L’Acquedotto Pugliese e Gioia

La  costruzione Sono trascorsi pochi anni dalla celebrazione del centenario della nascita dell’Acquedotto Pugliese. Gran parte dell’acqua piovana delle precipitazioni invernali, a causa della conformazione del suolo pugliese, scorre verso il mare mentre quel poco che resta penetra rapidamente nelle fratture del sottosuolo. Il sottosuolo pugliese è ricco di acqua; questa, a causa della profondità […]

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Acquedotto PuglieseLa  costruzione

Sono trascorsi pochi anni dalla celebrazione del centenario della nascita dell’Acquedotto Pugliese.

Gran parte dell’acqua piovana delle precipitazioni invernali, a causa della conformazione del suolo pugliese, scorre verso il mare mentre quel poco che resta penetra rapidamente nelle fratture del sottosuolo.

Il sottosuolo pugliese è ricco di acqua; questa, a causa della profondità della falda, fino a qualche tempo fa non era facilmente estraibile, per cui da sempre è stata utilizzata l'acqua piovana, che veniva raccolta in cisterne. Queste ultime queste, però, non garantivano quantità sufficienti specialmente nel periodo estivo né la necessaria prevenzione da malattie o epidemie. La stagione delle piogge, limitata al periodo ottobre-aprile, con precipitazioni assai modeste tra 1400 e 600 mm., la mancanza di veri corsi d'acqua, la conformazione carsica del suolo, le elevate temperature estive causano eccessiva evaporazione, rendono il territorio arso e carente di acqua per gli usi domestici.

Il poeta latino Orazio già in passato descriveva la Puglia siticulosa, terra assetata: siderum insedit vapor siticulosae Apuliae ( arriva alle stelle l'afa della Puglia sitibonda ).

La necessità di provvedere a un adeguato rifornimento idrico si presentava come un problema di difficile soluzione. La regione è  isolata dalle province occidentali dalla catena montuosa appenninica e le pendici adriatiche di queste montagne sono totalmente prive di adeguate sorgenti di acqua.

Sin dalla fine dell’Ottocento, l’Amministrazione provinciale di Bari promosse proposte e progetti disparati per risolvere il problema della penuria d’acqua. La prima idea di costruire un acquedotto che portasse acqua in tutta la Puglia l’ebbe un ingegnere, giovane funzionario dei Genio Civile, Camillo Rosalba, che, nel 1868,  pensò di attingere l'acqua necessaria a questo scopo dalle abbondanti sorgenti del fiume Sele, in Campania, sulle pendici occidentali dell’Appennino scavando delle gallerie. Egli era convinto che le sorgenti del fiume Sele a Caposele, in provincia di Avellino, potessero essere adatte a tale scopo.

L’attuazione di un progetto simile a quell’epoca, a parte gli enormi costi, sembrava presentare difficoltà insormontabili.

Prima che l’acqua potesse essere trasportata in Puglia, sarebbe stato necessario scavare numerose gallerie, alcune delle quali di lunghezza superiore ai 15 km.

Per questo motivo il progetto Rosalba viene accantonato per circa 20 anni e soltanto dopo che viene portato felicemente a compimento il progetto Simplon, un doppio tunnel ferroviario che unisce la Svizzera e l’Italia ( Brig e Domodossola ), viene riaperta la questione dell’acquedotto pugliese.

I vari progetti presentati tra il 1887 e il 1896 riprendevano la proposta originale di Rosalba di perforare il massiccio dell’Appennino per rifornire la Puglia di acqua.

L'unica eccezione era costituita dalla proposta, avanzata degli ingegneri Castelli e Filonardi, che prevedeva di utilizzare le acque affioranti nella zona di Melfi.

Tale proposta, era stata formalizzata seguendo sicuramente il progetto del nostro concittadino Daniele Petrera ( 1839-1933 ), medico e uomo politico, che nel 1877 aveva previsto di dotare la Puglia di un acquedotto rifornendolo con le acque provenienti dalla confinante Basilicata. A tale proposito in una relazione della Deputazione Provinciale di Bari, letta nella tornata del 10 novembre 1877 e pubblicata per ordine del Consiglio in cui era relatore il nostro Daniele Petrera,  veniva presentata la dettagliata relazione di un progetto per captare acque potabili dalle fonti naturali di Palazzo San Gervasio e Venosa, oltre che dai laghi di Monticchio, per costruire un acquedotto in grado di soddisfare la sete della Puglia. Questo studio del Petrera fu accantonato a vantaggio di un altro studio relativo alle acque potabili, che portò, sia per motivi di opportunità che  per capacità di fornitura di acqua, a rivolgere  l’attenzione  alle fonti del fiume Sele. Anche a questa seconda progettazione il Petrera  non fece mancare  il suo valido contributo. 

Confermando la teoria dei corsi e ricorsi storici, tale proposta, all'insaputa degli stessi, riproduce il percorso di un antico acquedotto romano, che viene poi alla luce nel corso dei lavori di scavo per la realizzazione del progetto definitivo.

Nel 1896 viene nominata una Commissione governativa con lo scopo di studiare le questioni attinenti le acque potabili,  quelle di irrigazione e i rifornimenti idrici in Puglia, con particolare riferimento all’Acquedotto Pugliese.

Nel 1901, dopo i numerosissimi interventi dell’ on. Imbriani, di Salandra, Petroni, De Tullio e tanti altri ancora, interviene lo Stato, che nomina una Commissione Reale per compiere studi preliminari sul territorio, prima di dar inizio alla costruzione dell’acquedotto.

Il meridionale on. Luciani, eletto Presidente dell’Ente, propone e ottiene una serie di emendamenti che modificano e migliorano il Decreto. Fra questi, ricordiamo  l’estensione del beneficio di ottenere acqua ad una serie di altri paesi pugliesi, non previsti nel Decreto, e la rinuncia, da parte dello Stato, della quarta parte degli utili in favore di quei Comuni che avessero sostenuto spese per opere igieniche coordinate dall’acquedotto. Così modificato, il Decreto diventerà Legge con il n. 1365 il 23 settembre 1920.

Da quel momento, anche se con continui contributi dello Stato, l’Acquedotto Pugliese diventa patrimonio delle genti di Puglia.

Con legge in data 10 Marzo 1901 viene autorizzata l'erogazione di un milione di lire per coprire le spese dei rilevamenti, tra cui i lavori necessari ad accertare l’effettiva capacità delle sorgenti di Caposele e le spese di un progetto definitivo, lavori affidati alla direzione dell’Ingegnere Capo del Genio Civile Ing. G. B. Bruno.

Tale progetto preliminare, in base al quale si prevedeva di attingere dalle sorgenti di Caposele 5 metri cubi di acqua al secondo che, convogliati in un canale scavato attraverso le montagne, avrebbero rifornito gli abitanti di Foggia, Bari e Lecce, elencava anche tutti i lavori occorrenti per realizzare l’opera.

Prima di esporsi all’ingente spesa per la costruzione dell’acquedotto, era ovviamente necessario raccogliere tutte le possibili notizie sulle variazioni di regime del flusso e sulla probabile durata delle sorgenti della Sanità e vengono effettuate numerose valutazioni della quantità di acqua erogata. Contemporaneamente a queste misurazioni viene intrapresa un’accurata indagine sulle precipitazioni atmosferiche nella zona comprendente il bacino delle sorgenti.

Il canale avrebbe dovuto avere un a lunghezza di 236 Km. fino a Fasano e il costo doveva aggirarsi tra 125 e 136 milioni di lire. Nonostante il contributo offerto da diversi Comuni pugliesi, l’impresa appariva molto difficile e il costo molto elevato per le comunità locali, per cui lo Stato riconobbe che l’opera aveva un’importanza essenziale e si impegnò a finanziare gran parte della spesa.

Nel 1902 viene compilata la prima legge organica per la costruzione dell’Acquedotto Pugliese.

Il nuovo Presidente del Consiglio, Zanardelli, per dare un segno tangibile dell’impegno dello Stato, chiama nel suo Governo, al ministero per i Lavori Pubblici un barese, il senatore Balenzano, anche lui, da sempre, impegnato nella campagna pro-Acquedotto. La sua parte come Ministro è decisiva, perché accelera le procedure burocratiche e presenta un progetto di legge che propone un consorzio fra Stato e province pugliesi, con una concessione di novant’anni a favore dell’impresa costruttrice, in cui lo Stato concorre per i quattro quinti della spesa.

La Camera approva con sollecitudine il progetto di legge e successivamente viene indetta una gara a livello internazionale per l’appalto dei lavori, che andrà deserta per ben due volte; infatti l’impegno finanziario e l’opera sono talmente colossali che spaventano qualunque impresa. Non mancò chi pronosticò l'irrealizzabilità della stessa. Alla terza gara, però, l’opera di costruzione dell’Acquedotto viene aggiudicata alla Ditta Ercole Antico.

Nel luglio 1902 il governo approva la costituzione di un organismo di controllo nel quale da un lato era rappresentato lo Stato e dall’altro le province interessate, con il compito e la responsabilità della costruzione, manutenzione e funzionamento perpetuo dell’acquedotto e con i pieni poteri per la concessione di appalti a ditte private.

Nel 1905 viene costituita la Società Anonima Concessionaria dell’Acquedotto Pugliese con cui si stipula il contratto di appalto delle opere e verso la fine dei 1906 questa Società dà inizio ai lavori di costruzione della galleria di valico dell’Appennino.

La sorveglianza sui lavori in corso viene conferita a uno speciale ufficio del Genio Civile appositamente costituito, con a capo l’Ing. M. Maglietta, mentre la direzione tecnica del lavori viene affidata all’ Ing. Bruno.

Nel corso del lavori, su istanza dell’Ing. Maglietta, viene variato il tracciato dei canale principale, in modo che la sua lunghezza viene ridotta a 214 Km. fino a Fasano con un ulteriore prolungamento di 30 Km. fino a Villa Castelli. Vengono inoltre introdotte altre importanti varianti.

Acquedotto PuglieseCon una lunghezza di circa 2500 km, pari una volta e mezzo quella della penisola italiana, l’acqua del Sele avrebbe fornito in abbondanza acqua potabile ed energia elettrica a tutti i comuni delle province di Bari e di Lecce e a trenta comuni delle province di Avellino e Potenza.

L’acqua del Sele – scriveva il Corriere – avrebbe eliminato lo spettacolo crudele della ricerca di un’anfora d’acqua, spesso negata, degli agglomerati di gente intorno alle cisterne, delle lunghe marce per giungere ad un lontano serbatoio o ad una sorgente, cancellato il ricordo delle acque giallognole di terra, non solamente ricche di microbi e batteri, ma altresì di appariscenti e semoventi animaletti, che venivano usate in molti luoghi dalla massa della popolazione sia per gli usi domestici che per estinguere la sete.

Con orgoglio il Corriere sottolineava che i maggiori acquedotti del mondo, quello di Parigi, Londra, New York e anche quello australiano sembravano opere assai modeste confrontate al nostro Acquedotto, la più grandiosa opera mai realizzata dall’ingegneria idraulica.

Sempre Angelo Valentini scrive: …se la nostra gente si è messa all’avanguardia del progresso del Mezzogiorno d’Italia, avvilita ed afflitta com’era dalla mancanza d’acqua, prostrata a volta a volta da epidemie e siccità, che mai farà nel prossimo, nell’imminente domani, quando l’acqua sarà a portata di tutti? l’acqua che disseta, che lava, che irrora ed innalza la vita del corpo e dello spirito? Quali mai ardimenti tenterà questo nostro sangue che sì forte, sì premente ci batte nelle vene… che sì frenetico ci anima, ci sospinge, ci esalta dalle contingenze gravi e dalle precarietà avvilenti, assillanti.

L’Acquedotto doveva essere completato entro il 1920, ma la grande guerra ferma le derivazioni per Foggia e Lecce.

Nel dopoguerra, la ditta Antico apre una vertenza con lo Stato. I lavori rallentano fino a fermarsi e la gestione dell’Acquedotto passa ad un Consorzio. Poi, la grande crisi economica e politica susseguente non permette alcun avanzamento dei lavori. Bisogna aspettare il fascismo e il Commissario Straordinario Postiglione per una rapida ripresa dei lavori, per avere l’acqua nel Foggiano prima e nel Tarantino poi.

Con Decreto Reale n. 2060 del 19 ottobre 1919 la gestione per la costruzione dell’Acquedotto Pugliese passa da un Consorzio fra lo Stato e le province pugliesi (che a sua volta era subentrato alla Società costruttrice Ercole Antico) ad un Ente Autonomo completamente gestito dai pugliesi con sede in Bari.

Il Decreto sancisce che l’opera colossale può essere completata soltanto se la sua gestione viene affidata a coloro che hanno tutto l’interesse a terminarla.

Questa tesi viene sostenuta inizialmente da M.R. Imbriani per finire a Balenzano, Salandra, De Tullio e tanti altri.

Il primo zampillo d’acqua arriva a Bari il 24 aprile 1915 quando alle 11, dalla fontana monumentale appositamente costruita in Piazza Ateneo, si innalza un alto getto di acqua proveniente dalle sorgenti del Sele. L'evento si verifica esattamente nello stesso giorno e nello stesso mese in cui centodue anni prima Gioacchino Murat aveva decretato la nascita dell'omonimo Borgo e pochi giorni prima dello scoppio della prima guerra mondiale.

Una numerosa folla, richiamata da tre colpi di cannone, assiste euforica e commossa al grande avvenimento, mentre la Banda Comunale del Maestro Annoscia intona l’inno reale.

Nei giorni successivi, comitive di pellegrini, dai paesi limitrofi, vengono ad ammirare lo spettacolo dell’acqua che sgorga liberamente quale simbolo di un miraggio lungamente atteso, ormai reale e prossimo per moltissimi paesi dell’entroterra.

Il leccese Angelo Valentini, cronista del Corriere, immaginando gli effetti dell'acqua sulle future fertili terre salentine, così descrive quei momenti: abbiamo visto una moltitudine di popolo seguire verso il cielo con occhi lucidi e poi velati dalle lacrime, il fresco zampillo iridescente che, asceso con gaia esultanza verso l’azzurro, reclinava spumeggiante la cima, per poi riversarsi verso terra dove con trepidanza religiosa era atteso con le fauci spalancate… le fauci delle nostre genti che per tanto volger di anni sono rimaste arse dal solleone e rese aduste da una lunga privazione, da un secolare sacrifizio!

Solo dopo la fine della guerra i lavori vengono ripresi e l'acquedotto raggiunge le zone di Brindisi, Taranto, Lecce e, con la realizzazione della Diramazione Primaria per la Capitanata, anche Foggia.

I lavori per l’Acquedotto Pugliese o Acquedotto del Sele, iniziati nel 1906, terminano nel 1940.

L’acquedotto viene inaugurato il 16 agosto 1916.

Dopo la costruzione del Canale Principale, alimentato dalle acque del Sele, l’Ente Acquedotto Pugliese, nell’assolvimento dei propri compiti istituzionali, tra i quali l’approvvigionamento idrico nelle regioni servite, si è costantemente impegnato per reperire nuove fonti di alimentazione al fine di fronteggiare i crescenti consumi delle popolazioni servite.

La prima iniziativa diretta ad integrare la portata dell’Acquedotto del Sele viene presa nel lontano 1926 allorquando promuove la rivendica delle acque del Calore, originariamente riservate all’AQP e che erano state concesse nel 1924 per la produzione di energia elettrica.

Il Decreto n.2354 del 10-4-1958 restituiva all’Ente gran parte delle acque in parola per cui nel 1958 di dà il via alla costruzione delle opere per la captazione e l’immissione di quelle acque nel Canale Principale.

L’utilizzo delle acque del Calore risale al 1964; di lì parte il percorso, che raggiunge Villa Castelli dopo 245 km.

Tutto il canale è costruito in muratura, e funziona come un fiume sotterraneo in cui l’acqua scorre a pelo libero. Per superare le lame delle Murge, esso corre spesso su ponti.

Successivamente l’acquedotto viene alimentato da altri fiumi pugliesi e lucani: il Fortore, le acque della diga del Pertusillo e quelle del fiume Sinni, entrambe provenienti dalla vicina Basilicata.

Fino a qualche tempo fa l’Acquedotto Pugliese gestiva anche alcuni acquedotti lucani: quello del Basento, dell’Agri, del Frida, del Caramola e di altri acquedotti minori.

Acuquedotto PugliesePrincipali fonti di approvvigionamento idrico dell’Acquedotto

Il primo tronco dell’Acquedotto parte da

Caposele.

Questo paese, situato a circa 80 Km. a est di Napoli si trova pressappoco a 400 in. sul livello del mare lungo le pendici del Monte Plafagone, nel massiccio del Cervialto, che costituisce un tratto degli Appennini lucani.

Le sorgenti del fiume Sele sono costituite da numerose fonti che, tutte insieme, in estate, periodo di maggior portata, raggiungono un tributo di 5,5 mc. al secondo.

Nella zona esistono numerose altre fonti con le quali, in futuro, se necessario, si potrebbe aumentare la portata dell’acquedotto a 6,3 me. al secondo.

Le dimensioni di tutte le opere relative all’acquedotto sono state calcolate per consentire il passaggio di quest’ultima portata.

Le sorgenti della Sanità utilizzate per rifornire il canale si trovano ad un’altezza di 420 m. sul livello del mare. L’acqua è notevolmente pura sia chimicamente che batteriologicamente, con una durezza di 14 gradi (francesi). La sua temperatura è di 9° C e non varia sensibilmente nell’arco dell’anno.

Il problema di raccogliere l’acqua delle sorgenti della Sanità e convogliarla all’ingresso dell’acquedotto risultò assai facilitato dal fatto che il sottosuolo immediatamente al di sotto della bocca è costituito da argilla impermeabile, che al termine dei lavori formò una barriera naturale perfetta, impedendo all’acqua di infiltrarsi nel sottosuolo o disperdersi nella valle sottostante.

Le opere più importanti di convogliamento comprendono una diga, canali di raccolta e di avvicinamento, l’ingresso all’acquedotto e diversi canali di derivazione. La cima della diga si trova a 422,45 m. sul livello del mare. Il poeta G. Ungaretti, colpito da quest’ardua opera di ingegneria, così scrive:

Caposele, 9 settembre 1934. L’Acquedotto. Limpida è l’acqua che per natura doveva andare dalla parte del Tirreno e per volontà degli uomini andrà verso l’Adriatico e il Mar Jonio. Questo è il punto, mi dicono, dal quale l’Acquedotto Pugliese incomincia la distribuzione dell’acqua ai comuni. E’ un’informazione importante. Ma non m’importerà di ricordare se non il nostro andare sottoterra in un tubo, titubanti, in fila per uno, con una lanterna, e senso di cassaforte, e senso di tabernacolo, il senso di miracolo del fiume apparso improvvisamente in un segreto. Quell’apparizione di acqua: sorprendente come una grande contentezza immaginaria fra il sonno nell’oscurità della mente. ( Da Il deserto e dopo, Mondadori ).

Acquedotto PuglieseLe fonti principali attuali e future di approvigionamento idrico sono:

• le sorgenti della Madonna della sanità del fiume Sele, le cui opere di captazione sono ubicate nell'abiato di Caposele (AV);

• le sorgenti del fiume Calore denominate Peschiera, Pollentina, Prete e Bagno della Regina, le cui opere di captazione sono ubicate nel comune di Cassano Irpino (AV);

• l'invaso artificiale di Occhito sul fiume Fortore, la cui diga è ubicata in agro di Carlantino (FG) e le cui acque sono potabilizzate in località Masseria Finocchito in agro di Castelnuovo della Daunia (FG);

• l'invaso artificiale del Pertusillo sul fiume Agri: la cui diga è ubicata a Pietra del Pertusillo- Spinoso (PZ) e le cui acque sono potabilizzate nell'impianto ubicato in agro di Missanello (PZ);

• l'invaso artificiale di Senise sul fiume Sinni, la cui diga è ubicata a Monte Cotugno e le cui acque sono potabilizzate nell'impianto ubicato in Località Masseria del Panettiere in agro di Laterza (TA);

• l'invaso artificiale di Occhito sul fiume Fortore: la cui diga è ubicata al confine tra le regioni Molise e Puglia e le cui acque sono potabilizzate dall'impianto di potabilizzazione ubicato in agro di Torremaggiore (FG);

• l'invaso artificiale di Conza sul fiume Ofanto: la cui diga è ubicata a Conza della Campania (AV) e le cui acque saranno potabilizzate nell'omonimo impianto in fase di realizzazione;

• l'invaso artificiale del Locone sul torrente omonimo: la cui diga è ubicata in agro di Minervino Murge (BA) e le cui acque sono potabilizzate nell'omonimo impianto ubicato in contrada Lamalunga sempre in agro di Minervino Murge (BA);

• la falda sotterranea: gran parte della Puglia è caratterizzata geologicamente dal fenomeno del carsismo. Conseguentemente, nella quasi totalità del territorio regionale, si riscontra l'assenza di corsi d'acqua superficiali, mentre è generalmente presente una buona falda idrica, che però è stata notevolmente depauperata dall'eccessivo emungimento degli ultimi decenni, specialmente ad opera di numerosi pozzi privati.

Stato attuale

Il canale principale dell'AQP parte da Caposele.

Nei 390 chilometri dal massiccio del Cervialto a Santa Maria di Leuca l'acquedotto si sviluppa in gallerie per 97 chilometri, corre in trincee per 103, si solleva su ponti per 8 chilometri e mezzo, scende e risale nei sifoni per più di 7 chilometri.

Con il passare dei decenni le fonti primarie dell’acquedotto, costituite da sorgenti, si sono rivelate insufficienti a soddisfare il fabbisogno crescente della popolazione da qui l'esigenza di ricorrere agli invasi.

Durante il periodo di emergenza-acqua l’AQ ha provveduto ad approvigionarsi con acqua proveniente da pozzi artesiani.

Se l'acqua di sorgente può essere immessa al consumo così come sgorga, per le acque degli dei pozzi e degli invasi occorrono però, processi di potabilizzazione.

Ben 6 gli impianti di potabilizzazione gestiti dall'AQP. Quello del Sinni è il più grande. L'acqua trattata è quella del fiume omonimo, imbrigliata nel grande invaso di Monte Cotugno, la diga più grande in Europa in terra battuta, che può contenere 450 milioni di metri cubi.

L' AQP utilizza laboratori per il controllo pressoché giornaliero degli oltre 70 parametri chimici e batteriologici richiesti dalla legge. Il personale dell'Acquedotto conta oltre 1700 donne e uomini tra dirigenti e operai, funzionari e tecnici.

L’acquedotto è un mondo complesso inserito in un contesto di stretta interdipendenza con le regioni vicine, in particolare la Basilicata, la Campania ed il Molise.

L'Acquedotto Pugliese Spa è impegnato in una rilevante opera di ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture, tenendo conto del progressivo inaridimento delle fonti tradizionali di approvvigionamento ( bacini artificiali di raccolta, pozzi artesiani ) e delle perdite d'acqua durante il suo lungo percorso; "le percentuali significative" di perdite fisiche ammontano a circa il 36%.

Tra le azioni più significative, la realizzazione di un innovativo sistema di telecontrollo delle reti che garantirà una gestione razionale della risorsa disponibile, un piano straordinario di ricerca delle perdite e di risanamento delle reti per un importo di 151 milioni di euro, la realizzazione di dissalatori, potabilizzatori e nuove condotte adduttrici. L'Acquedotto Pugliese è, per estensione il più grande d'Europa e tra i primi nel mondo. La rete idrica ha uno sviluppo di oltre 15 mila chilometri (15 volte la lunghezza del Po) e serve poco più di quattro milioni di persone. La portata complessiva è enorme: oltre 19 mila litri al secondo, sufficienti a riempire in un'ora 640 piscine olimpiche.

In un futuro non molto lontano è prevista dal PRGA ( Piano Regolatore Generale degli Acquedotti ) una disponibilità idrica di 21 mila litri al secondo.

L'Azienda gestisce, inoltre, circa 10.000 chilometri di rete fognaria e oltre 170 depuratori, su cui è impegnata in una importante opera di ammodernamento e potenziamento, destinando ad essi oltre 200 milioni di Euro, fino al 2010. L'AQP ha 154 impianti di depurazione, sei di potabilizzazione, 321 serbatoi con una capacità di stoccaggio di tre milioni di metri cubi.

L'Acquedotto pugliese è l'infrastruttura di approvvigionamento idrico della regione Puglia e di alcuni comuni della Campania, del Molise e della Basilicata.

Attualmente è gestito dalla S.p.a. Acquedotto Pugliese, succeduta all'omonimo ente autonomo.

L' Acquedotto e Gioia

Acquedotto  PugliesePrima della costruzione dell'Acquedotto il rifornimento idrico per la popolazione di Gioia era assicurato da cisterne di raccolta di acqua piovana, ancora pura in quel tempo, e dall'emungimento dalle falde aquifere attraverso pozzi,  in modo manuale, con secchi, o meccanico, con le norie.

Gioia è stato uno dei primi Comuni a beneficiare dell' acqua del Sele, come punto di snodo della conduttura principale, che dal nostro paese si dirama verso Bari e verso Brindisi.

Come precedentemente accennato, il nostro concittadino dottor Daniele Petrera nel 1887 presenta un primo progetto per portare acqua nella sitibonda Puglia e negli anni successivi un secondo e più ambizioso e dettagliato progetto.

Il 21 ottobre 1887 il Consiglio comunale di Gioia delibera un concorso del Comune per l’Acquedotto Pugliese, progetto dell’ingegnere Zampari.

Le prime fontanine pubbliche recano impresse ancora la data del 1914.

Il tronco principale, o arteria, passa proprio nelle immediate vicinanze del nostro abitato, proveniendo da Cassano Murge e dirigendosi verso Noci.

E, poiché il canale era situato alla stessa quota del centro urbano di Gioia, e non consentiva di distribuire l’acqua a pressione nel centro stesso, fu necessario costruire un salto motore, a poca distanza dal paese, sulla destra della via che va a Santeramo, con un serbatoio della capacità di mc. 3.378,61, situato alla quota di mt. 389, ossia di mt. 25 più elevata di quello dell’abitato, che è di mt. 364. Da quel serbatoio ha origine un condotto di ghisa, discendente, della lunghezza di mt. 3.030,14, che porta l’acqua alla origine della distribuzione urbana, dalla quale parte poi la rete di distribuzione nell’interno dell’abitato, che fino agli anni 70 si sviluppava per la lunghezza totale di circa 19 Km., ed attraverso la quale venivano alimentate le fontanine pubbliche e gli impianti concessi alle Amministrazioni pubbliche ed ai privati cittadini.

Inoltre, da un torrino partitore, costruito in uno al serbatoio, ha origine anche una condotta, che va ad alimentare i serbatoi di riserva, costruiti per gli abitati di Laterza e di Ginosa. La portata per la quale fu calcolata la condotta che dal salto motore porta l’acqua al serbatoio, è di lt. 45 al secondo, prevista per sopperire all’alimentazione degli abitanti di Gioia, Laterza e Ginosa, in base ad una dotazione giornaliera di litri 77 per abitante, su una popolazione residente, che per Gioia era di abitanti 26.234, secondo il censimento del 1921.

Lo sviluppo dell’Acquedotto di Gioia, al 30 giugno 1944 era: concessioni erogate, pubbliche e private, circa 800; consumo raggiunto durante l’anno finanziario 1 luglio 1943- 30 giugno 1944, circa mc.800.

Il 6 dicembre 1930 viene decisa la rateizzazione del debito di £. 105.120 verso l’Acquedotto Pugliese, per canoni arretrati in 10 annualità.

Nel 1931 c’è una fontanina in Piazza Plebiscito, che viene riparata.

Il 9 febbraio 1931 si delibera di impiantare una fontanina a Piazza Orsini.

Il 24 luglio 1931 sono rimborsate le spese per impianto di idranti stradali, uno a Corso Vittorio Emanuele e due nei giardini e per lo spostamento di una fontanina.

Il 12 luglio 1932 viene deciso lo spostamento di una fontanina di Piazza XX Settembre.

L’11 agosto 1932 si delibera le spese per attacco della tubazione dell’acquedotto alla vasche di sedimentazione della fognatura urbana e l’appalto dei lavori per attacchi privati alla fognatura.

Una fontanina pubblica in pietra artificiale, acquistata nel 1935 dalla ditta Umberto Renzi di Torino viene pagata con deliberazione del 24 febbraio 1936.

Il 7 luglio 1933 è deliberato l’impianto di acqua del Sele al pubblico Macello.

Il 16 ottobre 1933 viene deliberato l’impianto di acqua alla R. Pretura.

Il 3 novembre 1933 viene deliberato il pagamento dei lavori per l’impianto di una fontanina dell’Acquedotto in Piazza Orsini e il successivo giorno 9 si parla di ampliamento della rete urbana dell’Acquedotto Pugliese con un mutuo.

Il 3 febbraio 1934 viene approvato il progetto di ampliamento della rete idrica, e il 3 marzo si delibera di contrarre un mutuo di £. 300.541,50 con la Cassa DD.PP.

Il 9 giugno 1934 viene approvata l’installazione di 37 idranti stradali.

Il 22 giugno 1934 è approvato l’impianto d’acqua all’edificio del R. Ginnasio e il 2 luglio anche al carcere mandamentale.

Il 17 dicembre 1934 si delibera di contrarre un mutuo di £. 296.100 con la Cassa DD. PP. per l’ampliamento della rete urbana dell’Acquedotto del Sele.

Il 28 gennaio 1935 si decide lo spostamento della fontanina di Piazza Plebiscito alla piazzetta Vittorio Emanuele e di quella di corso Principe di Napoli a piazza Margherita. Il 17 giugno 1935 è deliberato l’impianto di una fontanina e di un idrante in piazza D’Apolito ( oggi Piazza della Croce ), mentre il 1 luglio si decide di ampliare la rete idrica.

Il 31 gennaio 1936 è deliberato l’impianto di acqua potabile nel Teatro Comunale.

Il 7 ottobre 1936 sono pagate le spese per l’attacco idraulico al cesso pubblico di piazza L. D’Andrano.

Il 5 marzo 1937 è deliberato il pagamento all’Acquedotto Pugliese dell’impianto di acqua del Sele al Mercato Coperto.

Il 12 febbraio 1938 viene deliberato il collaudo dei lavori di ampliamento della rete idrica interna.

Il 13 maggio 1938 si decide di spostare una fontanina da Via Pozzoronco a via G. Del Re e nuovi idranti per innaffiamento giardini, nonché di un idrante al piazzale della stazione ferroviaria.

Il 12 giugno 1939 si delibera di contrarre un mutuo con la Cassa DD.PP. per l’ampliamento della rete idrica; vi è un concorso dello Stato del 2,5%.

Il 13 novembre 1944 il Podestà delibera le spese di spostamento delle fontanina esistente all’angolo NE della Chiesa di San Rocco le cui fondazioni sono minacciate da infiltrazioni continue provenienti dalle acque di scolo della fontanina alla vicina piazzetta di Via Giardiniere; la fontana è anche su una strada di intenso traffico, specie nel momento attuale a causa dell’incessante movimento di automezzi delle forze alleate ed è motivo di pericolo.

Il 23-6-1960 la Giunta approva il preventivo di spesa per l’installazione di due fontanine da sostituire in via Garibaldi e largo Scarpetta.

Il 30 settembre 1961 la Giunta delibera la fornitura e posa in opera di due fontanine a ventaglio nella Villa comunale e il successivo 5 dicembre vara l’approvazione del consuntivo dei lavori per l’installazione di una fontanina pubblica in località Toppe di Montursi.

Il 17-2-1961 la Giunta approva il preventivo di spesa EAAP per l’installazione di una fontanina in via Le Strettole.

Il 24-8-1962 la Giunta approva la spesa per la sostituzione di una fontanina di calcestruzzo con una in ghisa a contrada Marzagaglia.

Gioia è sede di apposito Ufficio Periferico, prima per la costruzione ( anno 1911 ), poi per l’esercizio e la manutenzione dell’Acquedotto: il cosiddetto Reparto. Esso ha giurisdizione sul tratto del Canale Principale, compreso fra i Km. 128 e 192, per una lunghezza, quindi, di km. 64.

Sono anche comprese nella stessa giurisdizione le diramazioni, i serbatoi, le condotte dai serbatoi alle reti urbane e le reti urbane stesse dei Comuni di Laterza, Ginosa, Mottola Masssafra, con le sub diramazioni per Castellaneta, Palagiano, Palagianello, Crispiano-Statte, Sammichele, Turi, Cassano Murge, Santeramo, Gioia. Compiti del Reparto sono: la sorveglianza di tutte le opere dell’Acquedotto; la esecuzione di tutti i lavori di riparazione ordinaria e straordinaria; la esecuzione di lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria; la progettazione ed esecuzione di lavori di ampliamento e di impianti pubblici e privati; pagamenti del personale impiegato e salariato dipendente dal Reparto; e della mano d’opera ingaggiata per i lavori di in amministrazione; la liquidazione dei lavori eseguiti a cottimo, ecc.

Il Reparto comprende uffici tecnici e uffici amministrativi. Ai compiti suddetti, dal 1940, allo stesso Ufficio di Reparto, è stato aggiunto quello dell’esercizio e manutenzione delle reti di fognatura urbana, e relative opere terminali, passate in gestione dai Comuni all’Ente Autonomo Acquedotto pugliese.

I Comuni provvisti di rete di fognatura, compresi nella giurisdizione del Reparto di Gioia sono: Gioia, Cassano, Santeramo, Laterza, Ginosa, Castellaneta, Palagiano, Palagianello, Mottola, Massafra, Sammichele, Turi.

Il personale del Reparto di Gioia comprende impiegati tecnici ed amministrativi, addetti agli uffici, meccanici, fontanieri, fogneri e custodi.

Nella giurisdizione dell’Ufficio di Gioia, oltre agli abitanti di Laterza, Ginosa, S. Basilio, Sammichele, Turi, Santeramo, Gioia, Cassano Murge e Mariotto, sono comprese due importanti diramazioni per Bari e paesi vicini.

E’ da ricordare tra le opere principali della stessa giurisdizione l’impianto di sollevamento di Mercadante, che porta l’acqua al serbatoio di riserva di Murgia Sgolgore, per alimentare la città di Matera, Altamura, Gravina e Santeramo.

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3 novembre 2010

  • Scuola di Politica

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