Ricordo di don Vito Marotta a 10 anni dalla morte

Il 2 aprile 2019 ricorre il decimo anniversario della morte di un nostro illustre concittadino: il sacerdote don Vito Marotta, il quale  nasce a Gioia del Colle il 4 maggio del 1955.  E’ un percorso insolito quello di don Vito prima abbracciare la scelta sacerdotale, scelta maturata in età adulta, come è confermato  dalla data […]

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don Vito Marotta

Il 2 aprile 2019 ricorre il decimo anniversario della morte di un nostro illustre concittadino: il sacerdote don Vito Marotta, il quale  nasce a Gioia del Colle il 4 maggio del 1955.  E’ un percorso insolito quello di don Vito prima abbracciare la scelta sacerdotale, scelta maturata in età adulta, come è confermato  dalla data dell’avvenuta ordinazione a trenta anni; infatti  viene ordinato presbitero il 17 ottobre 1985.  Dopo aver completato gli studi superiori sceglie di mettersi al servizio del prossimo per curare il corpo, le malattie fisiche, iscrivendosi alla facoltà di medicina. Dopo aver frequentato quel corso di studi per quattro anni  comprende che la sua missione è quella di prendersi cura dell’uomo, ma in particolare della sua anima, del suo spirito, delle sue sofferenze morali e della sua povertà, ad imitazione dell’insegnamento  di Gesù, mite e umile di cuore, dedicando la sua vita a diffondere il messaggio salvifico di Cristo e donando  se stesso a Lui, alla Chiesa  e ai fratelli.  

L’Arcivescovo di Bari, mons. Mariano Magrassi lo nomina parroco  della parrocchia di Sant’Agostino di Modugno, paese alle porte di Bari, che si stava espandendo  per la presenza di una vasta area industriale e perché  sede preferita dei baresi che avevano scelto di risiedere in periferia piuttosto che nel capoluogo. Dopo sei anni di pastorale nel paese di Modugno  l’arcivescovo mons. Francesco Cacucci, conoscendo le sue doti umane e la sua profonda carica di fede, lo nomina responsabile della parrocchia di Loseto, una frazione alle porte di Bari, priva di servizi e persino di una chiesa. Don Vito si mette subito al lavoro e riusce a far costruire la chiesa, progettata  dall’architetto Renzo Piano, che diviene non solo luogo di preghiera, ma anche centro di aggregazione di giovani e adulti, luogo di condivisione di problematiche  e di necessità di una comunità che voleva uscire dall’isolamento e dall’emarginazione in cui era stata confinata.Don Vito  consegue il Dottorato in Teologia Pastorale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli (Sezione San Tommaso d’Aquino)  e il Master in Scienze  della Tecnica e dell’Opinione Pubblica presso la Pontificia Facoltà Teologica Lateranense di Roma. E’  esperto di comunicazione tecnologica ed elettronica, lettura strutturale della fotografia, lettura strutturale del cinema. E’  responsabile regionale per la Conferenza Episcopale Pugliese delle comunicazioni sociali, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Bari-Bitonto; relatore e incaricato stampa in convegni nazionali ed internazionali;  partecipa a numerose trasmissioni televisive e  collabora con varie testate giornalistiche regionali e nazionali.   Ricopre  differenti ruoli: giornalista, presidente regionale e consigliere nazionale della UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana).

Oltre a collaborare con il quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno”, per la quale  cura la rubrica “Dal Pulpito”, don Vito Marotta è autore di libri di poesie, tra cui ‘La messa è finita’, pubblicata postuma, ‘Il respiro di Dio preghiere per ogni giorno’.  Ha al suo attivo numerosi saggi, tra cui  “Gesù nel Cinema” (Ed. Ecumenica, 2006) e “Una Chiesa, un Quartiere”, relativo alla sua esperienza pastorale a Bari-Loseto, ed è autore dei volumi: Sullo schermo ho cercato il tuo volto, ed. Aries e Virgo, Bari 2005 e Giovanni Paolo II pane spezzato per il mondo, ed. Aries e Virgo, Bari 2005.  Cura i volumi: La stampa nella diocesi di Bari-Bitonto (a cura di), Ecumenica Editrice, Bari 1993, 295 pp. e Una Chiesa, un quartiere (a cura di), Ecumenica Editrice, Bari 2000, pp. 173.
Svolge il ruolo di direttore responsabile del bollettino della diocesi di Bari-Bitonto,  ‘L’Odegitria’, e del notiziario diocesano. E’ , fra l’altro,  fondatore della Scuola di comunicazione per operatori pastorali della cultura e della comunicazione.  M
olti  studenti lo ricordano come docente di religione nel Liceo Scientifico di Gioia del Colle.  

Muore  il 2 aprile 2009, dopo una lunga malattia, affrontata serenamente e con grande forza d’animo, fiducioso nell’amore e nell’aiuto del Signore.

Nel 2005 la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) sceglie proprio don Vito, sacerdote di frontiera, come testimonial per lo spot pubblicitario che invita  a devolvere offerte all’ICSC (Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero), spot girato proprio a Loseto’.

Nel 2006 pubblica Gesù nel cinema, frutto  della sua ricerca per il conseguimento del dottorato in teologia pastorale, il cui nucleo essenziale sta nella precisazione del criterio fondamentale di legittimazione di una riflessione teologica sui moderni mezzi di comunicazione sociale e, in particolare, del cinema. … Il cuore della ricerca dell’autore  è il rapporto ‘ Il cinema e Gesù’: ad esso l’accostamento è preparato richiamando il lungo percorso dei tentativi umani di riprodurre artisticamente il volto di Gesù, gli episodi della sua vita, in certo modo il suo mistero, mostrando l’importanza dell’intuizione artistica e della via della bellezza per arrivare a Dio. Evitando aspetti esclusivamente tecnici, viene richiamata  l’importanza  dell’invenzione del cinema … il cinema comunica utilizzando codici  e strumenti linguistici complessi, non semplici da individuare, non riducibili soltanto all’emotivo: il cinema è voce del mondo, dell’arte, della cultura, aiuta la Chiesa ad interpretarne il senso. 

Il lavoro, che analizza alcune opere cinematografiche dedicate a Gesù, si pone degli interrogativi:  è in grado il cinema, come opera d’arte, di ‘dire’ Gesù Cristo? Di aiutare a conoscerlo … di aiutare a comprendere l’attualità del suo insegnamento e l’importanza della sua missione a favore degli uomini?    A queste domande don Vito risponde: quando si confronta con la figura di Cristo … il cinema ne presenta aspetti affascinanti, ma soffre di molte limitazioni; talvolta comunica un Gesù che non è quello dei Vangeli, o della fede della comunità cristiana, ma quello immaginato dall’autore;il cinema può ‘comunicare’  Gesù anche non parlando direttamente ed esplicitamente di lui, ma raccontando storie che ‘ripercorrono’ la sua vita, ‘riproducendo’ o trascurando i suoi conflitti, i suoi insegnamenti, le sue relazioni in contesti culturali distanti e diversissimi … anche quando  ne offre profili discutibili o presenta ricostruzioni ‘immaginarie’ della sua vita, che toccano profondamente la sensibilità dei cristiani e della chiesa, tuttavia, in qualche modo richiama l’interesse sulla figura di Gesù, stimola il dibattito e la ricerca personale, aiuta a portare l’attenzione su di lui e a ricercarne, con l’aiuto della Chiesa, il vero significato per la storia dell’umanità ( Prof. Ciro Sarnataro).

Tra le opere cinematografiche che presentano la figura di Gesù don Vito nel suo lavoro  analizza le seguenti: Il Vangelo secondo Matteo, di P.P. Pasolini,  Il Messia, di R. Rossellini, Gesù di Nazareth, di F. Zeffirelli, I giardini dell’Eden, di A. D’Alatri, Jesus , di  R. Young, The passion of the Christ, di Mel Gibson. Il lavoro si conclude con  una serie di immagini d’arte e di opere cinematografiche di Gesù e con una copiosa bibliografia.

Nel 2008 è   nominato parroco a Bitritto, dove, nonostante svolge il suo impegno pastorale per brevissimo tempo, don Vito  lascia il segno della sua presenza e della sua operosità e generosità verso tutti, ma specialmente per i fratelli in difficoltà, ed è  accolto sempre con amore da una comunità che ancora oggi, a distanza di dieci anni dalla sua dipartita, lo piange e con grande affetto e riconoscenza  ringrazia il Signore per l’opera da lui avviata in quella comunità cittadina.

Nel 2008 don Vito pubblica Il respiro di Dio  Preghiere per ogni giorno, raccolta, come si intuisce dal titolo, di preghiere-poesie su temi come: l’attesa, la venuta, la quotidianità, la conversione, la speranza del Risorto, il fuoco dello Spirito Santo. Maria madre della tenerezza. L’opera, composta di 50 preghiere,  piena è don Vito la dedica Ai miei diletti parrocchiani del ‘Salvatore’ e di ‘San Giorgio M.’ di Loseto.   Parlando di don Vito nella prefazione al libro Enzo Quarto dice: La qualità più importante di un sacerdote, per me, è l’ascolto. Ho conosciuto da pochi anni don Vito Marotta e l’ho apprezzato proprio per il suo saper ascoltare senza invadenza. Il suo saper esserci senza proporsi. E non è stata certo una sorpresa scoprire le sue poesie, le sue preghiere-poesia che ama donare ai suoi parrocchiani. Saper ascoltare arricchisce sensibilità e maturità interiore, arricchisce la bisaccia del nostro viaggio terreno. Una bisaccia è un bene da condividere. Più è ricca più la condivisione è ricercata, allargata a chi voglia accettarla fino in fondo, perché scopre carte nuove nel gioco della conoscenza, della fratellanza, della solidarietà tra figli di Dio. … Don Vito  ci dona queste sue preghiere-poesia, ispirate dal Vangelo di Luca, come uno ‘sbocciare in una festa di luce, lontano dalla paura e dall’apatia’, con ‘lo stupore di vedere il volto di Dio bambino’, capace di ‘uno sguardo con valori di eternità’. … Con queste preghiere-poesia don Vito ci invita tutti a scoprire ed apprezzare il respiro di Dio nella quotidianità della vita di ognuno di noi.

Il segno del passaggio di don Vito è rimasto vivo in questi dieci anni, come è testimoniato da numerose manifestazioni che hanno riguardato la sua persona, il suo impegno verso tutti e soprattutto verso i più deboli e i giovani, ai quali non ha mai fatto mancare la sua partecipazione, solidarietà e una parola di incoraggiamento.  A testimonianza di quanto affermato cito alcuni esempi.

Il 3 maggio 2010  l’Associazione PugliaEuropa ha organizzato presso la Sala De Deo di Gioia  una iniziativa in ricordo di don Vito, durante la quale è stato presentato il libro“La messa è finita – Vorrei essere Volto di Dio – Preghiere di Don Vito Marotta”.  Come ricorda il fratello Luca, nella prefazione, il volumetto racchiude le preghiere che don Vito proclamava e distribuiva ala fine della celebrazione eucaristica domenicale… Il sacerdote non si limita alla celebrazione eucaristica, contenente il sermone del giorno, che rischia di diventare un rituale meccanicistico, a va oltre: rende partecipe del suo vissuto spirituale e conduce verso la via della Verità… La missione è quella evangelizzatrice… Adesso il sacerdote se aspetta i fedeli nel tempio, rischia di rimanere solo. Deve uscire dalla chiesa, fare il ‘porta a porta’. In questa ottica la consegna del foglio contenente la preghiera domenicale diventa ‘volantinaggio dello spirito’. E’ uno strumento che serve per entrare sia nell’intimo spirituale del fedele che nella sua casa, cercando un contatto con i familiari che forse non sono andati a messa. La passione è quella del cinema. Forse questa raccolta è una risposta a Don Giulio, il sacerdote personaggio del film di Nanni Moretti, che scappa, perché, preso da un forte senso d’impotenza, non riuscendo ad affrontare i problemi, i dolori, i drammi grandi e piccoli, che siano, dei suoi parrocchiani.       

Il giornalista Enzo Quarto nella introduzione allo stesso volume così si esprime: ‘Vorrei essere /Volto di Dio’, scrive don Vito, … ‘vorrei essere/pane spezzato’. Sappiamo bene a distanza di un anno dalla sua morte quanto sia stato fino in fondo ‘volto di Dio’ con quel suo sorriso onnipresente, anche nel dispiacere. Sappiamo bene, quanto sia stato condivisione per tutti noi, che abbiamo avuto il privilegio di conoscerlo, frequentarlo, e di essere amati e considerati da lui alla pari, anche noi ‘volto di Dio’.  Don Vito cercava in ogni uomo il volto di Dio, instancabilmente.  Ci manca. Ci manca terribilmente. Ci manca il suo abbraccio, la sua voce, i suoi scherzi, la sua amorevole ed inesauribile amicizia. Ma non possiamo dire di provare la sua assenza. Lui è presente nelle nostre vite, forse più di prima.  Sappiamo di poter contare su di lui nei momenti di sconforto, o di stanchezza, di sopraffazione subita da u mondo troppo distratto dall’effimero e dall’inutile.  Sappiamo di poterci appellare al suo esempio da condividere con entusiasmo, cercando anche noi, come lui, negli altri, il volto di Dio.  Lo sanno bene gli amici di facebook, che nel gruppo a lui intitolato nel giorno della sua morte, continuano a postargli messaggi. E gli amici che leggono quei messaggi.  Lo sanno bene tutti gli amici che ogni giorno gli dedicano un pensiero, nei momenti più impensati della giornata, anche quando magari bisogna fare i conti con chi non sa ascoltare, con chi non sa aprire il proprio cuore ed il proprio sguardo all’altro.  Ci manca don Vito, ma non lo sentiamo assente.  Per dirla con i suoi stessi versi: ‘Nella memoria/ i nostri defunti/ restano tra noi,/ donandoci pace’.  Che il nostro abbraccio con don Vito sia per l’eternità.

La passione di don Vito per ogni forma di comunicazione e per la cinematografia  ha fatto sì che gli autori e Vito Giuss Potenza, regista del lungometraggio  “Piripicchio l’ultima mossa”, opera selezionata al 64° Festival Internazionale del Cinema di Salerno, hanno dedicato il loro lavoro a Don Vito Marotta, riconoscendo in lui un grande uomo di cultura oltre che essere un grande pastore della chiesa. Il cortometraggio è stato proiettato anche a Gioia il 24 febbraio 2011 nel Teatro Rossini e il 25 febbraio successivo nel Cinema Sacro Cuore di Gioia del Colle.

Il 10 marzo 2012 per ricordare la figura e l’opera del sacerdote gioiese, durante una cerimonia commemorativa  si è proceduto allo scoprimento di un bassorilievo raffigurante don Vito Marotta di profilo e con in mano un microfono, quasi a ricordare simbolicamente  la sua passione per la comunicazione da quella umana a quella cristiana. Il bassorilievo, opera dello scultore gioiese Mario Vacca, è stato donato dall’autore  alla Confraternita del SS. Rosario. Lo stesso Vacca, visibilmente emozionato, ha ricordato  di aver spontaneamente eseguito l’opera, senza alcuna richiesta da parte di chicchessia. Aveva incontrato don Vito una sola volta ed era rimasto colpito dal suo modo di porsi tanto che aveva deciso di mettersi all’opera ed eseguire un bassorilievo  da donare alla chiesa di san Domenico, per la quale aveva eseguito alcune opere in legno che aveva poi donato alla rettoria, alla quale è molto legato. 

Il 2 aprile 2013, quarto anniversario della sua morte la comunità gioiese, la sua famiglia  e i suoi amici, tra cui i giornalisti Enzo Quarto e Andrea Mongelli si ritrovano nella chiesa di san Domenico a Gioia per una messa in suffragio di don Vito, celebrata da padre Alessandro Chiloiro, dei frati Minimi, e dall’amico fraterno, il sacerdote don Biagio Lavarra. In quell’occasione alcuni presenti hanno socializzato ricordi, esperienze e momenti di condivisione con don Vito.

Bassorilievo di Mario Vacca, raffigurante don Vito Marotta

Al termine degli interventi l’amico fraterno, il giornalista Enzo Quarto, presidente dell’UCSI  Puglia, ha tracciato un commovente quadro della figura di don Vito. ” La notte volgeva il suo sguardo al mattino quando quattro anni fa fui raggiunto dalla notizia della tua morte. Ed era in realtà il tuo luminoso ingresso nel Regno di Dio. Ne eravamo consapevoli tutti, negli ultimi giorni, e aspettavamo l’evento nella preghiera. Ma la consapevolezza non è consolazione …e i nostri cuori si rattristarono, i nostri occhi si riempirono copiosamente di lacrime, le nostre menti furono subito annebbiate dalla assenza della tua parola, dall’assenza del tuo sorriso, dall’assenza della tua carezza.

Per noi sei stato parola, sorriso e carezza. La parola che ci ha confortato nella sofferenza e nel peccato.  Il sorriso che ci ha illuminato la via della speranza. La carezza che ha saputo insegnarci come si fa ad amare tutti. Per te comunicare era un bene primario dell’uomo. Ci hai insegnato che per essere sale del mondo dobbiamo essere presenti da cristiani nel vasto e complicato sistema delle comunicazioni sociali, complicate da una tecnologia che a volte fa perdere il senso dell’umano e con esso il senso di Dio.

Il giornalista Enzo Quarto

Proprio per questo ci hai insegnato ad essere presenti. Un insegnamento che è ora nelle nostre vite e che indegnamente ci sforziamo di tenere a mente, custodire ed attuare. Sappiamo che il tuo esempio vive in noi, per tutte le volte che riusciamo a dire una parola di conforto a chi soffre, che riusciamo a scambiare un sorriso con altri fratelli aprendo lo sguardo alla speranza, che riusciamo con gesti di carità a rinnovare  il comandamento di Gesù di amarci gli uni gli altri.

Caro don Vito, sei la nostra forza, il nostro esempio umano, che è possibile seguire Gesù nel suo insegnamento. Sei nei nostri cuori, riscaldati dal tuo amore, nelle nostre menti, illuminate dai tuoi insegnamenti, nel nostro sorriso, pregno della tua gioia di vivere, nei nostri gesti di carità, che ci avvicinano a Cristo e colmano il vuoto della tua assenza. Abbiamo pregato gli angeli e i santi perché ti presentassero al trono del Signore. Ti preghiamo oggi e continueremo a pregarti perché tu sia al nostro fianco  ad indicarci sempre la via giusta. Grazie don Vito“.

Il 15 giugno 2015 il Comune  di Bitritto, paese in cui don Vito ha svolto come ultima sede la sua missione pastorale e dove, nonostante il breve periodo di apostolato, ha lasciato un vuoto nella comunità cittadina, ha voluto onorarlo intitolandogli una piazza e precisamente il Largo don Vito Marotta, una parte di via R. Bonghi. Alla cerimonia, oltre a parenti, amici e sacerdoti che lo hanno avuto come compagno e fratello, è intervenuto l’arcivescovo di Bari-Bitonto mons. Francesco Cacucci, che ha concelebrato insieme a numerosi sacerdoti e  che nell’omelia si è soffermato ad illustrare la  figura e l’opera di don Vito.

Anche il Comune di Gioia ha voluto intitolare una strada cittadina a don Vito Marotta.

A dieci anni dalla scomparsa di don Vito Marotta, il Circolo delle Comunicazioni Sociali “Vito Maurogiovanni”, l’Arcidiocesi di Bari-Bitonto e il Centro Culturale San Paolo, in collaborazione e con il sostegno di Apulia Film Commission, vogliono ricordare l’importante figura di don Vito, che aveva ricoperto il ruolo di responsabile dell’Ufficio delle Comunicazioni Sociali della diocesi di Bari, con la rassegna “Gesù nel cinema”, tre appuntamenti che si terranno nella Sala Odegitria della Cattedrale di Bari.

Cineforum ‘Gesù nel Cinema’

A seguire una nota del presidente del Circolo delle Comunicazioni Sociali “Vito Maurogiovanni” e del giornalista Rai Enzo Quarto.

Fiducia. Il significato più profondo di questa parola è l’insegnamento che mi appare più chiaro a dieci anni dal ritorno alla casa del Padre di don Vito Marotta. Don Vito non dismetteva il vestito della fiducia, insieme al sorriso, in ogni momento della giornata, nemmeno quando la notte scavava in internet, in solitudine, alla ricerca di notizie sulla sua malattia. La fiducia non lo abbandonava mai. Fiducia nell’ uomo semplicemente perché aveva fiducia in Dio, che l’uomo lo ha creato.

Come potrebbe esistere amore senza fiducia, fraternità senza fiducia, ogni relazione umana senza fiducia, persino la responsabilità senza fiducia. Come posso, in effetti, provare a scoprire il senso della responsabilità se non avessi consapevolezza che qualcuno mi ha dato fiducia.

La fiducia umana di don Vito era il volto di Gesù. Lo ha cercato ovunque, da innamorato, per saziare la sete di Verità che lo animava. “Gesù nel cinema” è la sua ricerca del volto di Gesù nella cinematografia, la settima arte, secondo la definizione coniata da Ricciotto Canudo nel 1921, gioiese di nascita come don Vito.

E nelle campagne di Gioia del Colle come a Matera ne era rimasto affascinato da bambino don Vito, nell’assistere ad alcune riprese del film di Pasolini “Il Vangelo secondo Matteo”, con cui abbiamo voluto aprire questo primo cineforum dedicato alla sua memoria di prete-comunicatore e di uomo armato di fiducia. È il nostro modo oggi, di condividere la sensazione di averlo “accanto”. Buon cineforum”.

Gesù nel cinema” è un’iniziativa realizzata da Apulia Film Commission e finanziata dalla Regione Puglia – Assessorato Industria Turistica e Culturale, nell’ambito dell’intervento “Viva Cinema – Promuovere il Cinema e Valorizzare i Cineporti di Puglia”, a valere su risorse FSC Puglia 2014-2020 – Patto per la Puglia.

Don Vito Marotta durante una celebrazione.

Ancora oggi lo ricordo quando ogni domenica, verso mezzogiorno era solito passeggiare per Gioia per incontrare gli amici, per salutarli, incoraggiarli, condividere le loro confidenze, i crucci, le gioie, i dolori e per scambiare idee, considerazioni, per essere aggiornato sulle vicende amministrative del nostro Comune, senza mai far mancare il suo positivo contributo, la sua freschezza, la sua dolce parola, il conforto che viene da una vita spesa per il Signore, per l’uomo e con l’uomo.  E  ci si lasciava con un saluto e un arrivederci alla domenica successiva, anche quando la salute non andava per il verso giusto, sempre fiducioso di vincere il male che  stava minando il suo fisico. Ironia della sorte, avrebbe tentato un trapianto di fegato in Belgio, grazie collaborazione di un carissimo amico e coetaneo medico gioiese, ma il nulla osta sanitario regionale per farsi operare all’estero subì degli ostacoli e la malattia ebbe buon gioco su di lui.

Non era mai solo, ma sempre circondato da amici e conoscenti. Spesso interrompeva un discorso per salutare un passante, un amico, ma mentre parlava  con altre persone, anche se dava l’apparenza di stare distratto, ascoltava tutto e tutti ed interveniva per dare una risposta ai problemi e alle richieste di tutti. Arrivati in Piazza Plebiscito si era fortunati se si continuava a passeggiare e a parlare con lui. Infatti si fermava spesso, ora per salutare qualcuno, ora per rispondere ad una telefonata, ora per salutare un altro, ora per fare un cenno di aspettare; le numerose soste, davano l’idea di un percorso da Via Crucis. E di Via Crucis si può parlare a proposito degli ultimi mesi di vita di questo sacerdote, che ha imitato Cristo con la vita e con l’esempio, dandoci una testimonianza di profonda fede, di sacrificio  e di amore per i fratelli!

A chi lo conosceva sommariamente poteva dare l’impressione di un sacerdote troppo serioso, ma chi aveva con lui continue  frequentazioni  conosceva profondamente il suo animo e il suo carattere spesso scherzoso e sempre allegro, un’allegria che lo portava a sdrammatizzare anche gli ultimi giorni della sua vita terrena. A chi gli chiedeva notizie sulla sua salute, ormai vacillante, dava sostegno e coraggio dicendo che stava bene e che ce l’avrebbe fatta a sconfiggere la malattia. sembrava aver fatto sue le parole di un medico che gli infondeva fiducia rassicurandolo che tutto si sarebbe risolto positivamente perché lui aveva un ‘buon datore di lavoro‘.

Porteremo sempre vivo con noi il  ricordo  del tuo volto sempre sorridente, anche quando la malattia stava prendendo il sopravvento; ci accompagnerà la tua voglia di vivere, la tua grande forza d’animo che ci infondeva  fiducia e incoraggiamento ad andare avanti, a proseguire  questo nostro pellegrinaggio terreno alla luce di una profonda fede e della gioia che ci proviene dal compiere onestamente, con rettitudine e con professionalità la nostra missione nel mondo lavorativo, nella politica, nel sociale e nella famiglia.

Grazie, don Vito, per i momenti che ci hai regalato, per la tua vicinanza, per esserci stato modello vita cristiana,  per esserci stato fratello, amico e confidente!

 

©  E’ consentito l’utilizzo del contenuto di questo articolo per soli fini non commerciali, citando la fonte ed il nome dell’autore.

 

 

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28 Marzo 2019

  • Scuola di Politica

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