Piazza Luca D’Andrano

7 Settembre 2023 Autore:  
Categorie: Scuola, Storia

Piazza Luca d’Andrano

La famiglia D’Andrano ha vissuto a Gioia nei secoli XIII-XIV e ad un suo rappresentante è intitolata la piazza retrostante la chiesa e il Convento di San Francesco, che da loro sarebbero stati fatti costruire o ristrutturare.

Infatti gli storici locali, sulla base di alcuni documenti, concordano sul fatto che la Chiesa ed il Convento di San Francesco siano stati fondati nel XIV secolo da Nicolò D’Andrano, con il beneplacito di Filippo d’Angiò, principe di Taranto, essendo in quel tempo Gioia parte del Principato di Taranto.

I D’Andrano si stabilirono a Gioia essendo al seguito degli Angiò, durante i secoli XIII e XIV, periodo in cui Gioia faceva parte del Principato di Taranto. Continua la Lettura

L’Arca di messer Luca D’Andrano

1 Ottobre 2021 Autore:  
Categorie: Storia, Turismo

L’Arca di Luca D’Andrano

Da un diploma del 1363 apprendiamo che nella Chiesa di S. Francesco vi era il sarcofago della famiglia D’Andrano, che era chiuso da una lastra di marmo raffigurante la moglie di Nicolò D’Andrano, Giacchina, in posizione supina e con le mani giunte.

La famiglia D’Andrano diede alla nostra città cavalieri, capitani, magistrati e con il suo mecenatismo l’arricchì di chiese, conventi e ospedali. Niccolò D’Andrano, padre di Luca, fece erigere la Chiesa ed il Convento di S. Francesco. All’interno della Chiesa vi era una cappella, detta Arca D’Andrano, in cui venivano sepolti i membri di quella famiglia.

Il figlio Luca, nato a Gioia alla fine del secolo XIII, personaggio illustre della corte del principe di Taranto, Filippo d’Angiò, del quale era Vicario, Giustiziere ed Erario, abbellì notevolmente queste opere recintandole ed aggiungendovi un ospedale.  Inoltre, abbiamo notizia di Roberto D’Andrano, testimone in un documento   rogato a Gioia nel 1267, e del figlio Angelo, in una transazione privata del 1301, entrambi gioiesi. ( N. Bitetti, V.U. Celiberti, Onomastica stradale di Gioia del Colle e del suo agro, De Robertis, Putignano, 1969 ). Continua la Lettura

C’era una volta il mercato all’aperto di frutta e verdure

Alcune bancarelle  del Mercato ortofrutticolo a Piazza Luca D’Andrano. Sullo sfondo, in Via Flora, si nota l’Arena Castellano.

Nel giorno dedicato alla Festa del Lavoro è significativo ricordare una attività lavorativa legata alla storia, alle tradizioni e all’economia di Gioia del Colle, che, durante il corso di millenni, per caratteristiche naturali del suo territorio e quindi per vocazione,  è essenzialmente collegata alle produzioni  agricole, alla loro commercializzazione e trasformazione.

Ancor prima della costruzione della cosiddetta Piazza Coperta nella Piazza Palombella, meglio conosciuta come Piazza Plebiscito, malauguratamente abbattuta nel 1971, e prima della costruzione del nuovo Mercato Coperto in Via Regina Elena, inaugurato il 22 maggio 1996, la vendita dei prodotti ortofrutticoli, oltre presso i locali a pianterreno di proprietà dei produttori locali, i cosiddetti sottani, era effettuata da produttori che giravano per le strade del paese, decantando la bontà della loro merce. Successivamente fu impiantato un mercato giornaliero di prodotti ortofrutticoli, che si svolgeva in Piazza Luca D’Andrano e lungo Via Flora, al cui inizio al lato nord era ubicata l’Arena Castellano.

Piazza Luca D’Andrano, come ricorda l’Abate Francesco Paolo Losapio nel Canto III del Quadro istorico-poetico sulle vicende di Gioia in Bari detta anche Livia, prende la denominazione da una famiglia che ha visto la presenza nel nostro Comune di magistrati, capitani e cavalieri./ A dovizia fondarono gli Andrani / Ospedali, Cappelle e Monasteri./ Di tanti il Monaster di San Francesco /restò: tutt’altro sparve…/ Tracciò i confini di nuova Chiesa a quella / che Regina degli Angeli si appella./ Luca fondò ed eresse il gran Convento / de’ Padri Francescani colla Chiesa;/ ed in essa la Cappella ad ornamento / del Santo del suo nome …/ e sotto l’Arca pose un monumento,/ a foggia di testudin discoscesa,/ del fondator per la famiglia sola / discendente da Luca e da Nicola./ Oltre tal testudinea sepoltura/ si vede anche un marmoreo mausoleo/ detto l’Arca d’Andrano, ove in scultura/ Jocchina di Rebarbar che la feo/ trovasi effigiata in sua figura:/ distesa a mani giunte, ed in leteo / ferreo sonno si giace in cima al sasso,/ come al momento stesso del trapasso./ Altre si ammiran pur sotto dell’Arca / immagini dipinte; ed ivi inciso / vedi l’Apostol Pietro con man carca / di chiavi che dischiude il Paradiso;/ guarda quindi un Arcangelo che varca / un’alma al luogo dell’eterno riso;/ scimia sul lato destro, e sul mancino / quel che toglie i peccati Agnel Divino. /Il tempio colla spada circoscritto / a canto del palazzo alfin fu eretto /…Sulla porta  del tempio in faccia al muro / i nomi incider fè Don Luca ancora /de’ suoi compagni aurati …/Né qui Luca fermossi, chè …/ venne altr’opere magnifiche formando / … un ampio ospizio, lavoro ammirando, / del misero a conforto e dell’anelo / pellegrin erger fece e in ordin dorio, / dicato a Caterina ed a Gregorio./… Altro tempio costrusse adorno anch’esso / d’immagini preziose, e sculto fuore / dallo stemma preclaro a lui concesso / per grazia dell’istesso Imperatore /… Che nel mil settecento ventinove / nel rifarsi la Chiesa del Convento,/l’Arca d’Andrano ed il sepolcro, dove / eran tanti ricordi,  fu già spento;/ e con barbarie non udita altrove / sacro il cener fu sparso e dato al vento /…Il suolo del palagio e l’ospedale, / non men che le due Chiese incorporaro / i Frati nel giardino, e ‘l materiale / formò il muro d’intorno ed il riparo:/ di tutto non rimase orma o segnale:/ tutto scomparve allor. Oh caso amaro! /…Od avessero almen risparmiata / la Madonna degli Angeli quei Frati;/ Chiesa che colla spada fu segnata / ed eretta in memoria degli aurati / cavalieri…  Continua la Lettura

Alcuni elementi che fanno risalire l’origine di Gioia ai Bizantini

Affresco della chiesa rupestre di san Nicola a Mottola, ad opera dei monaci basiliani

Si comincia a parlare di Impero Romano d’Oriente o Bizantino dopo la morte di Teodosio I nel 395 d. C. Alcuni studiosi fanno coincidere con il 395 (separazione definitiva dei due imperi), ma si è anche proposto il 476 (caduta dell’ultimo imperatore d’Occidente, Romolo Augusto).

In quel periodo l’Italia era invasa da popolazioni barbariche.

Nel 727 l’imperatore bizantino Leone III ordina che in tutte le Province dell’Impero d’Oriente siano rimosse e distrutte le sacre e le icone (fenomeno passato alla storia come iconoclastia).

Alcuni monaci, contrari a tale pratica, si rifiutano di obbedire e, per sfuggire a oppressioni e persecuzioni, dall’Oriente giungono in Puglia. Sono i “monaci basiliani”, di origine egiziana, palestinese, siriana, turca, così chiamati perché fedeli di san Basilio, iniziatore di un ordine monastico di origine orientale.

L’imperatore francese Ludovico II, discendente di Carlo Magno, cerca di sgomberare i Saraceni dalla

Puglia e nell’anno 871 occupa Bari, ma rimane assediato dai saraceni.  Alla fine dell’anno 876 i Franchi chiedono l’intervento di Gregorio, stratega di Otranto. Costui ne prende possesso in nome dell’imperatore bizantino Basilio I nell’anno 880. Continua la Lettura

Le fontanine pubbliche AQP a Gioia del Colle

La fontanina di Piazza Orsini

La scarsità di piogge e la conseguente crisi idrica che ha afflitto la Puglia e la Basilicata durante gli ultimi mesi del 2024 sta portando alla ribalta delle cronache l’annoso problema della siccità e della carenza di invasi. Quelli esistenti presentano una colmatura molto al di sotto del livello di guardia e quindi offrono uno scarso quantitativo di acqua potabile a disposizione della popolazione e come risorsa idrica per il bestiame.

Nel secolo scorso per la sitibonda Puglia (Siderum insedit vapor siticulosae Apulie, scriveva il poeta latino Orazio) si approntò la costruzione dell’Acquedotto pugliese, un’opera di particolare progettazione ingegneristica, che partendo dalle fonti del Sele, in Campania, attraversava la dorsale appenninica per giungere in Puglia e concludere il suo percorso nel Capo di Leuca.

A questo primo acquedotto si sono aggiunti nel corso del secolo scorso altri due fonti di approvvigionamento idrico per la Puglia: gli acquedotti del Pertusillo e del Sinni, anch’essi risultati insufficienti per gli accresciuti bisogni della popolazione pugliese.

Purtroppo una gran parte del canale principale dell’acquedotto del Sele attraversa un territorio ad alta attività sismica, che col tempo ha creato problemi alle tubazioni che lo percorrono in gallerie, creando perdite che si stimano intorno al 40%, che privano le popolazioni interessate del completo utilizzo del cosiddetto “oro bianco”. Continua la Lettura

Antiche Chiese e Cappelle rurali nel territorio di Gioia

Apprezzo della Terra di Gioia del 1611

Nei secoli passati nel territorio di Gioia erano ubicate numerose Chiese e cappelle rurali, di molte delle quali non rimane che la denominazione, poiché sono andate distrutte o per opera di popoli invasori o per l’azione distruttrice del tempo.

Più numerose delle Chiese cittadine erano le Cappelle rurali perché, costruite accanto alle numerose  masserie presenti sul nostro territorio,  venivano utilizzate non solo dai proprietari, ma anche dai contadini, braccianti, pastori che facevano parte della forza lavoro delle estese proprietà latifondistiche, individui che abitavano quasi tutto l’anno in quelle grandi dimore rurali e che raramente tornavano in città, presi dai numerosi, continui ed incessanti impegni lavorativi in campagna.

Nell’Apprezzo della Terra di Gioia stilato nel 1611 dal tabulario Federico Pinto si dice: Sono in detta Terra devote ed onorevoli Chiese … e particolarmente vi è la Chiesa Maggiore nominata il Capitolo … Vi sono ancora in detta Terra due altre Chiese, una nominata Santa Maria della Grazia servita da Monaci Domenicani … L’altra Chiesa nominata di San Francesco servita da Frati conventuali … E fuori di detta Terra su una pianura vi sono tre Chiese, e cappelle antiche poste in diverse parti della campagna, che hanno del guasto di numero 300 e più, e per questa quantità ed antichità di Chiese dinota detta Terra essere stata di popolatissimo numero di gente, e di molta grandezza, che non è adesso.

Sicuramente il numero 300 è da attribuire ad un errore di trascrizione perché se così fosse stato, pur essendo in quei tempi il territorio gioiese più esteso di oggi, essendosi ridotto a causa delle usurpazioni operate dagli abitanti di Sammichele, Turi, Putignano e Noci, avvenute nei primi anni del Seicento, ci sarebbe stata una chiesa ogni 8 abitanti, mentre è ipotizzabile un numero di circa 30 Chiese, tenuto conto che nel 1611 si registravano a Gioia 526 fuochi, pari a circa 2630 abitanti.

Sia Padre Bonaventura da Lama che l’abate Francesco Paolo Losapio affermano che Gioia esisteva anteriormente all’anno 506 d.C. essendo stato il paese più volte distrutto e ricostruito. Continua la Lettura

Due Opere Pie: il Ricovero di Mendicità e l’Ospedale

14 Maggio 2020 Autore:  
Categorie: Storia

L’ex Convento dei Francescani Riformati o palazzo Sant’Antonio

In questi giorni è venuto alla ribalta  il nome del Palazzo Sant’Antonio. Infatti il sindaco di Gioia del Colle ha messo a disposizione questa struttura per ospitare 7 cittadini che, per motivi di profilassi ed evitare possibili contagi,  hanno bisogno di trascorrere la quarantena  da Covid-19, lontano dai propri familiari.

La struttura è comunemente chiamata Palazzo Sant’Antonio perché adiacente alla Chiesa di Sant’Antonio o del Crocifisso. L’attuale Chiesa è stata fatta costruire dai Padri Zoccolanti Riformati di San Francesco su una preesistente Chiesa, andata distrutta, dedicata a Sant’Antonio.

Il complesso conventuale non rientrò tra quelli che furono soppressi da Gioacchino Murat a seguito della legge emanata da Giuseppe Napoleone il 17 agosto 1809, come si verificò per gli altri due Conventi gioiesi, quello di S. Francesco e di San Domenico, perché appartenente ad un Ordine religioso non possidente, e quindi rimase attivo fino al 1865. In quell’anno divenne proprietà del Demanio e due anni dopo, il 1867, il Comune di Gioia chiese di riaprire la Chiesa e di utilizzare i locali dell’ex Convento per impiantarvi un Ospizio di Mendicità e l’Ospedale civile. Esaudita questa richiesta il Comune concesse il complesso conventuale al dott. Candido Minei, secondo marito della signora Nicoletta Taranto, per allocarvi l’Asilo d’Infanzia e il civico Ospedale. Continua la Lettura

La Pro Loco di Gioia del Colle

L’associazione turistica Pro Loco fu costituita il 13 marzo 1961 grazie a un gruppo di gioiesi innamorati del nostro Comune e delle bellezze che esso ancora oggi presenta sia nell’abitato cittadino che nel suo  territorio di competenza, che si estende per  km²  206,47, costituendo il quarto Comune per estensione nella Provincia di Bari. Il suo logo raffigura il castello normanno-svevo di Gioia del Colle.

Le finalità dell’Associazione sono stabilite nell’art. 3 dello Statuto: L’Associazione si propone di svolgere localmente attività finalizzate alla promozione turistica di base e di sostegno tecnico operativo in favore di altri organismi interessati al settore turistico nel quadro generale e nel  rispetto della politica turistica del territorio pugliese attuata dalla Regione. Per il raggiungimento delle finalità generali dell’Associazione svolge le seguenti funzioni:

a) tutela e miglioramento delle risorse turistiche locali;

b) assunzione e promozione di iniziative e manifestazioni atte a favorire la conoscenza e la valorizzazione turistica e culturale delle risorse locali;

c) iniziative dirette a richiamare ospiti e a rendere confortevoli le condizioni di soggiorno;

d) assistenza e informazione ai turisti;

e) iniziative atte a sensibilizzare le popolazioni residenti nei confronti del fenomeno turistico;

f) iniziative di salvaguardia ambientale anche in collaborazione con l’UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia: Comitato Regionale e  Comitati Provinciali), organo rappresentativo delle Pro Loco e di collegamento con l’Assessorato al Turismo;

g) attività sociali, di volontariato e di solidarietà, sia tra i Soci che tra Enti, e in particolare, nei confronti di quanti transitano dai territori di competenza;

h) collaborazione con l’Assessorato al Turismo  attraverso la comunicazione del programma delle manifestazioni organizzate dalla Pro Loco per l’anno successivo, nonché di quelle organizzate da altri organismi locali, al fine della predisposizione del calendario regionale. 

Inizialmente la Pro Loco si interessò esclusivamente della zona archeologica di Monte Sannace, dove già dal 1957 erano iniziate le operazioni di scavo per portare alla luce i resti dell’antico centro peuceta. Infatti nel 1960 era stato promosso e realizzato un convegno di studio  con la presenza delle maggiori autorità italiane e straniere per fare il punto della situazione e per uno scambio di informazioni sullo stato dell’arte del sito di Monte Sannace.

Trascorsero due anni di stasi perché l’associazione riprendesse la sua attività. Infatti il 5 settembre 1964 l’avvocato Gennaro Losito  viene eletto commissario straordinario con il compito di ricostituire la Pro Loco. Fu suo compito quello di  metter in atto lo Statuto dell’Associazione provvedendo a convocare l’assemblea generale dei soci e alla ricostituzione degli organi unitari. Sempre in linea con i dettami dello Statuto e delle prerogative delle Pro Loco si impegnò per la promozione e valorizzazione del patrimonio turistico di Gioia del Colle, in particolar modo del castello normanno-svevo e degli scavi archeologici di Monte Sannace.

Il 6 dicembre 1964 fu eletto il Consiglio direttivo dell’associazione che era composto da: Avv. Gennaro Losito come presidente,  e  il prof. Antonio Donvito, i sigg. Giovanni Favale, Pasquale Lazzarini, Vincenzo Rubino e Raffaele Vanwesterhout come componenti del direttivo.

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La Chiesa di San Francesco

23 Giugno 2008 Autore:  
Categorie: Storia, Turismo

chiesadisfrancescoDa un testamento, rogato in Gioia dal notaio Nicola De Capite il 14 settembre 1292, risulta che Reone Guarnita, di Gioia, morendo lasciò alla Chiesa di S. Francesco un bue tra i migliori. Tale testamento era firmato  dal frate Angelo e dal  Padre Guardiano dei Frati Minori, che si chiamava Fra’ Giacomo, il quale nel 1349 fu eletto vescovo della soppressa Chiesa di Lettere, in provincia di Napoli.

Un diploma del 1363 ci dice che nella Chiesa di S. Francesco vi era il sarcofago della famiglia D’Andrano, che era chiuso da una lastra di marmo raffigurante la moglie di Nicolò D’Andrano, Giacchina, in posizione supina e con le mani giunte.

” La famiglia D’Andrano diede alla nostra città cavalieri, capitani, magistrati e con il suo mecenatismo l’arricchì di chiese, conventi e ospedali. Niccolò D’Andrano, padre di Luca, fece erigere la Chiesa ed il Convento di S. Francesco. All’interno della Chiesa vi era una cappella, detta Arca D’Andrano, in cui venivano sepolti i membri di quella famiglia.

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Vico Iovia

Targa che denomina Vico Iovia

Ci auguriamo che questo 2026 possa portare finalmente Gioia a fregiarsi del titolo di Città, titolo che merita per possedere appieno i requisiti previsti da  DL 267/2000: essere insigne per ricordi e monumenti storici e per l’attuale importanza, come ampiamente illustrato nella relazione dal sottoscritto allegata alla richiesta di attribuzione di detto titolo.

Uno dei tanti requisiti elencati nella relazione riguarda  gli avvenimenti che videro Gioia come Comune capofila negli avvenimenti che sconvolsero il Regno delle Due Sicilie nel 1799 e che dettero l’avvio a un lungo processo che portò ad instaurare la democrazia nel Sud e nell’Italia intera, ad imitazione  del modello costituzionale francese.

Fino al 1898 la Piazza antistante il castello normanno-svevo di Gioia del Colle era chiamata Largo del Castello o Piazza Iovia.

Durante il Consiglio comunale del 24 novembre 1898 il Sindaco Presidente, sig. Giuseppe Taranto, tra le altre, avanzò le seguenti proposte:

1) Che in Piazza Jovia o Largo del Castello, pel giorno 12 febbraio 1899, se sia possibile, sorga un piccolo monumento in marmo, o in bronzo, con una lapide portante i nomi dei Del Re, Losito, Filippo Petrera, Silvio Bonavoglia e don Michele Petrera; Continua la Lettura

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