Lettera di Padre Pio De Mattia per il Natale 2007

Bukavu, 08.12.2007 Ciao, a te e ai tuoi cari invio cordiali AUGURI di NATALE e ANNO NUOVO 2008 da parte mia, dei ragazzi bakhita e anche degli altri gruppi di ragazzi di strada che sto seguendo da quasi un anno. Il Natale è la festa dell'accoglienza e della condivisione. Il modo più sicuro di accogliere […]

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Padre Pio De Mattia nella sua missione di BakavuBukavu, 08.12.2007

Ciao,

a te e ai tuoi cari invio cordiali AUGURI di NATALE e ANNO NUOVO 2008 da parte mia, dei ragazzi bakhita e anche degli altri gruppi di ragazzi di strada che sto seguendo da quasi un anno. Il Natale è la festa dell'accoglienza e della condivisione. Il modo più sicuro di accogliere nel nostro cuore il Signore è quello di accoglierlo nei tanti poveri, vicini e lontani, nei quali Egli si nasconde. "Chi accoglie uno di questi piccoli, accoglie me", Egli ci ricorda in Lc 9,48. Grazie di cuore per quanto stai già facendo in questo senso per i miei ragazzi.

Come già sai, per i ragazzi di strada di Bukavu, oltre alla Casa di Accoglienza, ho già costruito una scuola materna e una scuola elementare. Purtroppo, problemi burocratici e di corruzione da parte di alcune autorità cittadine [nei giorni scorsi è stato sospeso dalle sue funzioni anche il Governatore provinciale] stanno mettendo in crisi il settore edilizio

della città e bloccano per me la costruzione della Scuola Superiore, il cui terreno ho comprato già da un anno. Poiché in questo periodo di complessa transizione politica i rapporti con le autorità congolesi sono molto delicati, specie da parte di stranieri come nel mio caso, i miei Superiori hanno prudentemente messo nelle mani delle autorità diocesane il Progetto Bakhita con tutte le pratiche relative alla scuola per l'ottenimento dell'autorizzazione di costruzione. Libero da questi assillanti impegni materiali e burocratici, ho allargato la mia cura pastorale a tanti altri ragazzi di strada o in situazione difficile, che a migliaia affollano le strade di Bukavu; e ciò in collaborazione con una comunità di suore missionarie italiane. Come già dicevo nella mia lettera di Pasqua, sono così passato da alcune decine di ragazzi bakhita, nel quartiere di Nyawera, a molte centinaia di altri ragazzi che vivono nella miseria e in enormi tragedie esistenziali nei quartieri di Nguba e di Kadutu. In attesa di riprendere il finanziamento dei lavori della scuola, le offerte vanno al mantenimento di questa folla di poveri ragazzi, che guardano a me, e anche a te, nella speranza di un futuro migliore. Non deludiamoli".

Padre Pio De Mattia

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Il territorio del Nord-KivuEd ora qualche notizia del nostro Kivu. In ottobre, le forze armate congolesi spiegavano più di 20.000 uomini nel Nord-Kivu, con La ferma intenzione di finirla con i 5.000 militari del generale ribelle il tutsi Laurent Nkunda (ricercato a livello internazionale per crimini contro l'umanità commessi nell'occupazione e nel saccheggio di Bukavu a fine maggio 2004, quando anch'io corsi il rischio di perdere la vita in un bombardamento). Purtroppo, dietro forti pressioni internazionali, il presidente Joseph Kabila ha dovuto procrastinare l'offensiva, accettare un inviato degli USA e in seguito modificare le sue priorità politiche e militari. Ne seguì un incontro a Nairobi, conclusosi con un accordo firmato il 10 novembre col Ruanda sotto la garanzia degli USA e di alcuni paesi europei; tale accordo prevede entro il 1° dicembre il disarmo pacifico e il rimpatrio dei combattenti hutu del FDLR (i rifugiati ruandesi in Congo, proprio nella nostra zona, fin dal 1994). Tutti noi, che conosciamo bene questi luoghi impervi e i metodi dilatori della politica congolese a loro riguardo, siamo scettici sull'attuazione effettiva di questi accordi; anzi siamo convinti che ne seguirà un altro lungo periodo di violenze e di stragi. Da parte sua, il Ruanda si è impegnato a non rifornire più Nkunda con uomini e armi; ma anche questa promessa non ci convince molto, considerati gli immensi interessi del Ruanda in Congo. A comprova c'è il fatto che, proprio il 10 novembre, Nkunda mostrava il suo disprezzo per quell'accordo sferrando attacchi militari contro alcune postazioni dell'esercito governativo. Da quel giorno fino ad oggi in tutta la regione c'è stato un crescendo di bombardamenti, di attacchi e di ritirate da ambo le parti; in pratica, anziché finire, la guerra si sta allargando a macchia d'olio. E tutto ciò sulla pelle della povera gente.

Infatti, è da anni che la gente del nostro Kivu è presa tra tre fuochi: i militari di Nkunda; i vari gruppi armati di ribelli congolesi e di rifugiati hutu; gli stessi militari governativi. Una parola di chiarificazione su ogni gruppo, per avere un'idea della tragedia di questa gente.

Partiamo da Nkunda. E' dal 2004, dopo la ritirata da Bukavu, che Nkunda spadroneggia brutalmente su alcune zone del Nord Kivu, da lui trasformate in regno personale, un vero stato nello Stato. Fin dallo scorso agosto egli ha lanciato azioni militari, in modo sempre più intenso, contro le postazioni dei governativi, e non fa che arruolare di forza tanti ragazzi dei villaggi. Questi scontri hanno provocato finora l'esodo di oltre 800.000 civili. Questi sfollati sono stati raggruppati in diversi campi profughi, installati un po' dappertutto dalla comunità internazionale; ma, nonostante ciò, questi campi vengono frequentemente attaccati e saccheggiati dai belligeranti, sia per terrorizzare sia per approfittare degli aiuti umanitari.

Inoltre, sono in azione tanti gruppi armati: gruppi di ribelli congolesi (tra cui i più numerosi sono i Mai-Mai) e gruppi di profughi ruandesi (i miliziani hutu, i Rasta, il FDLR, ecc., tra i quali  alcuni fanno il doppio gioco, in quanto sono la longa manus del Rwanda in Congo). Da anni questi si nascondono nelle foreste del Nord e del Sud Kivu e si danno a continue atrocità sulla gente dei villaggi (anche nei dintorni di Bukavu, la città dove attualmente risiedo). Ogni volta saccheggi, violenze, ferimenti, mutilazioni, massacri, e stupri a non finire (come preciserò subito dopo), cui si aggiunge il rapimento di tante ragazze per servire da schiave di sesso e di lavoro nei covi di questi criminali.

I militari governativi, poi, non sono da meno. Anziché difendere la popolazione, essi la sottopongono spesso ad ogni forma di soprusi e di violenze. Approfittando del diffuso clima di anarchia e di impunità, essi commettono facilmente gli stessi crimini degli altri gruppi armati.

Come ho riferito più volte nelle mie lettere, questa decina d'anni di guerre e di guerriglie ha fatto quasi 5 milioni di vittime innocenti. Ma c'è una tragedia nella tragedia, ossia lo stupro di cui solo ora si stanno precisando le misure raccapriccianti, grazie alle indagini effettuate nel nostro Kivu dalla Croce Rossa Internazionale e da alcune Organizzazioni mediche. I risultati sono stati recepiti anche dall'ONU che nei giorni scorsi si è espresso in termini di dura condanna di questa sistematica violenza sessuale, praticata da tutti i gruppi armati nominati prima e il cui volume sta crescendo in modo esponenziale. Tali Organismi non esitano a definire lo stupro una vera "arma di guerra", che serve a terrorizzare la gente e a massacrarla non meno del kalashnikov. Infatti esso rovina non solo l'integrità fisica e psichica delle vittime ma distrugge anche la loro vita familiare e la stessa convivenza sociale nei villaggi, anche a causa dell'AIDS che esso inocula e diffonde, in questo  ambiente carente di strutture e terapie utili ad arginare questa malattia.  Recenti statistiche, relative ad alcuni ospedali di Goma e di Bukavu, indicano che si è passati da una decina di stupri al mese (com'era nel passato) ad una decina di stupri al giorno; il solo ospedale di Panzi, alla periferia di Bukavu, ne dichiara quasi 4.000 all'anno. A livello provinciale poi i dati entrano in fibrillazione; se nel 2006, nella sola nostra provincia del Sud Kivu, sono state registrate oltre 17.000 violenze sessuali, queste sono più che raddoppiate nell'attuale 2007. Le indagini precisano che queste cifre, già raccapriccianti, non sono che la punta dell'iceberg, in quanto la maggior parte delle persone stuprate (donne, e talvolta anche uomini) per varie ragioni non si presenta ai centri di soccorso: o per la vergogna di dichiarare pubblicamente la propria sventura, o per lo sfacelo fisico in cui versano (spesso si tratta di stupri di gruppo) o per il timore di incappare in altri pericoli durante lunghi e faticosi viaggi a piedi per venire in città.

Nonostante le elezioni presidenziali dell'anno scorso, in cui si sprecarono le promesse di pace e di progresso per tutti, specie nel nostro Kivu, le nostre popolazioni continuano ad essere vittime della guerra spietata che i Ruandesi (Hutu e Tutsi) stanno facendosi da 13 anni sul territorio congolese. Oltre a causare un vero sterminio della popolazione congolese e a creare un ambiente di disordine e di anarchia in cui prosperano i malviventi e i criminali, questa guerra sta distruggendo l'ecosistema (deforestazione, abbattimento di elefanti, gorilla, ippopotami, rinoceronti, ecc.), e incentiva il saccheggio delle ricchezze minerarie (oro, diamanti, coltan, cassiterite, ecc.), che in grande quantità vanno a finire proprio nei paesi vicini, che in tal modo si rifanno ampiamente delle spese della guerra che esportano in Congo.

C'è proprio bisogno di pace per ritornare ad essere umani. Poiché da soli non ne siamo capaci, Dio si incarna nella nostra umanità deformata e piena di nefandezze per darci una mano di aiuto. Ci chiede di fargli un po' di spazio nel nostro cuore sclerotizzato, che Egli vuole guarire, trasformandolo da cuore di pietra in cuore di carne. Non ci chiede grandi imprese ma un piccolo sforzo quotidiano, un piccolo allenamento del nostro cuore: ossia, lo sforzo di un gesto di bontà verso il prossimo in generale, in modo particolare verso i bisognosi vicini e lontani (tra cui anche i ragazzi bakhita e gli altri di strada che sto seguendo) nei quali, come ho già ricordato, Egli si nasconde per stimolarci alla sua ricerca e alla creatività del bene. 

Che questo Natale, grazie ad una sincera accoglienza del Redentore, rappresenti un salto qualitativo nel tuo cuore e nella tua vita, per costruire quella civiltà dell'amore di cui tutti abbiamo bisogno per tornare ad essere umani e per vivere tutti serenamente e fraternamente su questa terra.

Padre Pio De Mattia

Leggi anche la precedente lettera di Padre Pio : Padre Pio De Mattia – Dispaccio di una guerra dimenticata !

 

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19 dicembre 2007

  • Scuola di Politica

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