Renato Javarone

Quattordici anni dopo la nascita di Francesco Romano, definito il migliore paesista pugliese del primo quarto del Novecento, e a ventidue anni di distanza dalla nascita di un altro importante pittore gioiese, Enrico Castellaneta, nasce l’1-1-1894 a Gioia del Colle, Renato Javarone.  A differenza dei primi due Javarone non segue gli studi  in scuole ad […]

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IavaroneQuattordici anni dopo la nascita di Francesco Romano, definito il migliore paesista pugliese del primo quarto del Novecento, e a ventidue anni di distanza dalla nascita di un altro importante pittore gioiese, Enrico Castellaneta, nasce l’1-1-1894 a Gioia del Colle, Renato Javarone.  A differenza dei primi due Javarone non segue gli studi  in scuole ad indirizzo artistico.

Suo padre si occupava della vendita dei prodotti della lavorazione della canapa mentre sua madre gestiva un piccolo esercizio in cui si effettuava la distillazione e si imbottigliavano alcuni liquori. Dopo aver frequentato le scuole elementari e ginnasiali a Gioia si iscrive alle scuole secondarie a Bari. Da subito dimostra il suo interesse per la pittura tanto che già a 16 anni comincia a viaggiare fuori dalla sua provincia e regione, forse in cerca di artisti che potessero instradarlo  nel suo futuro lavoro.

Come spesso ripeteva si dichiara autodidatta e di lui qualcuno ripeteva che era maestro e discepolo di se stesso.

Così come avevano fatto numerosi artisti del tempo, tra cui il nostro Francesco Romano, anche Javarone,  che aveva raggiunto i 28 anni, nel 1912 si trasferisce a Roma, non solo capitale politica dell’Italia che aveva celebrato l’anno precedente il cinquantenario dell’Unità, ma anche centro culturale e punto di riferimento per artisti e intellettuali di quel tempo.

Proseguendo nella scia  dei pittori pugliesi Gioacchino Toma, Giuseppe De Nittis, Domenico Cantatore, Giovanni Consolazione, anche Renato Javarone parte alla volta di Roma dopo aver assorbito le componenti della pittura meridionale, lontana dalle rielaborazioni accademiche e dalle influenze straniere.

Nella capitale vive alcuni anni in un’atmosfera di intensa vitalità e impegno fino a quando, coinvolto dalla febbre che aveva pervaso gli interventisti nella prima Guerra mondiale, decide di arruolarsi come volontario e, da Sottotenente di Artiglieria, parte per il fronte. Durante un’azione di guerra nonostante sia  ferito chiede di rimanere in servizio nelle retrovie. Il periodo bellico, però, non gli impedisce di coltivare la sua passione per la pittura, attività che torna a svolgere a tempo pieno al termine del conflitto.

Ritorna per poco in Puglia e precisamente a Bari, dove nel frattempo i suoi genitori si erano trasferiti per motivi di lavoro.

Agli inizi del secondo ventennio  lo ritroviamo nuovamente a Roma, città in cui  riprende a dipingere nel suo studio in via Flaminia, non molto distante da Villa Borghese, dove, a seguito della morte del padre, anche la mamma lo raggiunge.

Roma in quegli anni è la meta preferita per quegli artisti che, sperimentando una ricerca alternativa rispetto all’astrazione e all’estetica Novecentista, riscoprono il valore del dato reale attraverso una reinterpretazione dell'arte del passato, quella cioè degli antichi e dei primitivi, studiandone sia le tecniche  che  la tradizione figurativa.

Sempre durante quel ventennio, così come aveva precedentemente fatto Enrico Castellaneta, si reca a Capri, dove stringe amicizia con l’artista livornese Plinio Nomellini, pittore della corrente divisionista.

Dopo qualche anno è pronto per partecipare ad importanti mostre, in cui suscita ammirazione e consensi non solo da parte di visitatori, ma anche da valenti artisti. Il suo valore è confermato da attestati  di merito ottenuti durante la sua partecipazione alla Terza Mostra d’Arte Pugliese nel 1922 a Bari, Mostra cui partecipano anche i compaesani Francesco Romano e Enrico Castellaneta. Infatti per quell’occasione  Romilda Mayer sul Corriere delle Puglie del 23 agosto tra l’altro scrive: Il forte e felice colorista, che mai ha frequentato alcuna Accademia, o Istituto di Belle Arti ed è un autodidatta; ammirevole perché solo la sua buona volontà e la sua naturale disposizione lo hanno reso artista. Ammiratissime, specialmente tra i suoi paesaggi, le due Marine di Capri, di cui è meravigliosamente reso nello specchio limpido del mare e nei riflessi del cielo, tutto un suggestivo incanto. Renato Javarone è anch’esso una promessa sicura che va incoraggiato, così come è ammirato.

A testimonianza del suo valore come artista è da ricordare la sua partecipazione alla XV  edizione della Biennale di Venezia nel 1924. Dopo di lui soltanto due artisti gioiesi compaiono  nella Biennale di Venezia: Mimmo Castellano per la sezione fotografia e Mimmo Alfarone per la pittura.

La Biennale costituisce un trampolino di lancio per future Mostre, tra cui vanno ricordate quelle  del 1925-26 a RomaJavarone  ritratto di famiglia  alla Casa d’Arte Palazzi al Foro Italico e al Lyceum femminile in Via dei Prefetti e quella a Milano alla Bottega di Poesia. Lo stesso re Vittorio Emanuele III dopo aver visitato una sua Mostra a Roma, più volte fa visita a Javarone  nel suo studio della Casina dell’Uccelliera  di Villa Borghese.

A  Roma stringe amicizia con il pittore Armando Spadini ( 1883-1925 ), uno dei pittori più rappresentativi della cosiddetta Scuola Romana.  Alla morte di Spadini, Javarone si stabilisce nelle sale dell’Uccelliera, situate in un angolo del giardino della Villa Borghese, luogo che era stato la casa laboratorio del pittore scomparso.

In quell’angolo di paradiso Javarone dà libero sfogo alla sua fantasia e alla sua vena artistica tanto da partecipare a numerose mostre organizzate non solo in Italia, ma anche all’estero.

G. B. Fanelli in occasione della pubblicazione del catalogo redatto per la Mostra Nazionale d’Arte tenutasi a Stresa Borromeo nel 1929 così scrive di Javarone: Nato in Puglia nel paese del famoso Francesco Romano, ha della sua terra e del suo cielo, in ogni opera, la ricchezza naturale e spontanea. E’ signore nel dipingere, completo in tutte le sue armoniche case, negli interni calmi, pensati, e tanto raggiunti. Questo artista è un arrivato. Conosciuto alla Biennale di Venezia ha già venduto quattro opere, in tre anni, a Sua Maestà il re d’Italia, due al Ministero degli Interni e svariate a grandi raccoglitori di Londra, Amsterdam, Berlino e molte principali città d’Italia. Ha una pittura conseguente, la penetrazione sottile nelle sue interpretazioni è di una perfezione difficilmente raggiungibile.

Solo dopo la morte della madre, precisamente nel 1934 decide di sposarsi e dal suo matrimonio ha tre figli.

Neppure lo scoppio della seconda Guerra mondiale, alla quale Javarone partecipa come ausiliario della riserva per il servizio volontario interno, frena il suo slancio artistico, che si esprime in numerose opere e partecipazioni a mostre nazionali e internazionali.

La fama raggiunta lo porta  in giro per il mondo, dove espone i suoi quadri riscuotendo sempre consensi da parte del pubblico e della critica. I risultati conseguiti oltre ad inorgoglirlo non gli fanno dimenticare  la sua terra e il suo paese, luogo in cui aveva visto nascere e aveva coltivato la sua passione per l’arte pittorica, come fa fede una intervista rilasciata all’estero in cui ricorda la sua origine gioiese e la nostra Gioia.

Muore  a Roma nel 1960 al termine di una vita spesa per la pittura, consegnando ai posteri una vasta produzione che è  sparsa in tutto il mondo.

Si deve all’attenzione e alla sensibilità di un suo nipote, Augusto Javarone, il merito di aver compreso l’importanza dell’opera di Renato Javarone e di salvare una parte del suo patrimonio pittorico.

Infatti, a solo un anno di distanza dalla morte dello zio, Augusto Javarone  acquista un gran numero di suoi quadri che erano di proprietà della moglie e dei figli per una esposizione permanente e per comporre una monografia sul parente pittore.

Nel 1982 nella sale del Palazzo Valentini a Roma viene allestita una mostra su Javarone.

Nel 2010, in occasione del 50° della morte di Javarone la famiglia Javarone-Rizzi dona al Comune di Gioia del Colle 25 opere dell’artista gioiese. In quella occasione la figlia, Luisa Javarone dice: E’ con gioia  ed emozione che a pochi mesi dalla ricorrenza del Cinquantenario della scomparsa di Renato Javarone, mio padre, mi pregio di ringraziare il Comune di Gioia del Colle per la sua partecipata adesione ad un progetto non solo di recupero, bensì di restituzione della figura dell’artista Javarone, la cui vita è stata interamente spesa in nome della pittura, al novero degli artisti del Novecento italiano. La donazione delle venticinque opere presentate in questa pubblicazione vuole significare un primo tangibile passo verso la ricostruzione di una vicenda artistica oggi non ancora nota eppure ricca di straordinari momenti creativi. Sento di dover ringraziare i miei famigliari che con orgoglio e con passione  mi accompagnano da molti anni nella custodia e nella conservazione degli oltre duecento dipinti di Renato Javarone a noi giunti dopo la sua scomparsa. Alla comunità di Gioia del Colle facciamo pertanto dono di queste venticinque opere scelte tra i personaggi e i ritratti della nostra collezione con la certezza che saprà custodirle, conservarle ed apprezzarle con lo stesso amore che i dipinti di Renato Javarone hanno sempre testimoniato verso la terra nativa.

In onore di Renato Javarone  nel 2011 il Comune di Gioia del Colle ha organizzato due giornate di iniziative per ricordare l’opera e la figura dell’illustre concittadino. Nella prima giornata, il 23-2-2011, si inaugura l’esposizione permanente delle venticinque opere della donazione Javarone-Rizzi nella  ‘ Sala Renato Javarone ‘ sita al primo piano del Palazzo municipale di Gioia del Colle.

Il giorno successivo, si  svolge un Convengo di studio su Renato Javarone presso la Pinacoteca provinciale "C. Giaquinto" di Bari, presieduto da Clara Gelao, con relazioni di R. Fasano, M. Capannolo, Lucia R. Pastore.

Javarone uccelliera BorgheseAnche la città di Roma rende omaggio al pittore gioiese Renato Javarone. 
Una rassegna pittorica, organizzata dall’Amministrazione Provinciale di Roma, dal 5 al 15 settembre 2011 a Palazzo Valentini, intitolata  “Renato Javarone – Pittore all’Uccelliera Borghese” rievoca gli anni di un’attività artistica svolta da Javarone all’interno del padiglione che chiude il Giardino dei Fiori di Villa Borghese.

La dott.sa  Marzia Capannolo così condensa la figura e l’opera di Renato Javarone: Ammiratore di Antonio Mancini e della scuola napoletana, Javarone porta la sua ricerca luministica e la sua meridionalità solare verso una dimensione di leggenda e mito, lontana da ogni vena espressiva ornamentale, accostandosi al nodo più europeo dell’arte novecentesca, il nodo espressionista-fauve, che a Roma darà inizio alla Scuola Romana. Nello studio dell’Uccelliera sperimenta un linguaggio che va progressivamente a maturare verso una chiave figurativa personale e consapevolmente autonoma che lo porta a ripercorrere con rinnovata naturalezza i generi del paesaggio e del ritratto, con risultati apprezzatissimi dal mercato straniero. Gli anni trascorsi a Roma segnano per Renato Javarone un lungo percorso professionale denso di incontri e mostre, testimoniati da recensioni e importanti segnalazioni sui quotidiani dell’epoca italiani e internazionali, conservati dalla figlia del pittore, Luisa Javarone, la quale attualmente custodisce oltre duecento opere realizzate dal padre, che ritraggono spesso brani di quotidianità e di vita famigliare all’interno degli ambienti dell’Uccelliera e dei giardini di Villa Borghese… Nella pittura dei decenni centrali del Novecento italiano … non sono frequenti i casi in cui, come accade invece per Renato Javarone, la consapevolezza della tradizione luministica del meridione si incontra e si fonde con gli accenti espressionisti della cultura dominante nei centri d’arte più all’avanguardia, generando una chiave espressiva del tutto autonoma e capace di sostenere il confronto con le tendenze proprie di un’epoca che spesso limitano le esperienze artistiche a stagioni di minore o maggiore fortuna.

Per ricordare  ai posteri l’opera di questo illustre concittadino  e come stimolo per i giovani a portare sempre in alto il nome del nostro paese nel mondo l’Amministrazione comunale di Gioia  ha intitolato a Renato Javarone  una strada cittadina.

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13 giugno 2016

  • Scuola di Politica

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