“Ogni artista, come ogni persona che ama, è un’immagine di Dio…” – Fra’ Serafino Melchiorre

"Ogni artista, come ogni persona che ama, è un'immagine di Dio…" –  Fra' Serafino Melchiorre Nella prodigiosa e semplice arte di un umile frate, pervasa dalla genialità del "soffio divino", una preghiera, un'ode, un canto senza parole tra linee, cromie e forme concepite nel silenzio, suggerite dal Creato ed al Creatore restituite in dono. Serafino […]

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Fra’ Serafino Melchiorre"Ogni artista, come ogni persona che ama, è un'immagine di Dio…" –  Fra' Serafino Melchiorre

Nella prodigiosa e semplice arte di un umile frate, pervasa dalla genialità del "soffio divino", una preghiera, un'ode, un canto senza parole tra linee, cromie e forme concepite nel silenzio, suggerite dal Creato ed al Creatore restituite in dono.

Serafino Melchiorre, primo di sei figli, nasce a Gioia il 2 settembre del 1932. I suoi primi anni trascorrono nel centro storico, in una piccola, avita casa a rischio di crollo, nei pressi di un antico arco attraversato ogni giorno da Don Vincenzo Angelilli. Di indole mite, eviterebbe volentieri le ore di scuola ma obbedisce alla sua mamma e nel pomeriggio è in "bottega" dal maestro Domenico Procino, ebanista di grande esperienza e generosità, sue le "basi" di San Rocco e Sant'Andrea ed il prezioso "carro funebre" con le 10 statue "cave" in legno, un vero gioiello d'arte costruito tra il '32 ed il '37.

Il piccolo Serafino, portato per il disegno, frequenta il Convitto Manzoni nei pressi della Chiesa Madre, tra i suoi insegnanti Peppino Iacobellis che lo incoraggia e lo aiuta a perfezionare il tratto nel suo "atelier" in Piazza XX Settembre. Tra le sue prime "opere" figurative, peperoni, mele, rose… rigorosamente disegnate su carta "riciclata", precisamente sul retro di ampie e bianche "bollette" esattoriali, in clima di severa austerità. Da uno zio di Grottaglie in dono i suoi primi stivali e un po' di creta, subito trasformata in statuine per presepi o piccoli giocattoli venduti dal fratello Fabio su Corso Garibaldi.

Tra gli "estimatori" della sua arte Eustachio Montenegro, papà dell'indimenticabile Pippuccio, abile commerciante che acquista i manufatti per poi rivenderli nella sua bottega. Ed ancora tratteggiati su "carta stagnola" di sigarette, trovata con mezzi di fortuna in treno o per strada, schizzi e bozzetti. Ha solo 14 anni quando, sollecitato dai suoi maestri, si allontana dalla famiglia, dalla nuova casa nei pressi di San Rocco, per raggiungere Venezia e la sua prestigiosa Accademia delle Belle Arti. Nella valigia di cartone poche cose, nel cuore tanti sogni, tante speranze, tanti timori…

Allievo di Filippo De Pisis, apprende con entusiasmo i rudimenti della "Metafisica" e conquista con la sua semplicità le simpatie del docente. A lui, infatti, riserva il delicato compito di "vendere" due suoi quadri ad un ristoratore veneziano, il signor Diana. In busta chiusa per il grande maestro solo quindicimila lire. Anche per Serafino alcune "commissioni" artistiche (acquerelli) in cambio di un pasto caldo.

Tra i suoi contatti futuri Carlo Carrà, in mostra con De Chirico, Purificato, Guttuso, Emilio Greco, ma in quelle umide e fredde notti dorme nei vagoni di un treno, nessun presagio di gloria ma tanta desolata nostalgia. Poi per due mesi un'insperata ospitalità, un poliziotto di Trani in distacco a Venezia, mosso a compassione dai patimenti del giovane studente, lo accoglie in casa.

La conversione di S. Paolo - 50×60 cm - Proprietà dell’ArtistaTrascorrono così due anni, premi e riconoscimenti solo ad artisti di fama, ben poco per i giovani talenti… il diciannovenne Serafino, nel buio dell'indigenza e dello sconforto scorge un raggio di luce divina e con fede vi si abbandona. Una scelta che gli imporrà dure rinunce. Negli anni di noviziato non potrà dipingere, dovrà abbandonare l'Arte e rinunciare anche ad un dono "blasfemo", un quadro del suo maestro De Pisis. Frate carmelitano scalzo, consacrerà sé stesso a Dio, vivrà di obbedienza ed elemosina.

Nel '55 giunge nella Chiesa di Santa Teresa D'Avila a Roma, la sua "Arte", il suo "Dono" trovano entusiastici consensi. Sboccia in un intreccio di spighe di oro e argento uno splendido ostensorio, un dirompente tripudio di colori si riversa in paesaggi, campagne, tramonti, scorci di Roma velati dal tempo. Un inarrestabile flusso di emozioni e gioia tradotte in precisissimi fotogrammi di realtà, dà vita a ginestre, violette, mimose che impetuose invadono le tele, sprigionando un impossibile soave effluvio. E mentre nuove finestre si aprono sul mondo, confine tra realtà ed infinito, le radici del passato si inerpicano tra umili sedie dal telaio in paglia, ruote di carro e cesti di uva, fichi e cardoncelli… ricordi d'infanzia che si stemperano in note variopinte tra una foto in bianco e nero, spartiti, scrittoi, libri consunti ed un violino.

Tavolozze che divengono quadri occhieggiano accanto ai "ritratti di famiglia", non passa inosservato lo sguardo triste di una mamma sofferente, né quello del francescano autoritratto su fondo rosso, così penetrante, profondo e malinconicamente struggente. Nelle distese di girasoli l'essenza dei  "Colori di Dio", quasi che la scintilla divina, in frammenti di luce dorata, aliti fremiti di vita. La spiritualità più intima trapela nelle tele "Blu", una luce abbagliante ne scompone lo spettro cromatico, restituendo attraverso intense ed inedite tonalità, un'esaltante percezione del "divino". Altra opera eccelsa, "arte e sintesi di spiritualità, con oro sullo sfondo", l'affresco della sacrestia di Santa Teresa, dipinto con terre.

Una versatilità eclettica porta Fra' Serafino a dipingere su ceramica, maiolica e "scolpire" ogni materiale: legno, creta, pietra, bronzo… In fusione a cera persa le dorate, accoglienti braccia di Santa Teresa in trepida attesa nella sua chiesa e di San Francesco nell'aeroporto di Ciampino, si tendono al Cielo, le maternità in segreto raccoglimento, dialogano con i loro figli attraverso l'universale gestualità dell'amore, gli oltre 200 presepi, solo in parte donati da varie latitudini, inneggiano ad una "Natività" vissuta con gioiosa attesa.

La fertile e versatile vocazione artistica di Serafino crea capolavori da collezione, al superiore compete "trattare" le vendite per aiutare le opere della Chiesa. Serafino cesella veri gioielli in mostra ogni Natale nella Chiesa di Santa Teresa: originalissimi presepi in "cofanetti" azzurri dalle profondità inesplorate, con scenografie, ombre e suggestivi giochi di luce di grande effetto, o ricreati in lampioni di ghisa, vecchie sveglie, ferri da stiro "a carbone" ed ancora in ceramica, maiolica, legno, carta, pietra, creta…

Il Portale di San GiustoIn impossibili luoghi, tra grattacieli, piramidi, all'ombra del Colosseo, in borghi antichi, ovunque nasce Gesù, circondato da operosi artigiani, arrotini, falegnami, ingegnosamente vivi… dolcissima la Madonna che culla il suo bimbo! Fra' Serafino crea le sue opere in un "atelier – laboratorio" per lui attrezzato all'interno della chiesa di Santa Teresa, in Corso Italia, prospiciente alle Mura Aureliane. Vi "lavora" due ore la mattina, dopo le lodi, la messa e le meditazioni ed altre tre ore nel corso della giornata. Qui nascono il busto da poco donato a Benedetto XVI, i dipinti, le statue, i presepi ed i ciclopici portali che tanto stupore destano nel mondo. Sono ben 21, di cui una "triade con rosone" in maiolica nella Chiesa del Carmelo a S. Silvestro (Pescara), l'ultimo in bronzo e cristallo del peso di 15 tonnellate e del valore di 120.000 euro, raffigurante la Madonna e Santa Teresina, apre la Chiesa Carmelitana di Bolzano. Tra i primi il portale della Chiesa di San Rocco a Gioia, quello della Cattedrale di Sammichele, di Santa Teresa (5m x 3m) con 24 pannelli di cui 10 dedicati alla vita della Santa ed i restanti da lei interpretati attraverso i sacramenti, ve n'è uno persino ad Haifa in Israele, presso la Basilica di Stella Maris.

"Sculture semplici nell'accezione più nobile… percorse da un movimento incessante, che anima la staticità attraverso la gestualità, il paesaggio fluente, la tensione dei personaggi" senza "preziosismi né sovrastrutture barocche… con figure sbozzate, ruvide, dai volti tormentati, inquieti…". Tra i portali più originali vanno annoverati quelli della cattedrale di San Giusto, a Trieste, offerti dal Rotary Club di Trieste Nord in occasione del suo ventennale, dalla fattura semplice per armonizzare con il rosone gotico e le sei teste "romane" in marmo scolpite in "negativo" a cornice della porta centrale, anch'essa opera di Serafino, priva di figure ma ricca di simbologie, graffi, infinite croci, impronte in cui ognuno può "…scorgervi la propria sofferenza e il desiderio di aggrapparsi alla speranza, alla fede…". Ante con maniglie rivolte insolitamente all'interno perché "è Dio che apre le porte della sua casa… ". Nelle due porte laterali, minimali bassorilievi "in negativo" di San Giusto, raffigurato nella sua foggia trecentesca e della Vergine.

Una produzione davvero prodigiosa! Immagini, figure e colori "interpretano" le pagine di un Vangelo che Fra' Serafino, così umile da aver scelto 54 anni fa di "non dire Messa", diacono dal '99, progetta, dipinge e scolpisce ogni giorno.

Un sentito grazie a Pasquale Giordano e Fabio Melchiorre per la squisita disponibilità ed il profondo affetto verso Serafino.

Dalila Bellacicco

Da: La Piazza  – Gioia del Colle – Gennaio 2007.

L'articolo è stato oggetto di sinceri "apprezzamenti" da parte della dott.ssa Stefania Severi, giornalista e critico d'arte,  presente alla serata organizzata dal Circolo Unione proprio in onore di Fra' Serafino Melchiorre.

Visita il Sito Ufficiale di Fra' Serafino su : http://www.frateserafino.it/home.html
 

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30 settembre 2007

  • Scuola di Politica

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