Ripensare la Cittadinanza


E' in tempi come quelli che viviamo che emerge con urgenza ripensare la propria identità e cittadinanza.

Queste non sono più legate a uno spazio definito ma quello che si è legato alla consapevolezza del proprio essere appartenente a una comunità, a una città.

Questo è quanto abbiamo imparato ed ereditato dal comune passato, dalle nostre culture, dalla storia. Questa consapevolezza di sé pone le basi per le decisioni collettive, fa sì che è la partecipazione attiva a decidere le forme della vita comune, dell'economia, delle relazioni tra le persone.

Ma oggi la situazione risulta capovolta.

Nel nostro contesto occidentale è l'economia a decidere le forme e l'organizzazione della società con effetti devastanti: le ricchezze vanno dal basso verso l'alto, crescono le disuguaglianze, tutto si compra, tutto si vende. Persino gli affetti sono oggetto delle transazioni del mercato.

Le forme di democrazia regrediscono sempre più sul ruolo di alcuni.

Si moltiplicano le forme di violenza, la criminalità organizzata recluta i ragazzi facendoli diventare protagonisti potenti e aggressivi.

Il modello si diffonde per imitazione.

In queste condizioni la cittadinanza va ripensata sin nelle sue radici in quanto deve trovare forme nuove di convivenza, in modo da ribaltare le fondamenta della violenza che subdolamente si inserisce nei contesti familiari, nelle istituzioni, nella vita civile, negli stadi, inventando forme di partecipazione attraverso il ripristino della comunicazione.

La cittadinanza che genera comunicazione e partecipazione è quella che riesce a ripristinare il primato sull'economia a far regredire questa nelle decisioni umane a farla discendere dal piedistallo dell'onnipotenza sacra e restituirla alle decisioni personali.

In questo modo si prosciuga l'acqua al sistema di reclutamento criminale. Soltanto uno sforzo collettivo autonomo dai canali tradizionali, pensato e agito in prima persona, può costruire un profilo della responsabilità collettiva. Nonostante i limiti, nella storia umana è stata sempre la società, la polis, la civitas che attraverso i valori, bisogni, ideali, sogni, a prendere decisioni sul come organizzare l'economia e non lasciare che questa decida il destino proprio e dei tanti.

Allora il fine di questo sito è quello di far riprendere la parola come primo atto fondamentale del proprio essere cittadino/cittadina appartenente alla polis, in modo da generare una societas non dipendente dai forti, dai potenti di turno.

Per questo le prime a compiere tale atto sono le donne,escluse  a priori dalle decisioni comuni, è il primo passo per la nuova cittadinanza.

Franco Ferrara