Quando la Poesia vince il silenzio di cinque secoli: Isabella Morra

IL CIRCOLO UNIONE DI GIOIA DEL COLLE nell'ambito delle manifestazioni culturali avviate dall'attuale Presidenza  ORGANIZZA per sabato 23 maggio 2009 alle ore 20,00, nel salone del Circolo, la presentazione del saggio storico-critico sulla vita della poetessa Isabella Morra, vissuta a Valsinni ( Matera ) agli inizi del millecinquecento, dal titolo: LE LIRICHE DI ISABELLA MORRA  POETESSA […]

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IL CIRCOLO UNIONE DI GIOIA DEL COLLE

nell'ambito delle manifestazioni culturali avviate dall'attuale Presidenza

 ORGANIZZA

per sabato 23 maggio 2009 alle ore 20,00, nel salone del Circolo,

la presentazione del saggio storico-critico sulla vita della poetessa Isabella Morra, vissuta a Valsinni ( Matera ) agli inizi del millecinquecento, dal titolo:

LE LIRICHE DI ISABELLA MORRA  POETESSA DI VALSINNI ( 1520-1545 ).

Il saggio sarà dato in omaggio ai presenti all'evento.

Relatori  i curatori del saggio:

  • PROF. VITO ANTONIO  LOZITO
  • PROF. FRANCESCO  GIANNINI

Introduce: DOTT.SSA   ELEONORA  PASINI. 

CORNICE STORICO-GEOGRAFICA in cui si sono consumate le vicende di Isabella Morra ( a cura di Francesco Giannini ).

Siamo nel ‘500,  in un territorio a cavallo tra tre province: Matera, Potenza, Cosenza, nel fondovalle della zona  meridionale della provincia di Matera, nel punto in cui il fiume Sarmento confluisce nel fiume Sinni, dando nome alla località di Valsinni, a circa 24  Km. a ovest di Policoro, lungo la SS.653 Sinnica.

Nel ‘500 l’Italia è terra di conquista dei francesi e degli spagnoli; infatti nel 1528 Napoli è in balia degli eserciti di questi due popoli per il predominio su questi territori.

Il 1 luglio 1528 il  generale francese Lautrec assedia Napoli, ma egli opera alcune scelte tattiche sbagliate, che portano al tracollo dei francesi. La peste, scoppiata in quell’anno, provoca una strage nell’esercito francese  e lo stesso Lautrec  vi trova la morte.

L’episodio chiave  è rappresentato dall’assedio di Napoli, da parte degli spagnoli, la cui conquista da parte di Carlo V, re di Spagna, il 1 agosto, segna la definitiva disfatta di Francesco I, re di Francia e la conseguente egemonia degli spagnoli  sull’intera penisola italiana.

In questa contesa gran parte dei feudatari meridionali si schierano con gli spagnoli; lo schieramento degli altri feudatari a favore dei francesi, nella storia meridionale  è nota come la rivolta dei baroni.

LA FAMIGLIA MORRA

Gran parte delle notizie sulla famiglia Morra  è giunta a noi dalla storia che Marcantonio Morra, regio consigliere, nipote di Isabella, pubblica a Napoli nel 1629.

Il padre di Isabella, Giovanni Michele Morra, barone di Favale, attuale Valsinni, sposa Luisa Brancaccio, dalla quale ha 8 figli: 6 maschi e 2 donne. Isabella è la terza degli otto figli ed è  nata probabilmente il 1520.

Il feudo di Favale apparteneva un tempo ai Sanseverino, principi di Salerno, che lo avevano ricevuto da Ferrante d’ Aragona, che a loro volta lo avevano concesso in feudo a Pantaleone Vivacqua. Una nipote di quest’ultimo sposa Bartolomeo Morra e da allora il feudo passa alla famiglia Morra.

Nel 1507  la vedova principessa di Salerno, Maria d’Aragona, rientra nel possesso del feudo di Favale; la stessa principessa nel 1509 riconferma la concessione del feudo ad Antonio Morra.

Suo figlio, Giovanni Michele Morra subentra al padre nel possesso del feudo.

Nel 1528, come già ricordato, a seguito della discesa dei francesi in Italia meridionale, Giovanni Michele, avendo parteggiato per i francesi, che  poi sono sconfitti dagli spagnoli, viene accusato di tradimento.

Avrebbe potuto difendersi e giustificarsi, presentandosi ai magistrati, ma probabilmente essendo in lite con il principe di Salerno, Ferrante Sanseverino, proprietario della vicina terra di Rotondella, temeva in una sua vendetta, per cui nell’agosto 1528 preferisce allontanarsi dal suo feudo insieme al suo secondogenito, per riparare in Francia alla corte del re Francesco I.

Avrebbero potuto far ritorno a Favale, ma preferiscono restare alla corte del re di Francia, insieme ad altri fuoriusciti italiani, probabilmente attratti da incarichi di prestigio sia nel settore militare, diplomatico, che nel campo della letteratura, delle banche e del commercio.

Il feudo di Favale viene confiscato, ma al termine del processo, che  si conclude con il pagamento di una forte ammenda è restituito al primogenito Marcantonio Morra.

A Favale rimangono la moglie e gli altri 6 figli di Giovanni Michele Morra. Isabella è affidata alle “cure “ dei fratelli, resi rozzi ed  incolti a causa del loro isolamento, e viveva in uno stato di solitudine e di forzata clausura nel “ denigrato ed infelice sito “. Ha come precettore un maestro che, spinto dalla pietà per il suo infelice stato e dall’affetto, le insegna lettere. Con lui  Isabella conversa di letteratura, a lui affida l’ascolto delle sue rime e  probabilmente le favorisce la conoscenza di Diego Sandoval De Castro

DIEGO SANDOVAL DE CASTRO

Non molto lontano da Favale era posizionato il feudo di Bollita, attuale Nova Siri, governato  dal nobile spagnolo Diego Sandoval de Castro, castellano di Cosenza, che aveva sposato una nobildonna napoletana, Antonia Caracciolo.

Diego nel 1520 aveva avuto in eredità il feudo di Bollita dal padre, che a sua volta lo aveva ricevuto dal re Ferdinando il Cattolico d’Aragona nel 1505.

A causa di una falsa accusa  formulata contro di lui dalla Gran Corte della Vicaria di Napoli  Diego viene privato della castellania di Cosenza e condannato come contumace e fuoriuscito. Bandito dalle sue terre lo troviamo fuggiasco a Benevento, terra pontificia e asilo dei fuoriusciti del Regno. Nonostante il bando si reca spesso nel suo castello di Bollita, dove risiedevano la moglie e  i suoi tre figli. In uno dei suoi rientri a Bollita sicuramente incontra Isabella Morra. Con lei condivide l’amore per la letteratura e per la poesia. Nel 1542 è pubblicato in Roma un volumetto di sue rime, a cura di Girolamo Scuola di Faenza.

IL DRAMMA DI ISABELLA

Tra Isabella e Diego si instaura una nutrita corrispondenza letteraria. Forse spinto dal desiderio di consolare le sue pene o per l’affetto che nutriva verso di lei, invia le sue lettere e i suoi versi ad Isabella, con la complicità del precettore di casa Morra, avvalendosi del nome della moglie, come mittente delle sue lettere.

Isabella MorraI fratelli di Isabella sospettosi  della sorella,  scoperta la  sua relazione con Diego, attraverso alcune lettere ancora intatte, nel 1546 uccidono il pedagogo. Stessa sorte tocca alla sorella, che  viene uccisa a pugnalate; ha circa venticinque anni di età. Essendo ricercati, due dei tre fratelli fuggono in Francia. Lì meditano di vendicarsi anche di Diego Sandoval de Castro. Avendo saputo che costui stava per andare al suo castello di Bollita  lo aspettano per tre giorni nel vicino bosco di Noia, attuale Noepoli, gli tendono un agguato  e lo uccidono con tre colpi di archibugio nel 1546.

Incerti sono i motivi che portarono i tre fratelli di Isabella a compiere il triplice omicidio; si avanzano diverse ipotesi.  Alcuni sostengono che tra Isabella e Diego, oltre ad una amicizia  e comunanza letteraria si stava consolidando una relazione amorosa, altri che tra Isabella e Diego ci fosse un’intesa per l’occupazione armata del feudo di Favale, altri ancora che i fratelli temevano che Isabella rivelasse i loro delitti. Durante il processo davanti ai giudici  i fratelli ebbero a dire  che avevano compiuto tali delitti per “ difendere l’onore della famiglia “.

L’assassinio di Diego provoca scalpore  nell’opinione pubblica del tempo; infatti nel codice d’onore del 600 non era ammesso lavare col sangue il disonore arrecato alla famiglia da uno dei suoi membri, specialmente se  questa era una donna.

Anche dopo questo omicidio i fratelli fuggono per sfuggire alla giustizia.

Con molta probabilità i componimenti poetici  di Isabella ( dodici sonetti e tre canzoni ) sono stati rinvenuti durante le indagini dei magistrati, che perquisiscono il castello di Favale all’indomani  del suo omicidio, in cerca di carte o documenti che potessero dare una spiegazione del tragico evento o costituissero una prova da utilizzare durante il processo. Sono  stati portati a Napoli e pubblicati da Ludovico Dolce nel 1552, a Venezia, Editore Giolito,  in un testo che raccoglieva Rime di diversi illustri signori napoletani. Una seconda edizione viene alla luce nel 1556. Tali componimenti sono rimasti sconosciuti fino al 1901, anno in cui Angelo de Gubernatis ( 1840-1913, scrittore e docente di letteratura italiana nell’Università di Roma ) riscopre la produzione poetica di Isabella.

Nel 1928 Benedetto Croce decide di effettuare un viaggio nei luoghi in cui si è svolta la vicenda di Isabella, non solo per ricostruirne le vicende, ma anche per riavvicinarsi a quel lontano passato, a quella dolorosa  storia, rievocandone i casi “ con raccoglimento dell’animo e della mente “.

LA RISCOPERTA DI ISABELLA

A Marconia, paesino della provincia di Matera, non molto distante da Valsinni, gli abitanti hanno voluto che  la libreria multimediale fosse intitolata a Isabella Morra.

Al suo nome, alla sua tragica esistenza nonché alla sua produzione poetica è dedicato un “Parco letterario “ a Valsinni, nel quale  attraverso un viaggio a ritroso nel tempo si rivive la storia dell’infelice Isabella, con  la lettura  dei versi della poetessa, accompagnati dalla musica.

A Valsinni ogni anno si organizza “ L’Estate di Isabella “, con spettacoli ispirati alla sua storia, mostre e concerti  e degustazione di prodotti locali. A maggio del 2008 si è svolto un concorso di poesia in lingua italiana dedicata ad Isabella Morra. Tra il 2 e il 4 maggio l’attore Michele Placido, intervenendo a Valsinni, nel ricordare Isabella Morra l’ha definita “ una poetessa di straordinaria attualità “.

Ultimamente ai festival di  Cannes e di  Venezia è stato proiettato il film “ Sexum superando “, ed alcuni frammenti del film  sono stati proiettati a Valsinni in occasione della tre giorni di poesia a maggio 2008.

Isabella è stato un raro esempio di donna che si è dedicata alla poesia e che ha lasciato il frutto delle sue riflessioni e del suo doloroso destino nei componimenti che sono stati tramandati fino a noi vincendo il silenzio dei secoli, superando quel pregiudizio che portava a considerare appannaggio solo del poeta, cioè dell’elemento maschile, occuparsi di poesia. A giusta ragione è stata definita la “ Saffo lucana “.

Consentitemi un’ultima annotazione. Isabella  è una donna innamorata della vita, che paga questo suo amore con la morte. E’ un amore che supera quello dei sensi per confluire in una gamma di sentimenti che vanno dall’onestà all’amicizia, dalla gioia di vivere a quei nobili valori della vita che albergano non solo nelle nobili dimore, ma spesso sono connaturati nell’animo dei semplici, degli umili, di coloro che nel gioco della vita privilegiano alle ricchezze materiali quelle dello spirito.

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21 maggio 2009

  • Scuola di Politica

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