Lettera a San Filippo Neri

Carissimo, ti scrivo  alcune domande alle quali non trovo risposte. L'occasione mi viene offerta dalla festa patronale della mia città della quale sei Patrono. L'episodio se vuoi è specioso, irrilevante secondo me, ma avverto il bisogno di dirtelo, visto che dalle mie parti l'essere ascoltati è diventato terribilmente difficile. Il  "Comitato della Festa" che è […]

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San Filippo NeriCarissimo,
ti scrivo  alcune domande alle quali non trovo risposte. L'occasione mi viene offerta dalla festa patronale della mia città della quale sei Patrono. L'episodio se vuoi è specioso, irrilevante secondo me, ma avverto il bisogno di dirtelo, visto che dalle mie parti l'essere ascoltati è diventato terribilmente difficile.
Il  "Comitato della Festa" che è composto da 34 cittadini , lo presiede un parroco e vi figura anche una donna, ha realizzato un programma diviso in due parti: quello religioso e quello civile. Nel primo è prevista la predica tradizionale della novena e le processioni che servono per far sfilare in pompa magna tutti i poteri con i propri  segni. In quello civile oltre alle gare sportive è stato inserito un corteo storico denominato :" Gli Svevi in terra di Gioia, con l'intento di recuperare visivamente memoria e rappresentazione dell'ormai millenaria storia e vita della comunità gioiese".
Una sorta di sceneggiata che serve soltanto a fare più spettacolo, visto che viviamo da tempo in una società dello spettacolo, dove mostrarsi conta di più che essere.

Qualcuno ha sostenuto la tesi che la sfilata storica di "lor signori" ha un fondamento sociale  i quali giungevano nel Paese per la festa per fare elemosina ai poveri. Sono convinto che ti viene molto da ridere. Non voglio innescare una disputa inutile e dannosa  per la scelta compiuta, ma voglio richiamare la tua attenzione sul fatto che il Comitato armato di pie intenzioni ha messo ancora una volta la sordina sulla tua opera "omnia", cioè l'Oratorio l'opera da te realizzata nella Roma del potere papale del ‘600, salvo un piccolo spazio ai ragazzi del piccolo Oratorio dell'ANSPI che ha fatto una bella animazione all'inizio dei festeggiamenti. Sull'Oratorio lo scorso anno ascoltammo una importante relazione dal punto di vista storico che permetteva di entrare nel merito di un opera per la quale non bastano le luminarie, i fuochi d'artificio e le processioni delle tue immagini. Fummo spinti da quello studio ad entrare in un rapporto con una realtà nata nella Roma del rinascimento e della controriforma post-tridentina, per verificarne la sua realizzazione nella nostra città.
Dopo quella conoscenza è arrivata in libreria l'opera di "Rita Delcroix, Filippo Neri il santo dell'allegria,1994, Newton Compton", un testo che potrebbe aiutarci a conoscerti meglio. E' stato per me importante capire la tua scelta di lasciare la Firenze repubblicana per andare a vivere in una Roma prostrata dal sacco e dai vizi. Tu proponesti una vita gioiosa anche in situazioni disperate. Nella nostra città  la tua presenza è quella di un "illustre santo sconosciuto". Ricordo che il defunto arciprete Di Maggio spesso era da solo a pregarti ed ad accendere lui i ceri al tuo altare che lui aveva ricostruito in piena solitudine, visto l'inesistenza del rapporto tuo con il popolo. Io ho cercato di capire le ragioni di questa indifferenza. Ho svolto delle indagini e ho scoperto che tu hai preso il posto dell'antica Patrona S. Sofia, che ci legava all'Oriente, ricordo che la sua festa veniva ancora celebrata sino a 30 anni fa. Se non sbaglio nell'immagine che ti rappresenta figura S. Sofia con le sue figlie. Alcuni prelati del secolo scorso  diffusero la voce che  avresti salvato la città dalla distruzione del terremoto ma ti furono concorrenti: S. Rocco e S. Antonio da Padova e la tua protezione venne vanificata. Dalla lettura della tua storia ho imparato che i tuoi prediletti erano i disgraziati della  Roma papale, la tua gioia trascendeva  le tristezze della corte pontificia. Certo non farebbe male una tua visita nella Roma odierna,  sai al potere sia esso religioso o civile, riesce difficile sorridere. Essi ridono degli altri ma non di se stessi. Eppure ti garantisco che noi dobbiamo pregarti perché nella nostra città ritorni il sorriso,  la gioia , la satira, non perché siamo diventati più seri ma perchè siamo diventati più tristi. Credo che ti farebbe piacere se la città ripristinasse il culto di S. Sofia per far pace con la Chiesa d'Oriente  e  per ascoltare le altre fedi. Il Comitato dopo averti studiato e conosciuto meglio dovrebbe aiutare questo ritorno. Io credo che il tuo Oratorio dovrebbe aprire le porte all'incontro delle fedi: Cristiani- Ebrei-Musulmani con le giuste varianti rispetto a quanto hai fatto tu che cercavi la conversione degli ebrei e permettesti loro la  nascita del Monte di Pietà per combattere l'usura,  grazie ai tuoi servizi non venne realizzato a Roma il ghetto chiuso per gli ebrei come a Venezia che la sera si chiudevano i cancelli dall'esterno. Non guasterebbe la tua ispirazione ai banchieri della nostra città per una "banca dei poveri" così come hanno fatto in India per mandare la povertà nel museo Ti prego caro S. Filippo cerca tu i mezzi per evitare inutili scontri di religione, donaci la pazienza di capire. Prima di chiudere questa lettera, vorrei chiederti una spiegazione: credo che il primo Oratorio possa essere la formazione della comunità fraterna di sacerdoti,  questo sarebbe un bellissimo dono per la Chiesa Locale, la diffusione di comunità fraterne in ascolto della Parola ed esempio di Comunità libere, non ti pare?

Un caro saluto
Franco Ferrara

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26 maggio 2007

  • Scuola di Politica

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