L’antica Piazza di Gioia

Storicamente la piazza è uno spazio pubblico considerato come centro di convergenza, anzi il baricentro di una località, non solo dal punto di vista urbanistico, ma anche economico, sociale, funzionale e rituale. La Piazza di una città in passato, come al presente, costituiva il punto centrale di una città, il cuore della presenza di istituzioni […]

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Piazza Plebiscito con il Mercato Coperto e le bancarelle del mercato

Storicamente la piazza è uno spazio pubblico considerato come centro di convergenza, anzi il baricentro di una località, non solo dal punto di vista urbanistico, ma anche economico, sociale, funzionale e rituale.

La Piazza di una città in passato, come al presente, costituiva il punto centrale di una città, il cuore della presenza di istituzioni pubbliche civili e religiose, un luogo di riunioni, di spettacoli, di comizi, di cerimonie religiose, sede del mercato, luogo di scambio di attività commerciali e di offerte di prestazioni lavorative, di annunci rivolti ai cittadini. Per questo motivo nella Piazza erano presenti edifici civili, come la sede comunale e la torre con l’orologio ed edifici religiosi, come la Chiesa.

Al tempo dei Romani la Piazza era chiamata ‘Foro’, uno spazio aperto in cui si svolgeva la maggior parte delle attività politiche, amministrative ed economiche. Contrariamente a quanto si può pensare l’antica Piazza centrale di Gioia non è Piazza Plebiscito, ma Piazza Duomo.

Infatti l’attuale Piazza, chiamata Largo o Spiazzo San Francesco fino alla proclamazione dell’Unità d’Italia, per la presenza della Chiesa e del Convento del poverello di Assisi, era al di fuori delle mura e quindi in una zona che era ancora campagna, tanto che i nostri nonni ricordano che in quel luogo erano piantate delle vigne.

Il Primo nucleo di Gioia, probabilmente di origine bizantina, si amplia fino al 1700 al punto da racchiudere tra le sue mura e le Cinque Porte l’anello del Centro Storico, che comprende Via del Mercato, Via Edile, Via Francesco Fontana, via Bartolomeo Paoli, via De Deo, Via Manin, Corso Cavour.

Fino alla fine del ‘700 il centro della città di Gioia, quello che racchiudeva la Chiesa, la Piazza, la torre dell’orologio, la sede comunale, e i servizi come il mulino, le botteghe, le locande, era localizzato in fondo all’attuale via Principe Amedeo (fino al 1931 denominata via Duomo) e piazza Donato Boscia (fino al 1998 denominata piazza Duomo).

All’incrocio tra via Principe Amedeo e corso Vittorio Emanuele era presente un’abitazione, che fino al 1816 fu utilizzata come sede comunale, anno in cui, in seguito alla concessione del Convento dei Domenicani al Comune di Gioia, da parte del re Ferdinando IV, concessione precedentemente sancita da Gioacchino Murat nel 1813, la sede comunale fu spostata in tale Convento.

Il vecchio negozio di Alessio, di fronte alla Chiesa Madre occupa parte di Piazza Duomo

Nella seduta della Giunta comunale del 23-9-1898 il Sindaco D’Eramo cav. Daniele riferisce alla Giunta che presso gli eredi del fu Pietro Nicola Favale esisteva una lapide antica contenente lo stemma di Gioia.  Ricorda: E’ noto che il Comune nel 1820 censì alcuni casamenti alla piazza, che furono acquistati dal dott. Pietro Nicola Favale. (La Piazza di cui si parla è l’antica Piazza di Gioia cioè Piazza Duomo, di fronte alla Chiesa Madre). Questi demolì i vecchi casamenti ricostruendone uno nuovo con altri che possedeva in attacco a quelli cedutigli dal Comune. Dalla demolizione dei vecchi casamenti risultò un’antica lapide con la data del 1840 delle dimensioni di circa un metro per 80 centimetri, sulla quale erano incisi uno stemma dell’Università di Gioia, quello della casa d’Aragona e un altro che non si potuto ancora decifrare. Per la importanza della lapide sarebbe stato conveniente di farne l’acquisto nell’interesse del Comune, ma poiché per ora gli eredi del fu Pietro Nicola Favale non sono disposti a cederla, così il Presidente sindaco ha fatto le pratiche per ottenere il permesso, come fu ottenuto di farne fotografia.

Sullo scudo posto sul lato sinistro del bassorilievo è riportata la seguente scritta: PR. IOES. DE ROCCHA ME SCULPSIT 1480 (mi ha scolpito il Primicerio Giovanni De Rocca), mentre sullo stemma sinistro, raffigurante la coppa di gioie, è riportato: ARMA IOE, sormontato dalla scritta UNIVERSITAS IOE (Città di Gioia).

Su Via Duomo, successivamente denominata Via Principe Amedeo, era presente un orologio, che con il battito delle ore scandiva i vari momenti della giornata sia per chi doveva recarsi a lavorare in campagna, sia per chi svolgeva la sua attività in città.

Nel 1877 a Gioia si verificano due terremoti. La torre dell’orologio fu rovinata dal terremoto e non riusciva più a soddisfare i bisogni della popolazione.

Il primo aprile 1878, anche in conseguenza dei numerosi danni provocati dal terremoto, il Comune decide l’abbattimento della vecchia e pericolante torre dell’orologio sita in via Duomo, a scopo di pubblica utilità, cioè per allineare e allargare la strada che portava alla Chiesa, per rendere maggiormente visibile il suo prospetto e per abbellire il paese con una piazza.

Furono abbattuti alcuni edifici, tra cui la bottega del sig. Pavone, un terrazzino dell’orefice Francesco Milano con il sottostante sottano del sig. Vincenzo Castellaneta.

Sull’allineamento fu costruito il palazzo Labellarte.

L’Arma Ioe, attualmente presente nel Palazzo del Municipio

Inoltre l’altro orologio sistemato sull’ex Convento di San Domenico, anche a causa dello sviluppo edilizio della città, che si era estesa oltre le vecchie mura cittadine, era in posizione decentrata rispetto al paese, per cui nel 1883 il Consiglio Comunale approva l’impianto sull’ex Convento di S. Francesco di un nuovo orologio dando mandato alla Giunta per il suo acquisto e la successiva collocazione. Su progetto dell’architetto Cristoforo Pinto fu innalzata una torre sul Convento di San Francesco e nel 1885 fu posizionato il nuovo orologio.

Da quel momento il centro del paese si spostò da Piazza Duomo a Piazza Plebiscito.

Sul piazzale antistante  l’antica Chiesa Madre, distrutta nel 1764, era ubicato un cimitero.

Piazza Duomo era utilizzata anche per i mercati e per le fiere. In occasione delle feste patronali, fino al 1835, Piazza Duomo era utilizzata per lo sparo dei mortaretti e delle batterie. La protesta degli abitanti del circondario della Piazza, che denunciarono la rottura di vetri delle loro abitazioni, a causa dello scoppio dei fuochi d’artificio, e i rumori assordanti provocati dagli stessi, indusse l’Amministrazione comunale a spostare quella pratica in un’altra piazza: Piazza XX Settembre.

Già dal 1764, anno di ricostruzione della nuova Chiesa Madre, Piazza Duomo è stata ridimensionata per far posto alla costruzione sacra, che ha occupato lo spazio prima riservato a cimitero, mentre un ulteriore ridimensionamento si è avuto sul lato ovest con la costruzione di abitazioni, una delle quali, a pian terreno, è stata utilizzata dal signor Alessio come negozio di tessuti.

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8 Febbraio 2021

  • Scuola di Politica

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