Le Porte dell’Imperatore

Grazie alla fantasia dei pittori gioiesi Mario Pugliese ( e alla collaborazione di Sergio Gatti  )  al loro amore per la nostra Gioia del Colle, artisti che hanno  pensato a far rivivere il Centro Storico, il primo  aprendo la sua  bottega artigianale, Studio Uno Tre, al n. 13 di Via Barba, anche per eventi culturali del giovedì, e poi ideando […]

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PorteGrazie alla fantasia dei pittori gioiesi Mario Pugliese ( e alla collaborazione di Sergio Gatti  )  al loro amore per la nostra Gioia del Colle, artisti che hanno  pensato a far rivivere il Centro Storico, il primo  aprendo la sua  bottega artigianale, Studio Uno Tre, al n. 13 di Via Barba, anche per eventi culturali del giovedì, e poi ideando il progetto di abbellire il Centro Storico con opere pittoriche di altri artisti gioiese e non, a partire dalla I edizione del 2012, e il secondo aprendo il suo studio-laboratorio in  via Michele Petrera sempre nel Centro Storico, oggi la culla del nostro Paese si è arricchita di preziose opere che testimoniano quanto la nostra storia è legata alla presenza federiciana.

Sono appunto Le Porte dell’ Imperatore,  a cui nel 2013 si  sono aggiunte altre Porte e le sculture in pietra di un altro artista gioiese, Mario Vacca, sempre in tema con la presenza federiciana a Gioia.

I testi che corredano i dipinti sono a cura della dott.ssa Maria Marmontelli.

Porte       Porte                        

 

 

                                      

 

 

 

 

 

A sx: Federico II sul  trono  del castello di Gioia, di Mario Pugliese,Via Piottola, 3 (anno 2012 ).

L’imperatore Federico II con la corona sul capo, lo scettro nella mano destra e nell’altra il globo crocigeno simbolo del dominio di Cristo ( la croce ) sul mondo ( la  sfera ) è seduto sul trono che l’architetto Pantaleo ricostruì agli inizi del 900 durante i lavori di restauro del Castello normanno-svevo di Gioia del Colle. Scelta arbitraria e quindi discutibile fu quella di collocare il manufatto lapideo in fondo alla cosiddetta – ma non per questo necessariamente tale –  Sala del Trono.  Se l’ubicazione del regale sedile è dunque frutto di un’idea non vincolata ad un preciso dato né storico né soprattutto spaziale, così come si evince dalla documentazione fotografica annessa al manoscritto Pantaleo del 1907, allora diventa lecito, anche se per l’artista Mario Pugliese, strappare con la fantasia il trono dal suo attuale contesto fisico e architettonico, conferendogli nuove sembianze materiche, d’oro invece che di pietra e immergerlo nella natura, en plein air dove cielo e terra occupano equamente lo spazio di terra. I colori saturi e precisi, ben accostati tra di loro, impressionano il disegno in stile naif, ispirato ad una miniatura medievale.

A dx:  Cavaliere saraceno a servizio di Federico II,  di Valerio Pastore   Via Piottola 8 ( anno 2012 ).

Un cavaliere saraceno, riconoscibile dal turbante che indossa come copricapo e dalla sciabola che impugna con la mano sx, è immortalato nella sua corsa a cavallo all’assalto del nemico. E’ noto come Federico II, oltre ad intrattenere ottimi rapporti diplomatici con i sultani arabi, avesse deportato nella città di Lucera i ribelli musulmani di Sicilia, facendone un esercito addestrato e competente al proprio servizio, soprattutto in occasione della lotta contro i Comuni dell’Italia settentrionale ( es. battaglia di Cortenuova, svoltasi vicino Bergamo il 27 e 28 nov. 1237 contro la Lega Lombarda). I Mori al servizio di Federico II sono spesso ricordati come abili arcieri. Ricorrendo ad uno scorcio prospettico alquanto arduo, l’artista ha ritratto il cavallo nell’attimo in cui stacca la sua imponente mole da terra, sollevando polvere e schizzi d’acqua da una pozzanghera. Tutto rigorosamente in bianco e nero, come nella migliore tradizione fumettistica, cui Valerio Pastore si ispira nella sua produzione d’arte.

Porte porteA sx: In volo con Federico di Mario Lozito via  M. Petrera 44 ( anno 2012 )

Nell’atmosfera surreale di un cielo verde acido si erge spettrale e solitaria la figura di Federico II, ispirata alla omonima scultura in marmo che adorna una nicchia al piano terra della facciata  di Palazzo Reale a Napoli. Dall’impostazione di maniera dell’originale marmoreo partenopeo. Si passa, nella porta di Mario Lozito, ad un’interpretazione dello stesso soggetto in chiave gothic; il piede destro che nel primo caso è fermo nel calpestare una pergamena ( forse la scomunica lanciata all’imperatore da papa Gregorio IX ), qui invece si scioglie in una posa molle, avvolta da un flusso rarefatto di sangue che diffonde da una ferita sulla coscia.

A dx: Cavaliere Templare di Sergio Gatti Via M. Petrera 23 ( anno 2012 ).

Un cavaliere templare, in procinto di affrontare un combattimento, si erge in tutta la sua rabbiosa possanza, offrendoci un interessante spaccato sulla storia del costume e delle armi in dotazione ai crociati.  Il cavaliere indossa infatti il cosiddetto usbergo, una lunga cappa di maglia ad anelli di ferro dotata di maniche, molto efficace contro i colpi fendenti di arma da taglio,, ma poco utile contro i colpi di punta. La testa del cavaliere è protetta da un elmo a calotta che lascia scoperto il viso, tranne il naso protetto dal nasale.

Sotto l’elmo, il cavaliere indossa, ad ulteriore protezione della testa, un cappuccio di maglia di ferro detto camaglio. Per evitare che l’usbergo  in maglia metallica si arroventi sotto l’azione dei raggi del sole, il cavaliere indossa, al di sopra di esso, una tunica d’arme bianca, blasonata con la croce patente rossa all’altezza del petto e stretta in vita dal budriere, una cintura in cuoio da cui il cavaliere ha appena estratto la spada che brandisce nella mano destra. Nella mano sinistra, il templare impugna invece una lancia, di cui non si intravede la punta ( spesso a forma do losanga o di foglia di salice a due fili ).

Porte   PorteA sx: Bianca Lancia nella leggenda, ultima moglie dell’Imperatore, di  Pompeo Colacicco ,Arco Mastrocinto, 12 ( anno 2012 ).

Così come racconta la leggenda, ambientata nella cella della torre dell’Imperatrice del castello di Gioia del Colle e tramandata da padre Bonaventura da Lama nella sua Cronaca de’ Minori Osservanti Riformati della Provincia di S. Nicolò, una giovane fanciulle dall’aria triste e afflitta è qui ritratta in procinto di recidersi i seni con una spada affilata. La spada utilizzata è quella da cerimonia utilizzata per l’incoronazione di Federico II a Roma nel 1220.

La fanciulla sarebbe Bianca Lancia, con cui Federico II ebbe una relazione extraconiugale, forse sfociata nel matrimonio solo in punto di morte della donna.                                                                                                

A dx: Il Cavaliere di Luca Di Napoli Via M. Petrera 31 ( anno 2012 ).

 L’opera ritrae in primo piano un cavaliere templare che indossa il camaglio, un cappuccio da guerra in maglia di ferro.

L’uomo è colto in un momento di riposo, lontano dai campi di battaglia, come si evince dalla posizione della spada, che pende lateralmente dal budriere, allacciato in vita, ma fuori dal campo visivo della rappresentazione.

Porte  Porte A sx: Collegando il Graal a Gioia del Colle,  di Sergio Gatti   in Via Michele Petrera 55 ( anno 2012  ).

Sul pannello a sinistra trionfa il simbolo del potere imperiale: l’aquila coronata bicipite ( a due teste ), che ghermisce con gli artigli lo scettro  e il globo crocigero, simbolo a sua volta del dominio di Cristo ( la croce ) sul mondo ( la sfera ). Sul petto dell’aquila Sergio Gatti ha voluto glorificare, avvolgendolo di prestigio imperiale, lo stemma di Gioia del Colle ( si tratta di una versione antecedente a quella attuale ). E’ riconoscibile, infatti, l’antica Arma Ioe, scolpita da Johannes de Roccha nel 1480 e oggi conservata a Palazzo San Domenico: inevitabilmente la coppa piena di gioie al centro dell’aquila suggerisce un parallelismo – più semantico che formale-   con il Santo Graal sul pannello di destra.

L’analogia tra il nostro originario stemma comunale e il Graal è apparsa stringente, agli occhi dell’artista, dalla lettura del Perceval ( a Parsifal ), scritto da Chrétien de Troyes nel XII secolo: Parsifal, partito alla conquista del rango di cavaliere, durante una sosta presso il castello del Re Pescatore, assiste alla misteriosa apparizione di una processione in cui  “ un graal  entre ses deus mains une damoisele  tenoit… (… ) De fin or esmereè estoit precieuses pierres avoit el grail de maintes manieres, de plus riches et de plus chieres de qui en mer ne en terre soient “ ( trad. una damigella teneva un graal tra le sue mani (… ). Era fatto di oro puro e, c’erano nel graal molte preziose pietre, le più belle e le più costose che ci siano per terra e per mare ). Coppa piena di gioie da un lato, pietre preziose dall’altro: per Sergio Gatti L’Arma Ioe dialoga con il Graal, descritto nel Parsifal, collegando la nostra città a un destino misterioso.

A dx: Tessuto Araldico II di Gino Donvito Via Concezione 27  ( anno 2012 ).

L’artista ha qui riprodotto un sontuoso e variopinto tendaggio, appeso illusionisticamente, mediante 4 asole quadrate, ad una barra immaginaria che attraversa gli stipiti della porta. La tenda formata  da una serie di 8 riquadri riccamente decorati, è ornata in basso da 4 nappe colorate. I soggetti nei riquadri sono tratti dal repertorio araldico. Spicca su tutti il leone rampante coronato, simbolo di forza, coraggio e nobiltà, in contrapposizione con l’aquila che " divenne con decisione il simbolo del Sacro Romano impero soltanto nel XII secolo, quando Federico Barbarossa… l’adottò nel suo sistema di segni destinati a qualificare il suo concetto di monarchia sacra. Da allora in poi, però , l’aquila divenne anche patrimonio dei  fautori degli Hohenstaufen e quindi del partito ghibellino, il che obbligò gli avversari di esso, i guelfi, a scegliere come loro arme l’altro r degli animali, il leone ". ( F. Cardini ).

Porte  PorteA sx: Castel del Monte di Mimmo Milano, Via Concezione, 22  ( anno 2012 ).

Una splendida luna piena esalta in controluce la magnificenza delle formare architettoniche di Castel del Monte. Le luci accese all’interno del castello vicino ad Andria suggeriscono una domanda inquietante: chi si aggira di notte tra le sue stanze? E’ così che l’artista ha voluto enfatizzare l’aura di mistero che da secoli circonda questo edificio federiciano, investito, a torto o a ragione, di numerosi significati simbolici ed esoterici. Primo fra tutti quello legato alla forma geometrica dell’ottagono, simbolo di resurrezione e di mediazione tra il cielo ( il cerchio ) e la terra (  il quadrato), ossessivamente reiterata nella costruzione del maniero.  Castel del Monte è, infatti, un castello a pianta ottagonale, con 8 torri ottagonali in corrispondenza dei vertici, 8 sale al piano inferiore ed altrettante al piano superiore, con un cortile interno ottagonale. Inserito nel 1996 nel World Heritage List dell’UNESCO, gli sono state attribuite implicazioni non solo matematico-geometriche, ma anche astronomiche e geografiche che ne fanno ‘ un libro di pietra in cui troviamo racchiuse… le tappe  raggiunte dalle discipline tecniche nell’epoca federiciana  ‘ ( A. Tavolaro ).

A dx: La morte di Bianca Lancia, di Piero De Leo, Via Barba, 9 ( anno 2012 ).

Soggetto di questo acrilico/ collage su legno è Bianca Lancia, che nella sua nudità appena velata dalle braccia tenute conserte sul petto in segno di pudore, deve compiere la sua scelta di morte per porre fine alla sua agonia di donna accusata di tradimento da Federico II. Racconta infatti padre Bonaventura da Lama        ( 1724 ) la leggenda seconda cui l’imperatore svevo, constatata la gravidanza di sua moglie ( per la tradizione Bianca Lancia ) per effetto di un presunto atto di adulterio con un paggio, la fece rinchiudere nelle prigioni del castello di Gioia. La nobildonna decise dunque, subito dopo il parto, di far pervenire all’imperatore i suoi seni insieme al neonato ( forse lo stesso Manfredi ) su un vassoio, a testimonianza della sua fedeltà e della sua innocenza. Nella porta di Pleroo, Bianca Lancia ha solo l’imbarazzo della scelta tra 4 strumenti di morte: una mannaia, un paio di forbici, un coltello da macellaio e una falce. Allo spettatore l’ingrato compito di pronunciare la macabra sentenza, così come suggerisce la scritta rosso sangue: MAKE YOUR CHOICE  (trad.  fai la tua scelta ).Porte

Porte A sx: Tessuto araldico I di Gino Donvito, via Barba 28  ( anno 2012 ). Nella scia della composizione pittorica eseguita su un'altra  Porta del Centro Storico Gino Donvito in questo lavoro dà maggiomente risalto all'immagine di un leone rampante che porta sul capo una corona aurea, simboli dellla forza e del potere regale del sovrano ( Federico II ). 

A dx: La porta viene ricoperta di vernice dal proprietario (  anno 2013 ) nonostante i tentativi di dissuderla dall'insano gesto. Il proprietario del ' sottano ' portava a giustificazione del suo gesto le difficoltà incontrate nella vendita di quell'immobile per la presenza di quel leone che avrebbe spaventato gli eventuali acquirenti. Non si rendeva conto, invece, che la porta di quella sua proprietà si era impreziosita e  valorizzata ad opere del lavoro del quotatissimo pittore gioiese Gino Donvito.

 

  Porte  PorteA sx popolana di Antonella Lozito, Via Barba, 40  ( anno 2012 ).

La proposta di Antonella Lozito per questa porta è il ritratto di una popolana medievale, ispirato alle sembianze di una figurante fotografata nel corso della IV edizione della Festa Federiciana ( Gioia del Colle 14-15 luglio 2012 a cura dell’Associazione culturale Petali di Pietra ). La donna è ritratta col volto di tre quarti ed ha una scarpa che sporge dal piano della porta. Dice l’artista: nel Medioevo la moda non era dettata solo dalla necessità di difendersi dagli effetti del clima o dalla praticità per l’attività lavorativa svolta, ma era prima di tutto un segno inequivocabile della classe sociale di appartenenza.

Ciascuno doveva indossare gli abiti del proprio rango senza mai oltrepassare i limiti fissati. La donna da me dipinta indossa una tunica lunga fino ai piedi, a manica larga e con una camicia bianca, detta  interula, di lino e  cotone. La porta è dotata di una gattaiola ( come si usava una volta), che, impedendomi di dipingere, la scarpa sinistra della mia creatura, mi ha fatto optare per un qualcosa di diverso: una scarpa reale inserita nel mio dipinto. Semplice e umile il suo abbigliamento, come doveva essere per una donna del popolo.

Porte  PorteA dx: Verso il castello,  di Mario Pugliese, Vico Sardella 6 ( anno 2012 ). Una torre che sembra animata è al centro di questa visione quasi onirica, in cui gli elementi della merlatura della torre si trasformano magicamente in dita protese verso il cielo, intente a celebrare la bellezza della luna, insieme ad un’allegra compagnia di cani che partecipano festosi a una danza collettiva.
La porta è inserita sullo sfondo suggestivo di un vicolo cieco, caratterizzato dalla presenza di un arco rampante.

 A sx: Il Crociato, di Carmine Pavone, Vico Sardella, 1  ( anno 2013 ).

Dovrebbe rappresentare Federico II, come si evince dal mantello che copre la cavalcatura e che porta impressa l’aquila imperiale.

A dx: Puer Apuliae, di Patrizia Guerrini, via Raffaele De Vita, 7  ( anno 2013 ).

E’ uno degli appellativi di Federico II. Il labirinto riporta segni appartenenti a diverse lingue, a testimoniare il sogno di Federico di creare un grande regno universale.

Porte  PorteA sx: Spada  dei crociati, di Andrea Gatti, Via Raffaele De Vita, 12  ( anno 2013 ). Andrea sta seguendo le orme del padre Sergio e si è cimentato anche nel dipingere questa porta, ispirandosi anche lui al tema dei crociati e a Federico II.

A dx: Cortigiana, di Luca Molinari, Via  Barba, 23  ( anno 2013 ).

L'artista con una felice intuizione ha disegnato sulla porta una cortigiana che sta aprendo la porta della sua abitazione, creando un effetto particolare all'occhio dell'osservatore.

E' quasi un invito non solo ad entrare in questa casa e  a gustare la bellezza del Centro Storico di Gioia, ma ad entrare nell'atmosfera del tempo di Federico II e ad usufruire dell'ospitalità dei gioiesi da parte di quei visitatori che hanno scelto il nostro Comune per le loro passeggiate turistiche attraverso  la Puglia.                              

PortePorteA sx: Stupor Mundi, Via Spada, 1  ( anno 2013 ).

E’ uno degli altri appellativi con cui è chiamato  Federico II.

A dx: Cavaliere templare  di Graziano Milano, Via Piottola 25  ( anno 2013 )

Sive vivimus sive morimur Domini sumus  De Laude Novae Militiae, AD 1130   ( anno 2013 ).

Versi Tratti dalla Summa Theologica di S. Tommaso d’Aquino. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.

Anche su questa porta il tema dei crociati, alle cui imprese prese parte anche Federico II, è visibile nel disegno che sovrasta la menzionata scritta

                    

PortePorteA sx: Porta crociata di Ninnì Rizzi, Via Piottola 27  ( anno 2013 ). Questa porta  ha seguito la stessa sorte di quella di Gino Donvito. Infatti  il proprietario, anch'egli ignaro del significato dell'opera o stanco della sua presenza, nel 2006 ha provveduto a cancellare quanto era stato dipinto dal pittore  Ninnì Rizzi  e a darle una colorazione uniforme.

A dx: Federico II bambino, mentre gioca a fare il cavaliere, di Francesca Quatraro, Via Carlo III di Borbone 17  ( anno 2013 ).

Questa porta chiude il laboratorio di Mario Vacca, cittadino gioiese, maestro costruttore, che, dopo aver posto fine alla sua attività lavorativa, ha scoperto di possedere una vena artistica e si diletta nella scultura del legno e della pietra. Alcune sue opere in pietra, legate alla figura di Federico II sono state scolpite da lui, donate al Comune di Gioia del Colle e posizionate sulle facciate di alcune abitazioni del Centro Storico.                             

Porte  PorteA sx: Stupor Mundi… Stupor Frederici di Dante Spada, Arco San Nicola 10  ( anno 2013 ).

La porta situata in cima ad una scalinata nei pressi dell’Arco S. Nicola, ritrae Federico II che, reggendo sulla punta di un dito Castel del Monte con la sua inconfondibile pianta ottagonale, lancia al visitatore indizi in latino sui tratti salienti del contesto culturale in cui s’inquadrava la sua vicenda imperiale.

La nota divertente di questa porta sta nel falco poggiato sulla spalla dx di Federico: il volatile omaggia Federico di una regale deiezione, presagio di sventura.

A dx: Le stanze della memoria di Federico, di Loredana  Cacucciolo, via Carlo III di Borbone, 36 ( anno 2013 ). Questa porta, diversa rispetto alle altre, è una interpretazione in chiave moderna delle stanze di Federico                                   

PortePorteA sx: porta  di S. Digioia, Via M. Petrera, 62   ( anno 2013 ).

A dx: Cavaliere Templare di Agata Di Fino  Via Concezione, 5 ( anno 2012 ).

In questo ritratto a mezzo busto un cavaliere templare guarda lontano con atteggiamento fiero. La sua appartenenza all’ordine dei Pauperes commilitones Christi templique Salomonis  ( Poveri compagni d’armi di Cristo e del tempio di Salomone, questo il nome latino dei cavalieri templari, nati per difendere i pellegrini diretti in Terrasanta da predoni e fanatici musulmani ) è chiaramente indicata dalla croce patente rossa sulla tunica d’arme bianca ( l’aggett. Patente deriva dal lat. Pateo, essere aperto, allargarsi, in quanto i bracci della croce templare si allargano alle estremità). A protezione della testa il cavaliere indossa un casco a calotta con nasale al di sopra del camaglio, il cappuccio realizzato in maglia di anelli di ferro intrecciati. Il corpo invece è protetto dall’usbergo, la cappa sempre in maglia di ferro indossata al di sotto della tunica.

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18 giugno 2016

  • Scuola di Politica

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