Le Distillerie Paolo Cassano

Come recita l’insegna turistica posta agli ingressi della città di Gioia, il nostro paese è la patria del vino primitivo. Il primo ceppo di questo vitigno sembra sia stato impiantato ad opera dei Benedettini nel secolo XII. Al canonico gioiese Francesco Filippo  Indellicati ( 1767- 1831 ), invece, spetterebbe  il merito di aver impiantato Gioia […]

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CassanoCome recita l’insegna turistica posta agli ingressi della città di Gioia, il nostro paese è la patria del vino primitivo. Il primo ceppo di questo vitigno sembra sia stato impiantato ad opera dei Benedettini nel secolo XII. Al canonico gioiese Francesco Filippo  Indellicati ( 1767- 1831 ), invece, spetterebbe  il merito di aver impiantato Gioia  il primo vitigno di primitivo alla fine del ‘700, anche se si suppone che già nei secoli VIII-III a. C. nel territorio nei dintorni di Gioia si producesse vino, come farebbe pensare il ritrovamento di numerosi contenitori in argilla, ritrovati nell’antico sito peuceta di Monte Sannace  a 5 Km. da Gioia, destinati a contenere vino.

Da quei tempi, dunque, la coltivazione di vigneti e il vino hanno costituito elementi importanti nell’economia della comunità gioiese e sono stati commercializzati anche all’estero.

IndELLICATII vigneti, però, e conseguentemente la produzione di vino, sono andati sempre soggetti alle variazioni climatiche, ai danni causati dall’attacco di insetti o parassiti, i quali molte volte hanno portato alla distruzione delle piantagioni.

Basti ricordare che quando nel 1889 giunse in Europa il pericoloso parassita della fillossera, che portò alla distruzione della viticoltura europea anche  in Puglia la fillossera fece la sua comparsa e causò la completa distruzione di vigneti in numerosi Comuni a noi viciniori. Uno dei paesi più colpiti fu Santeramo in Colle, come testimonia il passaggio dalla stazione ferroviaria di Gioia dell’allora Presidente del Consiglio dei Ministri, l’on. Antonio Salandra, che si recava a Santeramo per constatare di persona quella prima invasione fillosserica.

A queste variazioni climatiche bisogna aggiungere anche situazioni commerciali, come quella verificatasi nel 1887 con l’applicazione di alcune misure protezionistiche da parte della Francia, a seguito delle quali  il vino pugliese, ed in particolare il primitivo gioiese, subì un grave contraccolpo e la sua  mancata esportazione rischiò di mandare sul lastrico i tanti produttori di vino.

Per ovviare alla sovrapproduzione di vino rimasto invenduto alcuni grossi produttori locali pensarono di distillarlo ed ottenerne liquori, tra cui il pregiato cognac.

Gioia sin dal 1882 annovera tre stabilimenti per la  produzione di spirito, mentre nel 1894 il numero passa a tre per le fabbriche di  spiriti e a quattro per quelli che  producono alcool, grazie ad alcuni incentivi fiscali previsti a  favore   di tali produttori.

Tra questi produttori una menzione speciale merita il gioiese Paolo Cassano, grosso proprietario terriero che aveva impiantato numerosi vigneti nelle sue proprietà.

Nella sua masseria, in contrada Cazzarole, di fronte all’attuale casello autostradale, impiantò una piccola distilleria, dove cominciò a produrre cognac. Nella fase di commercializzazione del prodotto finito si servì della collaborazione di due aziende del milanese: Le Distillerie Italiane e la ditta Ermenegildo Castiglione.

I postivi risultati conseguiti, tra cui vanno citati anche i premi ottenuti in America ( Chicago, 1892 ) e in Italia ( Milano 1893 ), spinse il Cassano ad acquistare un vecchio mulino, sito a sinistra sulla strada che porta a Santeramo ( oggi sede della LUM ), dove vennero prodotti distillati utilizzando macchinari più moderni. Ancora oggi sul frontespizio dell’opificio si può leggere: PAOLO CASSANO  DISTILLERIE.

Nel 1905 il Cassano acquisì la proprietà di nuovi locali, posti di fronte a quelli acquistati precedentemente, per ampliare la produzione di liquori. Su una facciata di questo stabilimento si può leggere la seguente iscrizione: FIDES  COGNAC  ITALIANO. Questo distillato trovò favorevole apprezzamento non solo in Italia, ma anche in molte parti del mondo, tanto che fu esportato in Francia, Germania, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Ungheria, Polonia, Romania e Africa del Nord e conseguì numerosi premi e riconoscimenti in alcune fiere nazionali ed internazionali, come quella di Londra, Liegi, Parigi, Torino, Roma, Napoli, Lipsia, Buenos Aires.

FIDESOltre al cognac Fides si affermarono sui mercati internazionali anche il vermout Cassano, il liquore Igea, il Rhum Giamaica e il Superior Old Brandy.

Nel 1908 l’azienda si trasforma  in  società collettiva con la denominazione Società Anonima Vinicola Italiana Paolo Cassano & C. ( SAVI ) e apre altri stabilimenti a Locorotondo e a Bari oltre ad un deposito a Milano.

La lungimiranza del Cassano e lo spirito di collaborazione instaurato con le maestranze portò  la proprietà ad andare incontro alle loro esigenze con la costruzione di alloggi per gli operai, nelle immediate vicinanze degli opifici.

Nel 1912 nel nostro territorio si assiste al propagarsi della fillossera e si acuisce  la pressione fiscale sui prodotti vinicoli. Le conseguenze di queste situazioni si avvertono due anni dopo; infatti  nel 1914 l’azienda è messa in liquidazione e nel 1915 viene definitivamente sciolta.

L’attività della distilleria, sia pure in forma ridotta, continuò  con la produzione di spiriti, grazie al genero del Cassano, Filippo Taranto, che acquistò il complesso industriale di fronte al mulino Pagano, fino agli inizi degli anni ’50.

CassanoL'ex distilleria Paolo Cassano sita di fronte allo svincolo autostradale comprende oltre ai fabbricati della vecchia industria anche l'area a servizio dello sviluppo industriale. Il complesso, dismesso nel 1915, viene convertito ad uso agricolo-pastorale, conservando comunque le tracce della originaria destinazione.

La struttura si articola in tre nuclei ben distinti, anche se interdipendenti: la fabbrica, la ciminiera e la residenza padronale. La fabbrica è costituita da un corpo su due livelli: un piano interrato e un piano fuori terra che si sviluppa in senso longitudinale ed articolato in dodici ambienti voltati a botte. Il prospetto è caratterizzato da elementi di particolare pregio architettonico. Contigua alla fabbrica si innalza la ciminiera che, realizzata in tufo carparo locale con una scala alla marinara al suo interno, domina sul paesaggio circostante.Tra i corpi di fabbrica destinati alle attività produttive è inserito il corpo compatto dell'abitazione padronale, articolato su due livelli con copertura a falde.

L’immobile, a causa dell’abbandono in cui versava dal momento della sua dismissione da opificio, versava in un degrado molto accentuato, per cui richiedeva ingenti finanziamenti per la sua ristrutturazione. Probabilmente per motivi benefici, e forse anche per i rilevanti costi da sostenere per la sua ristrutturazione ) venne poi donata all’ I.P.A.B. ( Istituto di Pubblica Assistenza e Beneficienza ) di Gioia per implementare i servizi assistenziali nella struttura ospedaliera gioiese. La costruzione fu nuovamente ceduta al Comune di Gioia del Colle nel 1997.

Poiché la ASL/BA, che  a seguito della soppressione degli II.PP.AA.BB. ne era diventata proprietaria, non disponeva di fondi per la ristrutturazione dell’immobile, lo stesso con il passare del tempo subiva un ulteriore degrado.

Con delibera di G.M. n. 11/1998 il Comune di Gioia  aderì  al ‘  Programma Raphael ‘, presentato dall’Unione Europea nel 1997, per il recupero e la valorizzazione di Beni Culturali d’epoca preindustriale, e  predispose  un progetto per il restauro della ‘ Distilleria Taranto , ex proprietà Cassano. Ai fini della realizzazione di tale progetto, quindi, il Comune di Gioia del Colle nel 2003 decise di acquistare dalla AUSL BA/5, che ne  era   proprietaria, la suddetta Distilleria con annessi fondi rustici, al prezzo concordato di 639.318,87 euro, prevedendo la copertura finanziaria per 422.000,00 euro sul Bilancio 2002, finanziando l’acquisto attraverso il ricorso al mercato esterno con accensione di mutuo immobiliare secondo le migliori offerte presenti sul mercato e per la restante somma sul Bilancio 2003.

Questa decisione era motivata anche dal recupero di una somma erroneamente pagata dal Comune, che aveva avanzato   alla ASL/BA  una richiesta di restituzione della somma di 500 milioni che aveva pagato  a seguito di  sentenza del Tribunale di Bari nei confronti del conduttore di una masseria in agro di Castellaneta, donazione II.PP.AA.BB. erroneamente ritenuta a favore del Comune, ma che in realtà era  a favore dell’Ospedale Paradiso. Tale credito vantato dal Comune non veniva corrisposto dalla ASL/BA a causa del deficit finanziario della stessa per cui il Comune pensò bene di recuperarlo con l’acquisto della distilleria Cassano, dal cui costo avrebbe potuto recuperare il credito scalandolo dal valore effettivo.

Una volta acquisita la proprietà dell’immobile bisognava intervenire  con la ristrutturazione e la valorizzazione del sito. Non avendo la disponibilità finanziaria per intervenire il Comune si adoperò per la ricerca di fondi con cui far fronte ai lavori di restauro della distilleria per renderla fruibile. Nell’ambito dei finanziamenti PIS ( Piani Integrati di Settore ) il Comune di Gioia insieme ad altri Comuni individuò l’asse Normanno-Angioino, raccogliendo quei territori accomunati da uguali storia e tradizioni. All’interno di questo individuò quale struttura possibile per un finanziamento proprio la ex Distilleria Cassano, per trasformarla in un museo, presentando un dettagliato progetto.

Non fu una scelta casuale; poiché tra i prodotti  tipici del nostro Comune un posto importante è occupato dal vino e  dai prodotti della Distilleria Cassano, parve ovvio utilizzare la struttura, una volta  ristrutturata, con  la costituzione di un Museo del vino primitivo, per ricordare che in passato il vino dei nostri vigneti aveva trovato in quel luogo l’opportuna lavorazione per la produzione di distillati e liquori che avevano portato quei prodotti finiti e il nome di Gioia del Colle al di fuori dei confini regionali e nazionali.

Di seguito si indicano  le tappe per ottenere il finanziamento per il progetto della ristrutturazione della Distilleria Cassano.  Con decreto del Presidente della Regione Puglia n.695 del 22-10-2003 si costituì il comitato di coordinamento del PIS Normanno Svevo Angioino;  Con DGR n. 1752 del 30-11-2004 fu approvato dalla regione Puglia il PIS n.12 ‘ Itinerario Turistico Culturale Normanno Svevo Angioino ‘ POR Puglia 2000/2006 nel quale si inserì il Comune di Gioia del Colle. A seguito di tale inserimento il Comune di Gioia del Colle presentò, unitamente ad altre Amministrazioni, una proposta di progetto integrato territoriale, relativamente alla Direttrice Bari-Taranto, che fu acquisita dalla Regione Puglia quale contributo di idee per l’elaborazione, a  cura della stessa Regione della Proposta di programma PIS Itinerario Normanno-Svevo-Angioino. La Regione Puglia inserì nella ‘ Proposta di  Progetto Integrato Territoriale  Itinerario Normanno-Svevo-Angioino ‘ presentata al Comitato del PIS, tra i beni individuati a cura della Regione relativamente alla Misura 2.1 – ‘ Valorizzazione e tutela del patrimonio culturale pubblico e miglioramento dell’offerta e della qualità dei servizi culturali ‘ il  seguente bene culturale ubicato nella città di Gioia del Colle: restauro e risanamento conservativo dell’immobile della ex Distilleria ‘ Paolo Cassano ‘.   Con determinazione dirigenziale n. 408 del 7-11-2006 fu approvato il progetto preliminare predisposto dall’Ufficio Tecnico Comunale relativo ai sopra indicati lavori dell’importo complessivo di 2.000.000,00 di euro. A seguito di espletamento di gara fu  aggiudicata alla ditta SAD di Rega R. & C. s.n.c. l’esecuzione dei lavori di recupero, valorizzazione e fruizione della ex distilleria ‘ Paolo Cassano ‘.

Con il progetto si mirava  a  raccogliere delle sezioni storiche con finalità didattiche, in  modo da far conoscere in maniera interattiva e multimediale, la produzione del vino e dei suoi distillati. L’intervento si proponeva di riconquistare i volumi originari dell’opificio. Esternamente l’edificio doveva essere recuperato totalmente, comprese le aree a verde e quelle a parcheggio. Nelle aree individuate in fase di progettazione erano previste delle esposizioni permanenti, come quella della storia del vino ( dove  si potevano vedere le mappe delle strade del vino, delle principali aree di produzione, delle vie di commercio, della storia fino ad oggi ), quella dei metodi e strumenti di produzione, quella su tutti i vini del meridione. Particolarmente interessante era un percorso virtuale olfattivo e degustativi del vino. Previsti anche fre space per esposizioni.

La distilleria con la sua scelta funzionale di creare un museo del vino non solo richiamava  quel prodotto che aveva  portato alla sua stessa realizzazione, ma poneva le basi per sviluppare un nuovo polo attrattivo turistico della zona, con notevoli ricadute economiche e occupazionali. Con la firma dell’accordo di programma del PIT e la conclusione della procedura regionale di attuazione e gestione del PIS, da un lato si è dato l’avvio l’ avvio alla richiesta dei  finanziamenti occorrenti per la ristrutturazione, dall’altro la partenza dei bandi per i privati che rappresentano il volano dello sviluppo del territorio.

Il progetto fu valutato favorevolmente ed ottenne un  finanziamento per un importo pari ad euro 2.000.000,00.

I lavori di riqualificazione, di restauro e risanamento conservativo dell’immobile della ex Distilleria Cassano furono affidati a  luglio del 2006 e partirono nel 2007.

Il progetto prevedeva un museo in rete;  un museo del vino, per raccontare la storia,  la cultura e le radici della nostra terra, con una notevole dose di modernità e di spazi adatti allo studio e alla ricerca, con la creazione di  un Centro internazionale per studi e convegni in campo enologico.

Un progetto dell’architetto gioiese Milano prevedeva l’ampliamento della struttura per musealizzazione e per centro studi internazionale e sede di convegni internazionali sul vino.

CassanoCome già accennato, sulla via per Santeramo, oggi via Paolo Cassano, sia sul lato destro della strada che sul lato sinistro all’inizio del secolo scorso erano in attività due stabilimenti per la distillazione del vino. La distilleria  che si trova a destra in direzione  Santeramo è di proprietà di privati. Su una facciata dell’opificio si può leggere ancora oggi la scritta Fides Cognac italiano. Sul lato sinistro, sempre proseguendo per Santeramo, sono ancora presenti i locali della distilleria Cassano, con la ciminiera che svetta alta sui capannoni, Una parte dell’enopolio è di proprietà del Comune di Gioia che inizialmente lo ha utilizzato come deposito e in tempi non lontani ha provveduto a restaurarlo.

La Giunta Comunale nel 1997 ha affidato l’incarico ad una apposita Commissione Tecnica, composta dall’ing. Antonio Domenico Ludovico e dall’arch. Fausto Fiore, della progettazione esecutiva della direzione dei lavori per ristrutturare i locali deposito comunali siti in via Paolo Cassano. Si sarebbe così realizzato un centro pubblico direzionale a supporto dei sistemi produttivi locali. Il costo complessivo dell’opera era previsto in  2.014.181,91 euro, finanziato per 1.864.504,90 euro in applicazione del comma 3 dell’articolo 2 della Legge regionale 25-9-2000, n.13: ‘ Procedure per l’attuazione del Programma Operativo regionale 2000-2006 e del Completamento di Programmazione; Interventi di completamento e miglioramento delle infrastrutture di supporto  qualificazione dei bacini logistici dei sistemi produttivi locali – Misura 4.2b. I restanti 149.677,01 euro sarebbero stati finanziati dalla cassa DD. PP.. ‘ Fondo Rotativo per la progettualità’, ai sensi del D.L. 25-3-1997, n. 67, convertito con modificazione dalla Legge 23-5-1977, n. 315.

Ad aprile del 2004 si dette il  via al progetto.  

CassanoA dicembre del 2004 iniziarono  i lavori per la realizzazione di un centro pubblico direzionale e di promozione della formazione professionale a supporto dei sistemi produttivi locali nella vecchia distilleria Cassano sulla via di Santeramo.

Dalle fondamenta emerse un’interessante scoperta, che fu sottoposta al vaglio di uno studio geologico. Infatti, dopo il lavoro di sgombero di tutto il materiale di risulta accatastato in cantiere si procedette ad eseguire uno scavo di saggio nella zona anteriore dell’immobile da ristrutturare fino ad una profondità di circa 4,5 mt. dal piano campagna. Emerse la presenza di una inaspettata cavità artificiale, profonda 6 metri e piena d’acqua. Ulteriori scavi di saggio evidenziarono la presenza di una falda profonda 4-4,5 mt. con analoghe cavità artificiale e cunicoli pieni d’acqua e non rilevabili dal piano di calpestio. Per meglio indagare la scoperta fu disposta l’esecuzione di prospezioni geofisiche con metodologia continua e non distruttiva del tipo Grp ( ground penetrating radar ) in 3D per una profondità di almeno 10 metri e 5 carotaggi fino ad una profondità di 10 metri. Probabilmente si trattava di strutture di convogliamento dell’acqua, servite per la bonifica della zona denominata Lagomagno, forse risalente  ad età federiciana.

2016-07-04 10.10.21Oggi la struttura è sede  di una Scuola di specializzazione per le Professioni Legali della LUM Libera Università Mediterranea Jean Monnet, Scuola di Management.

Le motivazioni della localizzazioni dei due stabilimenti in via Santeramo  e di quello posto di fronte al casello autostradale  in quei punti  sono dettate da diversi fattori: in primo luogo la presenza di abbondanti quantità di acque, affioranti dal una falda acquifera  superficiale, come è testimoniato dalla presenza di alcune norie, che fornivano grandi quantità di acqua necessaria per la produzione industriale e in secondo luogo la vicinanza alla stazione ferroviaria, luogo deputato al trasporto del prodotto finito non solo nella nostra regione ma anche in tutta l’Italia e persino all’estero.

A ricordo dell'operosità di Paolo Cassano e del suo amore per Gioia, per averne portato alto il nome nel mondo, l'Amministrazione comunale di Gioia ha voluto intitolare a questo industriale il tratto si strada che va dall'ex passaggio a  livello delle Ferrovie dello Stato fino al casello autostradale, zona che in passato  ha visto il fiorire della sua attività industriale, legata alla trasformazione dei prodotti enologici.

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12 agosto 2016

  • Scuola di Politica

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