La Chiesa Madre o di Santa Maria Maggiore ( Parte II )

Toccherà al nuovo arciprete, don Franco Di Maggio, di cui  il 26 giugno di quest'anno ricorre il centenario della nascita, riedificare quanto il terremoto aveva distrutto nel febbraio del 1942. Il 6 novembre 1949 viene nominato arciprete mons. Don Franco Di Maggio, il quale provvede alla ricostruzione del Cappellone di S. Filippo, che viene arredato con l’artistico altare […]

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Chiesa MadreToccherà al nuovo arciprete, don Franco Di Maggio, di cui  il 26 giugno di quest'anno ricorre il centenario della nascita, riedificare quanto il terremoto aveva distrutto nel febbraio del 1942.

Il 6 novembre 1949 viene nominato arciprete mons. Don Franco Di Maggio, il quale provvede alla ricostruzione del Cappellone di S. Filippo, che viene arredato con l’artistico altare maggiore rimosso dalla Cattedrale di Bari, a seguito dei lavori di ristrutturazione. Nel 1950  viene rifatta, con pietra lavorata, la parte antistante l'ingresso principale della Chiesa e si dà inizio ai lavori di ricostruzione del Cappellone di San Filippo. Nel 1951 viene completato il rustico del Cappellone e del grande salone, sorto sulle macerie della sacrestia e della canonica diroccata. Nel 1952 vengono inaugurati il salone e la nuova canonica con la relativa zona sopraelevata. Nel 1955 viene demolita la vecchie cantoria di legno per costruirne una in cemento, poggiante su colonne di cemento.  Egli fa adornare  la Chiesa con candelabri di cristallo di Boemia. Durante questi lavori per la sistemazione delle fondamenta e per la messa in opera del nuovo pavimento nell’interno della chiesa, vengono alla luce degli  ipogei, che erano adibiti anticamente a luogo di sepoltura.
In queste cripte,  risalenti probabilimente  all’epoca della primitiva fondazione della cattedrale normanna e che la ricostruzione del 1764 aveva lasciata intatta, furono rinvenute numerose tombe gentilizie. La più recente era quella del principe Carlo III De’ Mari, Principe di Acquaviva e di Gioia, la cui salma, deposta il 6 gennaio 1825,  presentava simboli che ne contraddistinguevano il casato.

A perpendicolo di questa tomba principesca, sull’arco della cappella sovrastante, oggi si può ancora vedere lo stemma della famiglia De’ Mari a ricordo dell’ultimo feudatario gioiese.

Purtroppo i tecnici che effettuarono i lavori, temendo che uno sfaldamento dei muri perimetrali delle fondamenta avrebbe potuto compromettere la stabilità della Chiesa, fecero  colmare di detriti e cemento armato quella cripta, dopo aver fatto traslare nell’ossario  del Cimitero i resti dei defunti che vi erano sepolti.

L'opera di don Di Maggio si conclude con la ricostruzione del campanile, rifatto in cemento armato, dov'era e com'era, dotato di un concerto di 12 campane, azionate elettricamente. Il rustico viene terminato il 1965.
Tutto ciò grazie alla sua tenacia, all'impegno personale e grazie alle offerte del popolo e con i contributi del Governo e del Comune.  

La facciata esterna della Chiesa, recentemente restaurata,   è scandita in tre parti da lesene, in senso verticale.  Nel senso orizzontale è divisa in due ordini ed è coronata da una balconata e da un fastigio a cornucopie. Sul prospetto della Chiesa sono visibili: un gruppo scultoreo in pietra, raffigurante una Madonna in trono con il Bambino Gesù, probabile opera dello scultore Stefano da Putignano, inserita nella nicchia presente sul lato destro della facciata, una statua raffigurante San Filippo, inserita in una nicchia presente sul lato sinistro e due bassorilievi in pietra che rappresentano altrettanti leoni rampanti, posti ai lati degli stipiti del portone d'ingresso, quelli che si salvarono dall’incendio del 1764. Sul portone centrale una epigrafe  riporta l'anno della ricostruzione della Chiesa, il 1764. La facciata superiore presenta un gosso finestrone a forma di campana, sul quale è incisa la data del 1771, periodo in cui fu eseguita questa parte dell'edificio sacro. Sul fastigio, delimitato da due cornucopie un'altra epigrafe, ci fa conoscere  che la facciata fu completata da Pasquale Montanaro nel 1893. Ai lati del nucleo centrale una balconata offre alla facciata un aspetto squadrato. In posizione arretrata sul lato sinistro la Cappella del Santissimo, presenta la porta d'ingresso murata e in alto una finestra a forma di campana. Tra il lato sinistro della Chiesa e la Cappella si innalza un modesto campanile.

L'interno della Chiesa è ad una navata, con volte a botte affrescate, in stile tardo barocco. La navata presenta  quattro archi laterali seguiti da un grande arco trionfale che sorregge la cupola che dà origine al transetto, cui segue il presbiterio di forma squadrata. Gli archi sono collegati tra di loro da colonne piatte scanalate che presentano capitelli ionico-corinzi dorati. Al di sopra degli archi una finestra con vetri policromi dà luce all'interno della Chiesa. In quasi tutti gli archi è inserito un altare, sormontato da due colonne corinzie, che sostengono un arco, interrotto nella parte centrale, che presenta un ovale nel quale è inserito un dipinto.  

Dopo aver varcato la prima arcata ai lati della navata è presente una acquasantiera in marmo, a forma di concchiglia, con un frontale anch'esso in marmo policromo, che presenta un tondo con una colomba sormontato da una testa di angelo. Sull'acquasantiera di destra vi è l'iscrizione: D. Lib. Basile A. D. 1803, su quella di sinistra Ex devotione.

Entrando dal lato destro, dopo il primo arco laterale, in cui è inserita la porta di accesso laterale, segue un secondo arco, nel quale è inserito un altare dedicato a San Francesco di Paola, come si può notare dal grande dipinto ad olio sovrastante. Il Santo è raffigurato in grande nella Gloria del cielo e in basso, in piccolo nel momento in cui attraversa sul suo mantello lo stretto da Reggio e Messina. Il dipinto, opera commissionata dalla vedova Apollonia Fiorentino Antonicelli,  porta la firma si Saverio Calò di Molfetta e la data del 1821. Il dipinto inserito in un ovale sulla parte inferiore dell'arco raffigura San Domenico.

Nel terzo arco di destra vi è un altare privilegiato quotidiano, come si evince da una targa marmorea, dedicato alla Madonna del Carmelo,  la cui Confraternita opera in questa Chiesa. Il dipinto sull'altare raffigura la Madonna del Carmine con il Bambino tra le sue braccia, contornata da angeli, che sovrasta alcune anime del Purgatorio che la invocano. La tela porta la firma  Paulus Lanari Romanus P. 1797. Nell'ovale soprastante  è raffigurato San Giuseppe con il Bambino. Sull'altare, ai due lati della tela della Madonna un angelo sorregge un candelabro.

Nella quarta arcata di destra c'è l'altare della Crocifissione. E' presente una tela dipinta ad olio raffigurante la Crocifissione di Gesù nella parte superiore, Maria Maddalena ai piedi della croce, colta in atteggiamento sereno assorto e contemplativo e e la Madonna Addolorata con altre pie donne  sul lato sinistro. Sempre sul lato sinistro, in basso: ex devot. Iosephi e più in giù Paulus Lanari  Romanus  fecit  1797. Nell'ovale in alto è raffigurato Dio Padre che osserva il Creato. A sinistra dell'altare è incastonato l'Ecce Homo,  una piccola edicola nella quale è presente un altorilievo policromo raffigurante il Cristo con le mani legate, con la testa china. L'edicola è racchiusa da due colonne piatte scanalate che reggono una lunetta che contiene un calice con un'ostia; nella parte bassa vi è la scritta A. P.  uno scudo con tre torri merlate e la scritta I. R.; si tratta dell'autore dell'edicola, A(rtifex) P(rimicerius) I(hoannes) R(occha), il primicerio e scultore Giovanni Rocca vissuto tra il 1400 e il 1500. E' uno dei pezzi salvati dalla distruzione della Chiesa del 1764.

Sul lato sinistro della navata, dopo il primo arco, che contiene la porta laterale di ingresso che si affaccia sulla vecchia Cappella del Santissimo, il secondo arco è caratterizzato dalla presenza del battistero, opera portata  a Gioia dalla Cattedrale di Bari negli anni '50 a seguito di lavori di restauro della basilica barese. Il fonte battesimale, in marmo policromo ad intarsio, è sormontato da un gruppo marmoreo raffigurante il Battesimo di Gesù nel Gioirdano, da parte di  Giovanni Battista. Il battistero è racchiuso in una semicupola sorretta da 4 colonne, che termina nella parte superiore con una Colomba. Nell'ovale superiore è rappresentato un Martire cristiano. Nella parte posteriore del battistero si notano immagini che rappresentano alcuni angeli. Il battistero è delimitato da una balaustra in mamo pregiato.

Segue nel terzo arco la Cappella sporgente dedicata a Maria Bambina. Sull'altare in marmo policromo, dedicato alla Madonna, è presente un tempietto con frontone che  nella parte centrale racchiude una M, sorretto da due colonne corinzie. All'interno un dipinto che rappresenta degli angeli,  fa da sfondo ad una culla dorata, sorretta da due angeli, che contiene Maria Bambina. Una vetrata bombata protegge la preziosa opera. Tutt'intorno alla teca corre uno spesso fregio dorato sulla cui parte superiore è riportata la scritta Turris Davidica, Torre di Davide, appellattivo dato alla Madonna nelle Litanie a Lei dedicate. Sull'ovale superiore è dipinta una Vergine Santa, una dei primi martiri cristiani. Un  piccolo rosone  circolare  completa questa  facciata.                                                              Al lato destro dell'altare un affresco raffigura Rachele, moglie di Giacobbe, e, sulla parte di fronte, Debora  che interviene a favore del popolo di Israele, mentre al lato sinistro è rappresentata la regina Ester nell'atto di supplicare il re Serse e, sul lato opposto, Giuditta che uccide Oloferne.  Le altre pareti laterali sono affrescate con scene della vita della Madonna:  la Madonna bambina con i genitori, la Madonna accompagnata al Tempio, la Madonna educata ai lavori domestici e alla lettura, sul lato destro, mentre sul lato sinistro: la proclamazione di appartenenenza alla comunità ebraica, la scelta dello sposo di Maria, la celebrazione del matrimonio con Giuseppe. Nella lunetta della facciata destra è presente anche un albero delle Vergini con la scritta Maria Virgo Perpetua e cinque tondi che raffigurano altrattanti Sante Vergini: Santa Caterina da Siena, Santa Agnese, Santa Lucia, Santa Cecilia e Santa Maria Goretti.

La Cappella presenta una cupola ribassata e affrescata, divisa in 4 spicchi; nei pennacchi sono raffigurati i 4 Profeti che hanno preannunciato la nascita della Madonna: Isaia, Ezechiele, Michea e Geremia. Sul timpano sottostante la cupola vi sono le seguenti iscrizioni: Ecce Virgo concipiet  et pariet filium VII,14 (" Ecco una Vergine concepirà  e darà alla luce un Figlio ", dal  profeta Isaia ), Quonam Dominus Deus Israel ingressus est per eam = XLIV,2 ( " Perché attraverso questa porta è entrato il Signore Dio Israele ", dal profeta Ezechiele ),  Et tu Betlem   nequaquam minima es  V,2 ( " E tu Betleem sei la minima, tra le città di Giuda ", dal profeta Michea ), Creavit Dominus novum super terram XXXI, 22 ( "Il Signore creò una cosa nuova sulla terra ",  dal profeta Geremia ). 

Sotto gli archi che fiancheggiano la cupola della Cappella sono presenti quattro iscrizioni in latino, che si riferiscono alle litanie della Madonna. Sul lato destro: Spes nostra e  Coeli Gaudium( Speranza Nostra e Gioia del Cielo ); sul lato sinistro: Flos Campi  e Fons Signatus ( Fiore di Campo e Fonte benedetta ). Le altre pareti della Cappella, non interessate dagli affreschi, come il resto della Chiesa, sono abbellite da dipinti raffiguranti motivi floreali o decorazioni varie.

Sul lato destro dell'altare da qualche anno, dopo un paziente lavoro di restauro, è stato posto un gruppo scultoreo del XVI secolo, attribuito a Stefano da Putignano, che rappresenta la Madonna con il Bambino nell'atto di  incoronare Santa Caterina.

La Cappella oltre che dall'ovale presente sull'altare è illuminata da un apertura a forma di campana che si trova sul lato sinistro della stessa, su quella che originariamente era la porta d'ingresso della Chiesetta e che fu  successivamente murata quando fu inglobata dalla nuova Chiesa.

Questa Cappella era originariamente la Chiesa delle Anime del Purgatorio, più piccola dell'attuale Chiesa Madre, dalla quale è stata inglobata dopo la sua ricostruzione.

Nel quarto arco a sinistra vi è l'altare detto dell'Immacolata, per la presenza del dipinto che raffigura la Madonna Immacolata coronata di stelle nell'atto di schiacciare la testa al serpente, nella gloria del cielo  tra il Padre e un coro di angeli. L'opera porta  l'iscrizione: V tus L Boscia pro S. Devot F. 1798. Nell'ovale superiore è rappresentato San Vito, opera dello stesso artista.

Al termine del quarto arco vi è l'incontro di quattro  archi trionfali che danno corpo al Cupolone e al transetto; tali archi, a differenza degli altri che sono sorretti da lesene scanalate con capitelli accennati, poggiano su quattro coppie di colonne scanalate e rastremate sormontate da capitelli ionico-corinzi. L'arco frontale presenta lo stemma araldico del principe Carlo III De Mari, la cui salma sembra essere stata deposta in uno degli ipogei della Chiesa. Sul pavimento marmoreo sottostante il Cupolone si può ammirare la stella di Davide a 5 punte e le due lettere greche che segnano l'inizio e la fine ( Alfa e Omega ).

Nella parte destra del transetto è inserito il prezioso altare che adornava la Cattedrale di Bari, di lì portato a Gioia per opera di don Franco Di Maggio; è il cosiddetto altare di San Filippo, patrono di Gioia del Colle. Nell'ovale della volta vi è un dipinto che rappresenta la  Madonna che appare a San Filippo Neri per invitarlo a costruire la nuova Chiesa a Roma. I due altari nel transetto sono sormontati da due colonne corinzie abbinate. Nella lunetta che si trova sull'altare un affresco  riproduce una scena di San Filippo che gioca con i bambini a Roma. La tela sull'altare riporta la scena della Madonna con il Bambino in braccio; ai suoi piedi al lato sinistro San Filippo con i ragazzi e sul lato destro Santa Sofia, prima patrona di Gioia, con le tre figlie, che raffigurano le tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità. La tela, commissionata al pittore veneziano M. Prayer da don Franco Di Maggio, è una copia della pala originale, andata perduta a seguito del terremoto del 1942, che distrusse questa parte del transetto. Sul tabernacolo, che presenta due teste di angeli sormontati da un pellicano, allegoria di Cristo che dona la vita per i suoi figli, è posizionato un busto d'argento di San Filippo, dono di emigranti gioiesi. Tale busto  viene portato processionalmente nella Chiesa di San Francesco qualche giorno prima della festa patronale, per farne ritorno il giorno seguente. L'altare è arriccito lateralmente da due angeli marmorei che reggono un porta cero. Sul lato destro dell'altare una pala, che in passato si trovava dietro l'altare maggiore, raffigura la Natività della Vergine Maria. La mamma, Sant'Anna, è a letto assistita da un'ancella, il padre, San Gioacchino, si trova al centro con gli occhi rivolti verso l'alto, dove sono raffigurati Dio Padre e una Colomba tra il coro degli angeli. La Madonna è al centro, in braccio ad una donna, circondata da altre assistenti. Il dipinto è opera del pittore Vito Calò di Barletta e risale al XVIII secolo.

Sul lato sinistro del transetto, nella parte iniziale  è inserito l'organo, mentre sul fondo si trova l'altare di San Rocco, compatrono di Gioia. La volta presenta in un ovale una scena della vita del Santo. Sull'altare una tela raffigura San Rocco circondato dagli angeli e dagli appestati, con gli occhi rivolti verso l'alto dove è rappresentato Cristo risorto tra gli angeli, con la croce alle sue spalle, nell'atto di benedire il Santo. E' un'opera della scuola napoletana del secolo XVIII. Sul lato sinistro dell'altare una tela raffigura l'Ultima Cena, opera del pittore Paolo Lanari presumibilmente del 1797. Sotto la tela si può ammirare l'ambone in legno intarsiato, con schienale e copertura in legno, che originariamente si trovava nella zona presbiteriale. A fianco all'ambone vi è una porta che consente l'accesso ad un locale che è utilizzato dalla Confraternita della Madonna del Carmine. Nella lunetta sovrastante l'altare  sono affrescate scene della fanciullezza di San Rocco.

A destra dell'altare di San Rocco si apre una Cappella, utilizzata come repositorio di statue di Santi: San Francesco che riceve le stimmate, un Cristo Risorto, la Madonna Immacolata, La Madonna del Carmelo, un Cuore di Gesù, un quadro della Madonna di Pompei, un Crocifisso, un reliquario a forma di braccio, contenente un frammento osseo dell'evangelista Marco, un reliquario a forma di Croce, contenente reliquie di Martiri e di Santi.

Il  Cappellone alla base del tamburo ha la seguente iscrizione: Confraternitas Mariae Virginis de Monte Carmelo in laudem Matris Dei et hominum A.D. MCMXXXVIII La Confraternita della Vergine Maria del Monte Carmelo a lode della Madre di Dio e degli uomini anno 1938.     Nella parte interna è rappresentata l'Annunciazione dell'Angelo a Maria. E' suddivisa in otto spicchi: sono affrescate le quattro virtù cardinali ( da sinistra a destra: Giustizia, Fortezza, Temperanza e Prudenza ) alternate da altrettante aperture ovali sulle quali è dipinto un calice con ostia. Nei quattro pennacchi sono raffigurati i quattro evangelisti ( da sinistra a destra: Giovanni, Matteo, Marco e Luca ).

Il presbiterio, delimitato da una balaustra in marmo, è piatto e presenta sul grande arco la scritta: Maria, sicut  aurora consurgens, clarescit in solem justitiae Jesum Deum  Maria, sorgendo come l'aurora, fa risplendere Gesù Dio, come sole di giustizia.  Sotto l'arco una finestra ovale presenta su vetri istoriati   la culla di Maria Bambina attorniata dagli angeli. Ai due lati dell'ovale le scritte: Ave Maria  e Gratia Plena  Il grande quadro posto frontalmente nell'abside rappresenta alcune scene della Natività di Maria. Ai due lati della Natività sono rappresentati San Giovanni Bosco e San Filippo Neri. Nelle lunette superiori laterali ci sono raffigurazioni di angeli. Sul lato destro una tela rappresenta alcune scene della Genesi: Dio che  caccia  Adamo ed  Eva dal Paradiso Terrestre, l'annuncio della nascita della Vergine, la Madonna che schiaccia la testa al serpente. La tela presente sul lato sinistra raffigura la glorificazione della Madonna tra il coro degli Angeli e dei Santi. L'altare è finemente lavorato in marmo policromo, arricchito da sei candelieri finemente lavorati; Ai suoi lati e nella parte retrostante  è presente un pregiato e artistico coro ligneo dotato di numerosi scanni, chiusi tutt'intorno da una protezione lignea che svolge anche la funzione di leggio.

Tre preziosi candelabri in gocce di cristallo di Boemia, che pendono rispettivamente dai due archi laterali del transetto e da quello centrale che li unisce, completano l'arredamento di questa zona della Chiesa.

Nella Chiesa è presente un organo con 93 canne, 74 piccole e 19 grandi, posto sulla cantoria, che è stata ricostruita sul portone centrale d'ingresso, che è racchiusa da una balaustra in ferro. Sulla cantoria  da ammirare  un'artistica vetrata colorata, che rappresenta San Filippo assunto nella Gloria eterna, tra un coro di angeli.             Nella Chiesa in passato ha avuto sede la Confraternita del SS.mo Sacramento, il cui culto è attestato nel 1500.  Dopo la ricostruzione della Chiesa, nel 1768 troviamo la cappella del SS. Sacramento, che dall’antica confraternita passa a quella del Purgatorio. La confraternita si scioglie nel 1865.                                                       
Nella chiesa oggi ha sede la confraternita della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, istituita nel 1882 e operante in Gioia probabilmente a partire dal 1886, quando cessa di esistere la confraternita del Santissimo Sacramento. I confratelli indossano un abito composto da un camice bianco, con mozzetta color avorio orlato in marrone, con una pazienza dello stesso colore, sul quale portano un medaglione che raffigura la Madonna del Carmelo.

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17 maggio 2009

  • Scuola di Politica

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