Piazza Dei Martiri del 1799, già Piazza Jovia

Uno dei più antichi e suggestivi luoghi di aggregazione del nostro Paese è stato senza dubbio Piazza Jovia, che già nel secolo XIX  era chiamata Largo Castello, per la presenza del monumento che insiste su tale piazza. Il 24 novembre 1898 il Consiglio Comunale di Gioia del Colle delibera l’appalto dei lavori per la sistemazione […]

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CastelloUno dei più antichi e suggestivi luoghi di aggregazione del nostro Paese è stato senza dubbio Piazza Jovia, che già nel secolo XIX  era chiamata Largo Castello, per la presenza del monumento che insiste su tale piazza.

Il 24 novembre 1898 il Consiglio Comunale di Gioia del Colle delibera l’appalto dei lavori per la sistemazione di Piazza Castello, in seguito anche all’allargamento di Via Le Torri.

In quella stessa riunione il consigliere Giuseppe Taranto propone di commemorare il centenario del 1799 con   un  ricordo marmoreo o in bronzo, che a noi sia di guida, ai posteri d’esempio, per i nostri Eroi, per i nostri Martiri del 12 febbraio 1799.

Ricorda che " in quei giorni e seguenti, pochi uomini, assetati più che di sangue, di oro, di rapina ( al soldo del Cardinale Ruffo ) dichiarandosi nemici di ogni principio di libertà, assalivano, mettendo a sacco e fuoco parecchie case di veri Liberali e nella Piazza Jovia o Largo Castello bruciavano vivi i più grandi e i più nobili figli della Patria e della Libertà:

i Del Re, Bonavoglia, Petrera e Losito.  In Napoli molto tempo dopo, veniva trucidato e derubato nella propria casa l’eminente prelato, il giurista insigne Don Michele Petrera, pure di Gioia onore e vanto e per la mano di gente che con gli assassini di qui aveva solida colleganza e malafede, di furto e di inesauribile sete di oro e di sangue.

Tali uomini gioiesi, sull’esempio dei promotori della Rivoluzione Francese volevano diffondere nel Sud dell’Italia gli ideali di giustizia e di libertà e abbattere la dominazione borbonica.

Il consigliere Taranto presenta le seguenti proposte:

  • che in Piazza Jovia o Largo Castello, per il giorno 12 febbraio 1899, ove possibile, sorgesse un piccolo monumento in marmo o in bronzo, con una lapide portante i nomi succitati;
  • che detta Piazza prendesse il nome di Piazza dei Martiri del 1799, nel giorno centenario;
  • che il giorno 12 febbraio 1799 fosse solennemente commemorato;
  • che si inviasse un telegramma al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Maggiore Sig. Cav. Giuseppe Del Re.;
  • che il Sindaco chiedesse alla Provincia un sussidio per la realizzazione del detto monumento.

Piazza MartiriLe proposte sono sostanzialmente accettate, con l’unica astensione del consigliere Franco Iacobellis.

Si riprende a parlare di tale realizzazione il 18 maggio 1899, giorno in cui il Sindaco, Daniele Eramo, propone, per ricordare i Martiri del 1799, di costruire inizialmente un modesto monumento e successivamente di affidare l’incarico al comprovinciale Filippo Cifariello, per un lavoro che per merito artistico superasse di molto la modesta somma da spendere, quantificata in L. 5.000.

Il 6 luglio 1899 il Consiglio Comunale delibera la costruzione del monumento, in seguito al contributo ottenuto, da parte della Provincia, di un quarto della spesa prevista.

Essendo nel frattempo lievitato di L. 3.000 il costo per il monumento, il Cifariello rinuncia ad ogni ulteriore compenso per piacere di realizzare un lavoro per un Comune della sua Provincia e per la fraterna amicizia che lo legava  al Sindaco Eramo.

A marzo del 1900 sono eseguiti i lavori di fondazione dell’opera.

Tra la fine del 1900 e i primi mesi del 1901 sono acquistati dei lastroni in pietra vesuviana per il basamento e per i gradini per il monumento, manufatti che giungono a Gioia tramite ferrovia.

L’opera completa viene inaugurata nel 1901, dopo aver provveduto ad una recinzione metallica della stessa.

Essa nella sua struttura è semplice e simbolica: è composta da un basamento di lastre di  pietra vesuviana, sormontato da  tre Monum. Martirigradini, anch’essi  in  pietra  vesuviana, su  cui  poggia  un  blocco marmoreo  quadrato, simile  ad  un’ara ( altare antico su cui i pagani immolavano agli dei vittime umane o animali, bruciandoli ) i cui lati presentano due iscrizioni ed altrettanti bassorilievi. Sulla facciata rivolta a Nord si può leggere la seguente epigrafe:

AI SUOI MARTIRI
GIUSEPPE DEL RE, BIAGIO DEL RE,
DONATANTONIO LOSITO,
FILIPPO PETRERA,
GIUSEPPE CALABRESE,
NICOLA BASILE LA PATRIA RICONOSCENTE
ANNO MDCCCC

Sulla facciata Sud vi è la seguente iscrizione:

TRA LE FIAMME DEL ROGO
ARSERO I CORPI DEI MARTIRI
NON LE ANIME IMMORTALI
CHE QUELLE FIAMME
TENNERO VIVE PER LO INCENDIO
E LA DISTRUZIONE 
DEL TRONO DEI DESPOTI

PuttinoSulla facciata rivolta ad Est vi è un bassorilievo marmoreo con lo stemma di Gioia, circondato da rami di alloro e di quercia. Sulla facciata rivolta ad Ovest vi è un bassorilievo in bronzo che raffigura i Martiri condannati a morte, mentre bruciano tra le fiamme del rogo.

Al di sopra di questo blocco marmoreo c’è una corta e rastremata colonna marmorea a forma quadrangolare, che sostiene un puttino alato, con i piedi poggiati su una sfera, sulla quale è impresso, in senso trasversale, il motto LIBERTA’.

Tale personaggio sostiene nella mano destra un porta fiaccole e stringe con la sinistra dei ramoscelli di ulivo.    

 

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5 giugno 2007

  • Scuola di Politica

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