La Religiosità  Popolare nel Tempo dei “Teo-Cons”

All'inizio del 2007 il mondo è attraversato dal credo delle guerre infinite, i conflitti assumono i caratteri delle guerre civili permanenti, il neo-fondamentalismo si diffonde nell'Occidente laicizzato. Il nuovo fondamentalismo religioso ha unito la vendetta biblica alla missione evangelica. La sete di vendetta è il nuovo credo e si espande con pesudogiustificazioni teologiche conservatrici, etiche […]

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libertaAll'inizio del 2007 il mondo è attraversato dal credo delle guerre infinite, i conflitti assumono i caratteri delle guerre civili permanenti, il neo-fondamentalismo si diffonde nell'Occidente laicizzato. Il nuovo fondamentalismo religioso ha unito la vendetta biblica alla missione evangelica. La sete di vendetta è il nuovo credo e si espande con pesudogiustificazioni teologiche conservatrici, etiche e politiche. Il lavoro del senatore Pera attraverso la Fondazione benedetta dal papa Benedetto XVI, rivendica la radici cristiane nella Costituzione Europea. Gli scritti della giornalista Oriana Fallaci, le campagne del Foglio di G. Ferrara, le rielaborazioni delle categorie capitalistiche ultra-liberiste di Robert Kagan in Paradiso e potere, l'analisi della religiosità civile americana di Emilio Gentile,La democrazia di Dio, (Laterza,2001), il percorso storico di M. Fumagalli e B. Brocchieri,Cristiani in armi, da S. Agostino a Papa Wojtila,(Laterza,2006), rappresentano l'avvento di un nuovo primato della politica finalizzata a ribaltare la seconda tentazione a Gesù sul "pinnacolo del tempio" che in tutti i  modi vogliono costringerlo ad accettare i regni temporali.

In una regione come la Puglia il neo-fondamentalismo religioso trova radici feconde nella religiosità popolare. Durante l'industrializzazione degli anni '60-'70, le tradizioni popolari pugliesi subirono un profonda trasformazione. A questo contribuì notevolmente l'indirizzo teologico-pastorale del Concilio Vaticano II.

I riti subirono cambiamenti ma la persistenza delle tradizioni rimaneva nel sottofondo. In tutto il Mezzogiorno le tradizioni furono salvate sia dal potere ecclesiastico che civile. I Vescovi italiani all'inizio degli anni '90 con il Documento "Chiesa Italiana e Mezzogiorno,Sviluppo nella solidarietà", posero il problema della religiosità popolare in rapporto con le condizioni di vita delle popolazioni meridionali e indicarono percorsi di liberazione storica. A distanza di un ventennio si assiste ad una esplosione del sacro in forme notevoli. La religiosità è tornata ad esprimersi in forme devozionali; il ritorno delle sacre rappresentazioni, la moltiplicazione di processioni, il rapporto con il folclore. Si instaurano nuovi rapporti di natura taumaturgica tra persona e sacro.

L'ethos collettivo precipita verso forme di indifferenza, si rompono i legami solidali. La debolezza dell'evangelizzazione si manifesta di fronte al fenomeno mafioso e criminale. Assumiamo questi come chiave di lettura per comprendere la funzione della religiosità popolare e l'ordine sociale. Lo scorso anno il giudice Roberto Scarpinato si chiedeva: "ma come è possibile che carnefici e vittime preghino lo stesso Dio e che ciascuno di loro sia in pace con se stesso?. .In realtà vittime e carnefici non pregano lo stesso Dio, ma un Dio diverso.. Esiste così un Dio dei potenti e un Dio degli impotenti, un Dio dei mafiosi e un Dio degli antimafiosi, un Dio dei dittatori e un Dio degli oppressi. Ci troviamo dinnanzi ad un politeismo segreto ed occulto" (ADISTA, marzo,2006). Il giudice constata che la cultura mafiosa si alimenta di religiosità. La mafia, al camorra, la ‘ndrangheta, la sacra corona, ricorrono alla religione per autolegittimarsi e per definire il loro ordine di potere.

Troviamo un contatto terribile tra la nuova religiosità della politica e il rapporto mafia-religione. Il rapporto dei poterei criminali con la tradizione attraverso la religiosità popolare si configura in termini nuovi. Nel tempo della post-modernità sciogliere il connubio tra religiosità-tradizione-criminalità-violenza significa compiere un atto veritativo che mette in discussione modelli culturali e religiosi. Purtroppo quest'opera è stato lasciata alla testimonianza individuale: don Peppino Diana, don Pino Pugliesi. Questi non sono voci profetiche isolate, insieme a loro altri preti e laici. Ci avverte Roberto Saviano:era necessario tracciare apertamente un percorso da seguire, non più testimoniare singolarmente, ma organizzare la testimonianza e coordinare un nuovo impegno delle Chiese sul territorio. Insieme a tutti i preti della foranea di Casal di Principe, un documento inaspettato, un testo religioso, cristiano, con una traccia di disperata dignità umana che rese quelle parole universali, capaci di superare i confini religiosi e di far tremare sin nella voce le sicurezze dei boss, che arrivarono a temere quelle parole più di un blitz dell'Antimafia, più del sequestro delle cave e delle betoniere, più delle intercettazioni telefoniche che tracciano un ordine di morte. Era un documento vivo: "Per amore del mio popolo non tacerò". (in Gomorra,2006). La rottura necessaria tra annuncio profetico e tradizione manifesta un travalicamento della Parola dai recinti della sacralità.

Nel decennio '80-'90 i Vescovi pugliesi sono intervenuti nella situazione sociale pugliese caratterizzata da fatti criminali. Nel periodo successivo non si conoscono i percorsi per comprendere le "rotture" con le tradizioni vuote e irrilevanti, al contrario vediamo queste rafforzarsi.

Sono diversi mesi che la situazione politica-amministrativa  di Taranto è precipitata nel caos; Bari è attraversata da un'inaudita violenza criminale che vede tra le vittime ragazzi minorenni. In tutte le Regioni del Sud l'ordine della criminalità è ritornato a dominare sul futuro delle generazioni, conferisce a queste ruolo sociale e prospettive economiche. Il confine tra la vita e la morte è stato annullato, si uccide facilmente anche a 15 anni.

Eppure a Taranto la processione dei riti della settimana santa continueranno mentre i segnali dei "misteri" della politica non si hanno notizie.

Ma se il Sud deve riscrivere la storia  del rapporto tra religione e potere, tutto il Paese deve verificare il rapporto tra fede e potere per approdare a quelle scelte etiche che sono capaci di rompere  l'equilibrio della reciprocità degli interessi che rende silenziosi e complici. Se questo sarà compiuto al grido dei ragazzi di Locri si  aggiungeranno le grida dei ragazzi di Secondigliano, di Bari, di Taranto, di Milano, di Erba, un grido capace di svelare il volto perverso dei potenti che pregano il dio di tutti.

Pubblicato sulla rivista Cercasi un fine  Gennaio 2007

FRANCO FERRARA

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5 aprile 2007

  • Scuola di Politica

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