Obesità  : Un Big Killer troppo misconosciuto

L'obesità è una condizione clinica talmente diffusa da potersi ormai ritenere una vera  e propria epidemia, se si pensa che in Italia un adulto su due e una donna su tre e, dato ancor più temibile, un adolescente su tre  risultano essere in soprappeso. L'obesità apre la strada ad una serie di gravi complicazioni, dal […]

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Famiglia sovrappeso (Fernando Botero)L'obesità è una condizione clinica talmente diffusa da potersi ormai ritenere una vera  e propria epidemia, se si pensa che in Italia un adulto su due e una donna su tre e, dato ancor più temibile, un adolescente su tre  risultano essere in soprappeso.

L'obesità apre la strada ad una serie di gravi complicazioni, dal diabete alle malattie cardiovascolari.

In Italia (dati diffusi dal Ministero della Salute) all'obesità possono essere ricondotti ben 52000 morti ogni anno: quindi appare giustificata la definizione di Big Killer se si pensa che tale dato è secondo solo al fumo.

Ma purtroppo si tratta di una condizione alla quale non sempre viene dato "il giusto peso", alla quale ci si  finisce per rassegnare, considerandola come inevitabile e incorreggibile. Troppo frequentemente l'obeso non viene considerato da noi medici, ci passa sotto gli occhi quasi inosservato (è paradossale !), forse perché riteniamo tempo perso quello impiegato nel counseling (ascolto del paziente e comunicazione) e forse perché riteniamo frustrante qualsivoglia tentativo verso il recupero: le diete non vengono seguite, il consiglio di aumentare l'attività fisica non viene messo in pratica, insomma l'ago della bilancia non scende.

Ma cerchiamo di dare una definizione di tale condizione.

Tradizionalmente l'obesità era definita come un peso corporeo superiore del 30 % a quello ideale o desiderabile secondo le tabelle degli standard altezza-peso. Attualmente si è arrivati a stabilire dei dati oggettivi che consentono di individuare la patologia e mi riferisco al Body mass index (BMI),  o indice di massa corporea, che corrisponde al peso (espresso in Kg) diviso per il quadrato dell'altezza (in metri). In questa maniera noi possiamo distinguere il normopeso, che ha un BMI da 18 a 24,9, dal soprappeso nel quale il BMI va da 25 a 29,9 e dall'obeso nel quale il BMI va oltre il valore di 30. Ovviamente quanto più è alto il valore tanto più grave è l'obesità, per cui per BMI superiori a 35 o a 40 parleremo rispettivamente di obesità moderata e di super-obesità.

Tale sistema consente di individuare il malato verso cui indirizzare gli sforzi. E questo acquista molta importanza se consideriamo che l'immagine corporea è assolutamente soggettiva, per cui ci sono molti, troppi, individui che, pur rientrando nei limiti della patologia, non hanno di sé una tale immagine e quindi non ritengono di essere malati, insomma non ritengono di essere obesi.

L'obesità è una malattia di origine multifattoriale: l'equazione che dipenda solo dal fatto che si consumino meno energie di quante se ne assumono non sempre si dimostra vera. Altri fattori possono concorrere nel suo determinismo:

  1. fattori genetici, coinvolti nel 33% dei casi
  2. determinanti ambientali:
    • stato socio-economico, specie fra le donne, e in maniera inversamente proporzionale, nel senso che quanto più è basso lo stato sociale  tanto più aumenta la frequenza
    • abbondante assunzione di cibo, specie di grassi
    • stile di vita sedentario, prevalente nelle società occidentali
  3. fattori regolatori
    • la gravidanza è una delle principali cause nelle donne
    • aumento delle cellule adipose
    • danni cerebrali, dovuti ad alcuni tipi di tumori o ad alcune infezioni
    • farmaci, per esempio ormoni steroidei e  psicofarmaci
    • fattori endocrini, in un numero però esiguo di casi
    • fattori psicologici

L'estrema varietà dei fattori determinanti contribuisce a rendere l'idea di quanto possa essere difficile l'approccio al problema e quindi la sua conseguente risoluzione. Perché questo possa accadere è indispensabile che debbano verificarsi alcune condizioni :

  1. che il medico possa stratificare la propria popolazione di assistiti in base ai suddetti parametri
  2. che il paziente prenda coscienza del problema e accetti di farsi curare
  3. che esista la disponibilità di strutture specialistiche che possano farsi carico del caso.

Possiamo mettere l'obesità sullo stesso piano del fumo: così come nessun fumatore smetterà mai di fumare se nessuno glielo proporrà o consiglierà, ma non si potrà consigliare di smettere di fumare se non si conosce l'esistenza del problema, altrettanto nessun obeso potrà decidere di dimagrire se nessun medico glielo proporrà.

L'obesità, attraverso complesse alterazioni metaboliche, predispone per l'insorgenza di ipertensione arteriosa e di diabete, e quindi per le naturali complicanze vascolari di queste due patologie, cioè l'infarto del miocardio e l'ictus cerebrale. Alla luce di questo ben si comprende il perché dei 52000 morti l'anno riconducibili a tale disordine.

Ed è anche questo il motivo che ha indotto sia il Ministero della Salute che gli Assessorati Regionali a inserire la lotta all'obesità come uno dei punti prioritari nei Piani Sanitari sia Nazionali che Regionali, prevedendo l'attuazione di una serie di interventi che siano il più possibile trasversali e multisettoriali, con il coinvolgimento di molti altri soggetti istituzionali e della società civile: ministeri, comuni, province, associazioni professionali e di categoria , associazioni dei consumatori, produttori di alimenti, pubblicitari, mass media. Infatti è da ritenersi che i soli interventi mirati a cambiamenti individuali non producano effetti duraturi nel campo della promozione di stili di vita salutari se non sono accompagnati da tutta una serie di modifiche ambientali , strutturali e socio-culturali che consentano il mantenimento dei comportamenti appena acquisiti.

Allora cosa fare ?

In primo piano deve esserci il Medico di Famiglia, che deve saper individuare l'esistenza del problema e sapersi porre in maniera adeguata nei suoi confronti. Tutti i software di gestione della cartella clinica individuale contengono sistemi elettronici di calcolo che consentono di ottenere in maniera istantanea il BMI, a patto che vengano introdotti i dati del peso corporeo e dell'altezza. In questa maniera il Medico può essere in grado di conoscere i dati di patologia e di poter mettere in atto gli adeguati interventi, individuali o di gruppo.

Dott. Tommaso DonvitoIl Medico di Famiglia deve poter essere il naturale interlocutore attraverso il quale il paziente potrà correlarsi con il mondo specialistico.

Ma non sono da sottovalutare i compiti da delegare alle famiglie e alla scuola.

E' valido un vecchio ma saggio assioma: il bambino obeso sarà un adulto obeso e quindi malato. Quindi la lotta va mossa nei confronti degli stili di alimentazione incongrui, sia a casa che a scuola, ma anche e soprattutto nei confronti della sedentarietà, stimolando e promovendo un'adeguata attività fisica.  E per fare questo non è detto che si debba gioco forza indossare una tuta e andare a correre o in palestra: può essere sufficiente imporsi di fare regolarmente una passeggiata a passo svelto (come se si fosse in ritardo ad un appuntamento) della durata di almeno 30-40 minuti per 3-4 volte al settimana. Potrebbe bastare per esempio imporsi di non usare l'ascensore o di usare quanto meno possibile l'auto per spostarsi in paese o in  città.

A volte per risolvere problemi complessi possono bastare semplici rimedi.

Dott. Tommaso Donvito

 

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2 gennaio 2008

  • Scuola di Politica

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