Gli 80 anni del caseificio Capurso e della mozzarella Gioiella
Il cartello stradale che si trova alle porte di Gioia riporta la seguente iscrizione: Gioia del Colle città Federiciana città del vino “primitivo“ e della mozzarella. Qualche secolo fa a Gioia è stato scoperto l’oro. Si tratta di ‘oro bianco’, che è tipico della nostra terra: il latte. Il nostro latte a buon ragione può […]

Cartello stradale della città di Gioia del Colle
Il cartello stradale che si trova alle porte di Gioia riporta la seguente iscrizione: Gioia del Colle città Federiciana città del vino “primitivo“ e della mozzarella.
Qualche secolo fa a Gioia è stato scoperto l’oro.
Si tratta di ‘oro bianco’, che è tipico della nostra terra: il latte. Il nostro latte a buon ragione può definirsi oro bianco, in quanto per le sue caratteristiche organolettiche e per essere prodotto da mucche che pascolano su un territorio murgiano e che si alimentano di foraggi naturali, unanimemente viene riconosciuto come prodotto di alta qualità.
La lavorazione del latte nel nostro territorio è attestata già in tempi preistorici a Monte Sannace, dove sono stati trovati reperti archeologici legati a tale attività; numerosi vasi col fondo o con le pareti forate attestano la lavorazione del latte (in gran parte di provenienza ovino-caprina) e la sua bollitura e per la produzione del formaggio.
Secondo alcuni studiosi le origini della mozzarella sembra risalgono più o meno al periodo tardo medioevale, quando nelle masserie delle Murge baresi si cominciò a produrre questo formaggio, allora riservato al consumo familiare, ai padroni delle masserie e agli ammalati, utilizzando le bovine di razza podolica, che alcuni affermano furono introdotte in Italia all’incirca nel 452 d.C. al seguito degli Unni.

Antico premiato caseificio dei fratelli Orazio e Clemente Milano, in Via Roma
Lo sviluppo della zootecnia, che poteva fruire di abbondanza di pascoli nell’entroterra murgiano e di fieno e della paglia di scarto della lavorazione dei cereali, porta dapprima all’allevamento di ovini e caprini e successivamente a quello di capi vaccini.
Come si evince dal Catasto Onciario di Gioia del 1750, l’85% della popolazione gioiese era dedita all’attività agro-zootecnica. La produzione casearia era esercitata in forma artigianale e serviva a soddisfare i bisogni familiari, mentre la parte eccedente era destinata alla vendita a terzi.
Infatti dal Catasto Onciario di Gioia del 1750 ricaviamo i seguenti dati: abitanti 4202, di cui 2046 maschi e 2158 femmine.
Gli uomini appartenevano alle seguenti categorie: n. 663 bracciali, n. 25 massari, n. 13 pastori, n. 2 custodi fiere, n.1 massaro di campo, n. 1 massaro di pecore, n. 1 custode di pecore, n. 1 custode di vacche, n. 1 custode di animali.
In quel periodo il feudo di Gioia era proprietà della famiglia De Mari.
Pochi erano i proprietari terrieri, anche perché i vari signorotti avevano usurpato un po’ per volta i terreni di proprietà del demanio o piccoli appezzamenti di singoli cittadini e ne erano diventati proprietari.
Nel 1750 il grosso dell’allevamento zootecnico era rappresentato da piccoli capi: ovini e caprini.
La situazione cambia con il nuovo secolo.

Il caseificio dei fratelli Francesco e Sebastiano Capurso in Via Paolo Cassano, già via per Santeramo
Già all’inizio del ‘900 Gioia può vantare una consistente produzione di latte che viene lavorato per produrre quei latticini che i contadini e i pastori del secolo precedente producevano in forma artigianale: formaggi vari, cacio, ricotta, ricotta forte, scamorze, manteche, provoloni.
Accanto a questa produzione tradizionale con l’abbondanza di latte vaccino compare nei primi anni del ‘900 una nuova produzione: la mozzarella. La vendita sempre più abbondante e abbordabile di questo prodotto è attestato anche dal fatto che negli anni della Prima Guerra Mondiale il Comune di Gioia interviene introducendo un calmiere per la vendita delle mozzarelle.
Nel 1916 il Comune di Gioia stabilisce i prezzi massimi per la vendita al minuto dei latticini e del pecorino.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare la trasformazione del latte in prodotti caseari a livello artigianale non è ascrivibile all’attività dei fratelli Capurso, che pur hanno il merito di aver sviluppato e commercializzato quei prodotti anche al di fuori del territorio italiano, consentendo ai forestieri di affermare che Gioia è la patria della mozzarella, ma a un piccolo caseificio, situato in via Roma, in quello che oggi viene ricordato come Villino Tateo, grazie all’intraprendenza e operosità dei fratelli Orazio e Clemente Milano che intrapresero lì l’attività casearia nei primi anni del Novecento.
Il successo della mozzarella e la sua commercializzazione al di fuori dei confini regionali, in realtà è in gran parte da attribuire alla intraprendenza e lungimiranza di due nostri concittadini: Francesco e Sebastiano Capurso.

Carta geografica d’Italia con l’indicazione dei Comuni in cui vengono spediti i latticini della ditta Capurso
Entrambi, con orgoglio, nella direzione dell’azienda esponevano una carta geografica dell’Italia sulla quale avevano appuntato delle punes, piccole puntine metalliche con testa in plastica colorata in rosso, verde e celeste, per indicare le regioni e le città in cui si trovavano punti vendita dei prodotti Gioiella; non vi era Regione italiana che non fosse stata “punesizzata”.
Gioiella, vollero chiamare principalmente la mozzarella i fondatori del caseificio Capurso, con una doppia interpretazione: la prima per richiamare il luogo di produzione (Gioia del Colle), la seconda per indicare una qualità, la preziosità del prodotto (il nome maschile gioiello, riferito al nome femminile mozzarella, diventa perciò gioiella), quasi ad anticipare il riconoscimento europeo DOP che la fiordilatte gioiese avrebbe conseguito alcuni decenni dopo.
Una bicicletta, due fratelli e i risparmi di nonna Paola, 200 mila lire in grossi fogli: inizia così da Gioia del Colle, quasi un secolo fa, il sogno dei fratelli Sebastiano e Francesco Capurso con la storia della mozzarella più celebre d’Italia: la “Gioiella”.
Duecento mila lire: nasce così il mito Gioiella. Ho incominciato la mia attività andando a raccogliere il latte con la bicicletta tra le masserie di Gioia e ho fatto conoscere la mozzarella “Gioiella” in tutta Italia e nel mondo”, così ricorda Sebastiano Capurso.
Una piccola bottega al centro del paese e una bicicletta adattata in modo rudimentale al trasporto del latte, segnano il destino della Gioiella, la rinomata mozzarella di cento grammi che da Gioia arriverà sulle tavole di tutta Italia.

La bicicletta utilizzata dai fratelli Capurso per la raccolta del latte nell’agro gioiese, conservata nel Museo della Civiltà Contadina del dott. Vito Santoiemma
Sebastiano e Francesco con quelle duecentomila lire, risparmi di nonna Paola, intraprendono il sogno della grande azienda. Acquistano un mulino con “grotte” dove far stagionare i formaggi e un ampio capannone dove custodiranno prima un carretto trainato da cavalli “principini”, i più veloci, poi la nuova “Belvedere” modificata appositamente per il trasporto dei bidoni del latte.
L’azienda assume dimensioni maggiori anche per la disponibilità della materia prima, il latte, che viene prodotto in abbondanza dalle mucche di razza bruno-alpina, che sostituiscono quelle di razza podolica, che ne producevano in misura decisamente inferiore. I modesti e limitati mezzi di trasporto del latte dalle campagne al caseificio sono soppiantati da camion sui cui telai vengono montate cisterne in acciaio, idonee a contenere grandi quantità di prodotto.
Si formano i mastri casari che diverranno i più esperti del territorio e si inaugura il laboratorio di analisi interno per garantire la qualità del latte e delle materie prime utilizzate nel processo produttivo. Un figlio dei Capurso affermava: “Papà era ‘la mozzarella’. Con le mani capiva la qualità del latte; una speciale percezione sensoriale, un’arte tramandata ai mastri casari di generazione in generazione”.
La produzione aumenta vertiginosamente. Sebastiano Capurso è stimato come massimo esperto in Italia nel settore caseario. L’indotto cresce, gli allevatori incoraggiati da pagamenti puntuali investono acquistando bestiame, costruendo stalle ed ampliando i pascoli. Il sogno dei fratelli Capurso si trasforma in un miracolo economico.
“Si era, con i Capurso, di fronte a quegli uomini i quali, giunti con il lavoro e l’intelligenza a creare un’azienda di vaste proporzioni, non dimenticano i loro inizi”.
Il marchio Gioiella è presente e rinomato in tutta Italia grazie ad una rete di distribuzione capillare. Tanti i premi al merito nazionali: “Artefici del lavoro italiano del mondo” nel 1976, “Qualità Mezzogiorno” in Campidoglio nel 1977, “Italia Superstar Award” nel 1988, “Mercurio d’Oro” nel 1993.
Il veder crescere la propria azienda, diversificare gli investimenti, garantire il lavoro a centinaia di famiglie era più importante di qualsiasi targa o medaglia al merito (“Gioia Del Colle – Gioiesi Eminenti” Giuseppe Milano).

La ‘Belvedere’ utilizzata per il trasporto di bidoni di latte
L’ottima qualità dei prodotti unita ad investimenti diversificati e la ricerca di nuovi mercati hanno reso l’azienda leader nazionale del settore. Gioiella ha assicurato lavoro e futuro a centinaia di famiglie e ha favorito la crescita economica e sociale dell’intero territorio.
Purtroppo la morte dei due fratelli ha portato gli eredi a dividere le forze e a dar vita a due caseifici, la quale decisione, oltre alla concorrenza spietata del settore e a scarsi investimenti e strategie commerciali adeguate, ha portato a qualche difficoltà all’interno di una delle due aziende.
Nel 2005, però, nasce il nuovo caseificio Capurso, che si muove sulle orme dei primi fondatori e in continuità con l’ottica di esoprtare i prodotti caseari in tutta Italia ed oltre.
Dopo 80 anni Gioiella è rimasta fedele alla tradizione, esaltando la cultura del cibo e l’identità gastronomica del territorio. Il nuovo stabilimento dotato di soluzioni tecnologiche ed impiantistiche all’avanguardia permette di razionalizzare al meglio i processi produttivi. Innovazione e tecnologia coniugano processi di lavorazione e sicurezza alimentare. “La ricerca di nuovi prodotti e l’innovazione sono le mie sfide personali”, afferma Andrea Brandonisio, membro della famiglia Capurso, attuale Direttore.

Le squadre del volley Gioia Gioiella e Prisma Gioiella Taranto, sponsorizzate nei campionati di pallavolo di serie A
Nel 2008 Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, visita l’azienda Filippo Capurso e rimane felicemente soddisfatto dell’intera filiera produttiva.
Al termine della sua visita Carlo Petrini si rivolse ai protagonisti della produzione del nuovo caseificio “Gioiella” lanciando loro una sfida, una mission aziendale per il futuro: Continuate così.
Per ampliare e diversificare la gamma dei latticini la nuova dirigenza sta inserendo nuovi prodotti che stanno incontrando un consenso di pubblico inaspettato, tanto da dover ampliare l’organico dei dipendenti.
La società Gioiella oltre ad occuparsi della produzione e commercializzazione dei propri prodotti svolge anche una funzione sociale e culturale. Non solo si preoccupa della formazione di nuovi casari per far fronte alle numerose richieste di latticini da parte di nuovi acquirenti e conseguentemente di garantire un sempre maggior numero di addetti ai lavori, ma interviene spesso nella sponsorizzazione della festa patronale e di altre manifestazioni culturali.

La Gioiella al SIAL di Parigi nel 2024
Mutuando il famoso detto latino mens sana in corpore sano e ampliandolo con uno moderno detto, corpus sanum in genuino cibo, Gioiella latticini da diversi anni ha sponsorizzato l’attività sportiva del Volley Gioia, del Volley Taranto, di altre società sportive locali e continua ancora oggi a portare in giro per l’Italia il marchio Gioiella sulle maglie dei giocatori che praticano diversi sport.
Numerose sono state le presenze di dirigenti della Gioiella sulle reti televisive nazionali e su quelle locali e di tanto in tanto vengono acquistati spazi pubblicitari sia sulla rete ammiraglia della RAI sia di altre emittenti televisive, per pubblicizzare il prodotto principe della tradizione casearia gioiese.
La Gioiella è stata presente a Parigi il 60° SIAL, Salone Internazionale dell’Alimentazione, una biennale imperdibile per i professionisti del food & beverage, a livello mondiale, che ha visto la partecipazione di più di 7500 espositori provenienti da circa 200 paesi, a partire dal 19 al 23 ottobre 2024.

Targa marmorea apposta nel 2007 sul caseificio dei Fratelli Capurso in via Paolo Cassano
Per non far cadere nel dimenticatoio una parte importante della storia di Gioia e l’evoluzione della tradizione casearia a Gioia, legata fondamentalmente alla famiglia Capurso, nel Museo della Civiltà Contadina, o meglio nel Museo Etnografico della Puglia e dell’area del Mediterraneo, il dott. Vito Santoiemma espone, dopo averli recuperati, molti strumenti e attrezzature legati all’attività casearia tra cui spicca la bicicletta con gomme piene e bidoni con i quali i fratelli Capurso si approvvigionavano del latte dalle masserie gioiesi.
Quest’anno ricorre l’80° anniversario dall’inizio dell’attività del caseificio dei fratelli Francesco e Sebastiano Capurso. Una delle prime sedi dell’attività casearia fu quella utilizzata in locali ubicati in Via Giosuè Carducci, abbattuti negli anni 70 per far posto ad una costruzione condominiale Successivamente il caseificio è stato allocato nei locali che si trovano su via Santeramo, oggi via Paolo Cassano, come si può leggere sulla targa apposta a ricordo di quella attività imprenditoriale nel 2007: In questo opificio Francesco e Sebastiano Capurso con tenacia e lungimiranza aprirono all’operosità della loro gente la via dell’industria. 14-1-2007.

I fratelli Francesco e Sebastiano Capurso
La tenacia e l’amore per il proprio lavoro hanno fatto sì che il caseificio conseguisse il numero uno del bollo CE in Puglia, a testimonianza della sua anzianità nel settore caseario.
Sono stati anni di sacrifici, di lavoro intenso e faticoso, caratterizzati dalla voglia di produrre un “gioiello” patrimonio del nostro territorio e della nostra storia e tradizione, che hanno sortito i risultati sperati.
Da quel lontano 1946 il piccolo laboratorio caseario è cresciuto, l’azienda è diventata una realtà solida, un caseificio con due stabilimenti e una capacità produttiva di 400 tonnellate di latte al giorno. Attualmente lo stabilimento Gioiella latticini è ubicato nella zona industriale di Gioia, in Via Federico II di Svevia e utilizza due grosse strutture, sia per la produzione di latticini che come deposito e smistamento dei prodotti caseari.
Con il proprio lavoro l’azienda porta i sapori autentici della nostra terra in tutto il mondo.

La treccia più lunga del mondo, realizzata nel 2007 in Piazza Plebiscito: 100 metri di lunghezza
Grazie agli operatori dell’oro bianco, cioè del latte, e della sua trasformazione, la mozzarella di Gioia del Colle è entrata ufficialmente a far parte del registro delle Denominazioni di Origine Protetta, come stabilito dal Regolamento della Commissione europea, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 09.12.2020, che iscrive ufficialmente la Mozzarella di Gioia del Colle nel registro delle Denominazioni di Origine Protette (DOP) e delle Indicazioni Geografiche Protette (IGP).
Il Direttore di Gioiella latticini a tale proposito così si è espresso: Ottenere la certificazione DOP per la Mozzarella di Gioia del Colle è stato un traguardo che racconta la nostra storia e il legame profondo con la Puglia. Sappiamo che dietro questo riconoscimento c’è una grande responsabilità: trasformare ogni giorno il miglior latte in un prodotto d’eccellenza, rispettando rigidi standard di qualità. Essere DOP non è solo un sigillo di garanzia, ma un impegno che rinnoviamo in ogni nostro latticino. Ogni nostra mozzarella a Denominazione di Origine Protetta nasce dal rispetto delle norme definite da un apposito documento ufficiale, il Disciplinare della Mozzarella di Gioia del Colle DOP.
Il 14 luglio 2007 Gioia ha vissuto una giornata indimenticabile. I produttori della rinomata mozzarella fiordilatte gioiese qualche mese prima di quella data avevano pensato di tentare di azzerare il record detenuto dal Comune di Sala Consilina, città in provincia di Salerno, che qualche anno prima aveva prodotto una treccia di latte di bufala della lunghezza di mt. 45.

Mozzarella Gioiella con Bollo CE, attestante il conferimento del n. 1/16 nell’ambito della RegionePuglia

Riconoscimento del bollo CE n.1 della Regione Puglia e pubblicità della Mozzarella Goiella
La sfida che Gioia del Colle aveva deciso di lanciare, grazie ad una cordata di imprenditori locali del settore caseario capitanata da Pinuccio Capurso, titolare dell’omonimo caseificio Capurso, era quella di battere quel record detenuto dal Comune di Sala Consilina e produrre una treccia di fior di latte della lunghezza di mt. 100 in modo da realizzare il nuovo Guinness world record ” La treccia più lunga del mondo “. Il record fu raggiunto, ma non fu omologato.
Di questi 80 anni di vita riporto le tappe più significative:
-Il 1946, grazie all’impulso imprenditoriale di Francesco e Sebastiano nasce l’azienda Capurso,
-nel 2002 la famiglia Capurso evolve il business con il primo cambio generazionale,
-nel 2005 nasce il nuovo sito produttivo e viene fondato il caseificio Capurso Azienda Casearia Srl.,
-nel 2012 prende vita la nuova divisione commerciale del gruppo: Capurso Trade & Services Srl.,
-nel 2013 l’azienda inizia ad esportare la propria eccellenza artigianale in tutto il mondo,
-nel 2018 la Capurso Gioiella ottiene brevetti sul sistema di certificazione della filiera produttiva casearia,
-nel 2020 Viene fondata Gioiella Distribuzione Srl, per la consegna diretta dei prodotti nelle diverse regioni italiane,
-nel 2021 la Mozzarella di Gioia del Colle ottiene la certificazione DOP (Regolamento della Commissione Europea del 9 dicembre 2020),

Targa bronzea in onore del Mastro casaro, in Piazza Plebiscito
-nel 2024 l’azienda continua a perseguire un nuovo ed ambizioso programma di investimenti, che punta all’aumento della capacità produttiva in ottica di sostenibilità ed economia circolare.
Ci auguriamo che Gioiella possa tagliare il traguardo dei 100 anni, e superarlo, e consegnare alle nuovissime generazioni il compito e l’orgoglio di continuare a portare alto nel mondo il nome di Gioia del Colle e degli ottimi prodotti della sua tradizione casearia.
Durante l’Anno Rotariano 1992-93 a cura del Rotary International, Club Acquaviva-Gioia del Colle, in Piazza Plebiscito a Gioia del Colle è stata scoperta una targa bronzea con la scritta: Onore e merito al mastro casaro, principale artefice col suo lavoro della fiorente e apprezzata attività casearia del territorio.
Lunga vita all’oro bianco di Gioia, a Gioiella e a tutti coloro che quotidianamente si impegnano per portare sulle tavole di tutto il mondo questo prezioso “gioiello”.
A margine di queste notizie mi piace riportare alcuni ricordi legati a tre diversi momenti della mia vita.
1- Mio nonno materno gestiva una azienda agricola e allevava mucche di razza bruno alpina in contrada Cervocco. Durante i periodi di ferie scolastiche trascorrevo qualche tempo in campagna con i nonni e ricordo che quotidianamente i dipendenti della società Capurso venivano in campagna con un camion adibito a trasporto del latte. Prima di versarlo nell’apposita cisterna il conducente del camion si accertava della consistenza del latte utilizzando un apposito strumento, il lattedensimetro, per verificare se il latte fosse stato “allungato” con l’aggiunta di acqua per aumentarne la quantità. Nel caso di riscontro positivo il latte non veniva raccolto.
2-La fatica e la costanza dei fratelli Capurso non solo nel produrre latticini, in primis mozzarelle, ma di venderle anche al di fuori di Gioia, mi sono state confermate da mio suocero, dipendente delle FF.SS. Lui mi confidava che in qualità di capotreno spesso incontrava uno dei due fratelli Capurso che quotidianamente si recava a Bari in treno portando con sè una decina circa di scatole di latta zincata, contenenti mozzarelle e “acqua di governo”, impilate nel numero di cinque o sei e legate con corde, mozzarelle da vendere a commercianti baresi. A volte capitava che il sig. Capurso, essendo arrivato in extremis in stazione e avendo visto il treno in procinto di partire, per mancanza di tempo non era riuscito a fornirsi di biglietto di viaggio o di abbonamento e si era scusato con l’addetto al controllo, giustificandosi di non essere in regola per la fretta e per non perdere la corsa. Le poche volte che il controllo era effettuato da mio suocero, alle scuse del Capurso, lui, in qualità di capotreno, conoscendo la buona fede del viaggiatore “chiudeva un occhio” e si assumeva la responsabilità di farlo viaggiare senza titolo di viaggio, pregandolo di mettersi in regola per le successive volte, per non metterlo in difficoltà con i suoi superiori.

La “littorina”, uno dei treni utilizzati dai commessi per trasportare quotidianamente le mozzarelle da Gioia a Bari
3-Ricordo anche che durante la frequenza all’Università di Bari, quando viaggiavo di mattina con il treno delle 6,30 spesso sulla “littorina” incontravo i commessi del caseificio Capurso che trasportavano le mozzarelle per venderle a esercenti baresi. Oltre a qualche minuto di ritardo di partenza per operazione di carico delle latte piene di mozzarelle, ricordo che per la vetustà delle “littorine” o degli altri treni, carenti di adeguati ammortizzatori, a un minimo sobbalzo dalle scatole metalliche fuorisciva “l’acqua di governo” che si spandeva sul pavimento e inondava del tipico odore di un caseificio il convoglio ferroviario, odore spesso maleodorante. Alle proteste di alcuni passeggeri i ferrovieri, specialmente quelli residenti a Gioia, assicuravano che avrebbero richiamato i commessi per il fastidio arrecato, mentre altri intervenivano invitando i commessi ad evitare il ripetersi di tale inconveniente.
Alcune notizie riportate in questo articolo sono tratte dal sito di Gioiella latticini dei fratelli Capurso.
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14 Gennaio 2026



