Mons. Sante Milano alla guida della Parrocchia dell’Imacolata di Lourdes

Il 15 settembre 2011, in occasione del 60° anniversario della morte di don Sante Milano, la comunità parrocchiale della chiesa Maria S.S.Immacolata di Lourdes ha voluto ricordare la figura e l'opera del primo parroco e fondatore della chiesa. Don Sante: un uomo intorno al quale aleggia un’aura di santità  nel nome,  nel suo apostolato e nelle  opere […]

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Don Sante MilanoIl 15 settembre 2011, in occasione del 60° anniversario della morte di don Sante Milano, la comunità parrocchiale della chiesa Maria S.S.Immacolata di Lourdes ha voluto ricordare la figura e l'opera del primo parroco e fondatore della chiesa.

Don Sante: un uomo intorno al quale aleggia un’aura di santità  nel nome,  nel suo apostolato e nelle  opere da lui compiute.

Don Sante Milano nasce a Gioia del Colle il 7 luglio 1884 e qui muore il 15 settembre 1951.

La sua vita si snoda, quindi, tra il periodo postunitario e le due guerre mondiali, anni critici per la nostra Italia e per il Sud in particolare.

Dopo aver seguito gli studi in seminario viene ordinato sacerdote nel 1909, all'età di 25 anni.

Il 19 novembre 1919 l’Arcivescovo di Bari, mons. Giulio Vaccaro, tenuto conto che Gioia contava circa 25.000 abitanti e che un nuovo quartiere si stava sviluppando ad est del paese ed era il caso che si dotasse di una chiesa,  provvede ad acquistare circa 2.000 mq di suolo su cui erigere la nuova chiesa.

Il 16 dicembre 1919 lo stesso Arcivescovo eleva a Parrocchia sia la zona orientale  di Gioia che quella occidentale: le attuali Immacolata di Lourdes e Santa Lucia.

Il primo legame di don Sante con la Parrocchia dell’Immacolata risale al 3 febbraio 1920, giorno in cui Mons. Domenico Del Buono, Ausiliare dell’Arcivescovo di Bari, gli conferisce il canonico possesso della Parrocchia. A quel tempo don Sante era rettore della chiesa di Sant’Andrea.

Da rettore di Sant’Andrea, chiesa nella quale l’8 dicembre festeggiava e si festeggia l’Immacolata Concezione, don Sante diventa parroco della chiesa che sarà intitolata alla Madonna Immacolata di Lourdes.

In mancanza di un’apposita struttura da adibire a chiesa don Sante utilizza come chiesa provvisoria un sottano del palazzo Colapinto,  una costruzione sita in via Mazzini, poco distante dalla odierna sede religiosa.

Don Sante si mette all’opera e presenta alla Curia di Bari, per ottenere  la debita approvazione, un progetto riguardante la costruzione della nuova chiesa parrocchiale.

Don Sante MIlanoNel 1921 hanno inizio i lavori per la costruzione della nuova chiesa e iniziano altresì i primi problemi, i primi sacrifici e le prime sofferenze per don Sante.

Infatti due proprietari, Eramo e Continolo, si sentono danneggiati dalla costruzione della nuova chiesa e presentano un reclamo al Sindaco.  

Don Sante, venuto a conoscenza del fatto presenta una istanza al Sindaco.

Il 22 settembre 1921 il Sindaco, vista l’istanza di don Sante, dichiara in Consiglio comunale che il parroco della nuova chiesa di Sant’Andrea, don Sante Milano, aveva iniziato la costruzione di una nuova chiesa all’estremo di Via Mazzini senza dare regolare preavviso al Comune. Informato del fatto, l’Assessore ai lavori  Pubblici, mediante reclamo presentato dal signor Francesco Continolo, ordinò la sospensione dei lavori invitando il parroco a produrre le piante e il progetto della nuova costruzione per sottoporli all’esame della Commissione edilizia, che immediatamente convocò perché esprimesse il suo parere sia sull’ubicazione prescelta sia sulle prescrizioni da osservare in conformità al Regolamento edilizio e al Piano regolatore. In seno alla Commissione si manifestarono due tendenze, notando taluni che nel caso in essere, trattasi di edificio di pubblico interesse avente carattere monumentale, potesse derogarsi dalle comuni prescrizioni riguardanti il prolungamento ed allineamento stradale ed altri, invece, di rispettare incondizionatamente il Piano regolatore, nel senso di impedire che si creassero ostruzioni e deviamenti alle strade, tanto più che  la chiesa, sostenevano, poteva costruirsi senza far subire al progetto gravi aberrazioni, sol che si spostasse la costruzione di qualche metro in avanti e si stralciassero dal progetto stesso la canonica e il ricreatorio che potevano trovar posto alle spalle della chiesa dall’altra parte della strada.

L’Assessore giustifica la sospensione con il danno che si andava a perpetrare: l’ostruzione di due strade provenienti dal Corso principe di Napoli ( Via Caputo e via IV Savonarola ).

Se si considerava di pubblica utilità la chiesa e anche la canonica  allora si sarebbe potuto riprendere i lavori, in caso contrario gli stessi sarebbero rimasti sospesi.

Poiché in Consiglio sorgono queste due contrastanti posizioni, si decide di nominare una Commissione con l’incarico di andare sul luogo per effettuare una verifica,  esaminare le due proposte e relazionare nella successiva riunione consiliare.

E infatti  il 27 settembre 1921 il Consiglio comunale, convocato per deliberare sull’istanza di don Sante in merito all’ubicazione della nuova chiesa, a seguito del lavoro della Commissione, rigetta l’istanza, considerando che solo la chiesa ha il requisito di edificio pubblico, quindi non soggetto a norme comunali, mentre la canonica è da considerarsi un edificio privato.

Il Consiglio, pertanto, invita don Sante a presentare un nuovo progetto.

In realtà la chiesa aveva necessità dell’approvazione comunale poiché la nuova Parrocchia, nata dal ridimensionamento di quella della Chiesa Matrice, non era fornita di rendite e il Parroco non fruiva della congrua, per cui non aveva una autonomia finanziaria ed amministrativa.

Poiché don Sante vuole andare  avanti caparbiamente nel suo progetto e il 14 novembre 1921 viene celebrata la cerimonia  per la posa in opera della prima pietra dell’erigenda chiesa, la questione approda  nuovamente in Consiglio comunale il 5 dicembre 1921, a seguito di una interrogazione.

In essa si dice che si sta continuando a costruire la chiesa in modo da ostruire una pubblica strada. Il parroco, infatti, poiché la nota del Sottoprefetto che ha vistato la precedente delibera consiliare fu redatta in termini equivoci, si era sentito autorizzato a non tener conto alcuno della deliberazione comunale e aveva fatto continuare la costruzione in base al progetto respinto dal Consiglio, in modo da ostruire il prolungamento di via Caputo.

L’Amministrazione, ricevuto il rapporto dai suoi agenti, provvede  con ordinanza del 12 dicembre 1921 a far sospendere i lavori per cui si sarebbe decisa la questione in altra sede ( quella legale ).

Don Sante produce ricorso contro il Comune dinanzi alla G.P.A. ( Giunta Provinciale Amministrativa ) per cui l'Amministrazione comunale decide di resistere. Infatti la Giunta il 18 febbraio 1922 delibera di nominare l'avvocato Siciliani Tommaso per difendere il Comune nel giudizio promosso contro di esso davanti alla G.P.A. dal parroco don Sante.

Non è stata questa l'unica azione legale che don Sante ha dovuto promuovere nei confronti dell'Amministrazione comunale. Infatti quando, dopo la marcia di Roma e l'avvento del fascismo, il 30 ottobre 1922 un gruppo di fascisti occupa e requisisce per propri scopi la sede del circolo religioso di don Sante " Fides et labor ", il Parroco adisce le vie legali per ottenere la restituzione del locale e il risarcimento dei danni subiti.

Il 30 luglio 1922 si apre al culto il locale che nel progetto sarebbe stato utilizzato come sacrestia, quello accanto alla chiesa, la cosiddetta “ Chiesetta “.

Il 23 ottobre 1922 l’Arcivescovo di Bari, Mons. Giulio Vaccaro, invia al Santo Padre una lettera di don Sante e esorta il sacerdote ad andare avanti nel nome del Signore.

Ing. Giuseppe ColaciccoLa Chiesetta è troppo piccola per cui don Sante  nel maggio del 1925 incontra l’ingegnere Giuseppe Colacicco con cui ha i primi scambi di idee per la progettazione di una nuova chiesa. Pur essendo specializzato in idraulica e pur svolgendo il ruolo di direttore del Consorzio di bonifica di Foggia, l’ingegnere accoglie l'invito di don Sante. Prende visione del fatto che il capomastro aveva dato inizio al primitivo progetto con la costruzione della sacrestia, adibita poi a chiesetta, e che don Sante non è soddisfatto dei risultati raggiunti.

La situazione era compromessa perché l’area  disposizione per la chiesa era stretta e si trovava incastrata tra la chiesetta e la casa che successivamente divenne dimora del parroco.

L’ingegnere, con assoluto disinteresse e intelligente e premurosa cura,  presenta dei bozzetti di vari stili e consiglia a don Sante di scegliere quello romanico-pugliese, di cui nel paese non vi era alcun esemplare. Don Sante si dimostra subito entusiasta e, benché disponesse solo di pochi soldi, non si scoraggia di fronte alla realtà delle cifre, che facevano ascendere la spesa, in linea di massima, a un milione e mezzo di lire, valore che riferito all'anno 2009 corrispondeva a  2 miliardi 202 milioni 536.400 lire.

L’Arcivescovo di Bari, Mons. Curi, approva l’iniziativa, pur avanzando delle riserve sulla pratica realizzazione di un’opera di tale entità, per la quale  erano disponibili scarsi mezzi finanziari.

Qualcuno parlò addirittura di un’utopia, a proposito della realizzazione della chiesa.

I lavori di costruzione della chiesa hanno inizio solo nel mese di aprile del 1930 poiché tra il 1929 e il 1930 don Sante, grazie alla generosità dei fedeli, riesce ad estinguere una passività di 33 mila lire, circa 52 milioni di lire, riferiti all'anno 1929.

Secondo il nuovo e realizzato progetto la chiesa ha una lunghezza massima di mt. 44, la larghezza di mt. 16, l’altezza massima della volta nella navata centrale di mt. 18 e una superficie coperta di circa mq. 700.

Il giorno 18 gennaio 1931 la Consulta comunale esprime parere favorevole alla richiesta di don Sante di esenzione dal dazio, cioè dall’imposta di consumo, per i materiali da costruzione per la chiesa, perché essa è un edificio pubblico.

Tale decisione viene confermata dal Consiglio comunale il 5 marzo 1931.

Scultore Vincenzo NardulliIn questa impresa don Sante consuma quasi tutto il suo patrimonio e si affida alla generosità dei fedeli, subendo l’umiliazione e il sarcasmo degli scettici che pronosticavano che la chiesa sarebbe rimasta incompiuta.

I lavori infatti proseguono lentamente a causa di difficoltà finanziarie e per deficiente finanziamento, come risulta dai  registri di amministrazione, nonostante fossero condotti in economia diretta da don Sante, con cottimi affidati al capo mastro Paolo Brescia e allo scalpellino Vincenzo Nardulli.

I lavori possono proseguire non solo grazie  alla richiesta di offerte, da parte di don Sante, che rivolgeva  in paese e recandosi in calesse nelle campagne gioiesi ( nelle quali intraprendeva lunghe peregrinazioni a somiglianza di pellegrino benedicente, per portare dovunque e a chiunque, la parola di fede, di conforto, di esortazione, accettando spontanee, e talvolta umili offerte per la sua erigenda chiesa ), ma anche per la generosa risposta dei concittadini e persino dei Papi: Benedetto XV, Pio XI, Pio XII e degli Arcivescovi di Bari: Mons. Vaccaro, Mons. Curi e Mons. Mimmi.

Alcuni  gioiesi, delusi dal comportamento del clero gioiese e soprattutto dall'incoerenza dell'arciprete, si erano avvicinati alla chiesa cristiana evangelica battista che stava facendo proseliti nella nostra città; il gruppo più facinoroso di questi provò ad impedire la costruzione della nuova chiesa, causando non pochi problemi  a don Sante.   

I lavori di costruzione della chiesa vanno avanti, quindi, con alterne vicende per 15 anni, pietra su pietra, tufo su tufo.

Ogni tufo ed ogni blocco costa sangue e  lacrime; ogni pietra è un cantico di gioia e di dolore; da ognuna di queste scorre ancora una lacrima e spunta un sorriso… tutte queste pietre, che sembrano dare la scalata al cielo sino a congiungersi ed a congiungerci al Sommo Fattore, sono nate da un cuore e da un'anima intemerata e vergine. ( Michele Ferrulli )

Un piccolo grande eroismo lo definì don Vincenzo Angelillo: … un eroismo tutto nascosto ed interiore; eroismo, cioè, di persona che, pur combattendo come il soldato, la sua faticosa giornata; pur evangelizzando le anime come il missionario; pur sollevandosi a Dio come un asceta; pur compiendo di ora in ora il suo sacrificio, ha voluto privarsi di quell'aureola, che circonda la fronte di quegli eroi. L'eroismo di don Sante Milano, velato e chiuso nel segreto di una umiltà profonda, sfugge alle masse che si commuovono più facilmente all'apparato scenico, alla grandiosità esteriore, al prodigio che affascina, al lampo che abbaglia, alla folgore che schianta. Oggi quell'eroismo umile e nascosto balza vivace, fiammante e brilla nella magnificenza del Tempio che Egli offre alla nostra Fede ed alla nostra Città, alla terra ed al Cielo… eroismo che sopravvive alle vicende dei tempi, per rimanere esempio di volontà incoercibile e di sacrificio; eroismo che ci richiama alle tradizioni due volte millenarie di quella Chiesa Cattolica, che si abbellì sempre della grandezza, dello splendore anche umile dei suoi umilissimi  apostoli che, in ogni epoca ingioiellarono la povera vita, come le stelle il firmamento… Alla ascensione graduale di questo sacrificio eroico si dispogliò di ogni comodità umana, quasi d'ogni necessità terrena. La sete per il compimento dell'opera lo divorava, non gli lasciava tempo per sè, affatto. Alla edificazione del Tempio parrocchiale doveva donarsi. E si donò. .. Certo conobbe prove dure e ore tristissime. Ma il sigillo del dolore non fu sempre il sigillo del cielo?

Oltre a subire l’umiliazione e il sarcasmo degli scettici don Sante nel mese di settembre del 1943, a seguito dell’armistizio e della precipitosa fuga dei tedeschi dal Sud al Nord della nostra Italia, subisce anche la violenza fisica da parte della soldatesca tedesca. Sospettato di aver aperto la sua chiesa ad alcuni militari alleati e di aver dato loro rifugio ed ospitalità, a settembre viene incatenato, percosso con il calcio di fucile e con calci ed è condotto in piazza, per mostrare ai gioiesi a quali pericoli sarebbero andati incontro nel caso di collaborazionismo con gli alleati. Per alcuni giorni rimane in mano dei tedeschi, subendo le loro violenze.

Sicuramente sia le preoccupazioni economiche che quelle burocratiche, ma soprattutto le violenze fisiche lasciano un segno incancellabile nel fisico di don Sante.

Il cugino don Sante Milano, detto don Santino,  ad aprile del 1945 afferma: Ed è così che in soli 25 anni – dopo la costituzione della Parrocchia – è sorta la nuova Chiesa, che non ha nulla da invidiare alle migliori più grandi Chiese di Puglia. Non esagero affermando che, in fatto di Chiese costruite con offerte popolari, è un vero primato di rapidità costruttiva!

 Maria SS. Immacolata di LourdesFinalmente il 23 aprile 1946, festa di San Giorgio, martedì di Pasqua, con la presenza dell’Arcivescovo di Bari Mons. Marcello Mimmi, la chiesa viene consacrata, intitolata alla Bianca Regina dei Pirenei Maria SS. Immacolata di Lourdes, ed è aperta ufficialmente al culto.

L’epigrafe presente sulla facciata interna della chiesa  ricorda tale avvenimento.

Erano trascorsi 15 anni dall’avvio dei lavori e 26 dalla decisione di don Sante di costruire la nuova chiesa.

Quanto è stato realizzato nei 15 anni di lavoro è enorme, e rappresenta un vero record, se si tiene conto che tutto è stato fatto con elemosine e il periodo comprende i terribili anni della guerra. La tenacia, la fede, e soprattutto il coraggio che don Sante ha esplicato in questa sua opera, hanno compiuto il miracolo; ed è bene che venga chiaramente detto, per chi non lo sa, o non vuol saperlo, che è esclusivo merito suo se il Paese si è arricchito di questa nuova chiesa.   Resta ancor molto da fare affinché la chiesa possa dirsi veramente completa e che non è meno ponderoso specie con i tempi che corrono. Don Sante non è uomo da spaventarsi ed il già fatto gli sarà da incoraggiante ed augurale viatico per l’avvenire.

Queste alcune delle parole pronunciate dall’ing. Colacicco il giorno della solenne consacrazione della chiesa.

E il Sindaco di Gioia, Bruno, in quella stessa occasione ebbe a dire: Don Sante nella sua modestia senza pari ha rivelato grandezza di virtù di fede e di sacerdote. Raccogliendo il voto dell’Eccellentissimo Presule dell’Archidiocesi e della cittadinanza che il nuovo quartiere orientale della Città in via di sviluppo fosse dotato della sua Chiesa, accolse con semplicità e sorridente tale voto e si prodigò a portarlo a realtà. Dopo 15 anni di paziente appello al concorso dei fedeli e più con personali sacrifici che impegnarono tutto il suo patrimonio, don Sante Milano superando e vincendo ostacoli imprevisti ed imprevedibili a causa della guerra e dei derivati sbalzi economici e finanziari, a differenza degli enti pubblici  che fermarono ogni lavoro, mettendo pietra su pietra, compì e portò a termine la sua Chiesa che si ammira come Tempio e come opera d’arte, degna della Gran Madre di Dio cui andrà consacrata e testimonierà nei secoli della fede del nostro popolo e della virtù invitta di questo nostro sacerdote. Al forgiatore di sì insigne costruzione, destinata a ravvivare la fede e nella fede la fraternità umana e la purezza dei costumi, sia espressa la gratitudine cittadina ed eternato il suo nome incidendo sul portale del nuovo tempio Sante Milano Parroco erexit.

Anche il Papa invia un messaggio augurale dalla Città del Vaticano, il giorno di Pasqua del 1946: S.S. Pio XII loda e plaude al monumentale Tempio, compiuto dal Parroco don Sante Milano; dalla Vergine di Lourdes implora copiose benedizioni per Lui, Benefattori e Città.

Per l’occasione don Sante è nominato Monsignore e Cameriere segreto di S.S., mentre per i meriti conseguiti per un periodo di trent’anni nella costruzione della chiesa parrocchiale l’ingegnere Colacicco sarà nominato dal Santo Padre Cavaliere dell’Ordine Equestre di san Silvestro.

Don Sante nel ringraziare tutti per la fiducia  e per aver condotto a termine l’ardua impresa  ebbe a dire: Poco ho dato del mio, nulla ho preso per me, molto è vostro e tutto sia per la maggior gloria di Dio e per il bene delle anime. Non lascio triste eredità di debiti ai miei successori; ma rivolgo loro in anticipo un misericordioso invito di essere memori dei miei sacrifici e generosi di spirituali benefici. A tal fine, faccio propria la estinzione di una passività di circa due milioni di lire eccedente sull’entrata pro erigenda chiesa ( 114 milioni e 500 mila lire, valore riferito all'anno 2009 ) e raccomando ai benvolenti la continuità della cooperazione nel proseguire il completamento delle rimanenti opere di rifinitura, secondo le indicazioni e le norme dell’ing. Colacicco.

Sembra un testamento, quasi che don Sante sia conscio che il suo percorso terreno sta per concludersi.

Don Sante ha dato l'avvio anche alla costruzione del campanile, ma  non riusce a completare il campanile e alcuni arredi della chiesa, la canonica e il ricreatorio, come lui auspicava e come gli augura l'ing. Colacicco il giorno della consacrazione: Non resta che formulare l'augurio che don Sante possa, con rapidità pari a quella con cui è giunto alla consacrazione, portare a fine i restanti lavori, in maniera che la Chiesa dell'Immacolata di Lourdes rimanga legata al Suo nome di integrale realizzatore.

donsantemilano004Dopo 43  anni di sacerdozio, 31 dei quali trascorsi come parroco della Chiesetta, don Sante il 15 settembre del 1951, cinque anni dopo la consacrazione della chiesa, all’età di 67 anni, torna alla casa del Padre.

 La sua salma viene accompagnata al Cimitero da una folla di fedeli e conoscenti che piangono la sua prematura scomparsa.

Una grande sciagura, certamente anticipata dai sacrifici sovraumani a cui l’organismo di don Sante non aveva potuto reggere:  queste le parole proferite dall’ing. Colacicco in occasione della morte di don Sante.

Il nuovo parroco, don Giovanni Ingravallo, non solo raccoglie l'eredità di don Sante, portando a termine i lavori rimasti incompiuti, ma ritiene che sia doveroso far costruire dallo stesso scalpellino che aveva prestato la sua opera per abbellire la chiesa,  Vincenzo Nardulli, un sarcofago in cui deporre la salma di don Sante. Il sarcofago è l’ultima fatica dello scalpellino Nardulli, che,  dopo aver ultimato l’opera, il giorno 1 marzo 1953 passa a miglior vita.

Per realizzare quell'obiettivo don Giovanni a giugno del 1952 inoltra la pratica per la traslazione della  salma di don Sante dal Cimitero alla chiesa dell’Immacolata. Il 3 giugno 1953 l’Alto Commissariato per l’Igiene e la Sanità Pubblica autorizza la tumulazione privilegiata della salma di don Sante nella chiesa dell’Immacolata. Il 10 ottobre 1953 la Sacra Congregazione del Concilio concede l’autorizzazione religiosa in riconoscimento degli eccezionali meriti del venerato Parroco.

La data della traslazione è fissata per il 1 novembre 1953, festa onomastica di don Sante mentre era in vita. Il pomeriggio di tale data la salma, accompagnata dall’Arcivescovo di Bari, S.E. Mons. Enrico Nicodemo, dal clero, dalle autorità e da una folla di fedeli viene traslata dal Cimitero per essere portata nella chiesa dell’Immacolata, dove è meta di un continuo e commosso pellegrinaggio fino al giorno successivo. 

Deposizione nel sarcofago della bara di Don Sante MilanoIl 2 novembre la bara viene deposta nel sarcofago, sul quale è stato scolpito il seguente distico del prof. Francesco Cortese: Hic qui te voluit templum sacrare Mariae illius cinerem protegat umbra tua  Qui giace, o tempio, colui che ti volle consacrare a Maria. La tua ombra protegga la sua cenere.

Don Giovanni Ingravallo in quella circostanza dice: Mons. Milano seminò nel pianto e raccolse nell’esultanza. D’ora in poi chi entrerà in questo Tempio, dopo aver adorato il Re dei re, sosterà davanti ala tomba del Fondatore ed eleverà per lui una prece al Signore. E Mons. Milano dal silenzio della sua tomba saprà a tutti ispirare la pratica di quelle virtù cristiane che egli esercitò con esemplare edificazione. Ai piccoli  ispirerà l’innocenza, ai giovani la fortezza e il segreto della vittoria nelle santa battaglie  dello spirito, ai genitori il conforto e il sollievo nelle difficili prove quotidiane, ai vecchi rasserenerà il tramonto degli anni terreni con la speranza di una beata eternità. Ma più degli altri si fermeranno davanti al sarcofago di Mons. Milano i suoi successori e tutti i sacerdoti. Dai suoi luminosi esempi essi attingeranno l’ideale di una vita santa e irreprensibile, tutta consumata in un ardente e fecondo apostolato per la dilatazione del regno di Dio. Come la tua anima dal Cielo, così il tuo corpo in questa Chiesa sia sempre  l’angelo tutelare di ogni anima di questa Parrocchia che amasti fino alla completa immolazione.

La sua fedeltà continua verso la sua missione sacerdotale e il suo anelito verso il completamento della chiesa terrena, per la quale aveva  speso con tenacia  tutte le sue forze, affiorano anche nel suo testamento; in esso don Sante tra le altre cose afferma: Umile, ma convinto Sacerdote della Chiesa Cattolica di Cristo, mi professo profondamente ortodosso al Suo dogma e alle sue tradizioni secolari e se nel corso della mia Vita Sacerdotale, avessi potuto, per umana fragilità mancare al mio dovere, ne domando perdono prima a Dio, poi agli uomini ed in particolare ai miei parrocchiani, presso i quali ho dal 3 febbraio 1920, esplicate le mie energie nella missione parrocchiale. Ai miei parenti carissimi chiedo venia se delle mie provvidenze lascio parte in favore di quell'idea e missione alla quale ho servito tutta la mia vita: così sarò stato Sacerdote non solo in vita, ma anche in morte. 

 L’Amministrazione comunale di Gioia, per eternare il ricordo di un suo figlio amatissimo, lasciandone memoria presso le generazioni future e per esprimere un doveroso ringraziamento a don Sante per l’opera culturale, sociale, umana e religiosa da lui svolta in favore della cittadina gioiese gli ha intitolato una strada cittadina, che è ubicata nei pressi della chiesa dell’Immacolata, sulla cui comunità  il suo spirito sembra vegliare perennemente.

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1 Comment (Open | Close)

1 Comment To "Mons. Sante Milano alla guida della Parrocchia dell’Immacolata di Lourdes"

#1 Comment By Francesco De Carlo On mercoledì, 21 settembre 2011 @ 17:48

L’articolo del Prof. Giannini su Don Sante Milano è stato aggiornato con l’aggiunta di diverse foto d’epoca !

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19 settembre 2011

  • Scuola di Politica

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