L’incendio alla Distilleria Cassano

Sorta più di 100 anni or sono sulla spinta dei cambiamenti economici che interessarono allora la Terra di Bari, per la distilleria Cassano di contrada “Cozzarole” (sulla via per Santeramo, praticamente di fronte al casello autostradale), il 2009 sembra essere l’anno della rinascita dopo decenni di abbandono. Lo scorso 10 gennaio, difatti, ha ospitato oltre 200 persone in occasione […]

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ditilleriaSorta più di 100 anni or sono sulla spinta dei cambiamenti economici che interessarono allora la Terra di Bari, per la distilleria Cassano di contrada “Cozzarole” (sulla via per Santeramo, praticamente di fronte al casello autostradale), il 2009 sembra essere l’anno della rinascita dopo decenni di abbandono. Lo scorso 10 gennaio, difatti, ha ospitato oltre 200 persone in occasione della festa del dipendente comunale: a dispetto di un numero così alto di invitati, lo spazio certo non è mancato, poiché i circa 3 mila metri quadrati che ne costituiscono la superficie coperta, hanno consentito a tutti di muoversi in grande libertà. Nel mese di marzo, invece, si è tenuto colà un convegno sul vino “Primativo” al quale hanno partecipato produttori o semplici appassionati di Gioia e di altri comuni della Puglia. Ancora, durante la settimana della cultura, ad aprile, è stato uno dei luoghi che i cittadini hanno potuto visitare gratuitamente per riscoprire la storia del territorio. Infine, in questa estate che ne segna per così dire la definitiva elezione a sito di interesse culturale, l’ex distilleria farà da contenitore a manifestazioni di vario tipo: si è cominciato lo scorso 5 luglio con il raduno delle Ferrari d’epoca (appuntamento rovinato dalla pioggia però); quindi si continuerà con la maratona della musica-Disk jokey Festival 2009, il 3 agosto, col concerto di Ambrogio Sparagna e la sua Band l’11 dello stesso mese e con una serie di altre visite guidate in data ancora da definire, alle quali lo scrivente prenderà parte in qualità di guida didattica.

Eppure, per una curiosa coincidenza, è stato proprio in questa stagione, esattamente un secolo fa, che l’edificio ha vissuto uno dei momenti peggiori della sua travagliata storia, non meno grave di quello attraversato alla fine degli anni ’80, allorché fu sul punto di essere inghiottito dalle avide fauci della speculazione edilizia. Innanzitutto va precisato che la struttura, come appare adesso, è il risultato di una serie di lavori di ampliamento che si sono susseguiti nel corso del tempo.

La costruzione originale, una masseria padronale di proprietà della famiglia Cassano, risale probabilmente agli inizi dell’800, cioè al periodo in cui si registrò una consistente ridistribuzione della terra nelle campagne pugliesi, della quale beneficiò una solerte borghesia agraria in ascesa Questa vecchia costruzione rappresenta oggi la parte più alta di tutto il complesso: dalla sua ampia terrazza è possibile vedere le zone adiacenti ed anche buona parte dell’abitato di Gioia.

CassanoAd essa si aggiunse, intorno al 1890, un primo lungo corridoio in cui Paolo Cassano, fino a quel momento facoltoso viticoltore, installò un macchinario per la distillazione, acquistato dall’azienda dei conti D’Ayala-Valva di Taranto. Subito il cognac ivi prodotto, riscosse due importanti riconoscimenti, alle esposizioni di Chicago nel 1892 e di Milano nel 1893. Ma queste affermazione erano solo le prime di una lunga serie: nel decennio seguente sarebbero arrivati, infatti, anche i premi alle esposizioni internazionali di Liegi, Parigi, Londra, Lipsia, Roma, Napoli e Torino. Parallelamente crebbe lo spazio da destinare alle attività produttive: la distilleria fu completata con altri locali, venne edificato il bel porticato sulla cui sommità spicca oggi il nome dell’imprenditore, fu inoltre inglobata in pieno nell’opificio un’antica neviera posta sulla parte posteriore.

Inoltre l’imprenditore rilevò la proprietà di un ex molino posto nelle vicinanze – oggi sede distaccata dell’università LUM – , di un altro grande complesso che riservò a deposito (e sul quale troneggia ancora la scritta “Fides Cognac Italiano”, ben visibile da via Lagomagno, andando verso il cimitero) e fece costruire in zona le abitazioni per gli operai. Dopo una inarrestabile crescita durata oltre un quindicennio, tutto era pronto per la trasformazione dell’impresa individuale del Cassano in società per azioni, dotata di un capitale di oltre 2 milioni di lire e amministrata, oltre che dall’industriale gioiese, dai componenti di spicco dell’imprenditoria barese di inizio secolo.

Significativo in proposito è il giudizio che ne dà lo studioso barese Saverio La Sorsa, secondo il quale tra le industrie regionali dei liquori, “la più considerevole è quella del Cassano, che si è data particolarmente alla produzione del cognac (Brandy) e del vermut ” (cit. LA VITA DI BARI DURANTE IL SECOLO XIX, II vol., Favia, Bari, 1915, pag. 427).

La distilleria di contrada Cozzarole – come pure l’altra – si riempi di macchinari nuovi ed efficienti, i depositi arrivarono a custodire fino a 10 mila litri di liquore, gli addetti raggiunsero le diverse decine di unità. Ma proprio nel 1909, l’anno in cui la Società Anonima Vinicola Italiana (indicata spesso con l’acronimo SAVI) divenne operativa, un funesto evento ne mise a repentaglio il successo.

Verso la fine di agosto, infatti, un ispettore del Ministero delle Finanze visitò i complessi industriali di Gioia. L’operazione certo rientrava nella norma ed era tanto più normale se si considera il notevole volume d’affari prima descritto, tuttavia un incidente tanto funesto quanto imprevisto scatenò il panico in tutto l’opificio: le scarne testimonianze reperite non permettono di ricostruire l’esatto andamento dei fatti, ma è probabile che l’ispettore, nel controllare gli alambicchi di un macchinario, fece accidentalmente fuoriuscire una imprecisata quantità di alcol puro che, entrando in contatto con una fiammella – forse un sigaro – provocò un pauroso incendio, per il cui spegnimento si rivelò decisiva la grande disponibilità d’acqua del sottosuolo della zona.

Non si hanno notizie di morti, anche se di certo un buon numero di persone, compreso lo stesso ispettore rimasero intossicati in quell’ambiente saturo di alcol e di vapore (cfr. IL CORRIERE DELLE PUGLIE di giovedì 26 agosto 1909, N. Ponte, LA VICENDA DELL’IMPRENDITORE PAOLO CASSANO, tesi di laurea discussa all’università di Bari nell’anno accademico 1988-89 e D. Paradiso, MATERIALI PER UNA STORIA DELL’INDUSTRIA AGROALIMENTARE GIOIESE, tesi di laurea discussa all’università di Bari nell’anno accademico 2001-02).

Notizie più precise si hanno per i danni, che ammontarono a diverse decine di migliaia di lire, anche se la stabilità finanziaria dell’impresa permise la ricostruzione della distilleria, come diceva nel dicembre di quell’anno lo stesso Cassano al consiglio d’amministrazione, con “apparecchi perfettissimi di una potenzialità doppia di quelli che esistevano” (cit. in Archivio di Stato di Bari, Camera di Commercio, I deposito, Busta 319, gestione 1909). Quello non fu l’unico incendio che interessò la distilleria, giacché altri ne sarebbero scoppiati nei decenni successivi, ma suscitò forse maggiori apprensioni, perché minacciò una iniziativa economica florida anche se purtroppo alquanto effimera: solo pochi anni dopo si sarebbero rivelati ben più gravi gli improvvidi mutamenti dell’imposizione fiscale a carico dei distillatori. Tra le tante domande sollevate da questo fatto di cronaca, almeno un paio andrebbero soddisfatte: chi era questo maldestro ispettore?

E quali provvedimenti furono presi, eventualmente, a suo carico? 

Domenico Paradiso, La Piazza, luglio 2009

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14 agosto 2016

  • Scuola di Politica

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