La masseria e la Cappella Nardulli

A circa tre chilometri da Gioia, sulla strada  provinciale che porta alla frazione di Montursi è ubicata la masseria Nardulli, che prende nome dal primo proprietario (don Francesco Nardulli, 1696-1761) . Questa costruzione è citata nel catasto onciario del 1750, catasto realizzato sin dal 1741 sotto il regno di Carlo III di Borbone per un […]

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Mass NardulliA circa tre chilometri da Gioia, sulla strada  provinciale che porta alla frazione di Montursi è ubicata la masseria Nardulli, che prende nome dal primo proprietario (don Francesco Nardulli, 1696-1761) .

Questa costruzione è citata nel catasto onciario del 1750, catasto realizzato sin dal 1741 sotto il regno di Carlo III di Borbone per un migliore assetto del sistema fiscale. Infatti ogni individuo veniva tassato in base ai beni che possedeva e al mestiere che svolgeva.

La masseria è abbastanza grande e presenta numerosi ambienti adibiti sia per abitazione che per stalle, lamioni per attrezzi, depositi di cereali e paglia, forno e stazzi all’aperto e recintati ad uso degli ranimali.

La sua costruzione dovrebbe risalire alla metà del XVIII secolo. Infatti sull’arco che sormonta l’ingresso della masseria, su due livelli  è scolpita la seguente iscrizione: D. F. N.  in alto e  A. D. 1753 in basso  ( Don Francesco Nardulli     Anno del Signore 1753 ).

Se fa fede quella data, la costruzione della masseria risalirebbe dunque  al 1753.

Cappella NardulliPer tutta la lunghezza dell’abitazione nella  zona sottostante insiste  un grande ambiente, scavato nella pietra calcarea e chiusa da volte a botte, che era utilizzato per il ricovero del bestiame, in prevalenza bovini.

La masseria è di notevoli dimensioni perché, come si può apprendere dal catasto onciario del 1750, comprendeva anche fondi di più di un centinaio di ettari, utilizzati sia per coltivazione di prodotti agricoli per l'alimentazione umana ( cereali, uva, olive, ortaggi, frutta varia ) che per allevamento di bestiame.

Don Francesco Nardulli oltre ad essere proprietario dell’omonima masseria possedeva numerosi immobili a Gioia, ubicati nella zona chiamata vicinato o Arco di San Nicola, nella zona del Casale e nel borgo di San Domenico oltre a numerosi appezzamenti di terra sparsi nel territorio gioiese.  

Nell'Ottocento donna Paolina Cassano acquistò questa masseria di proprietà degli eredi di don Francesco Nardulli. Intorno al 1920 la masseria fu venduta e fu  acquistata da Francesco Perniola, che ci abitò fino al 1973. Oggi la masseria Nardulli è ancora  proprietà della famiglia Perniola. Gli attuali  eredi hanno avviato un interessante progetto di recupero della struttura e di valorizzazione dei prodotti del nostro territorio, iniziando a produrre un olio extravergine di oliva biologico,con il proposito di ampliare  in futuro la gamma di  produzioni alimentari e di specialità enogastronomiche locali.

Un approfondimento va fatto per la cappella annessa alla masseria, che presenta particolari interessanti e degni di approfondimento.

Altre NardulliTroviamo menzione di questa cappella in alcuni documenti che si riferiscono alle Sante Visite che l’Arcivescovo di Bari era tenuto ad effettuare nelle chiese e cappelle rurali appartenenti alla sua diocesi.  Una menzione la troviamo in una risposta a decreti aventi per oggetto la Santa Visita presso il Capitolo dell’Arcivescovo di Bari ( Decreto del giugno 1872 ), mentre quella più importante è quella riportata nel documento intitolato: Risposte sopra l’istruzione da darsi a Monsignor Arcivescovo in seguito alla Santa Visita. In tale documento  si afferma che la cappella rurale è tra le dieci extra moenia,  è retta dagli eredi del sacerdote don Francesco Nardulli ed è intitolata alla Sacra Famiglia. Il predetto  documento non riporta alcuna data né fa menzione del nome dell’Arcivescovo del tempo, ma poiché presso la Sovrintendenza Archivistica, dove il documento è conservato, è stato inserito tra i documenti risalenti all’arcivescovado di Monsignor Mormile, con molta probabilità tale documento risalirebbe al periodo in cui l’Arciprete di Gioia era il reverendo don Paolo Catucci ( 1761-1805 ) cioè dopo la morte di don Francesco Nardulli.

Di questo edificio sacro non abbiamo l’anno di costruzione, ma probabilmente fu eretto sempre nella seconda metà del XVIII secolo, subito dopo il completamento della masseria.

Sulla campana che fu posizionata su un  piccolo campanile si può leggere la seguente iscrizione: 1761  Maria Lauretana  D. Francesco Nardulli.

Mas NardulliLa cappella si presenta molto semplice e lineare con una porta d’ingresso ad arco ribassato, sormontata da una lunetta semicircolare, tetto spiovente e un piccolo campanile sul lato destro della facciata. L’interno è altrettanto sobrio e presenta sul fondo un altare in pietra, con pochi, ma essenziali, arredi sacri.

Singolare è la presenza, dietro l’altare, di una nicchia della grandezza di mt. 2,60 x 1,00 con la parte superiore voltata a botte.

Se prendiamo in esame l’icona presente sull’Arco Nardulli di Gioia del Colle possiamo notare che la stessa si inserisce perfettamente nella nicchia della cappella Nardulli.

Altre coincidenze ci portano ad ipotizzare che originariamente l’icona di Arco Nardulli inizialmente fosse stata fatta dipingere dalla famiglia Nardulli e posizionata nell’omonima cappella rurale.

La Cappella Nardulli  era dedicata alla Sacra Famiglia e la campana era dedicata a Maria Lauretana.

L’icona di Arco Nardulli presenta anch’essa la Sacra Famiglia: la Madonna al centro con in braccio il Bambino Gesù e al suo fianco destro San Giuseppe. L’icona è arricchita dalla presenza di tre Santi: San Francesco da Paola ( santo di cui forse don Francesco Nardulli portava il nome ) sul lato sinistro della Madonna i due Santi protettori di Gioia, San Filippo a destra e Santa Sofia a sinistra.

Quest’ultimo particolare dovrebbe dimostrare che alla data del completamento dell’icona il culto per San Filippo era prevalente su quello per Santa Sofia.

Inoltre sulla parte superiore dell’icona è riportata l’iscrizione: Maria Regina Patriarcharum ora pro nobis, che è una delle litanie lauretane che si recitano al termine del Rosario, così come sulla campana della cappella Nardulli è riportata la scritta: Maria Lauretana.

Sembrerebbe plausibile allora l’ipotesi che l’icona sia stata commissionata da don Francesco Nardulli, molto devoto della Madonna,  o dai suoi eredi, per adornare la sua cappella rurale e che successivamente, quando quella non fu più utilizzata per la celebrazione della messa anche a beneficio delle famiglie del circondario, sia stata donata al Comune di Gioia e  fu posizionata sull’Arco che dal donatore dell’icona prese nome Nardulli. Inoltre non è da dimenticare che l’Arco Nardulli, adiacente all’Arco San Nicola era il luogo in cui insistevano alcuni immobili di proprietà di don Francesco Nardulli.

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Il compianto prof. Mario Girardi, in qualità di presidente della Pro Loco di Gioia e della locale  sezione di Storia Patria, in occasione del IV centenario della morte di San Filippo ( 1995 ) propose all’Amministrazione comunale di Gioia di restaurare l’icona dell’Arco Nardulli, deteriorata dalle intemperie cui per decenni era stata esposta. L’Amministrazione comunale aderì a tale invito, affidando il lavoro al restauratore Diego Iudice di Conversano, noto a livello nazionale per gli interventi di recupero di importanti beni artistici. Troviamo conferma di ciò nella brochure, che l' allora assessore alla Cultura di Gioia Pino Dentico fece pubblicare a maggio del 1997, Quando passa  il  Santo tra i balconi.  In quella circostanza così si espresse: Dopo un delicato e laborioso restauro, protrattosi per oltre quattro mesi, viene presentata alla comunità gioiese l’icona della Madonna col Bambino fra i Santi Filippo e Sofia, Francesco da Paola e Giuseppe, collocata sulla sommità di Arco Nardulli. Il lungo lavoro di ripulitura e di ritocco della superficie pittorica e di consolidamento del supporto ligneo, oltre a restituire la massima leggibilità possibile del dipinto, ha permesso di scoprire la datazione dell’opera ( 1791 ) e l’iscrizione dedicatoria ( Maria Regina Patriarcharum  ora pro nobis! ).

A chiusura delle manifestazioni patronali del 1997 l’icona ha trovato degna collocazione presso l’aula consiliare del Palazzo Municipale. Una copia dell’icona è stata sistemata nel vecchio alloggiamento, sull’Arco Nardulli.

Uno dei più antichi  richiami all'Arco Nardulli lo troviamo in una Deliberazione dei Decurioni di Gioia il 27-8-1870, quando  i Decurioni deliberarono di abbatterlo perché pericolante.

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8 settembre 2016

  • Scuola di Politica

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