La Festa di San Giuseppe Lavoratore

Dichiarando San Giuseppe Patrono della Chiesa Cattolica, Papa Pio IX, nella " Quomadmodum Deus " del 1870, non faceva altro che esprimere il sentimento del popolo cristiano e, allo stesso modo, prolungare l'insegnamento dei suoi predecessori. Questa strada fu seguita dai suoi successori, tra cui spicca Leone XIII che chiedeva alle famiglie cristiane di consacrarsi alla Sacra Famiglia di Nazaret  esemplare perfettissimo della società domestica e, […]

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Dichiarando San Giuseppe Patrono della Chiesa Cattolica, Papa Pio IX, nella " Quomadmodum Deus " del 1870, non faceva altro che esprimere il sentimento del popolo cristiano e, allo stesso modo, prolungare l'insegnamento dei suoi predecessori. Questa strada fu seguita dai suoi successori, tra cui spicca Leone XIII che chiedeva alle famiglie cristiane di consacrarsi alla Sacra Famiglia di Nazaret  esemplare perfettissimo della società domestica e, insieme, modello di ogni virtù e di ogni santità.

Il Primo Maggio 1955, Pio XII istituisce la festa di San Giuseppe Lavoratore, per sottolineare l'importanza e la dignità del lavoro, anche quello svolto umilmente e nel silenzio della propria dimora. Quella di San Giuseppe sembra un'esistenza  non molto diversa da quella di tanti altri uomini del suo tempo. In realtà, per la Chiesa, è un'esistenza degna di essere proposta come modello per ogni lavoratore, perché è un'esistenza tutta proiettata all'ascolto della Parola di Dio e posta al servizio del Suo disegno di salvezza.

Pio XII volle cristianizzare la festa del lavoro  del 1°maggio istituendo in quel giorno la festa di san Giuseppe Lavoratore. Volle presentare San Giuseppe come protettore ideale di tutte le classi della società e di  tutte le professioni.

Giovanni XXIII  ha dato  molte testimonianze della sua devozione a San Giuseppe. Confessava: San Giuseppe! io lo amo molto, tanto che non posso cominciare né chiudere la mia giornata senza che la mia prima parola e il mio ultimo pensiero siano per lui . A Parigi, da nunzio apostolico,  confidò che intendeva ricevere la consacrazione episcopale nel giorno di san Giuseppe, perché è il patrono dei diplomatici. Stabilì inoltre che nel canone romano della Messa fosse inserito il suo nome accanto a quello di Maria e prima degli apostoli, dei Sommi Pontefici e dei martiri.

Anche Paolo VI ha parlato spesso di San Giuseppe, non mirando tanto a mettere in evidenza le sue prerogative di padre di Gesù, ma piuttosto a ricordare la sua missione nella Chiesa di oggi: La missione di Giuseppe nei riguardi di Gesù e Maria fu una missione di protezione, di difesa, di salvaguardia e di sussistenza… La Chiesa ha bisogno di essere difesa; ha bisogno di essere conservata, alla scuola di Nazaret, povera e laboriosa, ma viva, cosciente e disponibile per la sua missione messianica. Questo bisogno di protezione, oggi, è grande per restare indenne e per agire nel mondo ( 19 marzo, messa per i lavoratori ). La missione di san Giuseppe è la nostra: custodire il Cristo e farlo crescere in noi e intorno a noi (Angelus, 19 marzo 1970).

Il 19 marzo 1973, Paolo VI diceva: Giuseppe è il protettore del Cristo al suo ingresso nel mondo, il protettore della Vergine Maria, della sacra famiglia, il protettore della Chiesa, il protettore di coloro che lavorano. Tutti noi possiamo dire: il nostro protettore.

Anche Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI  hanno dato molte testimonianze della loro devozione per San Giuseppe. 

Giovanni Paolo II definisce San Giuseppe custode del Redentore, patrono della Chiesa Universale, posto da Dio sulla via della peregrinazione della fede, uomo giusto, fedele fino alla fine, nel silenzio,  alla chiamata di Dio… Espressione quotidiana di questo amore nella vita della Famiglia di Nazaret è il lavoro… mediante il quale assicura il mantenimento della famiglia: il carpentiere. Se la Famiglia di Nazaret nell'ordine della salvezza e della santità è l'esempio e il modello della famiglia cristiana e umana, lo è anche il lavoro di Gesù a fianco di Giuseppe carpentiere. Nella nostra epoca la Chiesa ha messo questo in rilievo pure con la memoria liturgica di San Giuseppe artigiano, fissata il 1° maggio. Il lavoro umano e, in particolare, il lavoro manuale trovano nel Vangelo un accento speciale. San Giuseppe è il modello degli umili che il Cristianesimo solleva a grandi destini. San Giuseppe è la prova che per essere buoni e autentici seguaci di Cristo non occorrono grandi cose, ma si richiedono solo virtù comuni, umane, semplici, ma vere e autentiche ( Esortazione: Redemptoris custos,1989 ).

Nel 2006 papa Benedetto XVI così si è espresso: Vorrei affidare a Lui i giovani che a fatica riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro, i disoccupati e coloro che soffrono i disagi dovuti alla diffusa crisi occupazionale. Insieme con Maria, sua Sposa, vegli San Giuseppe su tutti i lavoratori e ottenga per le famiglie e l'intera umanità serenità e pace. Guardando a questo grande Santo apprendano i cristiani a testimoniare in ogni ambito lavorativo l'amore di Cristo, sorgente di solidarietà vera e di stabile pace…  Dall'esempio di San Giuseppe  viene a tutti noi un forte invito a svolgere con fedeltà, semplicità e modestia il compito che la Provvidenza ci ha assegnato.  

Guardare a San Giuseppe lavoratore nel giorno della Festa internazionale del Lavoro  rappresenta uno stimolo forte a riscoprire la vera dignità del lavoro, di ogni lavoro, ed a prendere piena coscienza che la fede in Gesù Cristo, ossia il porre Lui come fondamento e riferimento del nostro essere e del nostro agire, permette una corretta comprensione dello sviluppo sociale, nel contesto di un umanesimo integrale e solidale ( Ufficio Pastorale Diocesi di Firenze ).

Quest'anno la celebrazione religiosa del  Primo Maggio a Gioia assume un significato particolare: ricorre il 50° anniversario della fondazione della Chiesa di San Giuseppe artigiano ( meglio conosciuto come  San Giuseppe Lavoratore ) nella contrada Montursi. Risale, infatti, al 1959 la volontà dell'allora arciprete di Gioia, don Franco Di Maggio, di dotare la popolosa contrada di Montursi di una Chiesa per  dare la possibilità ai fedeli residenti in quella zona di adempiere ai precetti festivi, evitando  lunghe e faticose corse in paese.

La Chiesa è stata  opportunamente intitolata a San Giuseppe Lavoratore non solo perché è ubicata in una contrada del territorio gioiese densamente abitata da operatori del mondo rurale, che svolgono un primario ed importante lavoro nella società e per la società, ma anche in  adesione al magistero della Chiesa, che in San Giuseppe, con Papa Pio XII quattro anni prima, aveva riscoperto la figura rappresentativa del lavoratore che opera nel faticoso manuale impegno della terra e sulla Terra. San Giuseppe, infatti,  attraverso il suo  lavoro manuale, svolto nell'umiltà e nel silenzio, è il primo  testimone del messaggio cristiano e del piano di salvezza che tramite suo Figlio, Gesù, è stato annunciato a tutta l'umanità.  

In occasione di questa ricorrenza, oltre che per i consueti festeggiamenti civili e religiosi organizzati dal locale Comitato Pro Montursi, la giornata del 1° maggio nella contrada gioiese assumerà particolare rilevanza non solo per la presenza dell'arciprete, don Tonino Posa, ma anche  dell'Arcivescovo della diocesi  Bari-Bitonto, S.E. Mons. Francesco Cacucci, che, per la ricorrenza del cinquantesimo anniversario della costruzione  del luogo sacro, celebrerà il rito religioso nel pomeriggio, nella Chiesa di San Giuseppe Lavoratore, alla presenza di fedeli della contrada e di quanti vorranno ricordare e onorare la figura e l'insegnamento del Padre putativo di Gesù.

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30 aprile 2009

  • Scuola di Politica

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