alla pietra, ma se rimosso sino al livello della strada, la parte emergente della pietra guadagnerà i centimetri che mancano attualmente.

L’azimut anche qui rispetta l’allineamento Nord-Sud e abbiamo già visto che quando all’allineamento, diciamo meridiano, si aggiunge il rapporto altezza-larghezza, in armonia con la culminazione solare al solstizio d’estate, al mezzodì del 21 giugno l’ombra del menhir è lunga quanto la base.

Ma questo menhir ha delle caratteristiche che non so ancora fino a che punto siano naturali, cioè appartenenti al blocco di pietra, oppure, almeno in parte, volute. La pietra ha un foro che la passa da parte a parte nel senso dello spessore, foro che, peraltro, non è orientato Est-Ovest, ma scarta di 20°. Ha cioè un azimut di 70°. Questo breve tunnel di 23 cm. di lunghezza viene a sua volta intersecato da un altro tunnel che si apre sullo spessore della pietra al lato Nord e termina quando  raggiunge il primo. Infine sulla sommità v’è un altro foro rivolto verso il Nord.

Mi ero riservato di trattare a parte la differente tipologia di queste pietre (s’intende dal punto di vista del taglio e della forma) e mi pare che si possa procedere alla seguente suddivisione….

Insieme vanno i due di Casamassima e quelli della Prinz Brau, di Gioia, di Valenzano, di Molfetta e di Mariotto che per l’altezza e  la forma sembrano della stessa famiglia…

Le pietre di Puglia –  come quelle di altre parti del mondo – parlano un loro linguaggio chiaro con molti riferimenti anche alla trascendenza il che testimonia l’alto grado di civiltà delle nostre genti, sin dalle epoche più remote, e la loro profonda religiosità premessa necessaria di elevata spiritualità.

La misura dell’azimut da parte del Tavolaro è stata effettuata utilizzando il metodo geodetico, da 0° a 360° partendo da Nord e seguendo il senso orario.

© E’ consentito l’utilizzo del contenuto di questo articolo per soli fini non commerciali, citando le fonti ed i nomi degli autori.

Print Friendly, PDF & Email

8 Luglio 2020

  • Scuola di Politica

Inserisci qui il tuo Commento

Fai conoscere alla comunità la tua opinione per il post appena letto...

Per inserire un nuovo commento devi effettuare il Connettiti

- Attenzione : Per inserire commenti devi necessariamente essere registrato, se non lo sei la procedura di LOGIN ti consente di poter effettuare la registrazione istantanea.

Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.